VHEMT: e se alla fine avessero ragione loro? (Un post di antropologia culturale)

Senza nome-congiunto-01Sì, proprio così: antropologia culturale.
Lo conoscete, il VHEMT?
Beh, se non lo conoscete, cominciate a leggere qui (brano tratto dal sito del suddetto):

Il VHEMT (che si pronuncia vehement, parola inglese che significa veemente) è un movimento, non un’organizzazione. È un movimento portato avanti da gente che ha a cuore la vita sul pianeta Terra. Non siamo un gruppo di disadattati maltusiani misantropi e asociali che provano un piacere morboso ogni volta che qualche disastro colpisce gli umani. Non potrebbe esserci nulla di più distante dalla realtà. L’estinzione umana volontaria è piuttosto l’alternativa umanitaria ai disastri che colpiscono la gente.
Non insistiamo sul modo in cui la specie umana si è dimostrata un parassita avido ed amorale su un pianeta che era in buona salute. Una negatività di quel genere non offre soluzioni per gli orrori inesorabili che l’attività umana sta provocando.
Piuttosto, il Movimento propone un’alternativa incoraggiante alla distruzione impietosa e completa dell’ecologia della Terra.
Come sanno bene i Volontari del VHEMT, la speranza che si presenta come alternativa all’estinzione di milioni di specie vegetali ed animali è l’estinzione volontaria di una sola specie: l’Homo sapiens, …la nostra estinzione.
Ogni volta che qualcuno decide di non generare altri umani da aggiungere ai miliardi brulicanti che già si accalcano su questo pianeta devastato, un nuovo raggio di speranza attenua le tenebre.
Quando ogni essere umano deciderà di non riprodursi, la biosfera della Terra potrà tornare alla sua gloria di un tempo, e ognuna delle creature che rimarranno potrà essere libera di vivere, morire, evolversi e forse scomparire, come nel corso dei millenni hanno già fatto così tanti “esperimenti” di Madre Natura. L’ecologia della Terra tornerà in buona salute… tornerà in buona salute quella “forma di vita” nota a molti col nome di Gaia.
Perché ciò possa accadere è necessaria la nostra scomparsa.

Ecco.
Inetti? Pazzi? Goliardi? Illuminati? Razionalisti? Beh, fate voi.
Per saperne di più, cliccate sull’immagine in testa all’articolo, oppure visitate il sito principale del VHEMT (in inglese), qui.

Le “Scritture” di Franco Matticchio

Una piccola serie di Scritture – deliziose illustrazioni dedicate ai libri, alla scrittura e alla lettura – realizzate da Franco Matticchio per Doppiozero e #abbiculturadite, la rubrica “dedicata alla cura quotidiana della propria testa, del proprio corpo, della propria intimità“, ospitata sul sito dell’associazione culturale.

matticchio446_0mpittorecapimatticchio073matticchio495_0(Qui ne trovate altre…)

INTERVALLO – Pristina (Kosovo), Biblioteka Kombëtare e Kosovës (National Library of Kosovo)

pristina-library1Se si deve citare un esempio di architettura strana, se non bizzarra, applicata ad un edificio ad uso bibliotecario pubblico, facilmente il pensiero potrebbe correre alla Biblioteka Kombëtare e Kosovës, ovvero alla Biblioteca Nazionale del Kosovo di Pristina, la più importante dello stato balcanico.
Costruita nel 1982 – dunque ancora in tempi di Jugoslavia unita – in base al progetto dell’architetto croato Andrija Mutnjaković, che intendeva riprendere alcune peculiarità tipici dello stile ottomano – rappresentato soprattutto nelle 99 cupole metalliche di varia grandezza che caratterizzano la copertura dell’edificio – da più di 30 anni divide in modo netto i giudizi di chi se lo ritrova di fronte, che variano dall’apprezzamento (raro) allo sconcerto, alla critica più feroce e sarcastica.

Al di là di ciò, la Biblioteca occupa una superficie di 16.500 metri quadrati, contiene più di mezzo milione di volumi, inclusi diversi manoscritti antichi e rari – ma la sua estensione permette di ospitare fino a due milioni di volumi – e, nonostante la sua controversa architettura, è tra i luoghi maggiormente visitati del paese.

