Svizzera, 1 agosto

La Svizzera è un miracolo, un prodigio, o un fenomenale numero di prestigiazione.
Uno staterello piccolo piccolo capace di fare la voce grossa come e più che tante stimate superpotenze, un Davide minuto ma assai scaltro e lungimirante che, a forza di sollevare pietre e trasportare tronchi e chissà, fors’anche grazie a qualche anabolizzante, s’è fatto capace di tirare a tanti nerboruti Golia sonore e dolorose mazzate. Ovvero, un branco di rudi montanari che, nonostante l’orizzonte limitato dalle alte e arcigne vette alpine, hanno saputo sviluppare in modo sorprendente la capacità di vedere lontano, e di trarre dal loro sostanziale nulla praticamente tutto, e anche di più. Tenendoselo poi ben stretto.
[…]
La Svizzera è una specie di aspirapolvere. A volte dolce, a volte violento. Attrae verso di sé e in sé, ma lascia che ben poco ne possa fuoriuscire – di propria spontanea iniziativa, intendo.
Ha attratto aristocratici in cerca di placido sollazzo o di eroismi alpinistici, e artisti e letterati sovente innovativi – o eccentrici – tanto da venir considerati sovversivi nei paesi d’origine, ai quali ha regalato insperate libertà. Attrasse poveri emigranti in cerca di lavoro, e spesso fece far loro i lavori più umili e umilianti; ne aspirò energie e vitalità, ma consentì anche a chi resistette dal vedersi come un misero servo di quart’ordine e ai suoi figli di fare fortuna, a volte assai grande.
Attirò (e attrae) denari, ori, tesori e capitali. Attrae geniali, ricchissimi industriali e scaltri, tenebrosi faccendieri. Attrae VIP e celebrità nelle sue lussuose località sciistiche, e nel contempo piccoli borghesucci di periferia smaniosi di sentirsi, per qualche ora, nella stessa dimensione dei primi. A tutti quanti la Svizzera aspira una proporzionale quota di denaro, trasformato in consumismo quasi sempre superfluo ma molto spesso di qualità, più che, ad esempio, a Roma, Parigi o New York. Il suo esperimento nazionale di egualitarismo sociale diviene di stampo capitalista, a livello internazionale; non sfugge alle regole spesso fosche e bieche che il capitalismo impone, ma almeno le rende morali, se così si può dire, e fruttuose. La Svizzera si offre al forestiero che la può compensare, non ad altri.
[…]
La Svizzera è bellissima, ed è perfettamente cosciente di quanto lo sia. Per ciò, come una osannata e ossequiata star dello spettacolo, si concede all’ammirazione planetaria e tuttavia mal tollera chi ne possa anche poco oscurare il fascino. L’Europa intorno la adula, la corteggia, lei le occhieggia, la alletta ma mai le si concede veramente; l’Europa a volte si irrita per tale comportamento, finge di poter corteggiare altre ma sanno bene, entrambe, che altre non vi sono, così. E maliarda se ne approfitta, la Svizzera, avvenente donna di mondo che mai abbandona il proprio prezioso boudoir verso il quale il resto del pianeta guarda e giunge, sedotto anche di più.

Oggi, 1 agosto, è la lucerna_book1_800Festa Nazionale Svizzera. Dunque, inevitabilmente, non potevo esimermi dall’estrarre un brano come quello che avete appena letto dal mio

Lucerna, il cuore della Svizzera
Historica Edizioni 2016, Collana Cahier di Viaggio
ISBN 978-88-99241-94-0, pag.167, € 10,00

(Cliccate sul libro per saperne di più!)

INTERVALLO – Canton Ticino (Svizzera), “Bibliocabine”

bibliocabina1Anche il Canton Ticino si converte al riutilizzo delle vecchie cabine telefoniche in disuso come mini-biblioteche per il book crossing. Sono così nate le Bibliocabine e già 15 sono quelle attive in diverse località sparse per il territorio della regione elvetica di lingua italiana, ottenendo ovunque un ottimo successo.  «Libri lasciati finora in cantina o sugli scaffali impolverati possono in questo modo rivivere» raccontano alcuni utenti della bibliocabina di Melide, bella località sul lago a pochi chilometri da Lugano. «È un modo solidale per diffondere e scambiare sapere, cultura e quindi evoluzione positiva della persona. Ma tutto ciò serve anche a riconvertire delle strutture destinate al degrado o alla dismissione.»

Cliccate sull’immagine in testa all’articolo per saperne di più.

P.S.: grazie di cuore a Stefania Comi per la segnalazione!

La città della luce

Luzern_photonightvirgoletteLuzern, “Luce-rna”, ovvero città della luce. Un nome che più azzeccato non potrebbe essere.
Qui, dove finalmente le rocciose e irte corrugazioni alpine si distendono nelle placide, rotondeggianti e confortevoli colline dell’Altopiano Centrale, il cielo si apre come l’immensa corolla d’un fiore iridescente che abbia scelto di rivolgersi verso la Terra, non verso il Sole, e che non effonda profumo ma luce, purissima luce – o forse sì, è un profumo anche quello, la cui fragranza sa farsi sentire ai sensi interiori piuttosto che a quelli esteriori. Un’essenza meravigliosa, paradisiaca – l’essenza di un Eden sulla Terra.
Forse anche da ciò scaturì la leggenda che narra dell’angelo il quale indicò agli uomini di quel territorio, proprio con una luce, dove costruire la nuova città. Beh, grazie! – verrebbe da scherzare: chi più di un angelo se ne intende di paradisi e posti affini? Ma se non si può che sorridere di fronte ai miti della superstizione popolare, viene d’altro canto da riflettere come quell’angelo o chi per lui, oltre che di paradisi, s’intendesse e bene di affari, per come Lucerna venne edificata in una posizione sublime non solo paesaggisticamente ma pure commercialmente, lungo la via che dal sud Europa, attraverso il Gottardo – valico non a caso aperto quasi contemporaneamente al primo insediamento lucernese – portava verso Nord. Via trafficatissima da genti, merci, beni, denari, tesori vari e assortiti fin da chissà quali tempi remoti, come denotato poc’anzi. Evidentemente già agli elvetici di allora non mancava un certo buon fiuto per gli affari, ma non credo di fantasticare troppo nel supporre che ai mercanti in viaggio attraverso le Alpi e in transito su quella via, giungere in un luogo e in un paesaggio così bello doveva illuminare l’animo esattamente come al viaggiatore contemporaneo, e invitare alla sosta (e al commercio) lì piuttosto che altrove.
Similmente non è un caso che Lucerna fosse destinata a diventare la capitale della Confederazione Elvetica; venne poi scelta Berna per convenienze amministrative, ma la posizione geograficamente baricentrica della città rispetto alla nazione d’intorno da sempre ne riflette in maniera emblematica anche la posizione morale e umorale. L’essenza della Svizzera è qui, più che altrove, la sua natura nazionale, il compendio delle sue migliori caratteristiche, la prova di come la sua gente abbia saputo fare, di quanto naturalmente a disposizione, qualcosa di incredibilmente buono, e fruttuoso. Berna è elegantissima, Zurigo è scintillante, Ginevra cosmopolita, Basilea fremente. Tutte le città elvetiche hanno proprie peculiarità pregnanti e toccanti, capaci di ammaliare e appassionare tanti viaggiatori; nessuna come Lucerna ha quel non so che di sommo e inimitabile, in grado di sedurre tutti i viaggiatori. Ogni città può essere un diamante che rilascia nel cuore la sua preziosa luminosità, ma Lucerna in quel cuore lascerà, a quel cuore donerà, anche un pezzo del diamante che è. Il quale diverrà gioiello pregiato, e il cuore suo perenne forziere.
E se Berna è la capitale amministrative della Confederazione, se Zurigo è quella economica, certamente Lucerna ne è capitale morale, appunto. Io credo che se la Svizzera, per un ipotetico e mi auguro assurdo conflitto, dovesse gioco forza scegliere quali città perdere, sono certo che i dubbi sarebbero atroci ma pochi: con Zurigo perderebbe la ricchezza, con Berna l’identità politica, con Lucerna l’anima. E senz’anima non vi è creatura vivente degna di tal nome.

Lucerna-libro-cut_750Un breve estratto da “Lucerna, il cuore della Svizzera”, la mia piccola “guida di viaggio emozionale” sulla e nella città elvetica, luogo molto meno noto di quanto meriti ma – anche per questo – molto più capace di stupire qualsiasi suo visitatore. Il libro è disponibile presso tutte le librerie (anche su ordinazione, nel caso non sia presente) e negli stores on line (ad esempio qui, qui, qui o direttamente nell’eshop dell’editore) peraltro ad un prezzo assolutamente popolare: solo 5 Euro. Per avere qualsiasi ulteriore informazione sul libro cliccate sull’immagine lì sopra, oppure potete contattare me (anche lasciando un commento a questo articolo), o direttamente l’editore.
Pronti dunque a partire e viaggiare tra le pagine (e magari non solo) per scoprire Lucerna? Se sarà così, buona lettura!

Luca Rota
Lucerna, il cuore della Svizzera
Historica Edizioni 2013
Collana Cahier di Viaggio
ISBN 978-88-96656-85-3
Pag.52, € 5,00

Russell Chapman, “Syria, refugees & rebels”: un libro-testimonianza per immagini sul conflitto in Siria

Russell-Syriabook-copPer parecchio tempo sulla Siria, e sul dramma del suo conflitto, si è detto di tutto e il contrario di tutto. Si è detto che i buoni erano i cattivi e viceversa, che gli uni erano ormai sconfitti ma poi lo erano gli altri, che le colpe del conflitto erano di questo e di quest’altro con la complicità di quella o quell’altra superpotenza… Parole, tante parole – con pochissimi fatti per troppo tempo, purtroppo – sovente dichiarate e sostenute senza alcuna testimonianza concreta sul campo, laggiù, in Siria.
Da qualche tempo, invece, della Siria non si parla ormai quasi più; le cronache della sua guerra evidentemente non interessano più TG e quotidiani – salvo sporadiche eccezioni – quasi che laggiù la situazione si sia calmata e normalizzata, quasi che la “mirabile” diplomazia internazionale abbia conseguito il risultato di sistemare la questione. Per tutto ciò noi, comuni cittadini e fruitori (sovente nostro malgrado) dell’informazione mediatica contemporanea, sia prima che dopo e tutt’ora continuiamo a vagare in una sostanziale ignoranza circa la questione siriana, ovvero ignorando quale sia l’effettiva realtà dei fatti e quanto grave ad oggi permanga.

