Vai al contenuto

Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e scrive. E viceversa. Per saperne di più, clic.

Cerchi qualcosa?

MONTAG/NEWS: Notizie interessanti e utili dalle terre alte


IL SUCCESSONE DELLE OLIMPIADI

Milano Cortina un successone? Mica tanto! A partire dall’inizio, dalla cerimonia inaugurale che è lontana dal sold out: ci sono ancora 10mila biglietti invenduti, gli sconti a under 26 e volontari, uniti ai biglietti gratis per i politici, non sono riusciti a riempire lo stadio. E così la Fondazione Milano Cortina ha lanciato una nuova promozione, il “prendi due e paghi uno”, nemmeno fossimo al supermercato. Ciò a confermare un fatto ormai evidente: lo scarso entusiasmo verso queste Olimpiadi, così male organizzate e rese invise a molti nonostante quanto affermato dalla propaganda istituzionale. Un ennesimo aspetto del disastro olimpico, insomma.


«A CORTINA CI VUOLE L’AEROPORTOOOOOOOO!!!»

Non è una notizia recentissima, questa (viene da “GuidaViaggi” del 28 novembre scorso), ma lo sconcerto che ne deriva resta costante nel tempo: la pittoresca Ministra del Turismo in carica continua a pensare che a Cortina d’Ampezzo serva l’aeroporto. «Non cambio idea. Senza aeroporto non faremo il salto di qualità» sostiene. Vista la realtà attuale di Cortina e la sua esasperata turistificazione, viene spontaneo chiedersi di che “qualità” e di quale “salto” stia parlando e, ancor più, come ne parlerebbe alla comunità ampezzana per imporle questa sua “idea”. Come se la pista di bob, la cabinovia Apollonio-Socrepes e tutto il resto di più o meno “olimpico” non fossero già troppo. Oppure hanno ragione quelli che dicono che a Cortina ormai vale tutto?


SENZA SCI LA MONTAGNA MUORE? NO!

Mentre i reggenti dell’industria dello sci, e la politica ad essi sodale, continuano a sostenere che solo i comprensori sciistici possano salvare le montane italiane, aumentano di continuo le località che invece dimostrano il contrario. Su “Montagna.tv” Ettore Pettinaroli racconta l’esperienza di Valsavarenche, che quattro anni fa dismise la propria seggiovia rinunciando consapevolmente al turismo sciistico per valorizzare tutto il resto: cascate di ghiaccio, sci di fondo, skialp e itinerari con le ciaspole nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. E da allora i visitatori continuano a aumentare, mantenendo vivo il territorio e la sua economia.


CI SIAMO ROTTI IL C… DEGLI APRÈS-SKI?

“Tuorlo”, originalissimo magazine che tratta temi legati al cibo, l’arte, la cultura, il lifestyle e l’attualità, dedica sulla propria pagina Instagram una bella riflessione sul “fenomeno” degli après-ski, chiedendo a chi legge: «Ci siamo davvero stufati degli après-ski? Una volta la montagna chiudeva la giornata con un momento di relax e un drink in baita. Oggi questo fenomeno è diventato il vero obiettivo, e le piste fanno solo da sfondo. Non è per forza un male, ma la montagna resta fragile. Rumore, eccessi, neve artificiale… quanto regge tutto questo nel tempo? Possiamo divertirci senza perdere il senso del contesto?»


UN NUOVO (E ULTERIORE) DDL PER LE AREE INTERNE E MONTANE

Lo scorso 28 gennaio il CNEL ha approvato un nuovo Disegno di legge contenente “Disposizioni per la rigenerazione e il ripopolamento delle aree interne e montane, il rafforzamento dei servizi di cittadinanza e la promozione dello sviluppo locale sostenibile” al fine di «rendere i territori interni luoghi attrattivi per vivere, lavorare e investire, in un contesto di piena coesione territoriale e di sostenibilità ambientale.» Per come viene presentato nel comunicato stampa, è un ottimo testo, ricco di indicazioni importanti. Ma era tale anche la recente “Legge sulla montagna” che invece si sta rivelando piena di aspetti controversi, e lo era pure la Strategia Nazionale per le Aree Interne, che fonti autorevoli ritengono fallace e inefficace. Dunque? Cui prodest?

