Di quale turismo hanno bisogno le montagne, e di quale no? Ne parliamo domani sera ad Almenno San Bartolomeo

Vi ricordo l’appuntamento di domani sera, venerdì 20 marzo, ad Almenno San Bartolomeo (Bergamo), presso la Sala Convegni dell’Antenna Europea del Romanico nei pressi della nota Rotonda di San Tomè, dove ospite del primo dei cinque incontri della Rassegna “Sistemi sociali antagonisti o solidali” promossa dal Centro Studi Valle Imagna in collaborazione con Molte fedi sotto lo stesso cielo, Noesis, Associazione Dorainpoi e la Bibliosteria di Cà Berizzi. Una rassegna che vuole approfondire e riflettere sulle trasformazioni più significative della società contemporanea — tra conflitti globali, mutamenti delle democrazie, nuove forme di individualismo e futuro delle comunità.

Parlerò di “Montagne di Turismi” ovvero dei territori montani sottoposti ai flussi turistici contemporanei spesso ingenti e sovente poco o nulla gestiti, tra opportunità preziose, equilibri necessari e rischi potenziali per le comunità residenti. Temi sulla cui evoluzione si fonda molto del futuro prossimo delle nostre montagne, per i quali il turismo è senza alcun dubbio una delle economie più importanti e potenzialmente vantaggiose ma solo se resa organica a ogni altra attiva negli ambiti locali e i suoi aspetti economici non prevaricano quelli ecologici, non solo dal punto di vista ambientale ma, soprattutto, da quelli sociali e culturali.

Sono temi che, inutile rimarcarlo, coinvolgono un po’ tutti: residenti, villeggianti, turisti, operatori economici, appassionati di montagna, società civile. Per ciò mi auguro possiate e vogliate partecipare all’incontro (l’ingresso è libero), e così contribuire alla discussione e al dibattito che ne scaturirà. A domani sera!

Per saperne di più sull’incontro cliccate qui; ringrazio di cuore Andrea Taietti e “L’Eco di Bergamo” per l’ottimo articolo dedicato all’appuntamento e alla rassegna.

Il turismo sulle montagne: un elemento solidale ai territori o antagonista ad essi? Ne parliamo venerdì 20 ad Almenno San Bartolomeo in “Montagne di turismi”

Venerdì 20 marzo prossimo sarò ad Almenno San Bartolomeo (Bergamo), presso la Sala Convegni dell’Antenna Europea del Romanico nei pressi della nota Rotonda di San Tomè, ospite del primo dei cinque incontri della Rassegna “Sistemi sociali antagonisti o solidali” promossa dal Centro Studi Valle Imagna in collaborazione con Molte fedi sotto lo stesso cielo, Noesis, Associazione Dorainpoi e la Bibliosteria di Cà Berizzi. Una rassegna che vuole approfondire e riflettere sulle trasformazioni più significative della società contemporanea — tra conflitti globali, mutamenti delle democrazie, nuove forme di individualismo e futuro delle comunità.

Il mio incontro si intitola “Montagne di turismi. I territori montani sottoposti ai flussi turistici tra opportunità preziose, equilibri necessari e rischi potenziali per le comunità residenti” e, come già chiarisce bene il titolo, vuole indagare i fenomeni turistici contemporanei nei territori montani proprio prendendo spunto dal titolo della rassegna e cercando di capire se il turismo, che è anche un «sistema sociale» e dei più potenti e influenti, per come si manifesta oggi si debba considerare solidale o antagonista nei confronti dei territori che coinvolge e, soprattutto, delle comunità che li abitano. Per ragionare sui fatti concreti e dare sostanza alle riflessioni presenterò i dati più recenti sui flussi turistici in provincia di Bergamo e poi, nello specifico, in Valle Imagna, territorio per molti versi emblematico rispetto alla geografia montana lombarda e al tema del turismo nelle terre alte, in modo da capire concretamente quale turismo frequenta le nostre montagne.

