Tranquilli: la TV ha le ore – o, tutt’al più, gli anni contati!

senza-nome-true-color-02Hanno (abbiamo) ragione quelli che si indignano per la notizia riportata qui sopra (cliccate l’immagine per leggere il relativo articolo)… ma state tranquilli: queste cose della TV odierna – i suoi teatrini post-fattuali, le sue innumerevoli scempiaggini, le deprecabili ignobiltà come quella qui sotto (ovviamente nascosta dietro le solite bieche ipocrisie del tipo “vogliamo ricordare le vittime e onorare i soccorritori”) – sono soltanto le indubitabili prove della sua prossima fine. La TV sta raschiando il lurido fondo del proprio barile e presto imploderà su sé stessa, lo affermano sempre più numerosi esperti di comunicazione. Gli indici di ascolti sbandierati ai quattro venti come (unica) “prova” del successo delle sue trasmissioni sono come le fascette promozionali che sui libri (o libroidi) dei grandi editori annunciano milionate di copie vendute: dati fasulli, ovvero costruiti e appositamente gonfiati per conseguire meri fini di vendita del prodotto. Nel frattempo, le nuove generazioni stanno fuggendo dalla TV, sostituendola pressoché totalmente dal web. Resteranno i canali satellitari multimediali e on demand con (soprattutto) le proprie cult series, i film e lo sport: tutto il resto – informazione in primis – passerà dalla rete, attraverso contenuti sempre più self produced che manderanno la TV per come la conosciamo ora nel mondo dei ricordi per sempre. Cosa che, al di là di tutto, è sicuramente un bene; su che alla lunga ciò invece non significhi passare dalla padella alla brace, beh… come si dice, ai posteri l’ardua sentenza. Sperando che non sia capitale.

P.S.: comunque, per quanto mi riguarda sostengo da sempre che il modo migliore di considerare la TV sia il seguente… ecco:

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Piccola lezione di giornalismo (che nessuno segue più)

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Ecco. Già quasi un secolo fa ci si poneva la questione di come si dovesse informare sugli accadimenti in maniera corretta ovvero priva di qualsivoglia speculazione d’alcun genere. E che chi debba informare – scrivendone, o in altro modo – si chiamasse allora Hemingway o si chiami oggi Pinco Pallino non cambia assolutamente i termini della questione – anzi, in qualche modo ne acuisce il valore.

Purtroppo, nel frattempo, non è cambiato il senso della professione (e dell’etica) giornalistica, semmai – semplicemente e drammaticamente – quel senso è stato gettato al vento dalle stesse redazioni dei media e dai loro responsabili, i quali hanno deciso ormai da parecchio tempo a questa parte – almeno dalle nostre – che di giornalisti veri non c’è più bisogno, certamente non per i titoloni delle prime pagine o per i primi servizi in onda nei TG. Quei pochi rimasti appaiono sempre più come esemplari (indifesi e perseguitati) d’una razza in via di prossima estinzione. I tempi ai quali fa riferimento l’immagine in testa all’articolo sono ben più lontani culturalmente che cronologicamente, insomma.

I risultati di queste nuove “strategie redazionali” le abbiamo tutti sotto gli occhi, giorno dopo giorno. In questa nostra era contemporanea (o postmoderna, se preferite) di paradossi e ribaltamenti d’ogni genere, anche i media fanno la loro bella parte, trasformandosi da educatori alla verità e alla conoscenza in sostenitori – quando non sorgenti primarie – della disinformazione e dell’analfabetismo funzionale. Ma è una parte della quale dovranno rispondere, prima o poi.

