Non mi sorprende più di tanto quanto leggo sul quotidiano piemontese “La Voce” sulla nomina del nuovo presidente del Parco del Po dietro indicazione della Regione*. Perché è l’ennesimo esempio della scarsa o nulla considerazione che la politica italiana riserva alle aree protette e alla loro buona gestione nonché, in generale, alla salvaguardia dell’ambiente naturale, evidentemente visto non per ciò che è, un patrimonio collettivo di inestimabile valore e ineludibile importanza, ma un fastidio, un impiccio, qualcosa che va tolto di mezzo alla svelta e tutt’al più utile per altri scopi – ad esempio come poltronificio, oppure per praticare un bel green washing propagandistico, o per altre attività poco o per nulla virtuose piuttosto in voga dalle nostre parti.
[Il Lago Bianco al Passo di Gavia e il cantiere che vi venne aperto nell’estate 2023.]Il pensiero corre all’assurda vicenda del Lago Bianco al Passo Gavia, in zona di massima tutela del Parco Nazionale dello Stelvio, che si voleva trasformare in un bacino di alimentazione dell’impianto di innevamento artificiale di Santa Caterina Valfurva con il tacito assenso del Parco stesso, o al recente tentativo politico di ridurre i confini del Parco Naturale Regionale dell’Adamello per agevolare l’antropizzazione, oppure ancora del progetto di una nuova arteria stradale che stravolgerebbe buona parte del territorio tutelato dal Parco dei Colli di Bergamo… e cito solo tre dei tanti casi lombardi al riguardo ovvero del territorio nel quale vivo, ben sapendo quanti ce ne siano anche nelle altre regioni e senza contare le violazioni perpetrate o progettate delle aree che non sono formalmente istituite a “parco” ma risultano parimenti protette dai vari SIC, ZSC, ZPS, Rete Natura 2000, eccetera.
[Uno scorcio del Parco dei Colli di Bergamo. Immagine tratta da fondoambiente.it.]Tuttavia la questione non finirebbe qui, visto che da tempo si vocifera di iniziative parlamentari che mirerebbero a deprimere di molto il valore, l’importanza e le possibilità di salvaguardia naturale delle aree di tutela italiane attraverso varie e profonde modifiche alle leggi attualmente vigenti. Di certo l’atteggiamento istituzionale verso di esse non fa pensare al contrario ovvero a una maggiore cura del patrimonio naturale e ambientale nazionale nel prossimo futuro, ciò anche per le risapute carenze educative e culturali della società civile italiana al riguardo che agevolano quell’atteggiamento e lo rendono spesso indisturbato.
Occorre dunque restare vigili, tutti quanti, alimentando per ciò che ci è possibile la consapevolezza sull’importanza della tutela del patrimonio naturale e ambientale collettivo – come peraltro rimarca la stessa Costituzione italiana agli articoli 9 e 41 – e denunciando qualsiasi evidente condotta che appaia per essi dannosa e pericolosa. Ancor più se manifestata da quei soggetti istituzionali e politici che invece dovrebbe rappresentare per conto nostro i primi garanti di quel patrimonio tanto inestimabile quanto fragile che abbiamo.
[Scorcio della Val Adamé, una delle zone più mirabili del Parco dell’Adamello.]È uno sforzo in fondo piccolo, quello che dobbiamo fare al riguardo, ma dai risultati enormi: perché tutelare la Natura significa tutelare noi stessi che siamo Natura. E poi, come scrisse Walt Whitman (in Nuovi argomenti, da Giorni rappresentativi e altre prose, Neri Pozza Editore, 1968, pag.148):
Dopo aver esaurito quel che t’offrono affari, politica, allegri simposi, amore e così via – e aver scoperto che niente di tutto ciò alla fine soddisfa o dura in eterno – che cosa ti resta? Resta la Natura; portar fuori dai loro torpidi recessi le affinità tra un uomo o una donna e l’aria aperta, gli alberi, i campi, il volgere delle stagioni – il sole di giorno e le stelle del firmamento la notte.
*: ovviamente a me non interessa nulla delle idee politiche del nuovo presidente, evidenziate dall’articolo de “La Voce”. Non è proprio una questione di ideologie politiche e anche se lo fosse per me contano il suo portato concreto, le conseguenze effettive, non altro di qualsivoglia “colore” sia.
