Il lavoro è un sentiero, una roccia o il ghiaccio vivo (Francesco Nex dixit)

Nato il 6 luglio 1921 a Mattão, in Brasile, ma di famiglia genuinamente valdostana e di prestigiosa tradizione artistica (il padre, Francesco Antonio Nex, emigrò in Brasile nel 1895 ed era figlio del professor Francois Nex, originario di Doues, e di Marianna Artari, discendente da una famiglia di artisti con secoli di storia alle spalle: ne sono un esempio le opere realizzate nelle stanze di Clandon Park a Londra e nel palazzo reale di San Pietroburgo), Francesco Nex è uno di quegli artisti la cui notorietà è inversamente proporzionale alla bellezza delle sue opere. Nella sua carriera ha saputo ottenere eccellenti risultati con ogni tipo di materiale: dalla ceramica al rame, dal cuoio al ferro. Le maggiori soddisfazioni gli sono però arrivate dai coloratissimi “racconti figurati” su seta, allegoria della commedia umana, ambientati in un’atmosfera quasi stupefatta a metà tra favola e realtà. Così diceva Nex in merito alla sua arte: «Nei miei quadri mi piaceva raccontare me stesso e i miei “desaforo”, una parola portoghese che esprime un insieme di scontento, delusione e disamoramento per un mondo che non mi piaceva e che, almeno nei miei quadri, cambiavo.»

Nex è morto nella sua Aosta il 25 dicembre 2013.
Nel sito francesconex.it potete conoscere molto di più sull’artista e sulle sue opere.

P.S.: seppur ne dica di Nex, qui, per via della bella citazione contenuta nell’immagine in testa al post (per la quale devo ringraziare Eliselle), trovo suggestivo dirne proprio oggi insieme ad un altro prestigioso valdostano contemporaneo, Claudio Morandini, del quale – avrete visto – vi ho detto stamani, raccontandovi peraltro delle stesse montagne.

Due fiere del libro per una sola verità

Comunque, sia quel che sia e al di là di tutto ciò che si dirà dichiarerà commenterà asserirà giudicherà prevederà nonché di qualsivoglia parte, la verità qui è solo una: due eventi simili in tutto e per tutto come la nuova fiera di Milano e il salone di Torino in un mercato dei libri più che asfittico come quello italiano sono come due limousine che si pretenda di far stare insieme in un garage buono per un’utilitaria. Una purissima, cristallina, ineluttabile idiozia. Ecco.

(Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo a cui si riferisce. Qui invece potete leggere un approfondimento al riguardo di Francesco Giubilei.)

«Che si levi la Levi dai piedi!» Nuovamente sotto attacco la legge sul prezzo del libro (com’era prevedibile!)

Close up portrait of a great white shark, Carcharodon carcharias.E’ sempre brutto sentir dire da qualcuno «te l’avevo detto!», cosa spesso proferita con tono presuntuoso e autoreferenziale. Ancor più quando essa si riferisca a qualcosa di fin troppo facilmente prevedibile, anzi, di geneticamente lapalissiano – un po’ come dire «te l’avevo detto che nel mare ci sono i pesci!»
Tuttavia, asserire che nel mare ci siano i pesci equivale nella sostanza a rimarcare come sarebbe ancora successo, e pure in tempi brevi (anche più dell’immaginabile, in effetti): cioè che la legge sul prezzo del libro, meglio nota come Legge Levi – che ormai conoscerete tutti e la quale risulta fondamentale per la sopravvivenza della filiera editoriale indipendente –, fosse messa ovvero sia nuovamente sotto attacco da parte dell’oligopolio dei grandi editori nostrani.
E’ infatti di qualche giorno fa una proposta di modifica al DDL n.2085 – il cosiddetto “DDL Concorrenza” – che mira proprio ad eliminare i tetti di scontistica sui prezzi di vendita dei libri, esattamente come si è cercato di fare lo scorso anno, per fortuna senza successo.
Di seguito il testo della suddetta proposta di modifica – n.20.0.6 – al DDL n. 2085, a firma dei senatori Susta, Ichino e Di Biagio:

20.0.6

SUSTAICHINODI BIAGIO

Dopo l’articolo, inserire il seguente:

Art. 20-bis.