Sulla scia di questi dati, verrà analizzata la natura multiforme del turismo odierno, delle sue principali fenomenologie (che non di rado appaiono vicendevolmente antagoniste), e di come si debba parlare di “turismi”, al plurale, per evitare di generalizzare troppo la realtà sottovalutandone il portato concreto e, di contro, per focalizzarne le specificità proprio rispetto ai territori che ne vengono coinvolti.

Infine, riportando e rifocalizzando il discorso sul più peculiare ambito montano, si rifletterà su quali forme di frequentazione turistica risultano ad oggi più consone ai nostri ambiti e su quali siano gli strumenti principali per la loro miglior gestione, così anche da elaborare una risposta più compiuta, in conclusione dell’incontro, alla domanda iniziale sulla natura “antagonista” o “solidale” del turismo come sistema sociale nei contesti nostri locali.

Sono temi sulla cui evoluzione, come capirete bene, si fonda molto del futuro prossimo dei nostri territori montani, per i quali il turismo è senza alcun dubbio una delle economie più importanti e potenzialmente vantaggiose ma solo se resa organica a ogni altra attiva negli ambiti locali e i suoi aspetti economici non prevaricano quelli ecologici, non solo dal punto di vista ambientale ma, soprattutto, da quelli sociali e culturali direttamente afferenti alle specificità dei territori coinvolti e alla imprescindibile centralità delle comunità residenti. Temi, dunque, che toccano chiunque abiti in montagna, la frequenti e sia sensibile alla sua realtà: per questo mi auguro possiate e vogliate partecipare all’incontro, e contribuire alla discussione e al dibattito che ne scaturirà.

Come accennato, “Sistemi sociali antagonisti o solidali” è una rassegna di incontri per approfondire alcune delle questioni sociali dirompenti del nostro tempo e delle società attuali, nelle quali imperversano i conflitti a tutti i livelli, le culture forti hanno il sopravvento e schiacciano quelle deboli, i rapporti di forza vincono sul diritto, le comunità territoriali faticano a stare al passo dei cambiamenti sociali e le tensioni o fughe individuali hanno il sopravvento sulla dimensione collettiva, che fino a tutta la seconda metà del Novecento ha caratterizzato le politiche sociali.

Si tratta di fenomeni sociali che caratterizzano la contemporaneità e introducono vistosi elementi di cambiamento mai visti nè ipotizzati finora, tanto sono d’impatto e dirompenti sulla vita quotidiana, poiché mettono in discussione valori e principi che ritenevamo acquisiti e consolidati: dalla pace alla guerra, dalle democrazie alle autocrazie, dal pensiero orientato alla costruzione di sistemi collettivi e pubblici a quello diretto invece verso approdi individuali e di natura privatistica.

I cinque incontri, a ingresso libero, si terranno in altrettanti distinti luoghi in Valle Imagna, che sono stati messi a disposizione dal Comune di Almenno San Bartolomeo, dalle parrocchie di Selino Basso, Berbenno, Costa Valle lmagna e dalla Bibliosteria di Cà Berizzi.

Rumore, ovunque

Seggiovie che sferragliano sulle montagne, musica ad alto volume nei rifugi e negli apres-ski, motoslitte che corrono sulla neve anche di sera, biciclette che sfrecciano a gran velocità nei boschi e a volte pure le motociclette, i grandi parcheggi nel fondovalle, le strade in quota… Insomma: rumore. Proprio non ce la facciamo a starne senza al punto che lo spargiamo ovunque, anche in alta quota, lì dove ogni cosa che non sia un suono naturale risulta comunque alieno, anche quando non sia impattante. E se impattante lo diventa, oltre che alieno diventa degradante.

Proprio non ce la facciamo a godere il silenzio, persino dove sarebbe normale, necessario, meraviglioso come sulle montagne perché condizione diversa da quelle che troviamo pressoché ovunque altrove, non solo in città. Ci dà fastidio, ci inquieta, ci spaventa. Forse perché il silenzio ci obbliga a restare soli con noi stessi e a pensare.