L’insopportabile rumore di fondo della TV contemporanea

fileTrovo che vi sia un sistema tanto semplice quanto efficace per dimostrare come la gran parte della TV contemporanea trasmetta e diffonda scempiaggine: togliere l’audio.
Provateci e guardatela, così muta. Forse, come è accaduto a me, senza il parlato televisivo affabulatorio che inevitabilmente ci distrae e ci condiziona – non solo mentalmente ma anche nella percezione di quanto stiamo osservando sullo schermo – potrete rendervi conto di come quei personaggi di tante trasmissioni TV odierne appaiono in tutto ciò che fanno – azioni, movenze, gestualità, espressioni facciali, sguardi, e con loro tutto ciò che hanno intorno – dei perfetti idioti. Quantunque bravissimi, in tale loro idiozia, così funzionale a passarvi (inculcarvi) i messaggi che si vuole far passare, ovvero degli ottimi attori dell’insopportabile (ma non per tutti, ahinoi) pantomima messa in atto per gli scopi di cui sopra, e che molto si basa sulle parole, sui testi recitati, sulle allocuzioni imposte all’attenzione (o a ciò che ne è sostituto) del telespettatore.
Se invece togliete l’audio, da subito e inesorabilmente vi parrà di stare osservando dei burattini, dei buffoni dalle movenze artificiose, pacchiane e palesemente stolte, dei guitti che sul palco televisivo recitano (malissimo, peraltro) la loro farsa. Passino le immagini di eventi sportivi o certi documentari, nei quali ovviamente l’audio conta relativamente, e non si contino quelle rarissime trasmissioni di divulgazione culturale per le quali l’audio è necessario ben più delle immagini. In ogni altra produzione televisiva – telegiornali, talk show, spettacoli da prima/seconda/ventesima serata, reality, programmi di intrattenimento – toglietelo, l’audio, e vedrete quanto cretine si riveleranno, dimostrando inoltre come, appunto, la TV contemporanea ci affabuli con le sue ciance continue, un rumore di fondo vocale che ha il solo scopo di renderci suadente ciò che, in tutto e per tutto, sarebbe da considerare supremamente stupido.
In questo modo forse, anche voi come me, dopo aver tolto l’audio converrete decisamente che sarà buona cosa togliere pure il video, levandovi di mezzo una volta per tutte la sua spaventosa e intollerabile miseria mediatica.

Sex Bomb Star (Un racconto inedito – per ora)

P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto al momento ancora inedito che tuttavia farà presto parte di una raccolta mooooolto particolare (a cominciare dalla brevità dei testi contenuti, come noterete), di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e a breve potrete saperne di più…

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Sex Bomb Star

Notevole com’era, a dir poco, non ci volle molto tempo affinché le sue apparizioni, soprattutto televisive, divennero frequentissime: varietà serali, talk show, reality, trasmissioni sportive, e innumerevoli servizi nei TG… Sembrava che mai come prima, e prima di lei, il video si potesse così efficacemente “riempire” con la sua figura, forse anche per la gran quantità di primi piani che la sua esplosiva, concupiscente carnalità attirava inesorabilmente, e ai quali offriva una voluttà immediata, tanto poco era ciò che veniva lasciato all’immaginazione. Una sensualità debordante, una procacità che andava oltre il mero erotismo scaturente e che ne fece una femme fatale assoluta, al punto che quel suo rapido, strepitoso e irrefrenabile successo, seppur costruito soltanto sul corpo, la rese un personaggio influente molto più di tanti altri, di doti e pregi assai più elevati che però – purtroppo per loro – non avevano da sfruttare un’arma così potente, ovvero un simile, folgorante e travolgente appeal.
Lei non poté che adeguarsi a tutto ciò: avendo moltitudini adoranti ai suoi piedi, sopra di esse si erse con tutta la propria appariscenza, come la più potente e amata regina sopra l’intero popolo d’un enorme impero; e veramente come una tale sovrana, il suo moto si trascinava appresso un lungo codazzo di “vassalli” pronti ad esaudire ogni suo ordine, un’affollata corte di lacché il cui fine supremo non era altro che assicurarle la costante e insuperabile lusinga, cosicché tutti gli adulanti sudditi ne venissero incessantemente e totalmente ammaliati.
Ma fu proprio all’apice del suo successo, all’ingresso degli studi televisivi di un grande network, tra due ali di folla osannante che salutava – come si confà ad una vera imperatrice – con minimi cenni della mano e con adeguata protervia, che lei improvvisamente esplose, si disintegrò, si polverizzò sotto gli occhi e nello stupore generale dei presenti e dei media che seguivano ogni istante della sua vita di successo. Stupore che, tuttavia, mutò velocemente specie ed essenza divenendo confusa incertezza, quando ci si rese conto che di lei, sullo spiazzo transennato all’ingresso degli studi, non era rimasto nulla, nulla di nulla, nemmeno un minimo pezzetto, un brandello, del pulviscolo…
No, invece, niente di niente.