“Lucerna, il cuore della Svizzera”, Historica ed.2016, collana “Cahier di Viaggio”

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E’ finalmente disponibile in tutte le librerie e negli stores on line la nuova edizione di Lucerna, il cuore della Svizzera, pubblicata da Historica Edizioni nella collana Cahier di Viaggio, diretta da Francesca Mazzucato.

Lucerna è la città della luce elvetica, situata quasi esattamente al centro del territorio della Svizzera: un luogo sorprendente e affascinante come pochi altri, circondato da un paesaggio naturale talmente bello da sembrare quasi miracoloso. E’ una città piccola eppure grande, grandissima, profondamente “svizzera” in un senso sovente classico ma al contempo internazionale, cosmopolita, dall’anima antica e tuttavia dallo spirito contemporaneo, da sempre sede di commerci e di affari essendo posta sulla direttrice del Gottardo che unisce fin dall’antichità il bacino del Mediterraneo con il Nord Europa. E’ il perfetto compendio, in forma urbana, di tutto quanto è la Svizzera, e infatti doveva essere lei, Lucerna, la capitale della Confederazione, mentre venne poi scelta Berna per mere esigenze amministrative e contro il sentore popolare. Tuttavia, appunto, l’essenza della Svizzera è qui più che altrove, è qui la sua natura nazionale, la silloge delle sue migliori caratteristiche, la prova di come la sua gente abbia saputo fare, con quanto naturalmente a disposizione, qualcosa di incredibilmente buono e fruttuoso. Berna è elegantissima, Zurigo è scintillante, Ginevra diplomatica, Basilea fremente. Tutte le città elvetiche hanno proprie peculiarità pregnanti e toccanti, capaci di ammaliare e appassionare tanti viaggiatori, ma nessuna come Lucerna ha quel non so che di sommo e inimitabile, in grado di sedurre tutti i viaggiatori. Ogni città può essere un diamante che rilascia nel cuore la sua preziosa luminosità, tuttavia Lucerna in quel cuore lascerà e donerà anche un pezzo del diamante che è. Il quale diverrà gioiello pregiato, e il cuore di ogni visitatore della città suo perenne forziere.

(Video courtesy by viamundis.com)

A Lucerna – anzi, in Lucerna, vi accompagno sulle pagine di questa nuova edizione del libro, che aggiorna la precedente edizioni pubblicata nell’ottobre 2013 con nuovi capitoli e altrettante nuove visioni, narrazioni, suggestioni, meditazioni, fantasie… e un corredo fotografico inedito ed esclusivo. In questo modo il libro s’arricchisce esponenzialmente, offrendo un racconto “urbano” che è al contempo guida, saggio, romanzo, diario, confessione, rivelazione… e forse anche di più. E’ il racconto della ricerca, della scoperta e dell’esplorazione di un legame profondo con il Genius Loci lucernese, con l’anima e lo spirito cittadini, con le sue realtà quotidiane e le consistenze storiche, che sfuggono dal tempo e dallo spazio per farsi profonda esperienza e consapevolezza del luogo e della sua essenza. Un luogo che, in tal modo, diventa emblematico e pragmatico per qualsiasi altro assimilabile, la cui geografia materiale e simbolica diviene per il viaggiatore che sa correlarsi, penetrare in esso e dialogarvi, la propria geografia interiore, percorsa da rotte umane e cittadine che il turista ordinario e il visitatore classico non seguono, tracciate sui selciati, sui marciapiedi, sui muri, sui colmi dei tetti ma anche nel cielo, sull’acqua, sulle linee dell’orizzonte oltre che – forse soprattutto, appunto – nella mente, nel cuore e nell’animo.

Cahier di viaggio_logoIl tutto come da tradizione della collana dei Cahier di Viaggio di Historica: nella lingua francese, il termine “cahier” indica un quaderno di appunti sul quale annotare qualcosa che pare interessante ricordare e riprendere più avanti. Un diario di viaggio su cui fissare dei punti di riferimento per “orientarsi” non solo in senso geografico: luoghi, città, itinerari o percorsi che poi sono più che altro delle scenografie, causa, pretesto e vere protagoniste dei Cahier di Viaggio. In essi vi è il punto di vista di chi guarda, e il modo di narrarli, questi altrove-scenografia. Narrazioni innamorate, visionarie, insolite. Appunti letterari e folgoranti. Istantanee di città mutanti, eventi e storie che aiutano a comprendere e a viaggiare con occhio più attento e consapevole, ma senza rispettare cliché, anzi. In una maniera poco ortodossa. Non c’è un’ortodossia da guida classica come motivo ispiratore: c’è l’eresia del viaggiatore-scrittore che interpreta, che si diverte, si stupisce per dettagli misteriosi, che lui solo riesce a vedere, che dipinge a grandi tocchi o a minuscole pennellate.
Questi sono i Cahier di Viaggio, e questo vorrebbe (e spera di) essere il mio Lucerna, il cuore della Svizzera. Un libro, un quaderno di appunti appassionato, un compagno di viaggio narrante che, proprio come la città sua protagonista, mi auguro potrà allettarvi e conquistarvi.