Pensare, già. Una cosa che sta diventando rara proprio come il silenzio. E se sapessimo fermarci solo qualche attimo a pensare – una cosa che sarebbe normale per noi “Sapiens”, no? – probabilmente molti, forse tutti quei rumori fastidiosi sparirebbero rapidamente. Chissà.

Sull’argomento si è espressa di recente anche Chiara Pesenti, che con il marito gestisce in quel meraviglioso angolo delle montagne della Val Brembana che è Sussia (lo vedete nelle immagini lì sopra) un altrettanto meraviglioso posto, Cà del Tòcio (lo raccontai qui), e che di vita in/di montagna scrive sul proprio blog su Substack. Qualche giorno fa vi ha pubblicato delle belle e franche riflessioni in un articolo intitolato Silenzi e rumori in montagna. Riflettere su motoslitte, turismo facile e il bisogno di cura e misura nei luoghi che amiamo. Ve ne offro di seguito due passaggi significativi e molto vicini alle mie considerazioni sopra espresse:

Questa mattina, un amico, mi ha inviato il link di una nuova proposta sulle montagne dell’alta valle. Tramonti, aperitivi e cene in motoslitta. Ho guardato le immagini e ho sentito quel disagio familiare. Non è solo il rumore, né il fascino del brivido facile. È l’idea che la montagna diventi una scena pronta da consumare, mordi e fuggi per chi ha soldi. Le motoslitte portano adrenalina e foto spettacolari, ma lasciano rumore, inquinamento, disagio per gli animali e per chi abita il luogo. Trasformano il paesaggio in esperienza rapida, istantanea, replicabile. La montagna diventa sfondo. È questo che mi inquieta: non il divertimento, ma l’indifferenza verso ciò che rende un luogo unico.
[…]
Per me la montagna è sempre stata un luogo che ridimensiona. Ti ricorda che non sei il centro, che devi adattarti, che a volte devi tornare indietro. Se la trasformiamo in qualcosa che si adatta sempre e solo a noi, cosa perdiamo? Forse perdiamo proprio quella frizione che ci fa crescere.
Non voglio una montagna-museo, immobile e inaccessibile. Ma nemmeno una montagna addomesticata fino a diventare innocua. Vorrei che restasse un po’ scomoda, un po’ esigente, capace di dire no.
E forse questa non è solo una riflessione sulla montagna. È una riflessione sul nostro modo di stare al mondo. Su quanto spazio lasciamo a ciò che non controlliamo. Su quanto siamo disposti a rinunciare per non trasformare tutto in qualcosa che serve soltanto a noi.

L’articolo di Chiara lo trovate per intero qui. Leggetelo: è veramente bello, emoziona e fa riflettere.

Record di ricavi per il turismo, già: ma i record dei costi chi li calcola?

[Suggestiva veduta di Bergamo Alta in un tramonto autunnale.]
Qualche giorno fa il telegiornale di “BergamoTV” ha riferito che nel 2025 il giro d’affari turistico della sola città di Bergamo ha raggiunto i 329,5 milioni di Euro, un nuovo record che rende il capoluogo orobico una delle mete turistiche sempre più importanti e frequentate del nord Italia. In dieci anni, cioè rispetto al 2015, gli arrivi sono cresciuti del 150%, le presenze del 170% e le case vacanza sono più che raddoppiate, passando da 723 a oltre 1.600 unità. Dati effettivamente impressionanti (ma non dissimili da quelli di altri luoghi che stanno vivendo un’identica rinomanza turistica) che vengono festeggiati e vantati da amministratori e operatori turistici cittadini, ma che di contro segnalano il rischio crescente di overtourism: «I residenti della Città Alta e dei borghi storici segnalano un aumento del disagio legato alla pressione turistica, tra affitti in crescita, servizi sotto stress e perdita di identità dei quartieri. La trasformazione degli appartamenti in strutture ricettive ha ridotto l’offerta abitativa per i cittadini, mentre le attività commerciali si adattano ai visitatori, spesso a scapito della vita di comunità» (fonte, qui).