(Liberalizzazione del prezzo dei libri)

  1. Al fine di eliminare restrizioni ingiustificate alla libera iniziativa economica delle imprese dell’editoria e garantire una maggiore libertà di concorrenza dei rivenditori finali, all’articolo 2 della legge 27 luglio 2011, n. 128, sono apportate le seguenti modificazioni:
  2. a)al comma 1, la parola: ”fissato” è sostituita dalla seguente: ”indicato”;
  3. b) al comma 2, le parole: ”, con uno sconto fino ad una percentuale massima del 15 per cento sul prezzo fissato ai sensi del comma 1” sono soppresse;
  4. c)i commi 3 e 4 sono abrogati;
  5. d)al comma 5, le parole: ”I commi 1 e 2 non si applicano” sono sostituite dalle seguenti: ”Il comma 1 non si applica”;
  6. e)al comma 6, la parola: ”fissato” è sostituita dalla seguente: ”indicato”;
  7. f)al comma 7, la parola: ”non” è soppressa».

Si noti il solito tentativo in bella forma linguistica tipicamente politicante di stravolgere la realtà dei fatti e imporre una verità che tale non potrà mai essere: “Al fine di eliminare restrizioni ingiustificate alla libera iniziativa economica delle imprese dell’editoria e garantire una maggiore libertà di concorrenza dei rivenditori finali.” Eh già, la stessa libertà che ci può essere in una competizione tra biciclette e bulldozer, con in più questi secondi che si arrogano pure il diritto di dettare le regole della gara!
Una delle prime reazioni a questo ennesimo attacco oligopolista ad una legge che, sia chiaro, non è affatto la migliore possibile ma è quanto meno meglio che nulla (siamo messi così in Italia, ahinoi!), è stata quella della Presidente del SIL – Sindacato Italiano Librai Cristina Giussani, che in una lettera indirizzata ai componenti della X Commissione del Senato (ove il testo suddetto è in discussione) rimarca come «L’abrogazione della Legge Levi, che regolamenta sconti e promozioni sui libri, metterebbe in ginocchio l’intero comparto delle librerie indipendenti e di catena, che non avrebbero la forza economica di controbattere alla concorrenza dei gruppi della grande distribuzione del commercio elettronico, e che sarebbero destinate a chiudere. Senza la Levi grandi gruppi commerciali e potenti attori dell’e-commerce, come Amazon, avrebbero campo libero. La perdita sul territorio delle librerie indipendenti impoverirebbe, poi, in maniera drammatica l’offerta culturale, con conseguente riduzione del numero dei lettori, per difficoltà di reperimento dei testi. A non essere più garantita, inoltre, sarebbe la pluralità di voci: i librai indipendenti danno spazio ad autori ed editori che, per motivi vari, non ne hanno nei centri di grande distribuzione. La chiusura delle librerie indipendenti avrebbe anche gravi effetti sul lavoro, producendo diverse migliaia di disoccupati.»
Parole ovviamente condivisibili, che tuttavia rischiano nuovamente di echeggiare come affermazioni rivolte ad un uditorio rumorosamente vociante e dunque incapace di ascoltare non solo tali osservazioni ma, più in generale, di comprendere l’essenza della situazione in corso e della questione generale. Proprio a questo proposito, ora qui tocca ancora una volta rimarcare che sì, l’avevo detto che nel mare ci sono i pesci! – anzi, no, avevo detto, lo scorso anno in occasione del precedente tentativo di abrogazione della Legge Levi, che ci avrebbero provato ancora, e ci proveranno fino a che non otterranno ciò che ormai si sono prefissati di conseguire: una tabula rasa dell’editoria indipendente funzionale al dominio assoluto – di mercato, politico e finanziario – dell’oligopolio dei grandi gruppi editoriali, peraltro inesorabilmente destinato a divenire nel giro di breve tempo un monopolio, o quasi. Un risultato tanto più semplice da ottenere quanto più il comparti editoriale indipendente nazionale continuerà a restare disunito, agente in ordine sparso, privo di una strategia comune nonostante comuni siano i suoi obiettivi fondamentali.
Insomma, non posso far altro che riportare quanto scritto l’anno scorso in questo articolo pubblicato su Cultora e qui nel blog (e prima ancora, sempre sullo stesso tema, qui): perché la filiera editoriale indipendente deve sempre agire a difesa di propri diritti? Perché deve sempre rincorrere e mai farsi (in)seguire, mai ad agire all’attacco? Beh, una cosa sola c’è da fare: unirsi per generare forza. E incazzarsi, finalmente e possentemente. E’ giunta l’ora che la filiera editoriale indipendente (ri)trovi la sua identità, la sua unicità, la consapevolezza che nell’essenza non sarà mai uguale alla grande editoria, ma che maneggiando la stessa sostanza deve – e ribadisco, deve – poter godere di uguali diritti rispetto ai suddetti grandi gruppi editoriali. “Libero mercato” significa compartecipazione a uguali diritti e simili possibilità di sviluppo. Poi è ovvio, i numeri saranno sempre diversi, ma ciò non significa che i diritti debbano essere proporzionalmente più o meno riconosciuti.
Ci vuole unità, ci vuole collaborazione tra i vari soggetti della filiera editoriale indipendente – tra tutti i soggetti, a partire dall’editore fino al lettore dei prodotti dell’editoria indipendente possibilmente acquistati presso librerie altrettanto indipendenti, e coinvolgendo pure altri soggetti affini quali piccole biblioteche, enti culturali che lavorano con i libri e la lettura. Una rete, fittamente intrecciata e diffusa, nella quale anche il singolo, sommato a tutti gli altri singoli, diventi un’entità importante e imponente, uno che, quando apre bocca, finalmente si possa distintamente sentire e possa rivaleggiare con le più supponenti voci della grande editoria, e non scomparire nel rumore di fondo come mille flebilissimi bisbigli. Pur innumerevoli formiche che assalgono un elefante ma ciascuna a suo modo, non faranno che provocargli un minimo solletico, al massimo; tante formiche coalizzate che portano attacchi possenti, precisi e mirati, faranno vacillare pure il più grosso bestione!
Ecco. Quante volte ancora dovranno essere rimarcate queste evidenze? Quanti attacchi ancora, alla Legge Levi ovvero al comparto in generale, l’editoria indipendente dovrà subire? E, soprattutto, fino a quando potrà resistervi?
In chiusura dell’articolo sopra citato, affermavo che, in fondo, la grande editoria è un gigante dai piedi d’argilla, e proprio le mutazioni d’assetto nel sistema editoriale nazionale provavano – e provano ciò. Sarà finalmente il caso, per l’editoria indipendente, di non essere più sabbia ma finalmente muro di mattoni, di pietre, di solidi massi, ben incastrati tra loro. Sarà veramente il caso, se vorremo che nel prossimo futuro esista ancora un mercato editoriale e una cultura del libro e della lettura veri, e non il loro monumento funebre.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Eppur si muovono! Le “formiche” della filiera editoriale indipendente accumulano (finalmente) provviste culturali per le prossime stagioni

