Salvare la Terra dai cambiamenti climatici è sexy!

Ecco.
Mai come in questo caso il fine giustifica i mezzi – perché al contrario giustificherebbero la fine. Del pianeta e di tutti noi.

(E sia dato un premio all’autrice/autore di questo cartello! Per la cronaca, l’immagine l’ho preso dalla pagina facebook dell’amica Lia, dunque suppongo si tratti della manifestazione di Trento.)

La passione amorosa e l’impasto della pizza

“Io P. e A, quelli che hanno preso l’appartamento all’ottavo piano, li ammiro moltissimo. Vivono una storia d’amore travolgente, ma lo fanno con il massimo raziocinio. Niente colpi di testa, impulsi istintivi post-adolescenziali o scriteriate follie passionali, no.
Addirittura pare che, quando facciano sesso ovvero nel mentre della copula, lui, che è commercialista, detti al telefono ai collaboratori del suo studio i dati di correzione dei bilanci delle aziende seguite, discutendone poi i saldi ottenuti. E lei non se la prende affatto per questo, anzi: ne approfitta per raccontare al telefono a qualche amica quanto è successo nell’ultima puntata della soap opera preferita (quella in cui il protagonista principale muore dissanguato e tra atroci sofferenze in conseguenza di un incidente stradale).
Non solo, vi dirò di più: mi raccontava G., quello del nono piano, che qualche sera fa stava facendo la pizza ma la farina non gli bastava ed è sceso al piano sotto a chiederla a P. e A.: be’, A., durante l’atto sessuale, è andata in cucina a prendere la farina e gliel’ha prestata. Con P. “al seguito”, ovviamente, il quale già che c’era non ha mancato di consigliare a G. di mettere pure un po’ di zucchero nell’impasto, per migliorare la lievitazione.
Non trovate sia una cosa incredibile? Sì, insomma, voglio dire: proprio non lo sapevo che nell’impasto della pizza ci andasse pure lo zucchero!
Come dite? «E G. cosa ha detto?» Oh, ha detto che la pizza in effetti viene buonissima. Già.”

L’Italia è una repubblica fondata sui contenuti porno

È quasi inutile perdere tempo dietro statistiche accademiche ponderatissime e indagini demoscopiche professorali elaborate da chissà quali prestigiosi istituti di ricerche sociologiche: la rappresentazione analitica migliore in assoluto sullo stato del paese al solito la forniscono i dati annuali di navigazione dei più noti siti pornografici – perché serve ricordare che siano i siti porno, appunto, i più visitati e fruiti sul web, anzi, quelli che a ben vedere il web tutto lo “reggono” e alla grande? No, non serve.

Ad esempio, i dati sul traffico dell’anno 2018 pubblicati qualche giorno fa da Pornhub (che riprendo dall’articolo pubblicato su vice.com), alquanto dettagliati anche dal punto di vista geografico – su scala nazionale e locale – i quali denotano meravigliosamente bene come gli italiani, pure in chiave porno e salvo rare eccezioni, siano un popolo di (con tutto il rispetto) tradizionalisti, conservatori, xenofobi, moralisti, bigotti ergo ipocriti (si veda il dato dei contenuti transgender), maschilisti ovvero (pseudo)machisti, playboy a parole e non (più) nei fatti – gli uomini, ovviamente – dacché indefessi autoerotisti (forse per questo che tra le donne il termine “lesbian” è al primo posto delle preferenze di ricerca?), cornuti oltre che, pure qui, inesorabilmente divisi tra parte settentrionale e parte centro-meridionale d’un paese che resta sempre una mera espressione geografica ma pure, a quanto pare, una barzotta rappresentazione fallica di una società che passa ore e ore a guardare i porno (poi non legge libri perché dice che «non ha tempo»…) ma meno quando in TV gioca la nazionale o c’è la finale di Sanremo (!).
Col bene o col male che si possa pensare di ciò.

P.S.: comunque se Rocco Siffredi si candidasse alle prossime elezioni politiche come premier, facilmente prenderebbe il 90% dei voti. E forse sarebbe persino meno pornografico dei “politici” che si sono succeduti al governo del paese negli ultimi tempi.

Fedifraghismi (Groucho Marx dixit)

Gentile signor Marvin,
è inutile cercare sotto il letto. Se sua moglie ha un amante, probabilmente si nasconde nel guardaroba. Conosco un tizio che ha trovato così tanti uomini nel guardaroba che è stato costretto a divorziare solamente per avere spazio per appendere i suoi abiti.

(Groucho MarxLettiLindau, 2017, pag.14.)

Ora forse ho capito perché ci siano in giro tanti uomini – sposati – vestiti in modo assolutamente sciatto e dozzinale!

(Qui potete trovare e leggere la mia “recensione” di Letti. Gli abiti, invece, spero li possiate sempre trovare nei vostri armadi. Alla peggio compratevi un guardaroba nuovo, ecco, e non fate i soliti impiccioni nei piacevoli affari altrui!)

Mario Desiati, “Candore”

Siamo sinceri, suvvia: considerare la pornografia soltanto come una cosa sconcia e immorale, come per indiscutibile regola la nostra società perbenista fa da sempre, non è soltanto una cosa biecamente moralista e bigotta ma pure alquanto ipocrita, nonché profondamente ottusa. Al di là dell’evidente “delicatezza” dei contenuti, la pornografia è molto più legata all’evoluzione socioculturale del nostro mondo di tante altre cose ritenute più nobili e ovviamente più “degne”: ad esempio, basta un occhio alle analisi dei trend di ricerca sul web nei siti per adulti (questa, ad esempio, oppure questa più mirata sul pubblico italiano) per avere tra le mani una delle più chiare e significative istantanee della nostra società nella sua parte più privata ovvero, in quanto tale, quella più sincera e genuina. Se poi si considera che un sito di contenuti pornografici come Pornhub ha registrato, nel corso del 2017, quasi 81 milioni di visitatori unici al giorno, si può ben capire come chiunque continui a pensare alla pornografia come a una roba indegna, dovrebbe ugualmente considerare “indegna” l’aria che gli abitanti di questo pianeta respirano, o l’acqua che bevono. Piaccia, ciò, o meno.
Posto ciò, ci si potrebbe chiedere: come dire (e scrivere) di pornografia, senza risultare (nell’accezione comune) pornografici? Mario Desiati, con il suo ultimo romanzo Candore (Einaudi, 2016), fornisce una emblematica risposta a quella domanda, indicando da subito nel titolo del libro l’atteggiamento da tenere al proposito, sorta di chiave di lettura – o punto di vista – “laterale” attraverso il quale entrare nel profondo del mondo a luci rosse senza tuttavia esserne mai avvolto. Candore è la storia di Martino Bux, giovane parecchio sfaccendato con la fregola per i film a luci rosse []

(Leggete la recensione completa di “Candore” cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)