Alice, la voce di chi non ha voce. Una radio rivoluzionaria, e un nuovo libro.

Qualche giorno fa, esattamente il 9 febbraio, si sono celebrati i 40 anni esatti dalla prima trasmissione (dai propri studi di Bologna) di quella che è stata la più libera, rivoluzionaria e innovativa – nonché leggendaria, per molti aspetti – tra le radio “libere” d’Italia (ma non solo): Radio Alice. Tuttavia non una semplice radio, non solo una delle prime emittenti nate dopo la liberalizzazione delle frequenze radiotelevisive dal pubblico monopolio RAI (e per questo di lì a breve definite anche private) e non soltanto un’esperienza comunicativa giovanile. No, una vera e propria rivoluzione, appunto, ovvero l’invenzione, la creazione di un nuovo modo di fare comunicazione e informazione, così innovativo da divenire tanto amato dalla gente comune quanto odiato e avversato dalle istituzioni, incapaci di concepire una tale manifestazione di libertà comunicativa sfuggente a qualsiasi controllo superiore. Il tutto, in un periodo della storia recente d’Italia assai complesso e problematico, ma d’altro canto fondamentale – nel senso più pieno del termine – per le vicende degli anni successivi, fino ai giorni nostri.
Radio Alice fu l’emittente del Movimento del ’77 bolognese, tra i più attivi ed emblematici di quegli anni, ma soprattutto fu la voce di chi non aveva voce (come recitava il motto dell’emittente), ovvero di chiunque non vedesse riconosciuto il diritto di opinione e di parola da parte del sistema istituzionale – politico, sociale e non solo. Partorita da un gruppo di creativi geniali – magari senza nemmeno saperlo di essere tali, ma di sicuro capaci di intuire genialmente ciò che mai prima nessuno aveva nemmeno immaginato – Radio Alice sconvolse e trasformò il linguaggio della comunicazione mediatica, con modalità del tutto nuove e sorprendentemente anticipatrici dell’attuale web 2.0 e dell’universo dei social network. Per tale motivo, ancora dopo 40 anni, la voce e l’esperienza di Radio Alice, con la sua storia così emblematica e tribolata, sanno ancora raccontare, rivelare, insegnare, illuminare moltissimo, sia in senso teorico che pratico ovvero – mi piace dire – sia in senso spirituale che culturale e formativo, a dimostrazione di una rivoluzione che, sotto certi aspetti, è ancora in corso e può essere tutt’oggi rilevata, studiata, conosciuta e apprezzata.

Ugualmente per tale motivo, Radio Alice sarà la protagonista del mio prossimo libro, Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre in Prima di copertina_330uscita entro marzo (salvo imprevisti) per Senso Inverso Edizioni. Un volume che vi racconterà tale storia in modo altrettanto creativo e – se così si può dire – rivoluzionario dunque, mi auguro, estremamente interessante, grazie anche a testimonianze inedite (tra cui quella di Valerio Minnella, uno dei “padri” della radio) e a un corredo fotografico ricco e alquanto rappresentativo.
Molti hanno sentito parlare di Radio Alice e della sua affascinante aura leggendaria, ma pochi la conoscono veramente come merita di essere conosciuta. Spero proprio che il mio libro possa sapervi affascinare, avvincere e, magari, anche farvi meditare.

Un invito a non alzarvi stamattina, a stare a letto con qualcuno, a fabbricarvi strumenti musicali o macchine da guerra
Qui Radio Alice. Finalmente Radio Alice. Ci state ascoltando sulla frequenza di 100.6 megahertz e continuerete a sentirci a lungo, se non ci ammazza i crucchi.
Alice si è costruita una radio ma per parlare continua la sua battaglia quotidiana contro gli zombi e jabberwock. Radio Alice trasmette: musica, notizie, giardini fioriti, sproloqui, invenzioni, scoperte, ricette, oroscopi, filtri magici, amori, o bollettini di guerra, fotografie, messaggi, massaggi, bugie. Radio Alice fa parlare chi: ama le mimose e crede nel paradiso, chi odia la violenza e picchia i cattivi, chi crede di essere Napoleone ma sa che potrebbe benissimo essere un dopobarba, chi ride come i fiori e i regali d’amore non possono comprarlo, chi vuol volare e non salpare, i fumatori e i bevitori, i giocolieri e i moschettieri, i giullari e gli assenti, i matti e i bagatti…

(Dalla prima trasmissione di Radio Alice sui 100.6 MHz FM, la mattina del 9 febbraio 1976.)