[Sovraffollamento turistico lungo la “Corsarola”, la via centrale di Bergamo Alta. Immagine tratta da https://primabergamo.it.]
Insomma, Bergamo – presa da me qui come esempio rappresentativo e emblematico, nonché per la mia vicinanza geografica che me lo fa conoscere bene – sta registrando le consuete dinamiche generate dalla pressione crescente del turismo massificato contemporaneo sugli spazi abitati, sia cittadini che rurali come ad esempio le località e i territori di montagna, ove si spinga costantemente sull’acceleratore turistico per alimentarne l’economia, considerata (con parecchia retorica) sempre più importante se non «irrinunciabile», senza di contro promuovere un’adeguata regolamentazione del comparto turistico locale grazie alla quale mantenere il giusto equilibrio tra il godimento ludico-ricreativo dei luoghi da parte dei visitatori e il benessere residenziale di chi li vive. Con l’inevitabile conseguenza che i secondi subiscono svantaggi e danni via via crescenti che poi si ribaltano sulla vivibilità dei luoghi stessi, siano grandi città oppure piccoli centri, i quali in pratica si trasformano in meri divertimentifici ad uso turistico, per la gran parte gestiti da imprese private invece che dalla politica locale, sempre meno abitati e urbanamente vivi.

[Un velivolo in decollo dall’aeroporto di Orio al Serio, con Bergamo Alta sullo sfondo. La compagnia low cost Ryanair ha fatto dello scalo bergamasco il suo principale hub italiano, contribuendo in modo sostanziale ai record turistici della città. Immagine tratta da www.italiaatavola.net.]
Ascoltavo dal servizio del telegiornale i dati economici e, posto quanto appena rimarcato, pensavo: be’, forse la grande fortuna del turismo di massa che affolla spazi pubblici urbani, naturali e patrimoni culturali in genere, deriva dal fatto che è tanto facile elaborare quei dati e fare la somma dei profitti ricavati, ricavandone motivi di soddisfazione e propaganda, quanto è difficile determinare i costi dell’impatto del turismo su quegli spazi e su chi li vive. Come si può quantificare economicamente il degrado del benessere residenziale dei luoghi turistificati, il disagio crescente degli abitanti, la perdita della loro anima, delle specificità culturali, degli spazi di socializzazione comunitaria, la difficoltà di trovarvi un alloggio da abitare o un posto auto se non lo si possiede, il fastidio arrecato dal rumore, dall’inquinamento, dall’affollamento costante degli spazi pubblici, il deterioramento del paesaggio urbano e della relazione culturale alla base della sua abitabilità consapevole e appagante, eccetera? Se è probabilmente difficile quantificare e compendiare in dati numerici economici questi fattori pur fondamentali per i luoghi sottoposti al sovraffollamento turistico, sicuramente gli operatori del settore sono poco o nulla interessati a farlo e con loro – cosa ben più opinabile – spesso lo sono gli amministratori locali. I quali se ne disinteressano pervicacemente oppure, quando si attivano, è ormai troppo tardi per sistemare i danni, proponendo palliativi ben poco efficaci vista la mancanza di volontà di mettere in atto azioni più decise e radicali atte a regolamentare i flussi turistici e salvaguardare il benessere abitativo dei propri concittadini.

[Affollamento di turisti in Piazza Vecchia, Bergamo Alta. Foto di ©Bedolis, tratta da www.ecodibergamo.it.]
Anche in questo caso, in pratica, l’economia turistica si mangia l’ecologia urbana: si preferisce difendere i tornaconti di alcuni invece che le necessità quotidiane di molti altri. Così il luogo deperisce, si degrada, perde vitalità, socialità, identità. Diventa il simulacro di se stesso, un po’ come le scenografie dei set cinematografici che riproducono le città: all’apparenza sembrano vere, in realtà è tutto (o quasi) ridotto a una mera finzione.

