Una “crema catalana” uscita (molto) male

(Vignetta di Gava | Marco Gavagnin – http://www.gavavenezia.it/)

Da un lato, la Catalogna con le proprie ambizioni indipendentiste e secessioniste con forti basi storico-culturali, e le assai stupide quando non scellerate scelte politiche attuate per perseguirle; dall’altro la Spagna con le proprie indubbie ragioni costituzionali e le altrettanto stupide quando non squadriste reazioni politiche messe in atto per impedire gli intenti catalani. In mezzo, cittadini comuni assolutamente liberi di esprimere le proprie scelte pro o contro l’indipendenza invocata ma liberamente manganellati e sottoposti a ignobili violenze per ordine governativo.

Assenti ingiustificati, invece: il diritto alla libertà d’opinione e alle libere scelte politiche di ogni singolo individuo, il dialogo culturale (prima che politico) necessario in una società veramente “civile”, la democrazia per come ci vogliono far credere che esista, l’Europa in quanto parte del mondo realmente avanzata ed emancipatasi rispetto a una certa propria tragica storia novecentesca, una “politica” che sia veramente tale e non il solito, secolare camuffamento di un potere il cui solo scopo è quello di soffocare qualsiasi autentica libertà politica e democratica dei cittadini ad esso sottoposti.

Con tali elementi in gioco, o assenti da esso, la barbarie di qualsiasi segno avrà sempre vita facile. Alla faccia della nostra “civiltà” occidentale e del nostro crederci sempre e comunque i migliori del mondo senza comprendere cosa ciò significhi realmente, e cosa debba comportare al fine di ricavare realtà autenticamente virtuose da parole altrimenti sempre belle tanto quanto vuote.

Finalmente una notizia “gravitazionale”!

“È stato fatto il primo passo in un’astronomia completamente nuova, confrontabile alla rivoluzione che Galileo Galilei inaugurò rivolgendo il suo cannocchiale verso il cielo.”

Ecco, quella della prima cattura (italiana) del segnale generato da onde gravitazionali sì che è una notizia!

Una notizia vera, importante, di quelle che realmente possono cambiare il mondo in cui viviamo ovvero la visione che abbiamo di esso, e aprirci nuove prospettive delle quali nemmeno sappiamo comprendere l’ampiezza! Una notizia che, per quanto mi riguarda, spazza via qualsiasi altra che quotidianamente ingolfa buona parte degli organi di informazione, a partire da quelle sulle varie e assortite buffonate dei politici. Un sacco di non notizie inutili e spesso pure stupide; il resto è mera cronaca o informazione pratica: necessaria e doverosa, assolutamente (soprattutto se vengono ben fatte e comunicate: cosa rara, ormai), ma quando ti comunicano che qualcosa che prima non conoscevamo e sapevamo può cambiare il mondo in cui tutti viviamo al punto da essere paragonata alla rivoluzione avviata da Galileo Galilei col proprio cannocchiale – come (vedi sopra) ha dichiarato Giovanni Losurdo, coordinatore del progetto Advanced Virgo al quale si deve la cattura – beh, è un evento fantastico, emozionante e – ribadisco – veramente importante.

Anche perché, come in altre occasioni, sono notizie che, pur indirettamente tanto quanto paradossalmente, ci rimettono coi piedi per terra, a noi terrestri mortali con le nostre stupide facezie quotidiane o con le malvagità d’ogni sorta che siamo da sempre così capaci di mettere in atto, ma pure solo con la nostra rozza piccolezza intellettuale, come quella del tizio che su uno dei siti d’informazione che fornisce la notizia ha commentato: “Altri miliardi da spendere per non vedere niente di utile…”, con un atteggiamento niente affatto raro nella cosiddetta “opinione pubblica” contemporanea. Eh, in effetti è un peccato non essere rimasti all’età della pietra per poter avere una solida clava tra le mani e palesare al tizio tutto il dissenso necessario in modo incontrovertibile!

P.S.: cliccate sull’immagine in testa al post per aprirla in un formato più grande, oppure leggete qui l’articolo di Focus dal quale è tratta.