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

Inserite il vostro indirizzo e-mail per iscrivervi a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Unisciti a 967 altri iscritti

Articoli più recenti

  • Proprio non ce la facciamo a capirla (a meno di andare tutti alle Svalbard)
  • Neanche il logo di Milano Cortina!
  • Promemoria! Questa sera, a Chiavenna, per parlare di Olimpiadi, “legacy”, montagne, territori, comunità, futuro
  • La “doppia verità” delle Olimpiadi
  • Una conseguenza della crisi climatica poco considerata che mette a rischio la nostra identità
  • MONTAG/NEWS #15: notizie notevoli, interessanti e emblematiche dalle  montagne ne abbiamo avute, la scorsa settimana?
  • Grandi misteri irrisolti (o quasi)
  • L’hospitality lifestyle, pòta! (Un post ironico, ma nemmeno troppo)
  • Solidarietà a un amico “passionale” e coraggioso
  • Il vero problema di molta turistificazione dei territori montani

Archivi

CERCA NEL BLOG:

Tag: prefazione

Barry Lopez, “Attraverso spazi aperti”

Probabilmente nelle prossime righe troverete cose che ho già scritto altre volte, in diverse occasioni, ma non mi do affatto cruccio di ripetermi: secondo me Barry Lopez andrebbe fatto leggere nelle scuole di ogni ordine e grado, e se non i suoi libri interi almeno alcuni dei testi più rappresentativi del suo pensiero e della visione del mondo naturale – o, per meglio dire, della relazione che ha elaborato tra l’uomo e l’ambiente naturale, quelli che l’hanno reso il più grande scrittore di natura e paesaggi non solo americano e contemporaneo ma probabilmente di sempre a livello globale.

Attraverso spazi aperti (Edizioni Black Coffee, 2021, traduzione di Sara Reggiani, prefazione di Robert L. Hass) è una raccolta di quattordici saggi di lunghezza varia già apparsi in altre pubblicazioni ma per l’occasione rivisti e rielaborati da Lopez, la quale conferma pienamente tutte le (forse) insuperabili doti di narratore della natura, e dell’uomo in natura, del grande scrittore americano.

Che si tratti di testi nei quali il viaggio, dunque la descrizione di luoghi, territori, paesaggi e genti sia il loro fulcro, oppure che si abbia a leggere compendi di riflessioni profonde che dal paesaggio nascono per poi svilupparsi attraverso chiavi di interpretazione filosofiche, antropologiche, etnologiche, spirituali nonché ovviamente letterarie, risulta sempre unica la capacità di Lopez di raccontare tutto ciò che si ritrova di fronte al proprio sguardo, qualsiasi cosa sia, nei suoi elementi materiali e in quelli immateriali, ovvero in ciò che colgono i sensi e che poi elaborano la mente, i sensi, l’animo, lo spirito, regalando così al lettore una narrazione talmente compiuta, intensa, approfondita anziché profonda e illuminante (nonché, per quanto mi riguarda, ispirante), quindi un’esperienza di lettura coinvolgente e emozionante […]

