Il problema dei talk show televisivi

Il problema fondamentale di certi talk show televisivi (che non guardo dacché non guardo la TV in genere e di ciò sono assai orgoglioso, ma dei quali mi giungono inevitabilmente gli echi dal web) non è che spesso ci vanno personaggi che poi in onda proferiscono stupidaggini clamorose – perché false, intollerabili o irrazionali – ma è che questi personaggi ci vengono invitati perché ci si aspetta da loro che in onda proferiscano stupidaggini. Così, tali personaggi che vengono invitati nei suddetti talk show televisivi ci vanno ben sapendo che ci si aspetta da loro qualche clamorosa sparata e che se viceversa non ne proferissero facilmente non verrebbero più invitati, quindi vi si adeguano inesorabilmente: per tutto ciò, al pubblico di questi talk show televisivi è stata ormai instillata l’aspettativa di poter ascoltare qualche clamorosa sparata da certi personaggi invitati all’uopo che se al contrario non ascoltassero farebbe perdere loro buona parte dell’interesse verso siffatti talk show.

Insomma, per riassumere in breve il concetto: il problema fondamentale di certi talk show televisivi è certi talk show televisivi. Ecco.

N.B.: è un problema risaputo, lo so, non sto scoprendo un bel nulla – a parte la costante e vieppiù sconcertante trascuratezza riguardo tale problema da parte di molti, del pubblico in primis.

I quiz in TV

Veramente io spesso ho il dubbio su cosa faccia più male, se l’assunzione di sostanze stimolanti di più o meno lecito commercio oppure, ad esempio, l’assistere con assiduità ai quiz TV contemporanei.

E devo ammettere, in tutta sincerità, che è un “dubbio” la cui relativa ponderazione gli fa prendere la forma, per molti aspetti, di una ben precisa, manifesta verità.

P.S.: quest’articolo di Daily Storm disserta al riguardo, e il fatto che sia stato pubblicato nel 2012 lo rende ancor più “drammatico”, rapportato al presente.

“Big Brother is watching you!”

Comunque io continuo a chiedermi – io che non lo guardo, beninteso: ma non perché non lo voglia guardare, perché non guardo la TV tout court, ecco – continuo a chiedermi, dicevo, cosa ne potrebbe pensare George Orwell del Grande Fratello televisivo odierno, “vip” o non “vip” che sia. E mi chiedo pure, supponendo l’effettiva realizzazione della distopia di 1984, che ne penserebbe il “Grande Fratello” orwelliano del Grande Fratello della tivù. Ne sarebbe fiero? O ne verrebbe intimorito? Lo considererebbe una sua superlativa evoluzione, oppure una sconcertante devianza impensabile persino nella più negativa visione distopica?

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato. (1984)

Tranquilli: la TV ha le ore – o, tutt’al più, gli anni contati!

senza-nome-true-color-02Hanno (abbiamo) ragione quelli che si indignano per la notizia riportata qui sopra (cliccate l’immagine per leggere il relativo articolo)… ma state tranquilli: queste cose della TV odierna – i suoi teatrini post-fattuali, le sue innumerevoli scempiaggini, le deprecabili ignobiltà come quella qui sotto (ovviamente nascosta dietro le solite bieche ipocrisie del tipo “vogliamo ricordare le vittime e onorare i soccorritori”) – sono soltanto le indubitabili prove della sua prossima fine. La TV sta raschiando il lurido fondo del proprio barile e presto imploderà su sé stessa, lo affermano sempre più numerosi esperti di comunicazione. Gli indici di ascolti sbandierati ai quattro venti come (unica) “prova” del successo delle sue trasmissioni sono come le fascette promozionali che sui libri (o libroidi) dei grandi editori annunciano milionate di copie vendute: dati fasulli, ovvero costruiti e appositamente gonfiati per conseguire meri fini di vendita del prodotto. Nel frattempo, le nuove generazioni stanno fuggendo dalla TV, sostituendola pressoché totalmente dal web. Resteranno i canali satellitari multimediali e on demand con (soprattutto) le proprie cult series, i film e lo sport: tutto il resto – informazione in primis – passerà dalla rete, attraverso contenuti sempre più self produced che manderanno la TV per come la conosciamo ora nel mondo dei ricordi per sempre. Cosa che, al di là di tutto, è sicuramente un bene; su che alla lunga ciò invece non significhi passare dalla padella alla brace, beh… come si dice, ai posteri l’ardua sentenza. Sperando che non sia capitale.

P.S.: comunque, per quanto mi riguarda sostengo da sempre che il modo migliore di considerare la TV sia il seguente… ecco:

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