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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e scrive. E viceversa. Per saperne di più, clic.

  • Sabato 17 ottobre, al Rifugio SEV Pianezzo,  dialogherò con Andrea Cassini di uomini, animali, coesistenza, relazioni naturali, immaginari ancestrali, intorno al suo libro “Sulla via dell’orso”.

Altri incontri seguiranno successivamente; seguite il blog per rimanere aggiornati al riguardo.

DATA CENTER (ANCHE) NELLE ALPI, CRESCE LA PREOCCUPAZIONE

Il boom dell’intelligenza artificiale sta guidando una crescita allarmante dei centri di calcolo anche nella regione alpina, con grandi impianti in Austria, Francia e Svizzera. Questi enormi data center comportano un consumo massiccio di energia elettrica, acqua per il raffreddamento e suolo, aggravandone le conseguenze sull’ambiente. Alcuni progetti godono di agevolazioni o esenzioni dalle valutazioni d’impatto ambientale, mentre le pressioni delle multinazionali ostacolano la trasparenza. Le associazioni di tutela ambientale chiedono una riforma normativa per arginare i rischi ecologici: «La politica dovrebbe finalmente reagire e colmare tali lacune legislative», afferma Paul Kuncio, giurista ambientale presso la CIPRA International.


TURISMO POST-OLIMPICO: LIVIGNO IN CORSA PER LA MEDAGLIA D’ORO (DI RETORICA)

A Livigno è andato in scena il “Forum del Turismo 2026”, organizzato da UniCredit e dagli operatori turistici di Livigno, nel quale si è fatto il punto sull’eredità di Milano Cortina in loco. Be’, la lettura dell’articolo su “La Provincia-Unica TV” che ne dà conto è a dir poco illuminante: tante belle parole, pochi fatti concreti, al solito. Particolarmente emblematica, al riguardo, è stata la tavola rotonda “L’eredità delle Olimpiadi, economia, territorio e sviluppo oltre Milano Cortina 2026” che in realtà ha visto il NON confronto tra i soggetti partecipanti, tutti parte a vario titolo della “filiera” olimpica, che se la sono cantata e suonata da soli stando ben attenti a far partecipare qualsiasi voci fuori dal loro coro: il che la dice lunga sulla retorica pervasiva che continua a caratterizzare i Giochi. Peccato: si è persa un’ennesima occasione persa per fare veramente del bene a Livigno e alla sua comunità.


LA QUERELLE INFINITA TRA GUIDE ALPINE E GUIDE AMBIENTALI ESCURSIONISTICHE

Va avanti ormai da anni avanti la querelle tra le Guide Alpine, ai cui collegi appartengono gli Accompagnatori di Media Montagna (AMM), e le Guide Ambientali Escursionistiche (GAE), con queste che rivendicano la possibilità di accompagnare clienti anche in ambiente montano trovando il netto «no!» delle prime. I regolamenti vigenti in molte regioni riservano gli itinerari sopra i 700 metri classificati EE (Escursionisti Esperti) ed E (Escursionisti) agli AMM; addirittura il Trentino-Alto Adige riconosce in senso generale i soli AMM iscritti al Collegio e non riconosce la formazione delle GAE perché non certificata da un esame di abilitazione pubblico. Una situazione parecchio complicata, insomma, della quale si è occupata la trasmissione “Orobie Extra” con in interessante dibattito tra Fabrizio Pina, presidente del Collegio delle Guide alpine della Lombardia e vice presidente nazionale, e Guglielmo Ruggiero, presidente nazionale AIGAE.


UN’ASSURDITÀ A FORMA DI PISTA DA BOB

A Cortina d’Ampezzo va in scena un teatro dell’assurdo che ha le forme della pista di bob olimpica. Un’analisi della società di consulenza KPMG per la Regione Veneto svela che la nuova pista da bob, ricostruita per le Olimpiadi 2026 a un costo lievitato da 60 a 118 milioni di Euro, genererà un passivo annuo di circa 800mila Euro. Le spese annue (stimate a oltre 1,3 milioni, soprattutto per energia e personale) superano nettamente i ricavi. Per coprire le perdite, il comune conta sugli introiti di altre attività, immobili post-olimpici e appartamenti comunali: in pratica, la folle spesa per mantenere un’opera inutile verrà scaricata sulla collettività, in un paese dove insegnanti e personale sanitario faticano a trovare un alloggio a causa dei prezzi alti. Un altro chiaro esempio di cosa sia realmente la “legacy olimpica”.


LA MERCIFICAZIONE DELLE MONTAGNE CORRE LUNGO LE STRADE STERRATE

Sul sito della CIPRA Francesco Pastorelli analizza il fenomeno delle strade di alta montagna – in particolare sulle Alpi occidentali – sempre più sfruttate come vero e proprio modello di business turistico legato ai motori. Spesso promosse attraverso pacchetti dedicati a motociclisti e fuoristrada 4×4 (molti dei quali provenienti dall’estero), queste strade sterrate subiscono una mercificazione che genera guadagni immediati a scapito dell’ambiente e della qualità paesaggistica. I pedaggi e le rare giornate a traffico chiuso non bastano come deterrente, mentre la resistenza locale a limitazioni più rigide frena il cambiamento temendo cali economici. Tuttavia, l’esperienza dimostra che le restrizioni ai veicoli valorizzano il territorio e attraggono un turismo di qualità. Occorre maggiore coraggio e lungimiranza da parte degli enti locali e delle comunità per tutelare i delicati ecosistemi alpini.