[Immagine tratta da facebook.com/BarryLopezAuthor.]
(Potete leggere la recensione completa di Attraverso spazi aperti cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Scritto il 7 gennaio 20257 gennaio 2025Categorie Letteratura,Letture,Libri,Utensili culturaliTag ambientalismo,Antartide,Arctic Dreams,Artico,articoli,articolo,artworks,Attraverso Spazi Aperti,Barry Lopez,basi antartiche,biografia,Black Coffee,Books,Canadian Arctic,capolavoro,career,catalogo,cura,Davide Sapienza,decesso,difesa,download,ebook,ecologia,enviroment,foto,Franco Michieli,Galaad,geografia,Harper's Magazine,Horizon,images,immagini,La sapienza di Davide,La1,landscape,libri,libro,life,Limina,Lupi,McMurdo,Montagne,morte,National Book Award,National Geographic,Natura,Of wolfes and men,omaggio,opere,Oregon,paesaggi,paesaggio,pdf,photos,pictures,polo,Polo Nord,Polo Sud,prefazione,presentazione,recensione,recensioni,ricordo,Robert Hass,RSI,scomparso,Sogni artici,Terra del Fuoco,terre artiche,territorio,The New York Times,The Paris Review.,The Times,Thoreau,titoli,traduzione,Una geografia profonda,USA,volume,WikipediaLeave a comment on Barry Lopez, “Attraverso spazi aperti”

La comprensione empatica di cui tutti avremmo bisogno

[Foto di Arnaud Mesureur su Unsplash.]

Per affrontare con successo i più importanti problemi internazionali come la disponibilità di acqua dolce, nei decenni a venire tutte le culture avranno bisogno di una comprensione empatica. Sorgono però delle questioni. Come potrà operare l’empatia su vasta scala all’interno di culture dove ancora regna il sospetto verso la difficile situazione degli stranieri? O nelle culture già sull’orlo del disfacimento a causa della guerra, della pressione ambientale, degli abusi dei dittatori? O ancora, nelle culture indifferenti al destino di hi vive oltre il proprio confine e convinte che la loro totale disintegrazione non avrà conseguenze?

[Barry Lopez, Horizon, Edizioni Black Coffee, 2022, traduzione, prefazione e cura di Davide S. Sapienza, pag.475. Trovate la mia recensione al libro qui.]

Nei paesi anglosassoni, molto più avanzati dei nostri negli studi psicosociali, esiste una disciplina della psicologia ambientale che si chiama empatia ecologica, o eco-empatia, che analizza e valuta la connessione e gli atteggiamenti degli individui nei confronti della natura e del mondo in generale inteso come ecosistema. Sarebbe una perfetta base psicologica e culturale sulla quale costruire la comprensione empatica tra le varie culture umane che abitano il macro-ecosistema mondo invocata da Lopez. Tuttavia, visto come ancora molta parte della nostra civiltà, anche la più avanzata, si pone nei confronti della natura, temo che quanto affermato da Lopez al momento sia da considerare pura utopia. E si vede benissimo, leggendo le cronache quotidiane di ciò che accade sul nostro pianeta tra le diverse culture che lo abitano.

Scritto il 30 aprile 2024Categorie Dixit,Libri,OpinioniTag ambientalismo,Antartide,Arctic Dreams,Artico,articoli,articolo,artworks,Barry Lopez,basi antartiche,biografia,Black Coffee,Books,Canadian Arctic,capolavoro,career,catalogo,cura,Davide Sapienza,decesso,difesa,download,ebook,eco-empathy,ecologia,ecological empathy,empatia,empatia ecologica,enviroment,foto,Franco Michieli,Galaad,geografia,Harper's Magazine,Horizon,images,immagini,La sapienza di Davide,La1,landscape,libri,libro,life,Limina,Lupi,McMurdo,Montagne,morte,National Book Award,National Geographic,Natura,Of wolfes and men,omaggio,opere,Oregon,paesaggi,paesaggio,pdf,photos,pictures,polo,Polo Nord,Polo Sud,prefazione,presentazione,recensione,recensioni,ricordo,RSI,scomparso,Sogni artici,Terra del Fuoco,terre artiche,territorio,The New York Times,The Paris Review.,The Times,Thoreau,titoli,traduzione,Una geografia profonda,USA,volume,WikipediaLeave a comment on La comprensione empatica di cui tutti avremmo bisogno

