Woody Allen, “Pura anarchia” (Bompiani)

cop_Allen-PURAANARCHIANon sarebbe la prima volta che mi accosto all’opera scritta di qualche bel personaggio cinematografico o televisivo dei più celebrati per le conclamate qualità d’intrattenimento e, non tanto in base a chissà quali artificiose aspettative ma più facilmente perché, come da un grande artista ci si aspetta che sappia mostrare il suo talento non solo nella pittura ma anche in altre arti, faccio conto che le suddette amene qualità non debbano limitarsi al solo mezzo espressivo pubblicamente più noto e osannato, da quell’opera scritta ne vengo deluso. Così è capitato ad esempio –  giusto per fare un nome – con Luciana Littizzetto, che trovo meravigliosa e spassosa in TV ma che di contro ho giudicato fin troppo scialba nei suoi libri. Non è affatto una mancanza di talento, o che questo sia in qualche modo zoppo; credo sia più una questione meramente espressiva, relativa a testi che privati d’un media umano particolarmente accattivante rivelano tutta la loro reale debolezza letteraria – e certo, in effetti “letteratura” spesso non lo sono, ma tentativi di adattamento letterario di testi concepiti per altri fini. L’artista dell’esempio prima citato potrebbe anche avere un talento smisurato in tutte le arti visive, ma se poi esponesse le sue opere in un luogo inadatto alla loro valorizzazione, inevitabilmente quelle perderebbero gran parte del loro appeal sul pubblico.
Detto ciò, se c’è un personaggio che il proprio talento l’ha mostrato e alla grande, con relativi grandi riconoscimenti di pubblico e critica, quello è certamente Woody Allen. Basta contare le nomination all’Oscar collezionate (e quelli vinti, ben 4 ad oggi), più numerose di quelle d’una intera generazione di attori. Da tempo volevo capire se anche nella scrittura egli sapesse essere così brillante e accattivante, ma quel timore di incappare in un’altra delusione, come accennavo poco fa, mi ha fatto tenere questo Pura anarchia (Bompiani Tascabili, 2007, traduzione di Carlo Prosperi; orig. Mere anarchy) fermo per parecchi mesi sugli scaffali della mia libreria. Tuttavia, ora, voglio subito dire che quei timori in tal caso si sono rivelati infondati, e questo libretto di meno di 200 pagine, composto da 18 racconti brevi, è assolutamente degno della fama e della riconosciuta genia del suo autore.
Sono 18 testi brevi, come dicevo, pochi dei quali superano la decina di pagine, ma ampiamente sufficienti a dimostrare una volta ancora la grande capacità di Allen di inventare situazioni divertenti, satiriche, sarcastiche, graffianti ma sempre raffinate, persino quando tra le righe di una scrittura creativamente forbita s’intravede in modo palese dell’umorismo da osteria di quart’ordine, da cialtroni allo sbaraglio – come spesso appaiono i personaggi dei suoi libri – o da night club con frequentazione pessima. Tuttavia il limite non viene mai superato, anzi: Allen conosce perfettamente molti dei meccanismi tipici del più classico british humor (certe situazioni narrate ricordano cose alla Tom Sharpe), li immerge nel più estroverso ed esuberante cosmopolitismo newyorkese, li porta a spasso tra i quartieri più alla moda e i ghetti più degradati della Grande Mela e poi li pone a mo’ di specchio nelle vie più trafficate della città, così che tutti vi si possano specchiare e, prima o poi, nel bene o nel male, riconoscersi. Non solo, e nonostante quanto sopra evidenziato: di frequente nei testi di Allen si intravede – e molte volte è ben evidente – la base assolutamente intellettuale, cerebrale se non a tratti filosofica con la quale l’autore americano nutre la propria creatività, di certo stemperata dallo humor parecchio acido ma pure fondamentale per il senso dello stesso e, naturalmente, delle storie narrate. Apparirò probabilmente eretico nell’affermare quanto di seguito, ma mi è parso vividamente che una considerevole parte del tipico umorismo alleniano funzioni meglio tra le pagine dei brani letterari che in molte scene dei suoi film (soprattutto delle commedie degli ultimi anni): come se su carta, in qualche modo libero dalle esigenze tecniche e d’immagine che una pellicola cinematografica impone (soprattutto se mainstream, termine di natura spesso negativa ma in tal caso, ennesimo pregio di Woody Allen, che si carica a sua volta di deliziosa ironia), egli si sentisse più libero di affondare i propri coup de theatre umoristici e spesso surreali.
Tale aspetto di Pura anarchia diventa ancora più evidente riguardo i personaggi dei racconti, sui quali torno un attimo per rilevare meglio la loro natura: di cialtroni, inutile dirlo, il nostro mondo è pieno, ahinoi, ma Allen va ben oltre il mero “intercettarli” e narrarli. Li rende per così dire macchiette di sé stessi, ne amplifica gli aspetti più ridicoli e vi aggiunge quelli del mondo che hanno intorno – nel quale stiamo noi tutti, eh! Torna a renderli a-normali, insomma, e per questo farseschi quando invece il suddetto nostro mondo ha troppe volte reso “normale” ciò che farsa invece è (vedasi la casta politica, ad esempio: non solo è “normale” che sia ciò che sia, ma è resa pure modello prominente per la società…). Dunque, dei cialtroni alleniani si ride parecchio, ma alla fine ci si può pure rendere conto che, quando ne troviamo di simili accanto a noi, nella nostra vita quotidiana, di ridere c’è ben poco, così come poco c’è da considerarli “normali”. O meglio: bisogna ridere, sì, ma per seppellirli – per utilizzare e adattare il noto pensiero bakuniniano – altrimenti saranno essi a seppellire noi: in fondo servono anche a questo le risate che i testi di Allen suscitano.
Infine, giusto per citare un racconto che possa essere a mio parere rappresentativo della raccolta, segnalo Al di sopra della legge, al di sotto del materasso: titolo meraviglioso per un brano che veramente è pura anarchia, nel senso di affrancamento da qualsiasi limite creativo ovvero storia folle, divertentissima e degna dei migliori Monty Python: non a caso Allen è considerato il più europeo degli autori americani – e se si dice “ironia” e si dice “Europa”, inevitabilmente si finisce per dire Monty Python, prima o poi, anche se in pratica il successo di Allen e dei comici inglesi è stato più o meno coevo. Ma, sia chiaro, tale indicazione è assolutamente “istintiva”, dacché quasi ogni altro racconto potrebbe essere degno di una nomination (giusto per stare in tema) in tal senso!
Bellissima opera, insomma, assolutamente consigliabile. Se vi piace il vero umorismo piuttosto che la comicità più immediata e di stampo televisivo, Pura anarchia vi farà passare due o tre ore di puro godimento letterario.

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