Mario Desiati, “Candore” (Einaudi)

Siamo sinceri, suvvia: considerare la pornografia soltanto come una cosa sconcia e immorale, come per indiscutibile regola la nostra società perbenista fa da sempre, non è soltanto una cosa biecamente moralista e bigotta ma pure alquanto ipocrita, nonché profondamente ottusa. Al di là dell’evidente “delicatezza” dei contenuti, la pornografia è molto più legata all’evoluzione socioculturale del nostro mondo di tante altre cose ritenute più nobili e ovviamente più “degne”: ad esempio, basta un occhio alle analisi dei trend di ricerca sul web nei siti per adulti (questa, ad esempio, oppure questa più mirata sul pubblico italiano) per avere tra le mani una delle più chiare e significative istantanee della nostra società nella sua parte più privata ovvero, in quanto tale, quella più sincera e genuina. Se poi si considera che un sito di contenuti pornografici come Pornhub ha registrato, nel corso del 2017, quasi 81 milioni di visitatori unici al giorno, si può ben capire come chiunque continui a pensare alla pornografia come a una roba indegna, dovrebbe ugualmente considerare “indegna” l’aria che gli abitanti di questo pianeta respirano, o l’acqua che bevono. Piaccia, ciò, o meno.

Posto ciò, ci si potrebbe chiedere: come dire (e scrivere) di pornografia, senza risultare (nell’accezione comune) pornografici? Mario Desiati, con il suo ultimo romanzo Candore (Einaudi, 2016), fornisce una emblematica risposta a quella domanda, indicando da subito nel titolo del libro l’atteggiamento da tenere al proposito, sorta di chiave di lettura – o punto di vista – “laterale” attraverso il quale entrare nel profondo del mondo a luci rosse senza tuttavia esserne mai avvolto. Candore è la storia di Martino Bux, giovane parecchio sfaccendato con la fregola per i film a luci rosse, conosciuti grazie al classico cinemino un po’ squallido vicino casa – ma pure sul tema dei cinema per adulti, nel senso di locali ormai estinti, ci si potrebbe scrivere numerosi trattati sociologici – che per far contenti i genitori va a Roma per iscriversi all’università e costruire così una vita assolutamente e moralmente ordinaria. Ma Roma, territorio urbano ben più grande della natìa provincia pugliese e assai più ricco di contatti potenziali con quel mondo a luci rosse, diventa invece per Bux il luogo ideale per una perdizione crescente e irrefrenabile, tra locali più o meno equivoci, case d’appuntamenti clandestine, personaggi a volte iconici e altre volte ignobili, lungo l’evoluzione contemporanea del porno e la rivoluzione del web. Una perdizione solamente rallentata da numerosi e indeterminati innamoramenti (mai corrisposti) per ragazze e donne solitamente per bene, che tuttavia egli riesce a vedere soltanto come alter ego “possibili” delle più grandi attrici del porno, delle quali conosce ogni cosa possibile e (in)immaginabile. Eppure Martino conserva un’incrollabile visione delle donne come creature nobili e perfette, costantemente “pure” anche quando impegnate in pratiche sessuali estreme, delle quali egli ama il loro essere causa ed effetto di bellezza e piacere che agli uomini null’altro sa dare con uguale intensità, come fossero creature sovrannaturali, quasi divine, la cui divinità si manifesta ai mortali attraverso i loro corpi e il sesso. È un “purista” del porno, la sua visione del mondo hard è quasi artistica, nei film prova quasi più godimento nei piccoli dettagli che nelle esplosioni di dissolutezza, vi ricava visioni filosofiche, addirittura arriva a paragonare Rocco Siffredi con Pier Paolo Pasolini, nei locali abborda le spogliarelliste per chiacchierarci un po’ insieme, non per fare altro e il suo sogno ultimo è di sposare una pornostar, più che di farci sesso…

Martino Bux, insomma, è una creatura del tutto candida. E proprio quel candore narrativo che dà il titolo al libro di Desiati – titolo perfetto, a ben vedere – rappresenta la virtù letteraria più forte e peculiare del romanzo. Lo scrittore pugliese compie un piccolo prodigio: riesce a scrivere una storia totalmente ambientata nel mondo della pornografia senza mai fare proprio gli stilemi espressivi e iconografici classici di esso, anche perché quasi sempre assai artificiosi, come detto, tanto da pensare che siano stati generati apposta, dal mondo del porno, per camuffare dietro di essi una natura culturale ben diversa, e assai più perturbante di qualsiasi immagine o testo o scandalo. Di contro, la storia di Martino Bux finisce sotto certi aspetti per apparire, pagina dopo pagina, più “squallida” di quel mondo a luci rosse: più grigia, anche più ipocrita dacché vissuta forzatamente sul sottile filo teso tra ordinario perbenismo diurno e indicibile dissolutezza notturna, tra realtà “normali” eppure inesorabilmente finte e ipocrite e fantasie linceziose indicibili ma molto meno ipocrite – in primis, di quelle tante “brave persone” dalla doppia vita sempre pronte a puntare il dito accusatore contro tutto e tutti. In effetti Bux si ritrova vittima delle parti più oscure di entrambi i mondi, triturato dal rude contatto dei due ambiti, in quel limbo nel quale, appunto, ogni cosa acquisisce valore solo in forza dell’ipocrisia che accumula, amplifica e che genera da una parte spregiudicata depravazione e dall’altra viscido perbenismo – le due facce della stessa medaglia, elementi all’apparenza opposti ma in verità vicendevolmente giustificanti e sorreggenti.

Candore è un romanzo molto potente, da questo punto di vista, almeno quanto l’ho trovato (impressione assolutamente personale, sia chiaro) d’intensità un poco calante nelle pagine finali: come se mancasse un qualche coup de théâtre, qualcosa verso il quale la narrazione genera aspettative e che in qualche modo la chiuda con un confacente apice d’intensità letteraria (no, nessuna  allusione sessual-pornografica, eh!) Oppure, forse, una tale percepita mancanza risulta a sua volta del tutto consona alla dimensione del romanzo e della vicenda narrata, forse è inevitabile che non ci sia: se pur Martino Bux per certi aspetti se lo poteva anche meritare, un qualche colpo di scena – a suo favore, intendo dire – per altri no, fa di tutto per non provocarlo ovvero per schivarlo. O forse ancora, in un mondo come quello del porno, nessun colpo di scena positivo, nessuna fortuna, nessuna eventuale salvezza o redenzione è veramente possibile: e, se non stesse così la realtà dei fatti, semplicemente quel mondo non potrebbe esistere. Ma non vado oltre, per non fare spoiler e per lasciare a voi massima libertà di formulare un giudizio, con tutta la genuinità del caso. Anzi, con tutto il candore che serve, in questi casi.

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