
Falsi.
Come sempre, già.

Falsi.
Come sempre, già.
Oh, caspita!
Mi sono appena reso conto di non aver programmato alcun post per oggi!
Sarà la vecchiaia incipiente, saranno queste feste obnubilanti o i troppi panettoni ingeriti e i cui canditi hanno ormai preso il posto dei neuroni, ma me ne sono proprio dimenticato. Che sbadato.
Uhm… ok, niente panico.
Forse qualcuno non c’ha nemmeno fatto caso.
Be’, ora ci rifletto sopra.
Mmm…
E scriverò qualcosa.
Sì.
Un post interessante, ovvio, una bella citazione, un testo inedito, qualche riflessione o considerazione significativa, niente di messo lì tanto per scrivere qualcosa, di sicuro.
Ehm…
Ci penso, sì.
Appena l’avrò scritto lo pubblicherò, ecco.
Meno male che me ne sono accorto, eh!
Natale (s.m.). Giorno speciale, consacrato allo scambio di doni, all’ingordigia, all’ubriachezza, al sentimentalismo più melenso, alla noia generale e a domestiche virtù.
(Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo, scelta e introduzione di Guido Almansi, traduzione di Daniela Fink, TEA, 1988, pag.123.)

Sì, perché in fin dei conti sono avverso alla festa in sé, non certo a chi festeggia e, soprattutto, a chi ne approfitti per rilassarsi almeno per qualche giorno lontano – spiritualmente più che materialmente – dalle ordinarie follie quotidiane. Che sembrano generate apposta per giustificare “festività” altrimenti del tutto insulse, nella forma e nella sostanza, ecco.

Già.
A pensarci a maggio, giugno, anche luglio, ecco.
Dopo, o in altri momenti, già meno.
Lo capisco bene l’appello del “Papa” ai fedeli cattolici per «fare sempre un piccolo presepe a casa».
D’altro canto la chiesa ha ormai trasformato la fede e la spiritualità cattoliche in un gioco con delle belle statuine di plastica, facili da maneggiare e da vendere, senza nemmeno bisogno di studiarci sopra troppo a come funziona, tale gioco. Anzi, per nulla.
E’ sommamente straziante nelle feste natalizie questo ridurre il tutto a dimensione di favola infantile, professata tuttavia come vera.
(Giorgio Manganelli, Il presepio, Adelphi Edizioni, 1992. Sempre lui, sì. Imprescindibile, in questi giorni tanto biecamente festosi.)