Come liberarsi dalla dittatura delle verità assolute

Nonostante le innovazioni tecnologiche che hanno portato un’omogenizzazione culturale in quasi tutto il mondo, viaggiare aiuta il girovago curioso e attento a capire quanto sia profondo il concetto che un posto è sempre e davvero come nessun altro. Viaggiare incoraggia a rivedere i giudizi tramandati e la diffusione dei pregiudizi. Predispone la mente a considerare il contesto, liberandola dalla dittatura delle verità assolute sull’umanità. Aiuta a capire che non tutte le persone vogliono percorrere la stessa strada, perché preferiscono essere sulla propria.

[Barry Lopez, Horizon, Edizioni Black Coffee, 2022, traduzione, prefazione e cura di Davide S. Sapienza, pag.332. Trovate la mia recensione al libro qui –  spoiler: è un libro da leggere assolutamente! Nella foto: in viaggio nella Lapin maakunta, la Lapponia finlandese, agosto 2010.]

Scritto il 24 aprile 2024Categorie DixitTag ambientalismo,Antartide,Arctic Dreams,Artico,articoli,articolo,artworks,Barry Lopez,basi antartiche,biografia,Black Coffee,Books,Canadian Arctic,capolavoro,career,catalogo,cura,Davide Sapienza,decesso,difesa,download,ebook,ecologia,enviroment,Finlandia,foto,Franco Michieli,Galaad,geografia,giudizi,Harper's Magazine,Horizon,images,immagini,landscape,Lapponia,libri,libro,life,Limina,Lupi,McMurdo,mente aperta,Montagne,morte,National Book Award,National Geographic,Natura,Of wolfes and men,omaggio,opere,Oregon,paesaggi,paesaggio,pdf,photos,pictures,polo,Polo Nord,Polo Sud,prefazione,pregiudizi,presentazione,recensione,recensioni,ricordo,RSI,scomparso,Sogni artici,Terra del Fuoco,terre artiche,territorio,The New York Times,The Paris Review.,The Times,Thoreau,titoli,traduzione,Una geografia profonda,USA,verità assolute,viaggiare,viaggio,volume,WikipediaLeave a comment on Come liberarsi dalla dittatura delle verità assolute

Barry Lopez, “Horizon”

Vi dirò: per raccontarvi del libro sul quale state per leggere, mi verrebbe da scrivere lo stesso incipit che formulai per Sogni artici, «È un libro di Barry Lopez, il più grande scrittore americano (e forse più grande in assoluto) di Natura e paesaggi: serve aggiungere altro, al riguardo?»

Ecco, idem per Horizon (Edizioni Black Coffee, 2022, con traduzione, prefazione e cura di Davide S. Sapienza) il quale, se possibile, accresce ancor più la grandezza narrativa, artistica, scientifica, umanistica e filosofica, di Barry Lopez, veramente una pietra miliare della letteratura dedicata in qualsiasi modo al nostro pianeta e a noi che lo abitiamo, a volte armoniosamente, altre volte ignobilmente. Al punto che un libro così, anche per il suo spessore (più di 630 pagine!) abbisogna di una doppia recensione.

La prima, al libro: ribadisco, è un altro capolavoro della letteratura del paesaggio che Barry Lopez come pochi altri ha saputo donarci. I racconti che lo compongono – novelle, diari di viaggio, biografie, saggi, confessioni… ognuno di essi è tante cose allo stesso tempo – sono uno più bello dell’altro seppur, per quanto mi riguarda, li ho trovati di bellezza crescente, con gli ultimi particolarmente affascinanti, evocativi, illuminanti, struggenti, potenti. Tuttavia, ribadisco, non si possono veramente pensare graduatorie di sorta con i testi di Lopez: ogni sua pagina è la visione di un mappamondo sulla cui superficie non si legga solo la geografia del pianeta ma anche la storia, i paesaggi, le tracce lasciate dalle genti, l’anima dei luoghi, lo spirito, la presenza del loro Genius Loci […]