Viaggiare per partire, partire per arrivare e fermarsi e poi rimettersi in viaggio. Il viaggio è la meta solo se vi è una meta verso cui viaggiare, che poi la si raggiunga o meno. Io l’ho raggiunta, e la raggiungerò ancora – ritornare per ritornare, appunto: e ritornerò. Lucerna è ormai l’inevitabile meta, lo so per certo, di tanti miei viaggi futuri, e allo stesso modo farà dei miei viaggi una meta. La fine di un viaggio come il principio del ritorno – che sia domani, tra un anno o tra dieci: veramente il tempo diventa relativo, qui, e sottoposto allo spazio, viceversa di quanto postulato dalla fisica. Ciò anche perché è un viaggio – forse dovrei dire un viaggiare, come pratica vitale sistematica – che ogni volta inizia esattamente dal primo passo fatto nella direziona opposta.
È diventato un istinto – o forse un bisogno – naturale. “Di natura” verso la vera natura di questo inimitabile angolo del cosiddetto giardino d’Europa.


Lucerna, il cuore della Svizzera è disponibile presso tutte le librerie (anche su ordinazione, nel caso non sia presente) e negli stores on line, oppure direttamente nello shop on line di Historica, al costo di 10 Euro. Per avere qualsiasi ulteriore informazione sul libro potete contattare me (anche lasciando un commento a questo articolo), oppure direttamente l’editore.

Pronti dunque a partire per scoprire Lucerna? Se sarà così, buona lettura!

Luca Rota
Lucerna, il cuore della Svizzera
Historica Edizioni 2016
Collana Cahier di Viaggio
ISBN 978-88-99241-94-0
Pag.167, € 10,00

Smarrirsi senza perdersi (a Lucerna, e non solo)

luzern1_800virgoletteForse oggi, nel nostro mondo contemporaneo del quale ogni pur remoto angolo può essere raggiunto attraverso il web al punto da ritenere ogni impulso all’esplorazione un retaggio d’altri più avventurosi e ingenui tempi, bisognerebbe realmente tornare a pretendere la possibilità di perdersi. Magari non in senso geografico quanto più in senso emozionale, spirituale. Partire dalla conseguita consapevolezza geo-mentale, come l’ho definita poco fa, per lasciarvi in deposito le certezze materiali e vagare verso ignoti ambiti immateriali ove la realtà ordinaria si amplia, si spande in innumerevoli direzioni metafisiche, liberi come se non si avesse nulla da perdere o da rischiare e tutto da guadagnare perché sicuri di ciò che si è già acquisito. Anche in una città come Lucerna, sì, che parrebbe il luogo sul pianeta in cui perdersi è più difficile, per quanti riferimenti orientanti d’ogni sorta offra in ogni parte della propria conurbazione. D’altro canto Lucerna è parimenti così ricca di suggestioni, magnetismi, incanti, miraggi, visioni e quant’altro di conturbante e strabiliante, che realmente in essa può venire facile smarrirsi senza perdersi, volare lontano sulla ali del più istintivo estro rimanendo coi piedi ben saldi per terra oppure lasciando che la città solleciti di continuo e in modo vibrante la curiosità del suo esploratore, spingendolo entro vicoli o passaggi apparentemente insignificanti ma nei quali, invece, spunta d’improvviso qualche dettaglio magari minimo ma a suo modo incredibile.
In fondo l’uomo ha dovuto perdersi infinite volte per trovare la propria strada e per conoscere il mondo nel quale oggi si muove con tanta sicurezza; e l’eccessiva sicurezza spegne inesorabilmente la curiosità, ciò che fin dai tempi remoti spinge l’uomo verso direzioni ignote. Non è vero che nel nostro mondo di oggi in cui tutto è stato scoperto, esplorato e conosciuto, non sia ancora possibile trovare nuove e mai percorse direzioni verso cui andare, anche solo per sapere cosa c’è, laggiù. Forse andandoci ci si smarrirà. Forse, invece, troveremo la miglior occasione possibile per ritrovare noi stessi, oppure per renderci conto che era quando ci ritenevamo certi, e senza alcun dubbio, di sapere dove fossimo, che in realtà eravamo persi.

cop_lucerna-new(È un brano tratto dalla nuova edizione di Lucerna, il cuore della Svizzera, che uscirà a breve nella collana “Cahier di Viaggio” di Historica Edizioni e che aggiorna l’edizione uscita nel 2011 con nuovi capitoli e altrettante nuove visioni, narrazioni, suggestioni, meditazioni, fantasie… e un corredo fotografico inedito ed esclusivo. Prossimamente, dunque, in libreria.)

