Le “tre montagne del cuore”: ecco cosa ne è saltato fuori

[Le Grigne – la Grignetta a sinistra, il Grignone a destra – viste dalla Val San Martino. Foto di ©Alessia Scaglia.]
Qualche giorno fa ho proposto un piccolo “gioco” cioè una domanda apparentemente banale ma nemmeno troppo alla quale rispondere d’istinto: quali fossero per ciascuno le tre montagne del cuore.

Innanzi tutto ringrazio molto tutti quelli (tantissimi!) che hanno risposto qui e sui social citando le loro tre montagne del cuore: le ho elencate tutte nella tabella qui sotto, in ordine di preferenze; cliccateci sopra per ingrandirla:

L’elenco completo lo trovate qui.

Sia chiaro: un tale gioco non aveva/ha valore demoscopico e nemmeno alcuna intenzione di compilare graduatorie di montagne più importanti di altre, che sarebbero futili oltre che inutili. Di contro una risposta istintiva a questa domanda riesce comunque a rivelare cose interessanti: ad esempio su cosa acquisisca valore il nostro legame con le montagne, sul perché alcune di esse diventino in un modo o nell’altro referenziali per chi le conosce e frequenta, sull’immaginario che le montagne determinano il quale poi determina il senso stesso del frequentarle.

Al netto delle ragioni meramente personali e geografiche che hanno certamente determinato molte delle risposte, è bello constatare che montagne di tutte le Alpi, da est a ovest, siano state citate e anche gli Appennini, pur in misura minore, siano rappresentati per una buona parte della loro estensione. Le Grigne (nelle quali ho identificato unitariamente Grignetta e Grignone) la fanno da padrone: conta le geolocalizzazione di chi le ha citate, come detto, ma d’altro canto sono “le” vette prealpine per eccellenza, quelle più vicine a Milano e al suo vasto e iper antropizzato hinterland che già regalano a chi le frequenta sensazioni di montagna “vera”, e il cui aspetto duale (la Grignetta tutta torrioni, guglie e canali, il Grignone massiccio e compatto) rappresenta senza dubbio un ambiente montano speciale. In fondo tutte queste preferenze mi fanno tornare alla mente che qualche anno fa come «rifugio più amato d’Italia» fu eletto proprio il Brioschi, posto in vetta al Grignone. Probabilmente, anche a prescindere dalla loro facile e rapida frequentazione, le Grigne sono veramente montagne “speciali”, non tanto rispetto ad altre quanto in relazione al territorio nel quale si trovano e a chi vi abita.

Altre cose interessanti emerse dalle risposte: ad esempio, tra le grandi montagne alpine, il Monte Rosa batte il Monte Bianco mentre tra quelle più “estetiche”, cioè le vette che attraggono interesse in primis per le loro forme particolarmente spettacolari, sorprendentemente (o forse no?) il Gran Zebrù batte “sua maestà” il Cervino/Matterhorn, superato anche dal Pizzo Badile. Citatissimi anche Resegone e Presolana, montagne identitarie per i loro territori (il primo certamente in forza gli stessi motivi addotti per le Grigne); inoltre le numerose citazioni di vette delle Dolomiti dimostrano bene l’anima poliedrica di questa regione alpina, la cui essenza non si ritrova tanto in una sola montagna, in una singola vetta ma nel complesso di tutte quelle che animano in maniera così meravigliosa il paesaggio dolomitico.

È interessante anche constatare l’assenza di montagne pur celeberrime (l’Eiger, ad esempio: troppo inquietante per poter entrare nel cuore delle persone?); è invece assolutamente significativo leggere il gran numero di montagne minori, secondarie se non di più, poco o nulla note al di fuori delle loro zone eppure, evidentemente, capaci di rappresentare un’idea intima e determinata di “montagna” nelle persone che le hanno citate. Ciò rimarca che di sicuro esistono montagne più celebri e “amate” di altre ma che in effetti ogni montagna è importante, possiede una propria identità alpestre, un proprio valore culturale e emozionale, la dote di diventare un elemento referenziale e identitario per chi le conosca, le frequenti o abiti le pendici, dunque che ogni montagna merita attenzione, considerazione, rispetto e cura. Sia essa altissima o poco elevata, spettacolare o trascurabile, glaciale, rocciosa, boscosa o prativa, ogni vetta contribuisce a dare valore e spessore all’idea di “montagna” che ci portiamo dentro e che, in modi più o meno consci, determina la nostra visione e la relazione con il mondo nel quale viviamo.

Di nuovo grazie di cuore a tutti quelli che hanno voluto “giocare” e citare le proprie montagne del cuore. Ci ritroveremo presto con un altro “gioco” simile!