Un bilancio autentico e realmente rappresentativo della bontà del comparto turistico in un contesto locale dovrebbe quantificare e rapportare i seguenti fattori prima di altri: da una parte il giro d’affari, diretto e indotto, dall’altra parte i costi in capo al luogo e alla collettività locale. Da qui, principalmente, si dovrebbe ricavare l’utile turistico del luogo o di contro la perdita  – peraltro un calcolo che andrebbe anche a tutto vantaggio del turismo stesso e della qualità di fruizione turistica del luogo – che, è bene ricordarlo, risulta tanto elevata quanto lo è la qualità di vita dei residenti. Altrimenti tutti quei dati “spettacolari” così spesso diffusi e vantati sul turismo finiscono per rappresentare soltanto una finzione narrativa, per qualcuno esaltante da sentire ma dalla quale non si ascolta nulla di veramente concreto e, anzi, che finisce accrescere l’alienazione del e dal luogo.

Le aree naturali protette sempre più sotto attacco: il caso del Parco dei Colli di Bergamo

Che le aree naturali protette italiane siano sempre più sistematicamente soggette ad “attacchi” di vario genere da parte di soggetti pubblici e non che ne vorrebbero depotenziare le funzioni di tutela e conservazione è una cosa ormai evidente: il recente tentativo del genere al quale è stato sottoposto il Parco dell’Adamello lo ha dimostrato chiaramente, ma è solo un caso citabile tra i tanti. Ciò è grave non solo in sé ma anche rispetto a quanto imporrebbe in maniera crescente la realtà contemporanea dei nostri territori, in primis dal punto di vista climatico e ambientale ma pure posto l’irrefrenabile consumo di suolo al quale il territorio italiano è sottoposto.

[Una veduta del territorio del Parco dei Colli di Bergamo.]
E se le aree naturale protette devono essere tutelate (loro stesse, paradossalmente) nei territori montani è indiscutibile, visti il valore assoluto e la delicatezza di quegli ambiti, non meno lo devono essere quelle situate nelle zone più antropizzate e metropolitane, in forza del loro scopo di rappresentare un’oasi benefica e salvifica di Natura in mezzo alla cementificazione più ampia e spesso sregolata.

Proprio in tema di aree protette in zone metropolitane, il Parco dei Colli di Bergamo in questo periodo è messo sotto attacco dal progetto di una nuova arteria stradale, la variante alla SS470 Dalmine-Villa d’Almé, che vorrebbe alleggerire il traffico veicolare da/per la Valle Brembana (una delle principali e più frequentate vallate prealpine bergamasche) con una soluzione che sotto diversi aspetti appare assolutamente inefficace, di contro attraversando il cuore del suddetto Parco dei Colli con gravi ripercussioni idrogeologiche e di inquinamento dell’aria e acustico, nel mentre che sarebbero possibili altre soluzioni viabilistiche palesemente migliori e molto meno impattanti oltre che meno dispendiose, posti i 527 milioni di Euro di soldi pubblici che si vorrebbero spendere per la suddetta perniciosa variante.

Dal volantino che potete leggere cliccando sulle immagini qui sopra potete comprendere meglio la vicenda e le sue implicazioni sul territorio coinvolto. Per approfondirla ancora di più, il prossimo sabato 15 novembre a Bergamo – peraltro in un bellissimo luogo posto a sua volta all’interno del Parco dei Colli – si terrà un convegno dal titolo “Lo spazio conteso. Infrastrutture e paesaggio” nel quale si disquisirà della nuova strada in un intervento a cura del Comitato “Salviamo il Parco dei Colli”. Sarà un’ottima occasione non solo per capire meglio lo stato delle cose al riguardo ma anche per coltivare le più consone conoscenze, attenzioni e sensibilità verso un tema del tutto fondamentale, ora e ancor più nel futuro, come quello dell’uso e dell’abuso del suolo dei nostri territori abitati, e della conseguente responsabilità civica collettiva verso di essi.

Potete conoscere il programma completo del convegno cliccando qui. Per quanto mi riguarda, tornerò presto e con maggiori approfondimenti a occuparmi della questione del Parco dei Colli di Bergamo.