Finalmente due libri veramente “grandi” da leggere!

Siccome di grandi libri, negli ultimi tempi, non è che ne ce siano in giro così tanti – almeno nella produzione editoriale mainstream – m’è venuto in mente di andare almeno alla ricerca di libri grandi.

E ho scoperto quale sia – a quanto pare – il più grande libro mai stampato: è l’Earth Platinum Atlas, pubblicato nel 2012 dall’editore australiano Gordon Cheers in 31 copie vendute al costo di 100.000 dollari USA l’una. Misura 1,80 per 1,40 metri e pesa 150 kg.

Tuttavia, il volume al quale l’Earth Platinum Atlas ha rubato il primato di “libro più grande del mondo” è ben più affascinante, anche solo per la sua vetustà: è il Klencke Atlas, stampato nel 1660 su iniziativa del principe olandese John Maurice of Nassau, il quale decise di omaggiare il Re Carlo II di Inghilterra – prossimo al reinsediamento sul trono dopo 9 anni di esilio – con la realizzazione di un atlante che contenesse tutta la conoscenza geografica dell’epoca. L’opera fu realizzata grazie al finanziamento di diversi mercanti, capitanati dal commerciante di zucchero Johannes Klencke, del quale prese il nome. Misura 1,75 metri in altezza e, aperto, più di 1,90 in larghezza: occorrono almeno sei persone per movimentarlo. Venne mostrato al pubblico per la prima volta nel 2010 presso la British Library, ove è conservato.

Alla faccia degli ebook e degli ereader, ecco. Andateci con uno di questi volumi a leggere sulla metro, piuttosto!

Wolfgang Laib, MASI, Lugano

Qualche giorno fa ho visitato (e fotografato, come vedete) la mostra monografica che il MASI di Lugano ha dedicato all’artista tedesco Wolfgang Laib.

Laib è un artista parecchio particolare. I suoi lavori delineano una poetica artistica quasi mistica, e più che invitare ad una fruizione estetica di essi – presente nel caso ad un livello molto basilare, legato a forme e proporzioni – invitano alla contemplazione, alla meditazione. La loro semplicità materica – pollini, riso, legno, cera d’api, eccetera – unita a quella delle geometricità, fa da contraltare a una narrativa invece assai profonda e strutturata, che proprio dalla semplicità visiva parte (e porta con sé il visitatore) per andare ad esplorare temi di impronta marcatamente filosofica.

Sono opere che non possono essere apprezzate in base a meri e ordinari metri di giudizio estetico o comunicativo, anche più di altre contemporanee. Richiedono la conoscenza e la comprensione della ricerca intellettuale e culturale che Laib vi ha messo alla base: senza di essa (e nonostante l’innegabile fascino che emanano), può sembrare che non raccontino nulla; con tale conoscenza e comprensione – che la mostra del MASI riesce bene a offrire – narrano invece moltissimo.

Cliccate qui per saperne di più sulla mostra, aperta fino al 7 gennaio ’18.

INTERVALLO – Rochers-de-Naye (Svizzera), “A story of the future”

L’artista francese Guillaume Legros, conosciuto come Saype, è l’autore di A story of the future, una favolosa e poetica opera d’arte realizzata direttamente sui prati del monte di Rochers-de-Naye sopra Montreux, in Svizzera.
L’opera ritrae una bambina intenta a leggere un libro di fiori ed è ampia ben seimila metri quadri. È stata dipinta con più di 600 litri di una pittura biodegradabile, composta da farina, olio di lino, acqua e pigmenti naturali.

Inutile dire come, una volta ancora, il libro sia l’oggetto fondamentale per esprimere i più intensi messaggi di fiducia nel futuro attraverso la cultura, probabilmente l’unica reale salvezza per il nostro mondo con tutta la sua dostoevskijana bellezza, appunto. Per di più qui declinata pure nell’accezione più evidente in tal senso, quella legata al paesaggio naturale, nel quale l’uomo (ovvero l’artista) interviene senza stravolgere o corrompere, ma armonizzandosi ad esso e ai suoi elementi.

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web di Saype.