Il flop della funivia tra Cervinia e Zermatt e “l’inaffondabile” Titanic

Non so se, dopo pochi mesi di esercizio, i risultati del “Matterhorn Alpine Crossing” si possano realmente definire «un flop». Certo riscontrare nell’articolo a cui si riferisce l’immagine qui sopra (cliccatela per leggerlo) che «circa 8.000 sciatori hanno risalito il Klein Matterhorn ogni giorno, solo 800 persone hanno preso la cabinovia di collegamento con l’Italia» e dunque che «Una cosa comincia a essere certa: la funivia di tutte le funivie, che avrebbe dovuto funzionare tutto l’anno, dovrà ridimensionare le proprie ambizioni e accontentarsi del turismo estivo» suona molto come un’ammissione di sconfitta, sia morale che ancor più economica: far girare un impianto del genere solo pochi mesi all’anno, al netto di imprevisti, intemperie, manutenzioni eccetera, in buona sostanza significa non ammortarlo e perderci soldi.

D’altro canto, posta la grande enfasi che era stata spesa in occasione dell’inaugurazione dell’impianto quasi fosse la nuova e definitiva “ottava meraviglia” del mondo alpino, quando ho letto la notizia lì sopra mi è venuto in mente – un po’ cinicamente, magari – il Titanic. All’epoca a sua volta definito l’ottava meraviglia del mondo e diffusamente considerato «inaffondabile». Ma sappiamo tutti la triste fine che fece, già.

Il Vallone delle Cime Bianche? Si vede bene anche da Bruxelles!

[Veduta del Vallone delle Cime Bianche. Immagine tratta da https://www.facebook.com/varasc. ]
Sì, avete letto bene: anche dalla capitale belga, sede del Parlamento Europeo, il Vallone delle Cime Bianche da qualche giorno si “vede” benissimo e se ne conosce altrettanto bene la bellezza, il valore e il pericolo al quale viene sottoposto.

Infatti una delegazione valdostana del Comitato Insieme per Cime Bianche ha partecipato, nella giornata di mercoledì 31 gennaio, al convegno organizzato dall’eurodeputata Maria Angela Danzì nella sede del Parlamento Europeo di Bruxelles per portare ai massimi livelli istituzionali del Vecchio continente la cruciale battaglia di conservazione del Vallone della Val d’Ayas dal devastante progetto funiviario che gli enti locali valdostani vorrebbero imporgli nonostante il suo status di territorio protetto da normative nazionali e comunitarie.

A introdurre l’incontro gli ideatori del Progetto fotografico “L’Ultimo Vallone Selvaggio – In difesa delle Cime Bianche” Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti i quali, oltre a dipingere le peculiarità e l’eccezionalità del Vallone attraverso le loro fotografie, hanno portato all’attenzione dei presenti lo studio di fattibilità del collegamento intervallivo e le iniziative già intraprese per informare l’opinione pubblica. Inoltre Erika Guichardaz, consigliera regionale della Valle d’Aosta e l’avvocata Emanuela Beacco, legale del Comitato, hanno evidenziato come, nonostante la mancanza della percorribilità giuridica per la realizzazione del progetto del collegamento funiviario, il governo valdostano in carica continui a procedere come se nulla fosse, programmando di spendere ingenti risorse pubbliche (si parla di decine di milioni di Euro!) per devastare uno degli ultimi territori d’alta quota incontaminati di questa porzione delle Alpi Occidentali.

Al convegno hanno partecipato relatori, politici ed esperti della montagna provenienti da diversi Paesi dell’UE: si sono trovati tutti concordi nell’idea che zone come quelle della Val d’Ayas vadano tutelate incentivando un turismo dolce, estensivo e inclusivo che prediliga il contatto diretto con la natura, il rispetto della natura, la sostenibilità ambientale, sociale ed economica e rinunci a grandi infrastrutture costose ed impattanti.

L’evento è stato ripreso e seguito dalla stampa e dalla televisione regionale e, nelle prossime settimane, il Comitato Insieme per Cime Bianche organizzerà una serata dove verranno diffusi gli interventi del convegno.

In ogni caso, per saperne di più sulla vicenda del Vallone potete leggere e seguire la pagina Facebook del Progetto Fotografico “L’Ultimo Vallone Selvaggio – In difesa delle Cime Bianche” e partecipare alla petizione lanciata al riguardo su change.org (firmate, vi prego! È un gesto piccolo ma fondamentale!), ricevendone così gli aggiornamenti.

 Lunga vita al Vallone delle Cime Bianche!

Martedì 16 gennaio il Vallone delle Cime Bianche è… a Milano!