[Barry Lopez, foto di David Littschwager. Fonte qui.]
(Potete leggere la recensione completa di Horizon cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Scritto il 17 aprile 202416 aprile 2024Categorie LettureTag ambientalismo,Antartide,Arctic Dreams,Artico,articoli,articolo,artworks,Barry Lopez,basi antartiche,biografia,Black Coffee,Books,Canadian Arctic,capolavoro,career,catalogo,cura,Davide Sapienza,decesso,difesa,download,ebook,ecologia,enviroment,foto,Franco Michieli,Galaad,geografia,Harper's Magazine,Horizon,images,immagini,La sapienza di Davide,La1,landscape,libri,libro,life,Limina,Lupi,McMurdo,Montagne,morte,National Book Award,National Geographic,Natura,Of wolfes and men,omaggio,opere,Oregon,paesaggi,paesaggio,pdf,photos,pictures,polo,Polo Nord,Polo Sud,prefazione,presentazione,recensione,recensioni,ricordo,RSI,scomparso,Sogni artici,Terra del Fuoco,terre artiche,territorio,The New York Times,The Paris Review.,The Times,Thoreau,titoli,traduzione,Una geografia profonda,USA,volume,Wikipedia3 commenti su Barry Lopez, “Horizon”
Il genere “sui generis”. Le prefazioni dei libri, quando poche parole possono condizionare il successo di un’opera

Il genere “sui generis”. Le prefazioni dei libri, quando poche parole possono condizionare il successo di un’opera

