“Sulla” carrozza di John Ruskin

Quella che vedete nell’immagine è la carrozza di un personaggio poco noto da noi: John Ruskin, scrittore, poeta, viaggiatore, critico d’arte tra i più influenti della sua epoca, da me apprezzato soprattutto per essere colui che forse più di altri ha saputo costruire l’immaginario moderno-contemporaneo alpino ovvero il modo con il quale noi intendiamo le montagne – ad esempio è sua la celeberrima espressione “Le montagne sono le grandi cattedrali della Terra”.

Perché ve ne parlo? Beh, perché quella cesta con dentro una specie di tinozza che si vede sul tetto della carrozza (conservata a Brantwood, la storica residenza in Cumbria dove Ruskin visse fino a lungo e ove morì) non serviva a raccogliere o conservare acqua per abluzioni e altre cose utili durante gli spostamenti, ma era piena di libri. Libri da leggere che Ruskin portava sempre con sé al fine di averli a disposizione per i propri studi o per le semplici letture ricreative.
Una “libreria da viaggio” piuttosto bizzarra, certo, ma evidentemente al suo proprietario faceva comodo così.

È una cosa che mi ha incuriosito e affascinato. Un po’ come se oggi andassimo in vacanza lontano da casa e ci portassimo, oltre al necessario corredo da viaggio, un grosso trolley pieno di libri, ecco.

Altri tempi, certo: oggi ci sono gli e-reader a consentirci di risparmiare quell’ottocentesca fatica. Ma, pure con tali tecnologie a nostra disposizione, quanti fanno qualcosa di assimilabile?

Vedo ma non ci credo

Fino a qualche tempo fa, quando ci si trovava di fronte a qualcosa di dubbio oppure non lo si aveva davanti e dunque c’era la necessità di una relativa constatazione diretta, valeva la celebre “regola pseudo-evangelica” del “se non vedo non ci credo”.

Oggi, a quanto pare, l’analfabetismo funzionale pandemico sta sempre più imponendo una nuova “non regola”: non vedo ma ci credo. Alla quale l’unione di un’altra “regola” questa volta di genesi biblica, “vox populi, vox dei” (che oggi potrebbe essere drammaticamente aggiornata in “vox social, vox dei”), finisce per generare danni culturali (e dunque inevitabilmente sociali) spaventosi.

Vediamo invece di rendere valido un ulteriore e ben diverso “precetto”: vedo ma non ci credo. Ovvero, giammai l’invito a un relativismo rigido e radicale ma a verificare sempre e nel modo più articolato possibile una realtà prima di poterla ritenere una “verità”. Vedo ma ci crederò, insomma – dopo aver appurato ciò che mi è stato detto e/o spacciato per cosa certa.

È questione di qualche attimo, con le infinite possibilità informative e culturali disponibili grazie al web. Sì, appunto: mica ci sono solo i social – così come non c’è solo la TV – e mica vale più come un tempo il citato “vox populi, vox dei”. Perché se il popolo per sua ampia parte non capisce ciò che dice, state pur tranquilli che non ci sarà onniscienza divina che tenga. Anzi, l’esatto opposto, purtroppo per noi tutti.

(Immagine trovata sul web con testo in inglese, semplicemente tradotta.)

Il gadget natalizio più gettonato

Ok, ho definitivamente appurato che, da qualche anno a questa parte, i gadget aziendali più gettonati, soprattutto per le festività di fine anno, sono i caricabatterie portatili autoalimentati – le power bank, insomma.
Ormai ne ho così tante che, caricandole tutte insieme e collegandole in rete tra loro, ricavo una quantità di energia pari a quella prodotta da una centrale nucleare di medie dimensioni!

Un’energia piuttosto sprecata, peraltro, visto il mio uso assai parco dei dispositivi elettronici fuori casa o ufficio (non per personale snobismo ma perché faccio pure altro, eh!) e comunque, in senso lato, sempre meno intensa che quella fornita da un bel libro. Che non ricaricherà uno smartphone ma la mente e lo spirito assolutamente sì, ecco.

“Leggere”, l’importanza vitale della lettura vista da Steve McCurry

“Yemen”, 1997.

Se non l’avete vista ove sia già stata esposta, andate a vedere Leggere, la mostra di immagini che il grande fotografo Steve McCurry ha dedicato all’esercizio della lettura e a chi lo pratica ovunque sul pianeta.

Immagini che fanno riflettere, e sanno mettere in evidenza una realtà fondamentale: la lettura dei libri è l’esercizio culturale più semplice e più completo che si possa praticare, dunque chi dice di non poterlo praticare, sovente adducendo motivazioni francamente sconcertanti (“Non ho tempo!” la più gettonata) e giammai valide o tanto meno legittime, è un emerito idiota.

L’ho detto, ecco.

Cliccate sull’immagine per saperne di più sulla mostra.

La lettura è libertà


La lettura dei libri libera la mente e alimenta il pensiero, che non a caso è la più grande e illimitabile libertà a disposizione dell’uomo.
Chi non legge, dunque, non sarà mai una persona realmente libera, e “vivrà” imprigionata nello spazio vuoto della sua mente.
Una condizione più sventurata persino rispetto all’ordinaria pazzia: almeno il pazzo ha la mente piena di bizzarrie, senza dubbio, ma non certo vuota. E, appunto, non so cosa sia peggio tra le due cose.