Ghiacciai che fondono e cervelli già fusi

Resto sempre (più) basito nel leggere i commenti alle notizie sui fatti climatici che gli organi di informazione pubblicano – ultima della serie (la vedete lì sopra) quella della testata svizzera “Tio.chsulla sparizione ormai imminente del Ghiacciaio del Basòdino, un tempo tra i più vasti del Cantone Ticino. Non resto basito tanto per il solito negazionismo, così forzato di fronte alla realtà delle cose da risultare ormai grottesco, o per l’ancora più ridicolo antiscientismo, quanto per la superficialità estrema con la quale, a quanto sembra, molte persone considerano la crisi climatica.

I ghiacciai delle Alpi spariscono? «Ce ne faremo una ragione», «Se si scioglie un po`di ghiaccio sarà per una giusta causa», «Prima o poi torneranno», e via di questo passo. Un atteggiamento che mi ricorda quella nota storiella del tizio che precipita da un grattacielo alto cinquanta piani e, giunto a dieci piani da terra, dice «Be’, dai, fin qui tutto bene!»

Non solo costoro non capiscono/non vogliono capire ciò che sta accadendo, ma evidentemente non capiscono nemmeno loro stessi e che ci stanno a fare al mondo.

Cos’è? Immane ignoranza della realtà? Stupidità spinta all’eccesso? Forse è il frutto di autentiche carenze cognitive, o si tratta già di conclamata demenza?

Un momento… forse ho capito. Siccome è evidente che queste persone non usano il proprio cervello, e dato che il cervello umano è composto da ben il 75-85% di acqua – una percentuale fondamentale per il suo corretto funzionamento – a loro non interessa se a breve verrà a mancare l’acqua immagazzinata nei ghiacciai scomparsi. Non gli serve, appunto.

Il negazionismo è una forma di pazzia e con i pazzi non si ragiona. Si può persuadere chi nega la realtà che la realtà è differente? Molto difficilmente.

[Umberto Galimberti]

P.S.: le immagini del Ghiacciaio del Basòdino sono tratte dal sito web della Repubblica e Cantone Ticino; quella sopra è del 1991, qualla sotto del 2022.

È superficialità o negazionismo, signor Ministro?

“Open on line”, 4 luglio:

«Dai dati che abbiamo, rispetto agli anni precedenti non stiamo notando un’aumentata mortalità» per il caldo estremo che sta interessando l’Italia. A dirlo è il ministro della Salute Orazio Schillaci, ospite a “Unomattina” su Rai 1. «Avremo dei dati più certi a partire dai prossimi giorni, però per il momento la situazione è sotto controllo», aggiunge.

“Open on line”, 9 luglio:

Secondo uno studio condotto da un gruppo di scienziati dell’Imperial College di Londra e della London School of Hygiene & Tropical Medicine, che ha analizzato i dati relativi a dodici città europee colpite dalla recente ondata di calore, la crisi climatica si può considerare responsabile di circa 1.500 decessi durante l’ultima ondata di calore che ha interessato l’Europa, il che significa che l’aumento delle temperature terrestri ha triplicato il bilancio delle vittime, superando (e di molto) altri recenti disastri come le alluvioni di Valencia del 2024 (224 morti) e le inondazioni nel Nord Europa del 2021 (243 morti). La città dove sono stati registrati più morti in eccesso per via del cambiamento climatico è Milano con 317 decessi, che salgono a 499 se si considerano anche quelli legati semplicemente al caldo. Seguono Barcellona (286 morti per il clima, 340 totali), Parigi (235 per il clima, 373 totali), Londra (171 per il clima, 263 totali), Roma (164 per il clima, 282 totali) []

Ecco.

Come disse Oscar Wilde, «A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio». Ed è ancor più un peccato nel caso in cui chi non taccia detenga un considerevole prestigio accademico e professionale, che boutade del genere (ingenue o meditate che siano) inevitabilmente sporcano, nonché, e soprattutto, sia una figura istituzionale: il ministro di uno stato, addirittura.

In fondo, la “regola” di Wilde vale per tutti, forse soprattutto per chi ritiene, o pretende, di non esserne soggetto e parimenti pretenda di disquisire su temi importanti e per certi versi tragici. Già.

Le montagne della Lombardia e il dissesto (della logica)

Leggo sulla stampa (qui ad esempio) che la Regione Lombardia ha approvato la graduatoria del bando “Dissesti 2024” allo scopo di finanziare interventi di difesa del suolo e contrasto al dissesto idrogeologico nei territori montani. Al bando sono stati destinati 7,7 milioni di Euro.

In pratica, la Lombardia investe per la salvaguardia idrogeologica di tutto il territorio regionale meno del costo di un singolo impianto di risalita per lo sci (una telecabina di medie dimensioni costa 10-12 milioni, una funivia anche 20 e più).

Secondo voi ha senso tutto ciò? E che conclusioni se ne possono derivare riguardo l’attenzione della Regione Lombardia verso il proprio territorio montano e chi lo vive quotidianamente?

Sono domande retoriche, lo so. Volutamente.

Leggo anche che al bando sono state presentate 267 domande, delle quali sono state 249 ritenute ammissibili ma, vista la scarsità di fondi, solo 23 progetti hanno potuto accedere al contributo.

Ribadisco: che senso ha tutto ciò?

Forse, di senso la cosa ne avrebbe un po’ di più se parte delle centinaia di milioni che la Lombardia destina ai nuovi impianti sciistici, sovente in zone dove la crisi climatica rende già oggi problematico sciare e entro pochi anni lo renderà impossibile, fosse destinata a rimpinguare interventi di ben altra importanza e utilità per le comunità di montagna, come quelli legati alla difesa del suolo e alla salvaguardia dal dissesto idrogeologico. No?