Un “non” curriculum vitae

Ma non sarebbe più interessante, e più significativo, e forse pure più bello, se al posto dei soliti cv – i curriculum vitae, sì – nei quali bisogna scrivere quello che si è e che si è fatto, in essi si scrivesse ciò che non si è e che non si è fatto o voluto fare, e magari che non si farà mai?

Una modalità di identificazione personale “inversa”, per così dire, che in fondo risponderebbe pure a uno dei principi che definiscono – scientificamente – il concetto di identità secondo l’antropologia e la sociologia contemporanee, cioè qualcosa con cui ci si differenzia da ciò che non si è, in tal modo determinandoci, o meglio individuandoci, “per sottrazione”.

Ma, pure al di là di tali evidenze scientifiche, ribadisco, non sarebbe male un cv fatto in questo modo “alternativo”. Dacché a volte è più importante dire ciò che non si è fatto e non si farà, piuttosto di ciò che si è fatto, e questo perché in molti casi ci vuole più volontà, intraprendenza, risolutezza a decidere di non fare qualcosa, soprattutto quando imposta o indotta più o meno lecitamente, che il contrario. Dunque, un cv così fatto può risultare pure più emblematico, più espressivo e allusivo, più identificante, appunto, di quello “normale”.
Ecco.