Venerdì 22/11, a Bergamo: Jung, Paris e io!

È per me un gran piacere affiancare di nuovo Giacomo Paris, scrittore dallo stile raffinato e dall’originalissima narrativa, al’uscita di una sua nuova opera. L’ho già fatto altre due volte ed è sempre stato un gran divertimento, perché i racconti di Paris sono uno strumento di giunzione perfetta tra temi altissimi, personaggi altrettanto (all’apparenza) inarrivabili e storie molto più quotidiane quantunque mai ordinarie – anzi, sempre stravolgenti, per così dire, ma in modi che colpiscono l’animo, lo scuotono forse ma pure lo intrigano grandemente.

Dunque («non c’è due senza tre» dice l’adagio popolare, no?) venerdì 22 novembre, alle ore 18, sarò alla Libreria UBIK di Bergamo per presentare il nuovo libro di Giacomo, Jung parlava coi pesci, edito da Bolis Edizioni, insieme a Vittorio Rodeschini – altro personaggio di gran cultura e rara sagacia. Lo Jung del titolo è ovviamente Carl Gustav, il grande psichiatra e psicoanalista svizzero, certamente una delle pietre miliari del pensiero umano del Novecento: ma, come “accaduto” con Freud e Hegel, come ne uscirà dall’incontro letterario e con la fantasia di Paris? Probabilmente in un modo del tutto impensabile e, appunto, forse “sconvolgente”…

Insomma: posto tutto ciò, quello che ho affermato riguardo i suoi libri vale pure per ogni chiacchierata pubblica con Giacomo, che risulta sempre divertente, intrigante, illuminante e assolutamente coinvolgente per chi vi interviene. Ergo: intervenite numerosi, sarà un’altra bella conversazione letteraria e non solo, ve lo assicuro! E mi auguro fin d’ora che quell’adagio popolare sopra citato alla fine risulti “sottostimante”…

Devoti pervertiti (d’America, e non solo)

Intanto, negli USA, molestatori e abusatori sessuali fioccano come neve a gennaio. Ma come? – viene da chiedersi, l’America non viene spesso criticata (o “elogiata”, per chi crede di farlo) per le sue profonde radici puritane? Non è la nazione i cui presidenti eletti giurano sulla Bibbia e durante la qual cerimonia d’insediamento viene impartita una benedizione religiosa? Non è forse God bless America (”Dio benedica l’America”) uno dei canti patriottici più intonati dagli americani? E allora come può accadere tutto quello che sta accadendo?

O, forse, tutto ciò sta accadendo proprio in forza di quelle evidenze citate?

Certo: come qualcuno potrebbe denotare, in fondo è pure la nazione che ha eletto come suo Presidente (attualmente in carica) un molestatore – presunto ma al momento niente affatto scagionato…

Come ricorda bene Giuseppe Ravera in questo suo articolo, nel 1909 Sigmund Freud, il celeberrimo padre della psicanalisi, si recò negli Stati Uniti e, nel suo tour americano, trovò particolarmente interessante per i propri studi il New England, una delle zone più puritane, retrograde e conservatrici del paese, dacché “conteneva elementi che lo rendevano ricettivo alla teoria freudiana. I tabù sessuali erano qui sentiti più rigidi che altrove, per cui alcuni intellettuali avevano cominciato ad esplorare la relazione fra tabù sessuali e malattia mentale, assai frequente in quelle zone”.

Inutile dirlo: non che in America ci sia pieno di malvagi pervertiti e altrove no; tuttavia, diciamo così, ancora una volta la sua realtà appare profondamente indicativa ed emblematica. In fondo, proprio in quel libro sul quale i Presidenti americani giurano – nel Libro di Geremia, precisamente – si trova scritto:

Cambia forse un Etiope la sua pelle | o un leopardo la sua picchiettatura? | Allo stesso modo, potrete fare il bene | anche voi abituati a fare il male?

Non tralasciate di scrivere il libro della vostra anima (Carl Gustav Jung dixit)

Vorrei suggerirvi di tenere traccia di tutto in un bel libro rilegato. Potreste avere l’impressione di banalizzare le vostre visioni ma sarà il modo per liberarvi dal loro potere e questa pratica finirà per diventare necessaria. Quando le visioni sono custodite in un libro prezioso è possibile sfogliarlo pagina dopo pagina: sarà la vostra chiesa, la vostra cattedrale, il luogo silenzioso in cui il vostro spirito si rinnoverà. Non date retta a chi vi dice che è un esercizio inconsistente o nevrotico: se ascoltate queste persone perderete l’anima. Perché quella che c’è nelle pagine del libro è la vostra anima.

(Carl Gustav Jung, citato in Maurizio Principato, John Zorn. Musicista, compositore, esploratore (Auditorium – Hans & Alice Zevi Editions, Milano, 2011, pag.261-262.)

JungAttenzione, non fraintendete: quello che Jung invita a fare non è ciò che forse crederete già di fare con la vostra attività sui social network, la quale potrebbe sembrare la versione contemporanea di quanto affermato dal grande psichiatra svizzero. No, in realtà è l’esatto opposto. E perché lo sia l’ho già spiegato – pur con differente contestualizzazione, qui tempo fa. In fondo – pensateci bene – oggi che tutti quanti stiamo a scrivere tutto (o quasi) di noi sui social, la nostra società ha sempre meno memoria collettiva, sempre meno capacità di ricordare. Non è un caso, io credo.

“Le” Parole – 6, AMORE

Parole fondamentali, dal significato certo e prezioso ma, forse, dalla reale cognizione e comprensione vaga, vacua, fallace se non perduta. Definizioni tratte dal vocabolario Treccani che riproduco qui, per generare una riflessione sul loro senso, sulla nostra conoscenza e consapevolezza di esse, sulla loro presenza nel mondo in cui viviamo e nella nostra esistenza quotidiana.
La parola di oggi è:

AmoreForse è nella sua stessa essenza, ovvero nei molteplici significati anche antitetici che possiede, il senso dell’amore: desiderio assoluto di procurare il bene ad un’altra persona, e manifestazione massima di egocentrismo. Ciò è in fondo analogo al dualismo tra Eros e Thanatos formulato da Freud: pulsione di vita – l’amore per un’altra persona o per qualsiasi altro prossimo – e pulsione di morte – il ritorno ad una esistenza inorganica, dunque priva di qualsiasi sentimento tipico della fase vitale e sociale.
Dunque ha una natura sostanzialmente utopica, l’amore. E forse proprio questo ci consente di crederci innamorati, con tutto il (meravigliosamente) bello e/o il (dolorosamente) brutto che ciò comporta.