I libri godono di vita eterna

C’era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità. Quand’ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand’anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver.

(Amos Oz, Una storia di amore e di tenebra, traduzione di Elena Loewenthal, Feltrinelli, 2003.)

In Piazza del Sole

Recatevi, una sera limpida di tardi autunno, poco prima che venga notte, in Piazza del Sole; fermate i passi di qua del cerchio luminoso entro cui continua la vicenda degli uomini; guardate, di fronte, la gran massa cupa compatta della rupe, si cui sta, affilato come in un’attonita attesa, il Castello d’Uri: nell’intenta contemplazione accoglierete nell’animo una voce intensamente segreta e, malgrado il muto urto del tempo, consolante.

(Giorgio Orelli, Pomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.13-14.)

Restare zitti o aprir bocca

Sì, ok, Oscar Wilde disse che «A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio», e aveva ragione. Tuttavia, se posso dire, altre volte è meglio che certa gente parli, così da capire quanto sia indubbiamente stupida e invitarla caldamente a restare zitta.
Ecco.