La grande bellezza nelle mani della grande bruttezza

In Italia è da lustri, ormai, che si susseguono governi la cui azione porta invariabilmente il paese verso due conseguenze: o la rovina, o lo sfascio. Hanno persino l’ardire di chiamarli “del cambiamento”, ma è una situazione che somiglia molto alla sorte del carcerato a cui venga data la “opportunità” di cambiare cella facendogliela passare come un gran privilegio. Così tale carcerato, a furia di passare da una cella all’altra, si ritrova in gabbie sempre più strette, più buie, più fetide.

Personalmente, continuo a non capire come possano, gli italiani, lasciare il proprio paese nelle mani di siffatti esponenti politici di comprovata generale meschinità. Dacché il paese in questione non è uno staterello di scarso pregio ma è tra i più belli in assoluto, tra i più ricchi di storia, d’arte, di paesaggi, di cultura. Un paese dalle infinite possibilità e potenzialità messo nelle mani di chi tali potenzialità le avversa e le reprime, gettando via tempo e forze in questioni inconsistenti e di natura a dir poco infima.

Non lo capisco, insomma, come a fronte di così tanta bellezza si possa dare tanto peso ad altrettanta tangibile bruttezza. Non lo capisco proprio. Questa sì, è una realtà che dovrebbe assolutamente esigere un cambiamento. E vero, finalmente.

25 aprile: Leopoldo Gasparotto

Qualche anno fa, per rimarcare a mio modo il valore imprescindibile di una celebrazione come il 25 Aprile, scrissi (vedi qui) di Riccardo Cassin, uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi, e della sua attività partigiana tra le fila dei volontari combattenti per la liberazione dall’oppressione nazifascista nella sua Lecco.

Alla stessa maniera, “torno sui monti” anche stavolta per incontrare un’altra figura di grande alpinista e uomo libero: Leopoldo Gasparotto, nato a Milano il 30 dicembre 1902, ucciso dai nazifascisti a Fossoli (Modena) il 22 giugno 1944.
Avvocato, medaglia d’oro al valor militare alla memoria, esperto alpinista e accademico del Club Alpino Italiano (molte le sue “prime” sul Monte Rosa, nel Caucaso e in Groenlandia), Gasparotto era stato – come tenente di complemento – istruttore presso la Scuola militare di Aosta. Dopo l’8 settembre 1943, avendo bene assimilato l’educazione alla democrazia e alla libertà impartitagli dal padre Luigi, con lui e con altri antifascisti milanesi cercò vanamente di organizzare la difesa di Milano. Capitolato il comando militare della piazza, Gasparotto salì sul Pian del Tivano, dando impulso alle prime formazioni partigiane Giustizia e Libertà.
Nella motivazione della Medaglia al valore è così condensato il suo impegno per la libertà: “Avversario da antica data del regime fascista, già prima dell’armistizio dell’8 settembre 1943 organizzava il movimento partigiano nella Lombardia. Nominato successivamente comandante militare delle formazioni lombarde «Giustizia e Libertà», dava impulso all’iniziativa, esempio a tutti per freddo e sereno coraggio, dimostrato nei momenti più difficili della lotta. Caduto in agguato tesogli per vile delazione, sopportava il carcere di San Vittore subendo con superbo stoicismo le più atroci sevizie, che non valsero a strappargli alcuna rivelazione. Trasportato nel campo di concentramento di Fossoli per essere deportato in Germania, proseguiva imperterrito a lottare per la causa e tentava di organizzare la fuga e l’attacco ad una tradotta tedesca per salvare i deportati avviati al freddo esilio e alla lenta morte. Sospettato per la sua nobile attività, veniva vilmente trucidato dalla ferocia nazista”.
A ricordo di Leopoldo Gasparotto sono state intitolate strade a Milano, a Varese, a Tremosine, a Sacile e a Fossoli. Porta il suo nome anche un istituto scolastico di Carpi.

Su Gasparotto vi consiglio la lettura di un pregevole volume che narra della sua vita sui monti, prima come valente scalatore e poi come combattente per la libertà d’Italia: Leopoldo Gasparotto. Alpinista e partigiano, di Ruggero Meles, edito da Hoepli.
Il testo di questo articolo l’ho invece tratto dal sito dell’ANPI, lo trovate in originale qui.

In fondo, quella del 25 aprile non è tanto, e non solo, la celebrazione di una ricorrenza (fin troppo strumentalizzata, ça va sans dire) ma, ancor più, lo è delle donne e degli uomini che l’hanno resa possibile, e che oggi permettono agli italiani di celebrarla. O non celebrarla, già.

Di plastica vestire, o di plastica perire

Ma se da più parti giungono denunce su come la plastica stia inquinando il mondo e soprattutto i mari del pianeta, su come uccida numerosi organismi viventi, su come sia ormai inderogabile la necessità di diminuirne l’uso e il consumo fino ad azzerarlo, se sono ormai innumerevoli le ricerche scientifiche che con dati inoppugnabili palesano tutto ciò… perché sui media compaiono ancora articoli come questo, nel quale si afferma “allegramente” che «la “plastica” sarà il tessuto più gettonato della nuova stagione. Dimenticatevi della pelle, del cotone e dei soliti tessuti: il futuro è di plastica. […] Non solo borse, infatti, anche cappelli, scarpe e cinture e abbigliamento. La nuova frontiera del cool è fatta di plastica e segna un nuovo stile che farà tendenza molto presto» senza peraltro che vi sia alcuna indicazione sull’uso di plastiche ecosostenibili, anzi, precisando che si tratti di “pvc mania” – che suona sicuramente meglio di “cloruro di polivinile mania” e non fa pensare ai suoi vari pericoli?

Perché ciò accade, con che logica può accadere, per inseguire quale folle e pericoloso tornaconto ovvero in forza di quale spaventosa ignoranza?
O forse che la “logica” di tale follia stia nel principio “moriremo tutti soffocati, però vestiti in modo super cool!”?

N.B.: in testa al post, a destra una foto tratta dal web, a sinistra un’immagine della campagna di SeaShepherd sugli effetti dell’inquinamento da plastica nei mari (lo slogan dice: «La plastica che usi una sola volta tortura gli oceani per sempre»). Per mera “decenza” non ho tratto immagini dal servizio di “moda” citato nel post.

L’INPS – Indagine Nazionale sulla Pubblica Stoltezza

Il “bello” è che, pur a fronte di ciò che è accaduto nei giorni scorsi sulla pagina facebook INPS per la famiglia (cliccate sull’immagine qui sopra per averne un significativo resoconto), ancora qualcuno si domanda perché in Italia due terzi della popolazione non legga libri, perché siano così diffuse maleducazione, insolenza, ipocrisia e bigottismo, perché lo sia pure così tanto analfabetismo funzionale, perché il senso civico sia tanto scarso, perché altrettanto scarse ovvero evanescenti siano l’identità culturale e la coscienza sociale, perché così tanti alimentino fobie del tutto illogiche e ingiustificate e credano ciecamente a palesi fake news… perché trasmissioni TV a dir poco infime siano viste da milioni di telespettatori… perché da lustri si eleggano parlamentari e governi di livello sempre peggiore e via via decrescente

Il Bel Paese è realmente un gran bel paese, senza alcun dubbio; molti di quelli che lo abitano in qualità di suoi cittadini indigeni, invece, lo sono molto meno. E come non lo è affatto, bello, il suo futuro, se la situazione è e resta questa.
Ecco.