Il bello e il brutto (tempo)

[Foto di Free-Photos da Pixabay.]
Il bello di quando piove, e il cielo è ingombro di nubi grigie e il terreno zuppo e fangoso, è sapere che prima o poi torneranno il Sole e il cielo azzurro.

Il bello di quando c’è il Sole, e magari fa molto caldo, è sapere che prima o poi tornerà la pioggia e la sua frescura la si godrà ancora di più.

Il bello del tempo meteorologico, a prescindere, è che a volte c’è il Sole, a volte piove e, in verità, non è mai “brutto” se non per chi non sa far altro che lamentarsene. Ma lamentarsi e lasciarsi condizionare, della meteo e delle sue vitali mutevolezze, è un po’ come lagnarsi del fatto che, dovendo respirare, a volte si annusano esalazioni poco gradevoli.

Va bene, allora non respirate. Ovvero, non uscite di casa. Ecco.

 

Nuvole

Potrei passare ore e ore – e giorni interi per numerose ore – a osservare il moto delle nubi nel cielo, senza mai stancarmi. Anche perché non sarebbe mai la stessa visione, anche in quei brevi istanti nei quali così sembrerebbe: tutto cambia di continuo, come un dipinto che si rinnovi ad ogni minimo istante mutando senza sosta l’aspetto e il valore estetico della sua “tela”.

Steso su un prato in montagna, così da avere il cielo più terso possibile e le nuvole più vicine, mi immergo con lo sguardo in quel mare celeste nel quale le forme vaporose più o meno evanescenti vagano in modo apparentemente casuale ma che tale invero non è…  Dunque, ecco che mi diverto a intuire le correnti che le nubi “navigano”, il moto e la direzione, a indovinarne la quota, a valutarne colori e sfumature con i relativi “messaggi” meteorologici, a immaginare su quali algoritmi naturali (e per ciò sfuggenti alla mia comprensione) le nubi cambiano forma, densità, consistenza, facendo parimenti cambiare forma ai “buchi” d’azzurro che lasciano liberi in cielo e che a loro volta determinano forme i cui contorni mi pare di riconoscere e poter identificare in innumerevoli cose.

È una danza costante, di bellezza unica, quieta ed evanescente tanto quanto inarrestabile, che appunto ogni volta cambia aspetto e narrazione alla volta celeste senza mai riprodurre la stessa “coreografia” e la cui sublime leggerezza, tramite la sua visione, mi si riproduce nell’animo. Ma, non è, questo, uno stare lì “con la testa tra le nuvole”, come si potrebbe pensare e dire in tali circostanze: no, nessun sovrappensiero, deconcentrazione o straniamento anzi, l’opposto. Una visione concentrante, invece, che aiuta ed eleva la riflessione “sollevandomi” dalle cose terrene e da certe loro pesantezze per godere della condizione ideale ad approfondire i pensieri, i quali fluttuano liberi nella mente un po’ come quelle nuvole nel cielo, incontrandosi, miscelandosi, amalgamandosi così da generarne di nuovi e diversi.

È una fonte peculiare, quasi insuperabile di calma, distensione, serenità vivide e frementi, e parimenti energia, dinamicità e vitalità ma placide e delicatamente fluide, niente di troppo fiacco o troppo intenso, in modo che possa recepirle e metabolizzarle totalmente fin dal momento in cui distoglierò lo sguardo da lassù, mi alzerò dal mio giaciglio prativo e tornerò, o meglio ridiscenderò, in tutti i sensi – al mondo e alle cose di tutti i giorni. E fino al prossimo, “necessario” spettacolo nuvoloso, che mi auguro possiate e vogliate godere anche voi!

Di mattine estive da restarci contenti

[Foto di Manfred Antranias Zimmer da Pixabay]
Quando nel pieno dell’estate, tra giornate torride, di afe grevi e opprimenti che t’avvolgono come sudari bollenti, d’improvviso compaiono mattine col cielo ingolfato di nubi grigie e lampeggianti, scrosci piovosi spesso vivaci e brezze altrettanto allegre e soprattutto prodigiosamente fresche, da “crollo delle temperature”, come si dice in questi casi, al punto che ad uscire di casa e sentire sulla pelle un’aria così diversa e così vitale rispetto a quella sfibrata dalla calura dei giorni precedenti si resta quasi sgomenti… mattinate come quella di oggi qui, insomma, dopo i 35° e passa di ieri, be’, voglio dire, a trovarcisi dentro, in condizioni così inopinatamente poco spossanti e invece così tanto rigeneranti, si prova una contentezza così leggera e in fondo futile eppure così tanto intensa che nel momento in cui la si prova è difficile da eguagliare, a mio parere. Ci si sente così tanto bene, ecco.