Cliccate sull’immagine in testa all’articolo per saperne di più, oppure cliccate qui.

Dove comincia la poesia (René Magritte dixit)

Uno studioso al microscopio vede molto più di noi. Ma c’è un momento, un punto, in cui anch’egli deve fermarsi. Ebbene, è a quel punto che per me comincia la poesia.

(René Magritte, intervista a cura di Maurice Bots, 2 luglio 1951)

bill_brandt_rene_magritte_with_his_picture_the_great_war_1966Anche attraverso il proprio surrealismo pittorico, Magritte seppe indagare e spingersi ben oltre i limiti dell’arte visuale, fino a cogliere il senso stesso della poesia, appunto. Qualcosa, nella sua più preziosa autenticità, di sfuggente, quasi, eppure di immensamente grande e, sotto molti aspetti, rivoluzionario.
E viene da ironizzare sul fatto che, se Magritte cita il microscopio oltre la cui visione può cominciare la poesia, molti presunti “poeti” nemmeno col più potente cannocchiale riescono a trovarla e vederla…

Più c’hai culo, più vinci! Il “quiz” Tv contemporaneo come metafora della decadente bassezza del nostro mondo

11535809_851954494892166_8554946868459883076_nNon guardo quasi mai la TV – lo rimarco spesso, ci tengo – e qualche giorno fa, in casa altrui con televisore acceso, ho potuto constatare che, ancora, intorno all’ora di cena va in onda tutta quella messe di quiz di idiozia stratosferica il cui concetto fondamentale, riassumendo in modo succinto tanto quanto pragmatico, è “più c’hai culo, più vinci”.
E se la prima sensazione è quella di un’ira funesta che al confronto quella del pelide Achille è roba da torneo di scopa in un ospizio, la seconda, appena dopo, è quella di un frustrante sconforto, per come tali quiz sappiano rappresentare perfettamente la decadente e letale pochezza della nostra società contemporanea.
Porca miseria, nei quiz mikebongiorneschi di un tempo – tipo Lascia o Raddoppia, per dire – partecipava gente del calibro di John Cage, uno dei più grandi geni del Novecento, e alla stesura delle domande contribuivano intellettuali come Umberto Eco Secondo alcuni rappresentavano i primi esempi di trasformazione in valore monetario del sapere (in senso negativo, s’intende), ma certamente quelli che vincevano, allora – dacché si presuppone pure che in quegli anni non vi fossero sospetti di brogli e intrallazzi ad’uso d’audience come oggi – erano veri e propri pozzi di scienza nelle materie per le quali si presentavano. Era una forma evidente di meritocrazia, in buona sostanza. Mediatizzata quanto si vuole – e quanto potesse esserlo allora – ma lo era.

John Cage a “Lascia o raddoppia?” con Mike Bongiorno, nel febbraio del 1959.
Oggi, invece? “Cosa lava l’orsetto lavatore?” Cioè, si vincono decine di migliaia di Euro con domande che offenderebbero l’intelligenza di un bambino di seconda elementare? Per di più alle quali spesso i concorrenti nemmeno sanno rispondere ma, in un modo o nell’altro – a botte di culo, appunto! – riescono comunque a portarsi a casa una somma che, nel peggiore dei casi, vale un anno di lavoro in fabbrica! Ovvero, negando totalmente la meritocrazia e invece sancendo, una volta di più, la regola assolutamente italiota per la quale meno si merita, o meno doti si hanno, più si può ottenere, più si può arrivare in alto. E ci spacciano ‘sta cosa orribile come “la bella possibilità di poter ottenere qualcosa anche quando non si saprebbe come poterla ottenere”: esattamente come accade in sempre politica, sovente nello spettacolo, spesso in ambiti sociali e istituzionali e altrove.
Non so cosa abbia risposto la tizia che appare nell’immagine in testa al post alla domanda su cosa lava l’orsetto lavatore, ma mi auguro che seguendo l’indicazione apparente delle lettere abbia effettivamente risposto il culo. Perché in questo modo avrebbe ovviamente sbagliato la risposta, ma sarebbe di sicuro apparsa più onesta e coerente, con sé stessa e con quelli che (con tutto il rispetto) hanno il coraggio di guardare queste divertenti tanto quanto ignobili produzioni televisive contemporanee.