[Foto di Fabio Scola, tratta dalla pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco (Passo Gavia)“.]La vicenda del disastro ambientale al Lago Bianco del Passo di Gavia, insieme a numerose altre, ha reso chiaro a chiunque come in molti (troppi) casi – e soprattutto in quello del Parco Nazionale dello Stelvio Lombardia – gli enti istituzionali di protezione della Natura siano ormai delle scatole vuote, deprivate di molte delle loro facoltà di tutela per diventare soggetti politicizzati strumentalmente funzionali ad altri scopi, sovente poco affini alla loro missione originaria quando non nettamente antitetici, come appunto ha dimostrato la questione del Lago Bianco. E non è solo un problema della Lombardia, ovviamente.
D’altro canto, che in Lombardia – per restare nell’ambito esemplare sul quale sto disquisendo – tale decadenza sia stata strategicamente indotta nel corso degli ultimi anni lo si evince non solo dalla gestione politica degli enti e, a monte, dalle nomine che ne sono la fonte, ma anche dall’andamento della dotazione economica destinata ai parchi naturali. Infatti, come ha denunciato Federparchi Lombardia lo scorso febbraio,
I trasferimenti per la sola spesa corrente assegnati ai parchi da Regione Lombardia sono passati da 13,5 milioni del 2010, agli attuali 6,5 milioni, con una riduzione superiore al 50%. Se lo rapportiamo alla popolazione della Lombardia, che supera i 10 milioni di abitanti, il contributo che Regione assegna ai parchi per la gestione in parte corrente equivale a 0,60 euro pro-capite.
Capite bene che, se anche per un bizzarro paradosso le aree naturali lombarde fossero politicamente ben gestite, le sempre più esigue risorse ne farebbero comunque degli enti svuotati di forza e di capacità, totalmente inadeguati a portare avanti nei territori di competenza un’efficace opera di tutela naturale e ambientale. Purtroppo, il suddetto paradosso non c’è, e in Lombardia i parchi sono mal gestiti politicamente, ambientalmente e finanziariamente: un connubio letale, non solo per gli enti in sé quanto soprattutto per i territori protetti – e, ribadisco di nuovo, la parossistica vicenda del Lago Bianco lo dimostra perfettamente.
A fronte di ciò, che la Lombardia poi si vanti pubblicamente di essere «terra di aree protette» vantandosi sui media dei suoi tot parchi regionali, tot riserve naturali statali e tot regionali, tot parchi locali di interesse sovracomunale eccetera, o di puntare «all’obiettivo posto dalla Comunità Europea che prevede il raggiungimento del 30% del territorio protetto entro il 2030» per poi privare tale territorio protetto delle risorse necessarie e dunque della facoltà di tutelare concretamente il proprio patrimonio naturale, è solo purissimo, cristallino, ignobilissimo oltre che pericoloso green washing istituzionale. Non si può pensarla diversamente, al riguardo.
Il fantasmagorico Parco Nazionale dello Stelvio – Lombardia, uno dei parchi più «wow!» d’Europa, ha annunciato i nuovi progetti in cantiere per la salvaguardia e la valorizzazione del suo territorio incontaminato!