Saprete bene, voi lettori di un certo pregio, che il libro che nel tempo ha acquisito successo, si è storicizzato ed ha sollecitato le dissertazioni della critica, quasi certamente verrà dall’editore prima o poi dotato di una prefazione, sovente redatta da qualche firma di pregio; un’introduzione all’opera, insomma, che prepari il lettore e lo renda pronto a recepire di essa tutti il valore letterario riconosciuto. Qualche settimana fa, sul tema, ha disquisito Carlo Rovella in un articolo su Domenica 24 – inserto culturale de Il Sole 24 ORE – intitolato “Non credete a ciò che state leggendo”, nel quale l’autore si interroga sul fine e sul valore dei testi introduttivi in letteratura. Un passaggio, in particolare, ha attivato la mia riflessione: “Ma servono davvero le prefazioni? In Italia impariamo a scuola che per comprendere un’opera bisogna inquadrarla nel suo contesto culturale, spiegare cosa c’era prima, come viveva l’autore, che problemi aveva, eccetera. (…) In altre scuole del mondo non è così. Nelle scuole anglosassoni per esempio, dove la lunga mano dello storicismo di Hegel ha avuto assai meno presa, un testo si valuta per come può parlare oggi a noi, senza interesse per come e perché è stato scritto a suo tempo. In una scuola inglese si apre una tragedia di Shakespeare, la si legge e ci si chiede: c’è qualcosa di interessante per me in questo testo, così com’è? Mi dice qualcosa? Sui miei problemi, sulla mia società, sulle mie emozioni? Mi insegna qualcosa? Senza fare introduzioni, cappelli, premesse o inquadramenti.”.
Tali osservazioni, appunto, mi hanno portato a riflettere ulteriormente sulla questione, ovvero a cercare di analizzare quello che, a tutti gli effetti, è una sorta di genere sui generis dotato di propri schemi, stili, regole e strategie espressive: la prefazione – e, di conseguenza, lo scrivere prefazioni. Se Rovella si chiede a cosa servono, io mi chiedo: ma cosa deve essere una prefazione? Che funzione deve avere in relazione al libro che introduce, per far che sia effettivamente proficua per esso e non invece, in qualche modo, addirittura nociva?
Nociva, già: uno degli esempi più illuminanti in tal senso è la celebre prefazione di Bertrand Russell al Tractatus Logico-Philosophicus di Ludwig Wittgenstein, considerato uno dei testi fondamentali per il pensiero del Novecento, che Russell introduce con mille elogi ma pure con una sostanziale stroncatura, affermando in buona sostanza di non credervi (parlando di “illusorietà di teorie apparentemente irrefutabili”); non solo, indirizzando pure il lettore verso una certa interpretazione del testo – in relazione alla creazione, nel Tractatus, delle condizioni per un linguaggio (di descrizione filosofica della realtà) logicamente perfetto – che però lo stesso Wittgenstein respinge già nel testo stesso, dichiarandosi per nulla interessato a nessun tipo di linguaggio!
Ora, questo è un esempio certamente molto “accademico” ma d’altro canto assai esemplificativo della questione alla base delle mie suddette domande. Vi sono stati nel tempo ottimi autori che si sono più volte cimentati nella scrittura di prefazioni per opere altrui, quasi specializzandosi nella loro stesura: è capitato che tali autori fossero più celebri e rinomati degli scrittori delle opere introdotte, in questo modo influenzando inevitabilmente l’attenzione e la considerazione del lettore (è il caso, ad esempio, dell’autore straniero introdotto dallo scrittore indigeno già noto). Non di rado, poi, nella prefazione non ci si limita a introdurre l’opera e a contestualizzarla nel tempo e nello spazio in cui la vicenda narrata si svolge, ma ci si spinge pure ad interpretarla ovvero a offrire (o imporre) al lettore una chiave di lettura di essa: un metodo assai discutibile, a mio modo di vedere, anche quando venga da un luminare dell’ambiente letterario, che spesso cela un egotismo bello e buono, e pure dogmatico! Da citare è anche il caso delle prefazioni sostanzialmente inutili, talmente vuote di senso da annoiare mortalmente il lettore prima ancora di arrivare al testo vero e proprio e guastandogli la predisposizione d’animo verso di esso.
Nonostante la personale passione per i testi di critica letteraria, credo che un maggiore approccio alle opere letterarie in stile anglosassone, come indica Rovella nell’articolo citato, non farebbe male all’evoluzione del gusto letterario diffuso. E’ il lettore che si legge il libro, e che deve dunque ricavarne non solo un giudizio estetico ma pure una propria interpretazione razionale il più possibile libera e autonomamente ragionata. La prefazione ad un libro deve semmai essere un morbido tappeto che vi introduca con calma e confortevolmente, non certo uno scivolo sul quale si viene spinti con irruenza. Ripeto: sono convinto che il gusto pubblico per la lettura ne gioverebbe parecchio, e ne gioverebbero i libri stessi, finalmente in grado di vivere totalmente di vita propria, non più dipendenti, poco o tanto, da un tutore a volte troppo ingombrante.

P.S.: articolo pubblicato sul nr.0/Primavera 2014 di Scrivendo Volo. Cliccate QUI per acquistarlo.

Scritto il 15 aprile 201424 aprile 2014Categorie (L.),Articoli,Letteratura,Magazzino,OpinioniTag articolo,domenica,genere,introduzione,letteraria,letterario,letteratura,libro,prefazione,prologo,romanzo,Rovella,Russell,ScrivendoVolo,Sole 24 Ore,sui generis,tecnica,Tractatus,Wittgenstein2 commenti su Il genere “sui generis”. Le prefazioni dei libri, quando poche parole possono condizionare il successo di un’opera

Paginazione degli articoli

Pagina precedente Pagina 1 Pagina 2
Blog su WordPress.com.
  • Abbonati Abbonato
    • lucarota.com
    • Unisciti ad altri 967 abbonati
    • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
    • lucarota.com
    • Abbonati Abbonato
    • Registrati
    • Accedi
    • Segnala questo contenuto
    • Visualizza sito nel Reader
    • Gestisci gli abbonamenti
    • Riduci la barra
 

Caricamento commenti...