
Sono da sempre (appunto) una delle cause principali di molti dei problemi che affliggono il nostro mondo.
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Lezione di vita n°121.389
Quando desideri ardentemente, entusiasticamente, irresistibilmente qualcosa, come se senza di essa non potessi più vivere e poi finalmente la ottieni, quella cosa facilmente finirà per generarti un sacco di problemi.
Se invece vuoi qualcosa ma senza troppa convinzione, qualcosa che sì, sarebbe interessante avere ma nemmeno più di tanto, alla fine quella cosa si rivelerà importante e bellissima fino al punto di cambiarti la vita.
Giacomo Paris, “Domani dopo le dieci”
«Ma morire è proprio questo – non più sapere che sei morta.» Così Cesare Pavese, nei Dialoghi con Leucò, fa dire al satiro in risposta all’amadriade la quale si chiede che «cosa sarebbe morire» e che vorrebbe provare ma poi svegliarsi, appunto per capire che significa. Come per vivere un’esperienza di natura onirica, in pratica: un passaggio dal quale si evince l’influenza della psicanalisi freudiana su Pavese al tempo in cui scrisse l’opera, e d’altro canto è inutile rimarcare quanto fu fondamentale l’ambito onirico per lo sviluppo del pensiero di Sigmund Freud e della sua pratica psicoanalitica.
Non per un mero caso, Freud è anche il protagonista di uno dei libri che Giacomo Paris, psicopedagogista, docente e scrittore bergamasco, ha dedicato ad alcune tra le più grandi figure della psicologia e della filosofia – con Hegel, Jung e Schopenhauer – e nemmeno una coincidenza è l’indagine che Paris sta svolgendo, con la sua più recente attività letteraria, proprio della dimensione onirica, ancora tanto misteriosa per la nostra comprensione, sostanzialmente indeterminabile eppure assolutamente genuina dacché collegata in modo diretto all’inconscio e all’essenza più pura e intima dell’essere umano. Talmente genuina da potersi relazionare con il tabù assoluto per l’uomo contemporaneo, la morte, sfuggendo a luoghi comuni, paure pur comprensibili ma filosoficamente immotivate e ancor più pretenziosi e insulsi menefreghismi cronologici che sovente noi umani di oggi manifestiamo – basti pensare ai tentativi di sfuggire al tempo con chirurgie varie e trattamenti estetici “miracolosi”. Proprio quanto rimarcato poco sopra accade nel nuovo romanzo di Paris, Domani dopo le dieci (Bolis Edizioni, 2021): una donna, sulla spiaggia di fronte al mare, in preda a una debilitazione fisica che si intuisce – o suppone – dovuta a qualche grave malattia, si convince che l’indomani dopo le dieci morirà, che in quel momento arriverà la Nera Signora, o qualsiasi cosa e figura si manifesti in quanto tale, e la porterà con sé nell’aldilà. […]
(Leggete la recensione completa di Domani dopo le dieci cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)
Disturbi mentali palesi

Se invece li osserviamo da un punto di vista alternativo, è evidente e per questo apparentemente paradossale, ma in realtà alquanto logico, assodare che quegli atteggiamenti così deviati, proprio in forza di ciò, diventano in senso civico una delle migliori argomentazioni a favore dell’aborto. Dunque non so quanto a chi li sostiene convenga di sostenerli in quei modi, ma posso immaginare che costoro, data la condizione mentale che palesano, non riescano a comprendere tale antitesi, altrimenti non li sosterrebbero pubblicamente come fanno. Già.
Date di scadenza
Ma se gli esseri umani, un po’ come per i beni e i prodotti deperibili, avessero a loro volta impressa da qualche parte sul corpo la personale “data di scadenza” (che potrebbe anche non coincidere con il momento del decesso, a ben vedere), secondo voi si comporterebbero meglio di come si comportano, oppure ancora peggio?