P.S.: ovviamente seguite il blog per avere ulteriori informazioni sul libro e sulla sua uscita, oltre che per conoscere le date delle presentazioni pubbliche.

INTERVALLO – Enna, Biblioteca di Ateneo “Kore”

korebiblioteca0Intitolazione mitologica, novemila metri quadri di superficie, una facciata lunga come un campo di calcio, mille posti a sedere, 180mila volumi potenziali, otto milioni di euro di costo: è la Biblioteca di Ateneo Kore della Libera Università degli Studi di Enna, una delle più grandi d’Italia, inaugurata solo qualche settimana fa. Una struttura avveniristica che tuttavia non ha mancato di suscitare polemiche, sia per il costo finale dell’opera, sia per il fatto che la Fondazione che la regge è stata commissariata – ufficialmente “per problematiche riguardanti la governance” – proprio qualche giorno prima dell’inaugurazione.

Sperando di non essere di fronte a una solita storia all’italiana, che finisca per intaccare e deprimere il valore potenziale di un luogo di cultura del genere e la sua fondamentale importanza per la zona in cui è sorto, cliccate sull’immagine panoramica in testa al post per visitare il sito web della biblioteca oppure qui per conoscere più nel dettaglio le vicende legate alla sua realizzazione.

La legge di gravità letteraria (Paolo Nori dixit)

Però non avevo potuto nascondere il fatto che, secondo me, stavamo facendo una cosa insensata e avevo detto che, secondo me, promuovere la letteratura, ha una forza, la letteratura, che sarebbe come se uno volesse promuovere la legge di gravità, che a me mi verrebbe da chiedergli, a uno così «Ma chi sei, tu, per promuovere la legge di gravità?»

(Paolo Nori, Siamo buoni se siamo buoni, Marcos y Marcos, Milano, 2014, pag.39)

paolo-nori-3Ha ragione, Nori. La letteratura, come la gravità, ha una forza così evidente e palese che, se qualcuno non ne percepisce i possenti effetti, probabilmente è perché la sua testa è sostanzialmente “immune” alle sue leggi. Cioè, in pratica, priva di peso. Ovvero, vuota.

(Cliccando sull’immagine, potrete leggere la mia “recensione” a Siamo buoni se siamo buoni.)

INTERVALLO – Cesena, Biblioteca Malatestiana

BiblioMalatesta0Eccellenza italiana di valore assoluto e primo luogo nazionale inserito nel Registro della Memoria del Mondo UNESCO, la Biblioteca Malatestiana di Cesena è un luogo che qualsiasi appassionato di libri e di lettura dovrebbe visitare almeno una volta. Fondata alla metà del XV secolo, è stata la prima biblioteca civica d’Italia e d’Europa, ed è l’unico esempio di biblioteca monastica umanistica giunta fino a noi perfettamente conservata nell’edificio, negli arredi e nella dotazione libraria.
Oggi vi sono conservati quasi 250.000 volumi, di cui 287 incunaboli, circa 4.000 cinquecentine, 1.753 manoscritti che spaziano fra il XVI secolo e il XIX secolo e oltre 17.000 lettere e autografi. Inoltre, nella sezione moderna della biblioteca, sono presenti oltre centomila volumi.

BiblioMalatesta3BiblioMalatesta1BiblioMalatesta2Cliccate sulle immagini per visitare il sito web della Biblioteca ma ancor più, ribadisco, visitatela sul serio, non solo in modo virtuale!

INTERVALLO – Tokyo, Book and Bed Hostel

Book-and-Bed1Bisogna ammetterlo: in Giappone non si pongono troppe remore nel realizzare i progetti apparentemente più bizzarri – che poi, sovente, si dimostrano geniali. Di certo il Book and Bed Hostel di Tokyo si può annoverare in questa categoria: perfetto mix tra una libreria e un ostello per viaggiatori, l’hotel si trova al settimo piano di un grattacielo ed è stato progettato dallo studio Suppose design office, dagli architetti Makoto Tanijiri e Ai Yoshida. A prima vista, sembra una libreria elegante e curata nei minimi dettagli: da un lato gli scaffali, dall’altro comodi divani blu con tanto di cuscini. In realtà, quelle scale non servono solo per aiutare i lettori a raggiungere i libri posizionati in alto, ma anche per arrivare a dei veri e propri letti nei quali alloggiare, in perfetto stile nipponico.

Cliccate sulle immagini per vederle in un formato più grande e visitare il sito web dell’ostello, oppure qui per visitarne la pagina facebook. Qui invece potete leggere un articolo in italiano, dal quale ho tratto alcune notizie per questo articolo.