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I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: Russell

Il genere “sui generis”. Le prefazioni dei libri, quando poche parole possono condizionare il successo di un’opera

Il genere “sui generis”. Le prefazioni dei libri, quando poche parole possono condizionare il successo di un’opera

Saprete bene, voi lettori di un certo pregio, che il libro che nel tempo ha acquisito successo, si è storicizzato ed ha sollecitato le dissertazioni della critica, quasi certamente verrà dall’editore prima o poi dotato di una prefazione, sovente redatta da qualche firma di pregio; un’introduzione all’opera, insomma, che prepari il lettore e lo renda pronto a recepire di essa tutti il valore letterario riconosciuto. Qualche settimana fa, sul tema, ha disquisito Carlo Rovella in un articolo su Domenica 24 – inserto culturale de Il Sole 24 ORE – intitolato “Non credete a ciò che state leggendo”, nel quale l’autore si interroga sul fine e sul valore dei testi introduttivi in letteratura. Un passaggio, in particolare, ha attivato la mia riflessione: “Ma servono davvero le prefazioni? In Italia impariamo a scuola che per comprendere un’opera bisogna inquadrarla nel suo contesto culturale, spiegare cosa c’era prima, come viveva l’autore, che problemi aveva, eccetera. (…) In altre scuole del mondo non è così. Nelle scuole anglosassoni per esempio, dove la lunga mano dello storicismo di Hegel ha avuto assai meno presa, un testo si valuta per come può parlare oggi a noi, senza interesse per come e perché è stato scritto a suo tempo. In una scuola inglese si apre una tragedia di Shakespeare, la si legge e ci si chiede: c’è qualcosa di interessante per me in questo testo, così com’è? Mi dice qualcosa? Sui miei problemi, sulla mia società, sulle mie emozioni? Mi insegna qualcosa? Senza fare introduzioni, cappelli, premesse o inquadramenti.”.
Tali osservazioni, appunto, mi hanno portato a riflettere ulteriormente sulla questione, ovvero a cercare di analizzare quello che, a tutti gli effetti, è una sorta di genere sui generis dotato di propri schemi, stili, regole e strategie espressive: la prefazione – e, di conseguenza, lo scrivere prefazioni. Se Rovella si chiede a cosa servono, io mi chiedo: ma cosa deve essere una prefazione? Che funzione deve avere in relazione al libro che introduce, per far che sia effettivamente proficua per esso e non invece, in qualche modo, addirittura nociva?
Nociva, già: uno degli esempi più illuminanti in tal senso è la celebre prefazione di Bertrand Russell al Tractatus Logico-Philosophicus di Ludwig Wittgenstein, considerato uno dei testi fondamentali per il pensiero del Novecento, che Russell introduce con mille elogi ma pure con una sostanziale stroncatura, affermando in buona sostanza di non credervi (parlando di “illusorietà di teorie apparentemente irrefutabili”); non solo, indirizzando pure il lettore verso una certa interpretazione del testo – in relazione alla creazione, nel Tractatus, delle condizioni per un linguaggio (di descrizione filosofica della realtà) logicamente perfetto – che però lo stesso Wittgenstein respinge già nel testo stesso, dichiarandosi per nulla interessato a nessun tipo di linguaggio!
Ora, questo è un esempio certamente molto “accademico” ma d’altro canto assai esemplificativo della questione alla base delle mie suddette domande. Vi sono stati nel tempo ottimi autori che si sono più volte cimentati nella scrittura di prefazioni per opere altrui, quasi specializzandosi nella loro stesura: è capitato che tali autori fossero più celebri e rinomati degli scrittori delle opere introdotte, in questo modo influenzando inevitabilmente l’attenzione e la considerazione del lettore (è il caso, ad esempio, dell’autore straniero introdotto dallo scrittore indigeno già noto). Non di rado, poi, nella prefazione non ci si limita a introdurre l’opera e a contestualizzarla nel tempo e nello spazio in cui la vicenda narrata si svolge, ma ci si spinge pure ad interpretarla ovvero a offrire (o imporre) al lettore una chiave di lettura di essa: un metodo assai discutibile, a mio modo di vedere, anche quando venga da un luminare dell’ambiente letterario, che spesso cela un egotismo bello e buono, e pure dogmatico! Da citare è anche il caso delle prefazioni sostanzialmente inutili, talmente vuote di senso da annoiare mortalmente il lettore prima ancora di arrivare al testo vero e proprio e guastandogli la predisposizione d’animo verso di esso.
Nonostante la personale passione per i testi di critica letteraria, credo che un maggiore approccio alle opere letterarie in stile anglosassone, come indica Rovella nell’articolo citato, non farebbe male all’evoluzione del gusto letterario diffuso. E’ il lettore che si legge il libro, e che deve dunque ricavarne non solo un giudizio estetico ma pure una propria interpretazione razionale il più possibile libera e autonomamente ragionata. La prefazione ad un libro deve semmai essere un morbido tappeto che vi introduca con calma e confortevolmente, non certo uno scivolo sul quale si viene spinti con irruenza. Ripeto: sono convinto che il gusto pubblico per la lettura ne gioverebbe parecchio, e ne gioverebbero i libri stessi, finalmente in grado di vivere totalmente di vita propria, non più dipendenti, poco o tanto, da un tutore a volte troppo ingombrante.

P.S.: articolo pubblicato sul nr.0/Primavera 2014 di Scrivendo Volo. Cliccate QUI per acquistarlo.

Scritto il 15 aprile 201424 aprile 2014Categorie (L.),Articoli,Letteratura,Magazzino,OpinioniTag articolo,domenica,genere,introduzione,letteraria,letterario,letteratura,libro,prefazione,prologo,romanzo,Rovella,Russell,ScrivendoVolo,Sole 24 Ore,sui generis,tecnica,Tractatus,Wittgenstein2 commenti su Il genere “sui generis”. Le prefazioni dei libri, quando poche parole possono condizionare il successo di un’opera
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