Fronte-comune-libraiLo scorso febbraio fa pubblicavo qui su Cultora un articolo dei tanti che dedico alla situazione della filiera editoriale indipendente nazionale: era il periodo in cui la Legge Levi subiva l’attacco da parte della lobby dei grandi editori, e in esso incitavo editori e librai indipendenti (che definivo come formiche in lotta contro gli “elefanti” della grande editoria) a fare fronte comune e il più ampio possibile e incazzarsi, finalmente, invece di subire continuamente le pretese della grande editoria ed essere obbligati a una costante (rin)corsa ai ripari, come appunto è accaduto nella vicenda della tentata “revisione” (in verità era un’uccisione) della Legge Levi, fortunatamente conclusasi bene – ovvero senza alcun danno ulteriore. L’unione fa e farà sempre la forza, in buona sostanza era questo il messaggio di fondo di quell’articolo e degli altri dedicati al tema in questione, e a fronte di ciò in qualche modo criticavo l’editoria indipendente nazionale di essere troppo sfilacciata e poco coesa – paradossalmente, visti gli intenti inevitabilmente comuni e l’arroganza fin troppo palesata da parte della grande editoria contro di essi.
Bene: pare che finalmente i soggetti facenti parte della filiera editoriale, e fortunatamente non solo di quella indipendente, cerchino di mettere in pratica quello che qui, nel mio/nostro piccolo, si auspicava. Prima buona mossa è stata l’organizzazione del convegno “Librerie, futuro scontato? Rimanere indipendenti fra futuro e innovazione”, messo in atto lo scorso 8 giugno a Roma dal SIL-Sindacato Italiano Librai di Confesercenti cui hanno partecipato, tra gli altri, l’Onorevole Flavia Nardelli, Vice Presidente Commissione Cultura della Camera dei Deputati, il Direttore di Confesercenti Nazionale Giuseppe Capanna, il Presidente di SIL Cristina Giussani, il Vice Presidente dell’ODEI – Organizzazione Editori Indipendenti – Andrea Palombi ed il vice presidente dell’Associazione Librai Italiani Confcommercio Aldo Addis. In esso si è evidenziato, da parte della filiera editoriale e al fine di rilanciare l’interesse nei libri ed il ruolo culturale dei librai, la necessità di un intervento di riforma e di rilancio del settore, a partire da una nuova Legge quadro che riduca o abolisca le percentuali di sconto massimo attualmente previste dalla Legge Levi, permetta di creare un rapporto più solido tra librerie e scuola e riveda la struttura dell’attuale rete. Dalla parte istituzionale rappresentata dall’Onorevole Nardelli, invece, è venuto l’auspicio che “la filiera del settore si presenti unita nelle sue proposte di rilancio e presenti un progetto comune”. Nemmeno avesse letto e fatto proprio il messaggio di quel mio articolo dello scorso febbraio!
Un altro buon passo nella formazione di un fronte editoriale – teorico e pratico – coeso, soprattutto ad interesse dei librai indipendenti, è stato compiuto all’inizio del corrente mese di luglio, quando nel corso di un incontro finalizzato alla creazione di un tavolo di confronto sulle problematiche del settore – in special modo riguardo i testi scolastici ma non solo – si sono confrontati il vicepresidente del SIL-Confesercenti, Antonio Terzi,  il presidente di ALI, Alberto Galla, ed il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti. Ne è uscita in primis la comune constatazione delle difficoltà e delle profonde rigidità nei rapporti commerciali con gli editori e con la filiera della distribuzione del libro – rigidità che non consentono alle librerie del territorio di competere con le offerte proposte, illegittimamente, dalla grande distribuzione. Posto ciò, i rappresentanti degli esercenti ed il Presidente della Federconsumatori hanno convenuto sulla necessità di mettere in campo iniziative per produrre interventi strutturali in grado di contenere le spese per l’istruzione nel rispetto delle normative vigenti e delle prerogative del ruolo del libraio.