[Veduta del Vallone delle Cime Bianche. Fotografia ©Annamaria Gremmo, tratta da https://www.facebook.com/varasc.]
Il Vallone delle Cime Bianche è in Val d’Ayas, è a Aosta, a Biella, Genova, Firenze, Pavia, Verona… e domani sera sarà a Milano! Perché, come ho detto altre volte e qui ribadisco, il Vallone delle Cime Bianche, l’«ultimo Vallone selvaggio» delle Alpi valdostane, è un luogo emblematico il cui valore si manifesta ovunque vi sia chi sappia a sua volta manifestare attenzione, cura, sensibilità, amore per le nostre montagne e la loro salvaguardia, in primis quando certi dissennati progetti – come quello funiviario che si vorrebbe imporre al Vallone delle Cime Bianche – le mettano a rischio di devastazione. Per questo la sua difesa e la tutela del suo paesaggio alpino peculiare rappresenta la difesa e la tutela di tutte le nostre montagne ovvero, ancor più, è un’azione per la tutela del nostro diritto di poterle frequentare intatte in tutta la loro bellezza naturale.

Dunque, appuntamento con Annamaria Gremmo, Marco Soggetto, Francesco Sisti e il Vallone delle Cime Bianche a Milano, domani sera. Se potete, non mancate: sostenete anche voi questa fondamentale difesa di quell’inestimabile e insostituibile patrimonio di bellezza e cultura rappresentato dalle nostre montagne!

Per qualsiasi informazione sulla serata, date un occhio al sito del Gruppo Sciistico Alpinistico (G.S.A.) Edelweiss, sottosezione del CAI di Milano, che la ospita.

Per contribuire concretamente alla causa in difesa delle Cime Bianche:

Domani sera il Vallone delle Cime Bianche è… a Verona!

[Veduta del Vallone delle Cime Bianche. Immagine tratta da https://www.facebook.com/varasc.]
Nelle numerose volte in cui mi sono occupato e ho scritto della causa a difesa del Vallone delle Cime Bianche dai devastanti progetti funiviari che vi ci si vorrebbero realizzare, ho sostenuto spesso che quella del Vallone è una delle iniziative più emblematiche tra quelle in atto sulle montagne italiane a tutela dei loro territori ancora liberi da infrastrutture turistiche impattanti. Questo per numerosi motivi: ad esempio perché il Vallone delle Cime Bianche è l’ultimo rimasto senza impianti in questa sezione delle Alpi occidentali, perché la sua bellezza e il suo valore naturalistico sono protetti da regolamenti regionali nazionali e comunitari che si vorrebbero bellamente ignorare, perché le funivie che si vorrebbero realizzare non hanno alcun senso se non quello meramente finanziario, legate a un’idea di sfruttamento consumistico delle montagne rimasta agli anni Settanta del secolo scorso e oggi totalmente obsoleta e priva di logica, perché il progetto non apporterebbe alcun vantaggio pratico alle comunità dei territori coinvolti ma anzi ne andrebbe a discapito e perché, last but not least, distruggere il Vallone delle Cime Bianche costerebbe ben più di 100 milioni di Euro di soldi pubblici, sperperati per devastare un patrimonio naturale di interesse collettivo – per questo giuridicamente tutelato, appunto – solo per accontentare le brame commerciali di un’industria sciistica sempre più alienata dalla realtà.

Dunque, è una bellissima cosa che il progetto fotografico di conservazione “L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche” porti la conoscenza della propria causa e il suo fondamentale messaggio, grazie ai suoi portavoce Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti, di fronte a pubblici e in contesti sempre più numerosi, variegati e lontani da quelli geograficamente affini: come avverrà domani sera presso la sede del CAI di Verona, nell’ambito della Rassegna Culturale “I martedì del CAI” – 21a serata del progetto, un numero (che aumenterà ancora, a breve) il quale dimostra bene la sua importanza. Perché, come ripeto, quella per il Vallone delle Cime Bianche” è una battaglia emblematica per ogni altro territorio montano minacciato da progetti di turistificazione impattante e per tale motivo esemplare tanto quanto ispirante. Difendere il Vallone equivale nel principio e in spirito a difendere tutte le nostre montagne e rappresenta uno stimolo fondamentale per agire in loro tutela quando la manifestazione della mancanza di buon senso, di sensibilità, di cura unite alla mera e bieca volontà di far soldi da un patrimonio inestimabile, insostituibile e di tutti, rischia di fare ai territori montani danni irreparabili che oggi e per il futuro non ci possiamo più permettere.

[Le “Cime Bianche” che danno il nome al Vallone. La massima elevazione è la cima a destra, il Bec Carré, 3004 m. Immagine tratta da https://www.facebook.com/varasc.]
Per saperne di più sulla serata di Verona cliccate qui oppure consultate il sito del CAI veronese qui.

Per contribuire concretamente alla causa in difesa delle Cime Bianche: