Tullio De Mauro (1932 – 2017)

1441873704_tullio-de-mauroNella tristezza del momento, piove sul bagnato più melmoso – mi viene da ironizzare amaramente. Se ne è andato Tullio De Mauro, uno dei principali linguisti italiani, “esponente di quella generazione che aveva traghettato la scuola e l’università da contesti di élite ad habitat culturale, civile ed educativo rivolto alla collettività nel suo insieme” come scrive bene Claudio Vercelli. Più pragmaticamente, io ricordo il suo forte impegno in tema di studio e analisi del sempre più diffuso e preoccupante analfabetismo culturale – strumentale e funzionale – in Italia (qui un buon articolo al riguardo), e i suoi allarmi circa i deleteri effetti di tale situazione sullo sviluppo generale del paese:

“Il grave analfabetismo strumentale e funzionale incide negativamente sulle capacità produttive del paese e, a loro avviso, è responsabile del grave ristagno economico che affligge l’Italia dai primi anni novanta.”

E quanto affermazioni del professor De Mauro come quella seguente sono oggi la fotografia perfetta della realtà di fatto nella quale, ahinoi, ci ritroviamo a (soprav)vivere?

“Purtroppo l’analfabetismo è oggettivamente un instrumentum regni, un mezzo eccellente per attrarre e sedurre molte persone con corbellerie e mistificazioni.”

Una perdita veramente grave, di un intellettuale vero, illuminante, di rara intelligenza, sagacia e saggezza, che se ne va nello stesso giorno in cui, nel 1932, nasceva Umberto Eco, del quale era coetaneo: un altro personaggio fondamentale, che ha lasciato un vuoto culturale e intellettuale forse incolmabile.

Spero di sbagliarmi, ma temo che Tullio De Mauro – ed Eco, e i grandi come loro non più tra noi – mancherà, alla cultura italiana, come può mancare un pilastro portante alla base di un palazzo sempre più traballante e bisognoso di nuovi puntelli, se di pilastri per il momento non ve ne sono.

INTERVALLO – New York (USA), La “Rose Reading Room” della NY Public Library

16jpbuildings4-superjumboLa maestosa Sala Rosa presso l’edificio principale della New York Public Library, tra la 42a Strada e la Fifth Avenue, è stata riaperta giusto l’anno appena trascorso dopo una ristrutturazione durata due anni, ed è certamente una delle sale di lettura pubbliche più affascinanti – oltre che grandi – del mondo.
Cliccate qui per visitare il sito web della biblioteca; cliccate invece sull’immagine per poterne godere in un formato più grande.

(Photo credit: Philip Greenberg per The New York Times)

Modus Legendi, anno 2017

È partita l’edizione 2017 di Modus Legendi, una delle migliori e più efficaci iniziative di sostegno dei libri e della lettura di qualità nonché indipendente – dalle logiche sempre più discutibili del mercato editoriale contemporaneo, e non solo – mai intraprese su scala nazionale e per di più dal basso, come dovrebbe essere per qualsiasi iniziativa di culturaqualcosa che è di tutti, sempre e comunque.
Dell’edizione 2016 ne ho parlato più volte, qui sul blog. Per questa nuova edizione, lascio invece la parola a Ultima Pagina, il sito che quest’anno collabora con Modus Legendi e ne cura le operazioni di votazione, che offre la più completa ed esauriente descrizione di cosa sarà questa edizione 2017 – che mi auguro apprezzerete parecchio e alla quale spero vogliate partecipare, così da conferirle sempre maggiore forza e efficacia.

moduslegendi-imageTorna Modus Legendi, la rivoluzione gentile che l’anno scorso, ad aprile, ha portato in classifica Il posto di Annie Ernaux. Un circolo virtuoso che ha coinvolto lettori, librai, editori e giornalisti – come racconta qui l’ideatore dell’iniziativa, Angelo Di Liberto. L’iniziativa è stata promossa a partire dal gruppo Facebook Billy, il vizio di leggere, una community molto viva e numerosa (oltre 12mila iscritti) che dimostra come i social media, se usati responsabilmente, possono diventare un luogo di incontro e scambio.

Come funziona Modus Legendi? È molto semplice. Si sceglie una rosa di cinque libri, presi dalla piccola editoria di qualità. Poi si procede a votare quello che si vuol far diventare il nuovo caso editoriale. Il più votato, infatti, sarà acquistato dai partecipanti durante una settimana stabilita, in modo da influire sulle classifiche di vendita.

Dai microfoni della trasmissione Fahrenheit (Radio 3), il 2 gennaio sono stati rivelati i nomi dei cinque libri candidati per l’iniziativa Modus Legendi 2017:

15871915_10208231795128947_4109028702549607491_nLe votazioni, aperte fino al 22 gennaio 2017, sono possibili registrandosi sul  forum di Ultima Pagina – basta avere un account Facebook, Twitter o Google+: iscrivetevi e votate.

Il più votato sarà poi protagonista della maratona d’acquisto, che si terrà nella seconda settimana di febbraio – i giorni esatti saranno comunicati nelle prossime settimane. Con Ultima Pagina siamo molto felici di collaborare quest’anno all’iniziativa, che ben si sposa con la nostra filosofia di un’editoria in cui tutti gli attori coinvolti mettono la passione per i libri al centro di tutto.

Per questa edizione, le novità non si fermano qui. Si sta infatti lavorando per la Maratona Modus Legendi. La maratona prevede la scelta di una data, all’interno della settimana dell’acquisto, in cui i lettori si faranno portavoce dell’iniziativa nelle librerie sul territorio. Durante la giornata, oltre a parlare del libro si presenterà l’iniziativa Modus Legendi, spiegando in cosa consiste. Nella giornata dedicata alla Maratona le librerie aderenti saranno collegate in diretta streaming, sotto l’attenta supervisione di Chiara Beretta Mazzotta (consulente editoriale, editor e speaker letteraria di Radio 105).

Le librerie che vogliono aderire possono contattare gli organizzatori scrivendo alla pagina Facebook di Modus Legendi o via mail. Per informazioni o assistenza nel voto, scrivere direttamente agli amministratori del Forum.

Il ceto medio, per così dire (N.V.Gogol Dixit)

A Pietroburgo ci sono ufficiali che costituiscono per così dire il ceto medio. Troverete sempre uno di loro a pranzo o a cena con un consigliere di Stato o un consigliere effettivo che si è meritato questo grado dopo quarant’anni di fatiche. Alcune figlie smunte, assolutamente incolori come lo è Pietroburgo, alcune già troppo mature, un tavolino da tè, un pianoforte, balli casalinghi: questo è lo sfondo su cui brilla, sotto il lampadario, la mostrina dell’ufficiale, fra una biondina per bene e il nero frac del fratello o di un amico di famiglia. (…) Molti di loro, insegnando in istituti statali o preparando i giovani per questi istituti, alla fine riescono a farsi un calesse e un paio di cavalli. La loro cerchia di conoscenze allora comincia a crescere: finalmente riescono a sposare la figlia di un mercante che sa suonare il pianoforte, ha per dote un centinaio di rubli in contanti e un mucchio di parenti barbuti. Non possono ottenere tuttavia questo onore prima di avere prestato servizio almeno fino al grado di colonnello. Perché i barbuti russi, sebbene puzzino ancora di cavolo, non vogliono vedere le loro figlie se non sposate con dei generali o almeno dei colonnelli.

(Nikolaj Vasil’evič Gogol’, I racconti di Pietroburgo, edizione Baldini Castoldi Dalai Editore, 2012, traduzione di Federico Pizzi, pagg.50-51.)

ceto-medioSostituite le cose tipiche dell’Ottocento con altre contemporanee, togliete “Pietroburgo” e mettete il nome di qualsiasi nostra città, al posto degli ufficiali metteteci – ad esempio – i laureati precari, o altre figure simili, e vi renderete conto che poco è cambiato, dalla Pietroburgo ottocentesca di Gogol ad oggi. A parte che per la puzza di cavolo: non la si sentirà più, di questo passo, ma non perché sia stata eliminata (sia di cavolo o che altro), semmai perché non vi sarà più chi la emani.

P.S.: cliccate qui per leggere la personale “recensione” dei Racconti di Pietroburgo.

Di ispirazioni letterarie fin troppo avide (Woody Allen dixit)

Sembra che Dostoevskij scrivesse per soldi in modo da finanziare la passione per i tavoli di roulette di San Pietroburgo. Faulkner e Fitzgerald, dal canto loro, prestarono il propri talento ai rozzi magnati che stipavano il Garden of Allah di sceneggiatori portati all’Ovest col compito di sfornare fantasticherie di cassetta. Apocrifa o no, la mitigante consapevolezza che geni di quel calibro avessero temporaneamente ipotecato la propria integrità mi volteggio nella corteccia cerebrale qualche mese fa, quando squillò il telefono, mentre mi trascinavo per l’appartamento nel tentativo di sollecitare alla mia musa un tema degno di quel librone che un giorno dovrò pur scrivere.

(Woody AllenPura anarchiaBompiani Tascabili, 2007, traduzione di Carlo Prosperi, pag.39.)

woody-allen-1Beh, effettivamente in non pochi casi le “muse” di certi scrittori, più che “ninfe dei monti” – come sembra che l’etimologia originaria interpreti il termine – col tempo sono diventate ninfe dei conti! Ma, a parziale rivalsa dell’etica della categoria, bisogna denotare che di scrittori che abbiano conti da fare, nel senso pecuniario del termine e sulla colonna “entrate” del proprio rendiconto, oggi sono ben pochi! Ovvero, in parole povere: non resta che abbuffarsi di lenticchie, visto il periodo, e sperare che almeno questo funzioni…