Infine, è notizia proprio di questi ultimi giorni che, a fonte di quella sorta di investitura dell’On.Nardelli (nel frattempo nominata nuova Presidente Commissione Cultura della Camera dei Deputati) a fare che la filiera editoriale porti alla politica una proposta comune, SIL-Confesercenti ed ALI-Confcommercio stanno organizzando una riunione a Milano per il mese di settembre con i principali rappresentanti degli editori, dei distributori, dei grossisti, per proporre una collaborazione finalizzata sia al rafforzamento della Legge Levi, attraverso la previsione di sanzioni a fronte delle numerose e crescenti violazioni della stessa legge che ogni anno registriamo, sia alla realizzazione, insieme alle Istituzioni, di un progetto onnicomprensivo per il settore che preveda, fra l’altro, il sostegno alle aziende impegnate nella promozione del libro, della lettura e della cultura. La proposta-invito all’incontro (che trovate qui) è già stata raccolta da numerosi soggetti della filiera non solo indipendente, come già accennato: da Messaggerie a Odei, da Giunti a Ibs a Mondadori e via discorrendo. Al momento, ma sono passati pochi giorni, manca la risposta dell’AIE ancora impegnata con la scelta del nuovo presidente. Tuttavia, sottolinea il vice presidente SIL-Confesercenti Antonio Terzi, “anche l’AIE non potrà sottrarsi.” Il tema è proprio quello che indicavo in quel mio articolo citato, come nota Terzi: “Capire che la barca affonda per tutti di questo passo e darsi nuove regole. Utopia? Vedremo. Fosse per me sarei per chiuderci tutti in una stanza e chiedere a chi sta fuori di gettare la chiave fino ad una fumata bianca. Intanto finalmente la commissione cultura ha fatto proprio un testo base per la legge Giordano sulla promozione alla lettura. Il testo comprende alcune proposte del SIL: sgravi sugli affitti per le librerie, qualche sforzo sul tema della detrazione degli acquisti di libri, finalmente una definizione di libreria indipendente e l’apertura verso un marchio di qualità che certifichi l’attivismo culturale delle librerie.”
Questo, per ora è quanto. Non ci si può non augurare che tutte queste buone premesse possano finalmente portare innanzi tutto a una nuova – o rinnovata, o conquistata – presa di coscienza da parte della filiera editoriale indipendente sulla necessità di fare corpo comune e voce singola, in modo da poter perseguire gli altrettanto comuni intenti propri del settore con adeguata forza, sia politica che d’opinione. Inoltre, conseguendo il necessario riequilibrio dell’intero comparto editoriale nazionale, grazie al quale la grande editoria e la filiera indipendente possano essere dotati di pari diritto e capacità di dialogo e d’azione, in considerazione di quell’obiettivo comune (di nuovo) che, è bene rimarcarlo, non è solo industriale e commerciale ma soprattutto culturale e di rimando sociale.
Che le notti estive, da qui a settembre, portino buon consiglio, insomma. In fondo è proprio nella bella stagione che le formiche lavorano sodo per accumulare provviste utili all’inverno seguente… E sono provviste culturali che potranno risultare preziose a tutti quanti, stavolta.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Libro vs ebook: ne resterà soltanto uno? Macché, nient’affatto!