“Ritornare”… – a Lucerna

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virgolettePosta in un paesaggio così bello da sorprendere chiunque vi giunga, Lucerna è una città di luce e di scintillii, di bagliori e di stupori. Ti fa provare la sensazione di essere nel posto giusto al momento giusto e, dopo poco che ci sei arrivato, già ti genera la speranza di poterci tornare presto per godere ancora della sua magnifica e virtuosa bellezza urbana, che elargisce con rara generosità. Per questo Lucerna non è solo una meta più intrigante o piacevole di altre: è una di quelle, semmai, ove andarci e poi tornarci è una questione istintiva, un bisogno naturale, un vivace moto dell’animo.

Lucerna, il cuore della Svizzera sta tornando.
Nuova edizione, con altrettanto nuove visioni, narrazioni, suggestioni, meditazioni, fantasie… e un corredo fotografico inedito ed esclusivo.

Viaggiare per partire, partire per arrivare e fermarsi e poi rimettersi in viaggio. Il viaggio è la meta solo se vi è una meta verso cui viaggiare, che poi la si raggiunga o meno. Io l’ho raggiunta, e la raggiungerò ancora – ritornare per ritornare, appunto: e ritornerò. Lucerna è ormai l’inevitabile meta, lo so per certo, di tanti miei viaggi futuri, e allo stesso modo farà dei miei viaggi una meta. La fine di un viaggio come il principio del ritorno – che sia domani, tra un anno o tra dieci: veramente il tempo diventa relativo, qui, e sottoposto allo spazio, viceversa di quanto postulato dalla fisica. Ciò anche perché è un viaggio – forse dovrei dire un viaggiare, come pratica vitale sistematica – che ogni volta inizia esattamente dal primo passo fatto nella direziona opposta.
È diventato un istinto – o forse un bisogno – naturale. Di natura verso la vera natura di questo inimitabile angolo del cosiddetto giardino d’Europa.

Prossimamente, in libreria.

Briatore cosa sostiene, in realtà? Che i ricchi sono degli emeriti decerebrati!

