Dalla distrazione nei confronti del paesaggio alla sua distruzione il passo è breve

Nonostante quanto drammaticamente registrato dalle statistiche periodiche sul consumo di suolo, e pure nonostante l’intelligenza e la coscienziosità che da Sapiens dovremmo manifestare di default, mi pare che restiamo sempre troppo svagati riguardo la cura verso i territori che abitiamo e la sensibilità nei confronti dei paesaggi di cui facciamo parte.

Siamo indifferenti, noncuranti, impassibili quando non favorevoli – per meri interessi personali – al consumo degli spazi ancora non antropizzati, come fossero qualcosa di infinito. Una nuova strada? Ma sì, sarà larga solo qualche metro, cosa volete che sia? Un nuovo capannone industriale tra i campi? Tanto di terreno ce n’è ancora un sacco e poi chi lo coltiva più?! Delle nuove piste da sci o delle funivie tra i boschi o su qualche versante montano incontaminato? E vabbé, ce ne sono ancora tanti di alberi e di montagne senza impianti!

Così ecco una nuova strada, poi un’altra, poi un’altra ancora; un nuovo capannone, poi un altro un po’ più grande accanto e quindi altri nelle vicinanze; una nuova funivia in questo vallone, un’altra in quello accanto e poi altre sul versante contiguo… eccetera eccetera eccetera, fino a che di quello spazio che sembrava infinito ne resta ben poco e quel che resta è ammorbato e degradato da tutto ciò che è stato costruito attorno nel mentre che ce ne stavamo fermi a dire «che sarà mai?» e ad accusare gli altri di esagerazione, “catastrofismo” e cose simili.

[Il cantiere della “Pedemontana” nei boschi di Bernate di Arcore (Monza-Brianza). Immagine tratta da www.mbnews.it/.]
Quando si crede e ci si convince senza averne contezza o solo per convenienza che una cosa è senza fine, quella cosa finirà molto prima di quanto si possa immaginare. E se quella cosa che rischia di finire è il mondo in cui viviamo, l’ambiente naturale, il paesaggio, il Sapiens intelligente e coscienzioso dovrebbe capire che tale circostanza è inammissibile: a consumarsi non sarebbe solo il suolo ma pure la vita che si sviluppa in esso e di chi lo abita.

[Le Acciaierie”, centro commerciale abbandonato a Cortenuova, Bergamo. Immagine tratta da www.ilpost.it.]
Ecco: pare che di Sapiens intelligenti e coscienziosi come di norma dovremmo essere non ce ne siano in giro molti e, se ci siano, sovente voltino le spalle dalla parte opposta rispetto al proprio paesaggio e a come e quanto venga consumato.

Dalla nostra distrazione verso il mondo che abitiamo rischia di scaturire la sua distruzione. Possiamo permetterci di correre un rischio del genere?

Io credo proprio di no.

N.B.: nell’immagine in testa al post, dell’amica Annamaria Gremmo, vedete il Vallone delle Cime Bianche, territorio alpino valdostano pressoché incontaminato e privo di antropizzazione che qualche non Sapiens al quale non importa nulla del suo prezioso paesaggio naturale vorrebbe distruggere installandoci degli impianti funiviari al servizio dello sci. Una bieca e deprecabile vicenda della quale, se seguite il blog, sarete già a conoscenza – in ogni caso gli articoli nei quali ne ho scritto li trovate qui.

5 pensieri riguardo “Dalla distrazione nei confronti del paesaggio alla sua distruzione il passo è breve”

  1. Ciao Luca,

    un cartello come quello a corredo del tuo articolo andrebbe regalato al sottosegretario regionale Mauro Piazza, il quale, dopo un sopralluogo sul cantiere del ponte pedonale sospeso sul torrente Varrone, entusiasta ha dichiarato alla stampa (io ne ho letto su Primalecco.it): “Valvarrone top of the lake! Come si reinventa una valle? Con visione, coraggio, determinazione e gioco di squadra…Ho sempre sostenuto queste iniziative, così come la rete ciclabile delle Transorobie, che passa proprio nel punto di ingresso al ponte.”

    Un paio di domande, con annesse risposte, mi sorgono spontanee.

    Perché una valle naturalmente bella deve essere reinventata? Probabilmente per adattarla alle esigenze del turismo di massa, non per rispondere alle necessità di chi ci vive.

    Perché finanziare la rete ciclabile delle Transorobie? Per allargare e spianare con le ruspe i sentieri escursionistici così da permettere il passaggio non solo dei cicloturisti, ma anche di veicoli a motore come i quad.

    Grazie per l’attenzione e alla prossima.

    Simone

    1. Ciao Simone,
      c’è poco da aggiungere alle tue amare considerazioni. Semmai, ti posso dare le mie risposte, mooooolto fuori dai denti. Perché una valle naturalmente bella deve essere reinventata? Perché Piazza nemmeno sa cosa sia la Valvarrone e neanche gli interessa saperlo. In forza di tale “ignoranza”, si può dire e fare qualsiasi cosa. Perché finanziare la rete ciclabile delle Transorobie? Per alimentare la èpropria rete di clientelismi negli ambiti locali, proprio lì dove peraltro la Lega sta perdendo sempre più terreno e elettori a favore di Fratelli d’Italia. Guarda caso, quando Piazza presenzia a qualche evento pubblico, quasi mai c’è anche qualche esponente di FI. Cosa del tutto emblematica.
      Grazie Simone, buon fine settimana!

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