Già, perché dopo l’ormai celeberrima opera di tutela ambientale del Lago Bianco al Passo di Gavia con la posa dei tubi che vi preleveranno l’acqua per alimentare i cannoni sparaneve di Santa Caterina Valfurva nonché il finanziamento del nuovo ponte tibetano sulla Val Grande, sopra Vezza d’Oglio, entrambi progetti di altissimo valore ecologico e culturale, inutile rimarcarlo, il Parco promuoverà l’installazione di numerose panchine giganti (altrimenti dette Big Bench) e passerelle panoramiche di cemento e acciaio fin oltre 3000 m di quota, supporterà il progetto di collegamento sciistico (ovviamente “ecosostenibile”) tra Valtellina e Valle Camonica e, in attesa che venga realizzato, l’eliski sulle montagne della zona (ovviamente “ecosostenibile” perché utilizzerà elicotteri che sulla carlinga avranno la scritta «GREEN»), sostituirà la gran parte degli animali selvatici che vivono nel suo territorio con peluche della Trudi a grandezza naturale mentre per quelli restanti organizzerà tour venatoriall inclusive per ampliare l’offerta turistica del parco, spianerà e asfalterà le mulattiere storiche per consentire il transito agevolato degli ebikers (anche di quelli meno allenati), promuoverà l’apertura del primo centro commerciale d’alta quota in Valle dell’Alpe e di un Acquapark in Valle dei Forni alimentato dalle acque di fusione dell’omonimo ghiacciaio nonché di una pista per enduro attorno al lago di Cancano sulla quale portare gare di livello internazionale che daranno visibilità al territorio – senza dimenticare il progetto del mega super iper ponte tibetano dei record tra le vette del Cevedale e del Gran Zebrù, finanziato dalla regione con la vendita degli stabili dell’Ospedale di Sondalo e interamente realizzato con materiali green…
Sì, sì… sto facendo della sana vecchia satira, sul “Parco Nazionale dello Stelvio – Lombardia” (be’, non del tutto, visto che alcune apparenti assurdità che ho citato sono invece cose drammaticamente vere). D’altro canto, cosa potersi aspettare da un ente istituzionale di tutela ambientale che è rimasto totalmente silente per tutte le lunghe settimane durante le quali i lavori di posa delle tubazioni per il pescaggio delle acque del Lago Bianco al Passo di Gavia – zona di massima tutela nell’ambito del territorio del Parco in forza delle sue peculiarità naturalistiche e ambientali – hanno devastato la riva settentrionale del lago? Per poi “parlare” solo qualche giorno fa, il Parco suddetto, attraverso qualche paginetta “ufficiale” con la quale viene disposta «la sospensione del cantiere in via precauzionale e con effetto immediato a causa dello scarico di liquami di cantiere su Habitat 6150» (cioè solo per uno dei numerosi danni cagionati dai lavori alla zona), ormai a disastro compiuto? Solo dopo due mesi di lavori il “Parco” si è reso conto che qualcosa non andava bene? O forse non si è reso conto perché ha ritenuto di non doversene rendere conto, assentendo pacificamente alla devastazione perpetrata?
Di quanto sopra ne dà notizia il gruppo Facebook “Salviamo il Lago Bianco (Passo Gavia)” con questo post, nel quale peraltro si denota che «La sensazione è che si sia lasciato “finire” il disastro, attendere l’arrivo dell’inverno, la chiusura della strada per far sì che la buca venisse malamente richiusa alla veloce coprendo tutte le tracce del pandemonio accaduto» nonché, aggiungo io, sperando che la pausa invernale faccia sfumare il clamore delle proteste contro questo scellerato intervento e che dunque molti se ne dimentichino, così da poter riprendere e finire rapidamente i lavori appena la prossima primavera lo consentirà e prima che le proteste riprendano. Al riguardo ne ha scritto anche “Il Dolomiti“, in questo articolo.
A ben vedere, ribadisco, dopo tutto ciò cosa ci si può aspettare di “buono” e “virtuoso” da questo “Parco Nazionale dello Stelvio – Lombardia”?
Io credo – o temo – meno di nulla.
Quindi preparatevi a godere l’«effetto WOW!» (cit.) del mega super iper ponte tibetano dei record tra le vette del Cevedale e del Gran Zebrù, perché potrebbe ben essere che, di questo passo, l’apice della tutela ambientale che il “Parco Nazionale dello Stelvio – Lombardia” riserverà alle proprie montagne sia qualcosa del genere. Sempre che, come accaduto per il Lago Bianco, migliaia e migliaia di cittadini amanti di queste montagne non si mettano d’impegno a rendere palese la pericolosità di un tale “ente di protezione della natura” e contribuiscano a cambiarne le sorti: in fondo ciò non sarebbe così difficile da attuare, vista la “scatola vuota” che è il Parco manifestamente è. E i nostri territori montani di tutto hanno bisogno meno che di scatole vuote, manifestazione di animi altrettanto vuoti – di cultura della montagna, già.
[Il Lago Bianco in veste ormai quasi invernale sovrastato dal Corno dei Tre Signori, in una foto di qualche giorno fa tratta dalla pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco (Passo Gavia)“.]P.S.:qui trovate tutti gli articoli che ho dedicato alla questione del Lago Bianco.