article-2384651-1b264127000005dc-428_634x421Come cerco di fare usualmente, vado alla ricerca di una chiave di lettura diversa, ma sempre di matrice culturale, alla polemica innescata da Flavio Briatore – persona che, sia chiaro, da parte mia non trovo giammai degna d’alcun apprezzamento – circa la Puglia e, in generale, il valore concreto di cultura e turismo nell’economia di un luogo, sia esso una regione o un intero paese.
Già, perché al di là dei temi sui quali si è concentrata la polemica, sostanzialmente Briatore ha detto una cosa ben chiara: rimarcando che i ricchi voglio lusso e divertimento sfrenato, ha precisato che  «Io so bene come ragiona chi ha molti soldi: non vuole prati né musei». Cosa ne deduco io, dunque? Molto semplicemente, che nell’epoca contemporanea fa più soldi chi è più ignorante. Dacché se è inutile rimarcare che Natura, musei, arte e cultura in generale sono causa/effetto di teste attive e pensanti ovvero di intelligenza, ne consegue che nel mondo di oggi la ricchezza è nelle mani di emeriti idioti. I quali quindi hanno e fanno i soldi non perché dotati di cervello, acume, perspicacia, ingegno e di doti relative e conseguenti, ma per chissà quali maneggi finanziari di (facile intuirlo) assai poco limpida natura. O per mere botte di culo, certo. Comunque, tramite modi che negano qualsiasi buon uso della testa – sappiatelo, voi che vi sbattete tanto per studiare e farvi una cultura/specializzazione e così costruirvi una buona carriera che vi garantisca pure un comodo tenore di vita… È tutta fatica sprecata. Datevi direttamente al malaffare: tanto la società, tenuta in pugno da personaggi del genere, è comunque destinata al più nero degrado!
Sto speculando troppo? In parte sì, perché so bene che in giro per il mondo esistano miliardari che al lusso nel quale vivono affiancano ben volentieri varie forme di filantropia culturale; e so bene che l’idea di “ricco” a cui fa riferimento Briatore è vecchia e inevitabilmente destinata a implodere in sé stessa perché totalmente priva di spessore civico, oltre che umano. Di contro, non sto troppo esagerando perché, purtroppo, è verissimo che certi personaggi di palese cretinaggine muovono un sacco di soldi e, per questo, sono riveriti e venerati dalla classe politica: poi fa nulla se rovinano mercati, equilibri finanziari, la vita di intere fasce di popolazione o quant’altro in forza della loro stupidità accecata dalla foga per il denaro e l’irrefrenabile volontà di ricchezza… Oppure fa nulla che a ciò, tali personaggi spesso uniscano anche un’inopinata, o forse inevitabile, tendenza alla illegalità: è bene ricordare che il “signor” Briatore, “per affari connessi a bische clandestine e gioco d’azzardo viene condannato in primo grado a un anno e sei mesi di reclusione dal Tribunale di Bergamo e a tre anni dal Tribunale di Milano, evitando il carcere con la fuga a Saint Thomas, nelle Isole Vergini americane, per poi tornare in Italia dopo un’amnistia” (da Wikipedia – ed è solo un caso tra i tanti). Fa nulla, già, visto che nel frattempo tizi del genere si permettono di dire e fare ciò che vogliono, raccogliendo applausi e lodi: e ciò non significa che non possano dire cose anche condivisibili, per certi aspetti – come ad esempio spiega Luigi Caiafa su Cultora – piuttosto significa, e qui sta soprattutto il risvolto culturale della questione, che la nostra civiltà ha un serio problema non solo circa la sperequazione delle ricchezze tra la popolazione ma pure con la gestione di tali ricchezze. A volte tanto ingenti da poter rovinare interi paesi. È una questione culturale, ribadisco, e per diversi aspetti, dacché tocca pure la salvaguardia economica del patrimonio legato alla cultura, così rozzamente tirato in ballo da Briatore: gli tagliamo i fondi, pure più di quanto già non sia stato fatto fino a ora, per costruire enormi e lussuosissimi resort e altre infrastrutture meramente funzionali a tale turismo dei ricchi direttamente sulle spiagge o, come già accaduto, sopra zone archeologiche e altri luoghi di incalcolabile valore culturale? Oppure, magari, facciamo in modo che, come avviene in altri paesi grazie a favorevoli condizioni politiche e fiscali, si solleciti l’ego smisurato dei super-ricchi facendoli diventare i primi difensori e sostenitori del patrimonio culturale pugliese e nazionale? Di sicuro, bisogna contrastare con tutte le forze ciò a cui Briatore inneggia con tanta boria: il più tracotante disprezzo per la cultura e per l’identità di un popolo e di una comunità sociale – regionale, in tal caso, ma non solo. Perché alla fine, da tale punto di vista, di questo si tratta: un ennesimo attacco al nostro patrimonio culturale, come non mancassero quelli già lanciati, direttamente o meno, dalla classe politica nostrana!
Magari, poi, sto sbagliando tutto. Già, forse ha ragione Briatore: meglio tanti mentecatti pieni di quattrini che si danno al divertimento sfrenato dentro resort simili a fortezze ultraprotette da eserciti di body guards mentre fuori musei ricolmi di meraviglie ignorate dai più chiudono per mancanza di fondi. Qualcuno, in tal modo, guadagnerebbe molti soldi, ma credo che parimenti perderebbe tutta la sua identità culturale, oltre che la dignità. D’altro canto si sa: l’idiota mica lo sa di esserlo, anzi: si crede sempre il più furbo di tutti.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

INTERVALLO – Tokyo, Book and Bed Hostel

Book-and-Bed1Bisogna ammetterlo: in Giappone non si pongono troppe remore nel realizzare i progetti apparentemente più bizzarri – che poi, sovente, si dimostrano geniali. Di certo il Book and Bed Hostel di Tokyo si può annoverare in questa categoria: perfetto mix tra una libreria e un ostello per viaggiatori, l’hotel si trova al settimo piano di un grattacielo ed è stato progettato dallo studio Suppose design office, dagli architetti Makoto Tanijiri e Ai Yoshida. A prima vista, sembra una libreria elegante e curata nei minimi dettagli: da un lato gli scaffali, dall’altro comodi divani blu con tanto di cuscini. In realtà, quelle scale non servono solo per aiutare i lettori a raggiungere i libri posizionati in alto, ma anche per arrivare a dei veri e propri letti nei quali alloggiare, in perfetto stile nipponico.

Cliccate sulle immagini per vederle in un formato più grande e visitare il sito web dell’ostello, oppure qui per visitarne la pagina facebook. Qui invece potete leggere un articolo in italiano, dal quale ho tratto alcune notizie per questo articolo.