e-finita-libro-sei-una-tecnologia-inferiore
L’avrete forse già vista in giro, questa divertente e sagace vignetta, la quale nella sua ironia cela probabilmente il senso del destino dei due oggetti che ad oggi sono LA letteratura – il libro di carta, dal passato ai giorni nostri, l’ebook dai giorni nostri fino ad un futuro più meno prossimo/anteriore/lontano. Ed è un po’ lo stesso destino – mi viene da pensare – che caratterizza il videogioco per il bambino contemporaneo, per il quale quello è il gioco, appunto, l’oggetto che direttamente e indubitabilmente lo rappresenta e lo offre, finché lo stesso bambino si ritrova di fronte una scatola di Lego, od altro di simile “antico” genere, e resta sconcertato di come quelle costruzioni all’apparenza rozze e primitive possano invece regalare un divertimento pari, se non superiore, a quello dell’amata consolle.
Ad oggi non è ancora nata la generazione per la quale il termine “libro” viene direttamente associato ad un lettore digitale e ad un relativo file; il libro è ancora quell’oggetto di carta con la copertina più o meno colorata, le pagine scritte ed eventualmente le figure. Credo dovranno passare ancora un paio di generazioni, almeno, affinché si realizzi quel cambiamento, ma la strada è segnata, e contrastarla credo sia un esercizio di futile ottusità. Tuttavia, sono ugualmente convinto che il libro di carta non ha affatto il destino segnato, anzi, che la diffusione sempre crescente dell’ebook potrebbe nuovamente illuminarne l’infinito e immortale fascino, e soprattutto a chi, tra qualche tempo, lo osserverà più come un oggetto vintage.
Eppoi, proprio come illustra così bene quella vignetta e al di là della banalità (pragmatica, però!) della cosa, persino tra 100 o 1.000 anni un ebook che voli da balcone di casa si frantumerà, mentre il libro di carta tutt’al più si sgualcirà un poco. Insomma, la sua bella (se pur piccola) dose di immortalità al libro nessuno mai gliela toglierà!

P.S.: E se a un bambino contemporaneo non piacessero i Lego o altri giochi del genere, beh, mi preoccuperei seriamente per lui!