Russell Chapman, mirabile fotografo d’arte britannico residente in Svizzera, in Siria ci è stato, ed ha preferito far “parlare” ciò che ben difficilmente può mentire: la realtà, e l’immagine di essa raccolta dal suo obiettivo rivolto soprattutto verso le persone comuni, prime vittime del conflitto nonché, con la loro sconvolta e difficile quotidianità, primi testimoni della più probabile verità su di esso.
Da qualche settimana è in vendita il libro fotografico nato dalla sua esperienza in prima linea, Syria, refugees & rebels: la narrazione per immagini di una storia umana e della sua tragedia, prima che di ogni altra cosa. Perché come sempre, chiunque sarà il vincitore – se poi ve ne sarà uno – o il perdente, la guerra colpisce e uccide la gente comune, non certo i potenti ben protetti dentro i loro palazzi fortificati nei quali nemmeno penetra il rumore delle esplosioni e le urla dei feriti…

Syria, refugees & rebels è acquistabile QUI, direttamente dal blog di Russell Chapman, oppure su Amazon. Ve lo consiglio caldamente: credo sia, oltre che un libro di valore eccelso, uno dei migliori ausili editoriali oggi in circolazione per capire cosa è successo laggiù, e cosa potrà ancora succedere in futuro. Ben più efficace di tante belle e inutili parole, appunto.

Se l’arte è qualcosa di effimero, che lo sia veramente! “L’Arte della Memoria”, a Lugano fino a Gennaio 2014

LAM_A5_fronteVoglio segnalare un evento artistico assolutamente originale in corso a Gentilino, nell’immediata periferia di Lugano – e ringrazio molto il grande artista ticinese Alex Dorici che me ne ha parlato. Sapete, no, quando si accendono le varie discussioni sul valore dell’arte contemporanea, sul fatto che essa sia oggi sempre più effimera, momentanea, che spesso non sappia – dicono i commentatori più critici – lasciare un segno di essa nel ricordo del visitatore… Ecco, l’idea di fondo de L’Arte della Memoria è proprio questa, ma per così dire ribaltata nel senso: Villa Ambrosetti, a Gentilino, è un vecchio edificio che il prossimo Gennaio sarà demolito, e per questo dall’ultimo weekend di Ottobre è stato adibito a “museo temporaneo” d’arte (e non solo) da parte di un gruppo di artisti. Dov’è la novità in ciò? E’ nel fatto che le opere allestite al suo interno verranno distrutte insieme alla Villa. Un progetto parecchio originale, come già dicevo, geniale quasi!
Così leggo nel sito del progetto:

23 artisti contemporanei locali e internazionali sono stati invitati ad intervenire al suo interno ispirandosi al tema della memoria. Attraverso forme d’arte come la pittura su muro, l’installazione o la performance, gli spazi della Villa vengono così reinterpretati. Se alcuni artisti hanno già iniziato a lavorare, altri realizzeranno le proprie opere in loco tra 26 e il 27 ottobre 2013, permettendo così al pubblico di assistere in diretta alla loro creazione.
Si tratta dunque di una mostra temporanea, effimera e strettamente legata ad un luogo e alla sua memoria. Di essa resterà solo un ricordo, delle immagini, un catalogo; tutte le opere create in situ verranno infatti distrutte insieme alla Villa nel gennaio del 2014, ricordandoci così che tutto ciò che è terreno è destinato ad accogliere i cambiamenti dati dall’inevitabile scorrere del tempo.

L’evento clou si è già svolto nell’ultimo weekend di Ottobre, appunto, ma fino a Gennaio 2014 la mostra sarà aperta al pubblico su prenotazione durante i fine settimana, avendo così modo di visitarla con maggior calma.
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” disse Antoine Lavoisier. Verissimo, e anche l’arte è in fondo un processo di continua trasformazione: della materia in primis, ma anche del gusto, dello stile, della visione della realtà e del senso di essa, arrivando ad essere – nei casi migliori – una rivelazione ovvero la forma più alta di trasformazione, per come può riuscire a farci vedere il mondo in un modo nuovo e/o prima sconosciuto.
Cliccate sull’immagine per visitare il sito web de L’Arte della Memoria e conoscere i dettagli del progetto, gli artisti partecipanti, come visitarlo e ogni altra informazione utile. E se, visitandolo, troverete triste che le così pregevoli opere d’arte presenti nella Villa verranno distrutte, non potrete far altro che serbare di esse il ricordo più vivido e la memoria più intensa: in fondo è proprio questo il fine ultimo (e fondamentale) del progetto!