Disturbi mentali palesi

[Immagine tratta dal relativo articolo di tio.ch, cliccateci sopra per leggerlo.]
È assolutamente interessante e per molti versi “scientifico” constatare come certe forme di antiabortismo radicale e massimalista, con i relativi atteggiamenti pubblici come quelli di cui si dà notizia lì sopra (peraltro, nella stragrande maggioranza dei casi, manifestati da individui di sesso maschile), siano il chiaro sintomo di un importante disturbo mentale, di forme di alienazione sociopatica e schizofrenica che avrebbero senza dubbio entusiasmato Freud ma che, di contro, si evidenziano come un problema sociologico non indifferente – in tal caso mi verrebbe da pensare a Erich Fromm, al riguardo.

Se invece li osserviamo da un punto di vista alternativo, è evidente e per questo apparentemente paradossale, ma in realtà alquanto logico, assodare che quegli atteggiamenti così deviati, proprio in forza di ciò, diventano in senso civico una delle migliori argomentazioni a favore dell’aborto. Dunque non so quanto a chi li sostiene convenga di sostenerli in quei modi, ma posso immaginare che costoro, data la condizione mentale che palesano, non riescano a comprendere tale antitesi, altrimenti non li sosterrebbero pubblicamente come fanno. Già.

Date di scadenza

Ma se gli esseri umani, un po’ come per i beni e i prodotti deperibili, avessero a loro volta impressa da qualche parte sul corpo la personale “data di scadenza” (che potrebbe anche non coincidere con il momento del decesso, a ben vedere), secondo voi si comporterebbero meglio di come si comportano, oppure ancora peggio?

Psicologi e psicanalisti

[Immagine tratta da qui.]
Una volta non riuscivo a capire come mai molte persone avessero bisogno di psicologi e psicanalisti per risolvere i propri problemi di mentali, caratteriali e d’animo, e pensavo che di quegli specialisti ce ne fossero fin troppi, in circolazione.

Oggi non riesco a capire come mai molte persone non si rivolgano, o non vengano risolutamente rivolte, a psicologi e psicanalisti per risolvere i propri problemi mentali, caratteriali e d’animo, e ritengo che di quegli specialisti ce ne vorrebbero di più, a disposizione.

D’altronde spesso, in gioventù, si pensano cose che poi la maturità rivela errate, no?

Urgente!

[Foto di Mohamed Hassan da Pixabay, rielaborata da Luca.]
Se c’è un termine che, in tutta sincerità, sto cominciando a odiare in maniera viscerale, per come venga usato sempre più copiosamente in ambito professionale e non solo, con toni nevrotici se non a volte isterici e se possibile ancor più, questo, dopo il lock down, che indubbiamente in generale ha esasperato certi animi molto più dell’ammissibile, influendo pure su ciò, è urgente.

Oggi tutto o quasi è “urgente”. Il lavoro è urgente, la consegna è urgente, il riscontro è urgente, la risposta pure e la telefonata e appuntamento anche – ma non di rado diventa “urgentissimo”, superlativizzando l’inopinata nevrastenia che, appunto, spesso viene manifestata e palesata dall’uso del termine e che altrettanto spesso ignora la pericolosità di rendere tanto pressanti certe cose che invece abbisognano di maggior tempo (il che non significa automaticamente “lentezza”, sia chiaro) per poter essere compiute al meglio.

Ma perché, poi, è tutto così urgente? Rispetto a cosa, e a vantaggio di chi? Che bisogno c’è di tutte queste immediatezze, improrogabilità, improcrastinabilità tanto forsennate?

Non è forse che, dietro tutta questa urgenza, si voglia nascondere la sostanziale incapacità di agire diversamente, ovvero con maggior buon senso e assennatezza, oltre che quell’ansia fobico-isterica di cui ho detto sopra che affligge palesemente un po’ troppa gente? Non è, forse, pure un’ennesima manifestazione dell’incapacità di pensare e costruire il futuro, vivendo sempre e solo nel presente ovvero – come si dice – “alla giornata”, in un mondo nel quale troppe cose vengono ignorate finché diventano “emergenza” così generando, inesorabilmente, ulteriore “urgenza”?

Ecco, sono domande alle quali, io credo, servirebbe qualche buona risposta. Urgente, già.

Persone poco affidabili

[Foto di Suju da Pixabay]
Avete presente quelle persone che si mettono a parlare con voi, poi fanno per andare, vi dicono cose del tipo «Ciao, ora vado!», «Devo andare, ci vediamo!» eccetera e poi ricominciano a parlarvi, quindi magari di nuovo vi dicono «Ora vado proprio!» e nuovamente riprendono a parlarvi… ecco, su queste persone io non farei moltissimo affidamento, se devo proprio essere sincero. Già.