Orizzonti piccoli o vasti

I vasti orizzonti generano le idee complesse, i piccoli orizzonti le idee ristrette.

[Victor HugoIl Novantatré, Biblioteca Economica Newton, 2004, pag.163; 1a ed. 1874.]

La miccia che accende il viaggio

[Photo by Waldemar Brandt on Unsplash.]
Da appassionato viaggiatore quale cerco di essere, alla costante ricerca di un senso profondo alla pratica del viaggiare quale manifestazione della relazione tra me-uomo e il mondo-paesaggio oltre che del bisogno di conoscenza che ogni essere umano dovrebbe sviluppare e coltivare con costanza, parto ogni volta con una curiosità immensa verso il luogo verso cui viaggio e una voglia irrefrenabile di conoscerlo il più a fondo possibile, magari anche per capirlo, almeno un poco.

Però, prima ovvero alla fonte del pensiero dal quale nasce la mia decisione di partire proprio verso un certo luogo (in senso lato, sia esso città, regione, stato, montagna, isola o che altro), a volte c’è un singolo input primigenio, una causa o curiosità personale e magari banale, bizzarra, inafferrabile per altri, che tuttavia rappresenta la miccia che dà fuoco a quella voglia di partire e fa esplodere di conseguenza la frenesia (più o meno controllata) della preparazione del viaggio. Che dunque intraprendo anche in forza di quel piccolo input iniziale e poi, certamente, per tutto il resto di più grande, importante, interessante, stimolante… ma comunque non senza quel primo piccolo passo.

Ad esempio, per dire, sono andato in Finlandia anche per inseguire Arto Paasilinna, e sono andato nella Norvegia centrale (anche) per capire il black metal. Poi sono andato in Danimarca (anche) per il Bluetooth ma quello “vero”, e a Capo Nord (anche) per sentirmi in cima a una grande montagna ma “orizzontale”, e in Irlanda (anche) per poter poi andare con più consapevolezza in Ulster e in Estonia (anche) per stare tra russi e estoni e percepirne l’effetto. A Oslo ci sono andato (anche) per salire sull’Holmenkollen, a Londra (anche) per James Bond e a Berlino, invece, (anche) per capire tante cose dell’Europa contemporanea. E poi sono andato in tanti altri luoghi anche per altrettanti motivi diversi dai soliti, forse apparentemente un po’ strani, appunto, forse incomprensibili per molti ai quali li racconto, forse invece fondamentali più dei soliti che si ritengono tali, quando si viaggia in certi luoghi, prima che dal viaggio scaturisca tutto il resto e si generi la percezione del suo senso profondo. Un senso, d’altro canto, che è e sarà sempre incompleto, perché sempre ha bisogno e abbisognerà di qualche nuovo, curioso, strano, banale e fondamentale input.

Non si perde tempo, qui!

[Foto di Yvonne Huijbens da Pixabay]
Comunque, volevo denotarvi che nel tempo in cui uno in città esce di casa, prende l’auto, resta bloccato nel traffico o nella folla sulla metro o sul bus, va in posta (c’è coda), va al centro commerciale, scrive dallo smartphone sui social, va a bere qualcosa (c’è pieno), cambia bar, scrive ancora dallo smartphone sui social, telefona (c’è rumore, non si sente bene) corre al parcheggio che sennò gli scade il biglietto, si rimette in coda nel traffico o tra la folla sulla metro, s’incazza per tutto questo casino, torna a casa, si rende conto di aver dimenticato di fare qualcosa, eccetera, io, qui in montagna, me ne sto sdraiato su un prato a osservare le evoluzioni in cielo di una poiana o le arrampicate d’una mamma camoscio col suo piccolo lungo una dorsale rocciosa o ancora, nascosto dietro un cespuglio, l’andirivieni infaticabile di una lepre oppure, semplicemente, a seguire i profili delle montagne stagliati all’orizzonte sull’azzurro del cielo.

Perché qui non si perde mica tempo come quelli laggiù in città, eh!
Il tempo è prezioso, non va sprecato!
Ecco.