Anche perché poi passa, tutto questo refrigerio, siamo quasi a fine luglio e l’afa estenuante tornerà ancora per un po’, inesorabilmente. Quindi, oggi, è un po’ come gustarsi almeno per una volta una fresca e favolosa mousse ai frutti di bosco in mezzo a tante ordinarie e bollenti minestrine, quasi. Già.

 

Pioggia d’estate

[Foto di Filip Zrnzević da Unsplash.]
Se la pioggia, come condizione atmosferica, a me piace sempre, lo ribadisco – salvo quando sia troppo violenta, ovvio, ma non sarebbe più “pioggia”, semmai nubifragio o altro di affine -, mi delizia in particolar modo d’estate, ovvero nella stagione detta bella proprio anche perché carente più di ogni altra di “brutto tempo”.

Questa mattina, ad esempio (giorno 17 di giugno, ormai alle soglie dell’estate), l’aspetto del paesaggio bagnato dalla pioggia e avvolto da nubi basse che avvolgevano i fianchi dei monti sfilacciandosi sui crinali e, apparentemente, fin sulle chiome degli alberi, era quello d’una giornata di inizio novembre. Ed era bellissimo osservare questa strana condizione meteorologica “sovversiva”, alternativa, fuori posto e fuori contesto, quando il calendario avrebbe dovuto sancire cieli azzurri, Sole già sovrastante l’orizzonte e temperatura più che mite. Certo, so bene che si tratta di un’eccezione o poco meno, una cosa rara tra giornate e condizioni meteo che si uniformeranno sempre più al clima estivo e alle sue ordinarie peculiarità, quello che fa pensare rapidamente alle vacanze e sembrare certe immagini novembrine come provenienti da una lontananza quasi inconcepibile. Eppure, ribadisco, ritrovarsi fuori casa come fosse autunno ma metà giugno passato, col paesaggio in alto nascosto da nubi scure e compatte, i boschi intorno lucidi di pioggia e il sentore dei profumi del terreno bagnato come si sentono nelle mattine di ottobre prima che il Sole sorga, mi ha donato una deliziosa sensazione di “consapevole smarrimento”, di utopia climatica, evento possibile ma improbabile al punto da non poterti non sorprendere, almeno un poco, sollecitandoti il dubbio pur consapevolmente assurdo (ma al contempo divertente) che il calendario in casa sia stato spostato avanti di qualche mese, be’, è veramente piacevole.

Anche perché no, nessun errore, il calendario è sul mese corretto e a breve la bella stagione prenderà inesorabilmente a imperare con condizioni climatiche fin troppo estive e afose, magari oltre ogni limite, visto le inquietanti tendenze del clima attuali. Ecco perché, pure, questa pioggia estiva simil-novembrina mi piace così tanto. È come ritrovarsi in un ambiente molto rumoroso per poi poter godere, per qualche momento, di una stanza in cui vi sia molta più quiete, ecco. Un piacere leggero, lenitivo, effimero tanto quanto soave. Da godere pienamente finché è possibile, senza dubbio.

 

Nuvole scure

[Foto di Broin da Pixabay]
Io – l’ho già detto in altre occasioni, qui – non è che abbia una grande considerazione dei servizi di previsione meteorologica, anzi, consiglio di non guardarli nemmeno o quanto meno di considerarli per ciò che sono, ovvero mere “previsioni” e niente più, appunto.

Però a volte la colpa delle previsioni errate non è tutta loro, forse, ad esempio nei casi in cui abbiano previsto per l’indomani bel tempo e invece il cielo si presenta ingombro di nubi plumbee che, prima o poi, scaricano pioggia se non innescano temporali. Perché ho l’impressione che tutte quelle nuvole scure ammontonate, certe volte non siano altro che la condensazione delle troppe, inutili lamentazioni che tanta gente quaggiù sulla Terra enuncia, effonde, emana e litaneggia e piagnisteggia e spande come scarichi di automezzi o ciminiere di fabbriche finché tutta questa densa “caligine grigiastra” sale al cielo e, appunto, si raggruma lassù, uno spesso tappeto di tetre nubi che oscurano qualsiasi possibile serenità. Già.

Dacché se certa gente si lamentasse meno, mi viene da pensare, ci sarebbero più giornate di Sole, oltre che meno problemi comuni irrisolti. E persino i meteorologi c’azzeccherebbero di più, con le loro previsioni – cosa che avrebbe quasi del prodigioso e, a ben vedere, già da sola potrebbe giustificare una netta riduzione di quegli inutili piagnistei, ecco.