Finestre rotte e menti infrante

In una società come la nostra, nella quale la maleducazione (nei rapporti interpersonali e non solo in tale ambito) viene sempre più sdoganata e imposta come “normalità”, diventando modus operandi anche per chi dovrebbe rappresentare un esempio istituzionale oltre che culturale, mi sembra sempre più evidente che la celebre e illuminante teoria delle finestre rotte, della quale vi ho parlato qui, è assolutamente valida anche tra gli individui. Perché se la gentilezza e la buona educazione sono contagiose in una società sana e culturalmente progredita, la maleducazione è altrettanto contagiosa nelle società in stato di degrado. Per invertire questa condizione non ci vuole molto ma, certamente, ci vuole la capacità di comprendere questa minima ma fondamentale evidenza: perché credere di non dover arginare la maleducazione diffusa e al contempo di poter progredire socialmente (nel senso più generale di ciò, quindi anche culturalmente, economicamente, politicamente, eccetera) è una fantasia che solo una mente totalmente sbandata può generare.

Non è un paese per ironici

A volte il mondo è un posto difficile se non ostile, per le persone che sanno (far) ridere. La vera ironia, l’umorismo genuino, sempre più spesso vengono confusi e scambiati con la bieca derisione, col dileggio che invece dietro il riso (solitamente sguaiato) cela solo disprezzo. E di gente che sa essere auto-ironica senza mai prendersi troppo sul serio ce n’è sempre meno, in giro.

Basterebbe anche solo questo a segnalare lo stato della nostra civiltà e, inesorabilmente, a riderle in faccia. Tanto non la capirebbe comunque, tale risata.

I cartelloni pubblicitari lungo le strade fanno schifo!

Ma quand’è che poi la si finirà con questo scempio assoluto – e assolutamente italiano per come all’estero sia estremamente raro – dei cartelloni pubblicitari lungo le strade?

Fanno semplicemente schifo: deturpano e insozzano il paesaggio, ostacolano la vista, distraggono dalla guida e risultano pericolosi per questo nonché per rappresentare un manufatto solido appena accanto alle carreggiate (immaginate un ciclista che esca di strada e ci vada a cozzare contro), sono spesso abusivi, senza contare della frequente stupidità delle pubblicità che “supportano”. Sono un evidente segno di cafonaggine commerciale, parte integrante di quella inciviltà generale che troppo spesso e in troppi aspetti contraddistingue la società italiana.

Poi, vai a leggere il Codice della Strada e noti che «i cartelli pubblicitari lungo le strade: se sono idonei a distrarre l’attenzione dei guidatori è necessaria l’autorizzazione». Ma come “è necessaria l’autorizzazione”? Se distraggono dalla guida non vanno autorizzati, vanno proibiti, punto!

Se da più parti, sul web e altrove, montasse lo sdegno per questo scempio, forse al riguardo le cose cambierebbero. E sarebbe pure il segno di una rinascita civile e civica, quanto mai necessaria appunto nella nostra società. Ma è ormai chiedere troppo che ciò accada, forse?

La “sinergia totale” con la montagna?!?

Eh, in effetti perché dovrei sbattermi così tanto come faccio (parimenti ad altre attività) da qualche anno a questa parte al fine di strutturare e lavorare in progetti dedicati alla rinascita delle montagne, per studiare, comprendere e rinvigorire la storia, la cultura, la vita delle genti montanare, l’economia peculiare, le tradizioni e le conseguenti necessarie innovazioni, il Genius Loci da riscoprire, i territori da valorizzare e far rinascere, le relative politiche gestionali, la resilienza delle Terre Alte, l’antropologia e la sociologia, l’immaginario collettivo da rigenerare, il concetto di paesaggio, il neoruralismo e il neoumanesimo montano, il turismo consapevole e sostenibile, la salvaguardia dell’ambiente naturale, le prospettive di un futuro finalmente migliore perché innanzi tutto autoctono… perché tutto ciò, quando poi la sinergia totale tra uomo e montagna è questa qui?

Una sinergia totale tra uomo e montagna.

Ecco.
Ma porca miseria, chi l’avrebbe mai detto che in fondo era così semplice ottenerla? Idiota che non sono altro!


N.B.: sia chiaro, per gli eventuali “liberisti” o “benaltristi” all’ascolto, che personalmente non sono affatto contrario a nulla, se fatto con criterio, buon senso, onestà e consapevolezza di quanto si realizza, sia in senso intellettuale che materiale – anzi, ben vengano eventi del genere, nel caso. Ma sostenere emerite e degradanti cazzate come quella lì sopra pubblicizzata, che fornisce subito il “metro filosofico” dell’iniziativa in questione, è un atto di ipocrita e scellerata disonestà civica che può fare più danno, in prospettiva, di una violenta tromba d’aria. Sempre a mio personale parere, ribadisco.

Antisocial network

Forse – mi viene da pensare – bisognerebbe creare sul web anche un antisocial network. Dove ti iscrivi e non devi cercare “amici” ma, all’atto dell’iscrizione, te ne vengono assegnati un tot in base a determinate profilazioni (tanto siamo tutti profilati, inutile fingere di non crederlo o non saperlo), per cui non devi tu fartene continuamente di nuovi a colpi di “likes”, al contrario hai a disposizione unicamente il tasto “dislikes” così da avere solo che da perderne. Meno amici falsi, più amici veri o – per certi versi ancora meglio – più antagonisti sinceri. Perché in fondo avrebbe molto più senso, e sarebbe ben più fruttuoso, un social che generasse un vivace (e sempre civile, ovvio) contradditorio piuttosto che infinite pagine auto incensanti e inutilmente fini a se stesse (cioè al loro intestatario) che pretendono solo consenso e nessun dissenso*!

O forse… forse no, è meglio che non venga creato qualcosa del genere. Ci sarebbero rese dei conti quotidiane tra utenti incapaci di ammettere disaccordi e di sostenere conseguenti costruttivi confronti senza degenerazioni troglodite… Forse è meglio che restino l’attuale falsità e la generale simulazione, per il “bene” di tutti. In una società costruita sull’ipocrisia e l’artificio, la sincerità e l’obiettività diffuse avrebbero l’effetto di possenti colpi di vento su un fragile castello di carte che ci ostiniamo a credere una “solida fortezza”.

*: ma esiste ancora poi, in questa società infarcita di boriosi saccenti gradassi prepotenti, il civile dissenso? Mah!