Di plastica vestire, o di plastica perire

Ma se da più parti giungono denunce su come la plastica stia inquinando il mondo e soprattutto i mari del pianeta, su come uccida numerosi organismi viventi, su come sia ormai inderogabile la necessità di diminuirne l’uso e il consumo fino ad azzerarlo, se sono ormai innumerevoli le ricerche scientifiche che con dati inoppugnabili palesano tutto ciò… perché sui media compaiono ancora articoli come questo, nel quale si afferma “allegramente” che «la “plastica” sarà il tessuto più gettonato della nuova stagione. Dimenticatevi della pelle, del cotone e dei soliti tessuti: il futuro è di plastica. […] Non solo borse, infatti, anche cappelli, scarpe e cinture e abbigliamento. La nuova frontiera del cool è fatta di plastica e segna un nuovo stile che farà tendenza molto presto» senza peraltro che vi sia alcuna indicazione sull’uso di plastiche ecosostenibili, anzi, precisando che si tratti di “pvc mania” – che suona sicuramente meglio di “cloruro di polivinile mania” e non fa pensare ai suoi vari pericoli?

Perché ciò accade, con che logica può accadere, per inseguire quale folle e pericoloso tornaconto ovvero in forza di quale spaventosa ignoranza?
O forse che la “logica” di tale follia stia nel principio “moriremo tutti soffocati, però vestiti in modo super cool!”?

N.B.: in testa al post, a destra una foto tratta dal web, a sinistra un’immagine della campagna di SeaShepherd sugli effetti dell’inquinamento da plastica nei mari (lo slogan dice: «La plastica che usi una sola volta tortura gli oceani per sempre»). Per mera “decenza” non ho tratto immagini dal servizio di “moda” citato nel post.

Plug in-Art. “Untitled”, la prima personale di Sam Pulitzer in Italia, al Pastificio Cerere, Roma, dal 18/09 al 07/11.

La ricerca artistica di Pulitzer si fonda sulla ricontestualizzazione di oggetti e immagini dotati di una peculiare valenza culturale. L’artista ricorre frequentemente a repertori iconografici che testimoniano come gli immaginari propri delle sottoculture si disperdano, favorendo la diffusione di un unico linguaggio predominante. Attraverso l’utilizzo di tale linguaggio, Pulitzer commenta le dinamiche estetiche di rappresentazione, attive dentro e fuori il sistema dell’arte contemporanea.
In passato, ad esempio, l’artista ha integrato nelle sue opere alcune tipologie di plugs, accessori di diverse forme e dimensioni utilizzati nella dilatazione dei fori dei piercing. Nelle società occidentali, l’impiego di plugs indica in chi li indossa un desiderio di trasgressione, anche se la crescente diffusione di queste pratiche tra le comunità di giovanissimi ne attesta un allineamento con i regimi consumistici, che vedono negli adolescenti nient’altro che una fascia di mercato. Nelle opere di Pulitzer i plugs vengono incastonati nelle pareti della sala espositiva, dove conservano il loro potenziale segnico e stimolano una riflessione sulle modalità con cui l’arte contemporanea, come atto creativo, citi sistemi simbolici codificati in altri ambiti.
(…) “Untitled” cerca di risolvere l’incrinatura tra il vandalismo e la creatività, nella volontà di dimostrare, in un contesto dedito all’arte, l’effettiva presenza di senso nelle pratiche estetiche considerate come sottoculturali o come “arte di strada”. Le opere in mostra possono quindi essere interpretate come citazioni di alcune strategie creative, abusate dall’arte contemporanea, al fine di assecondare la pretesa dell’arte di restituire un’immagine più intima di un individuo, del suo sistema di riferimenti culturali, del suo stile di vita, della sua esperienza estetica quotidiana.
(dalla presentazione della mostra)

La Fondazione Pastificio Cerere – dimostrandosi una volta ancora tra i migliori luoghi d’arte italiani, a mio parere – presenta la prima mostra personale in Italia dell’artista americano Sam Pulitzer. Aperta al pubblico a ingresso libero dal 19 Settembre (con inaugurazione martedì 18/09 alle ore 19) fino al 7 Novembre, l’esposizione è il secondo evento proposto da Michele D’Auriziocurator in residence della Fondazione per il 2012 – e presenta Untitled (2012), un’installazione composta da un ampio numero di opere grafiche, realizzate su PVC adesivo e applicate alle pareti delle sale espositive della Fondazione.
Cliccate sull’immagine dell’opera di Pulitzer per visitare le pagine dedicate alla mostra nel sito web della Fondazione Pastificio Cerere, e conoscere ogni altra utile informazione nel merito. E’ un evento assolutamente intrigante, merita senza dubbio una visita, se sarete in ambiti romani prossimamente!