…Comunque vada, sarà un disastro.
Ma, d’altro canto, “As you make your bed, so you must lie in it“. E mangi junk food, ecco.
#USA2020
…Comunque vada, sarà un disastro.
Ma, d’altro canto, “As you make your bed, so you must lie in it“. E mangi junk food, ecco.
#USA2020

Insomma, tutt’al più gli USA potranno passare dalla brace alla padella, ecco.
Be’, ribadisco: ogni popolo ha i governanti che si merita, e di sicuro gli Stati Uniti sono, in modo crescente, tra i paesi al mondo più emblematici al riguardo. Amen.

Pensate un po’ come è messa oggi l’America, la più grande “superpotenza” del pianeta! C’è proprio da stare “allegri”, già.
La primavera del 1919 non è solo una stagione di sogni appena sbocciati, ma anche l’era dei sogni infranti. Questo vale in particolar modo per i desideri connessi ai negoziati di Parigi e Versailles: i deliri di onnipotenza delle nazioni vincitrici, le speranze di libertà e indipendenza, la certezza di un futuro ordine mondiale equo e pacifico, la silenziosa preghiera dei Paesi perdenti per una maggiore clemenza. Nell’estate del 1919, con il termine di quella decisiva manovra di scambi che sono i negoziati di pace, il futuro non sembra più così sconfinato. Le possibilità si riducono a vista d’occhio e occorre guardare in faccia la realtà. Nei Paesi in cui i risultati delle trattative vengono percepiti come un tradimento della speranza, le aspettative deluse si trasformano in cieco furore. E cosi i negoziati, che avrebbero dovuto cancellare il conflitto mondiale, stimolano nuovi contrasti.
(Daniel Schönpflug, L’anno delle comete, Keller Editore, 2018, pag.171.)
Per certi versi, la situazione di un secolo fa assomiglia a quella attuale, solo ribaltata. Allora il mondo usciva da una guerra sperando di avviare un periodo di pace ma generando invece ulteriore e ancor più pericoloso caos. Oggi, invece, un lungo periodo di pace sta venendo sempre più inquinato da circostanze ed elementi di caos. Sperando che il ribaltamento della situazione non si riveli completo, nel prossimo futuro.
P.S.: date un occhio anche qui, per altre riflessioni al riguardo.
Purtroppo, nella personale lista di stati che avrei avuto piacere di visitare e conoscere ma nei quali non mi recherò, come forma di dissenso personale alla loro attuale e contemporanea condotta politica, sociale, culturale, etica (almeno finché tale situazione rappresenterà la realtà dei fatti ovvero i poteri che ne sono responsabili resteranno in carica, ovviamente a prescindere dal loro colore politico e della relativa ideologia, e senza alcun riferimento alla comunità sociale che li abita), devo aggiungere gli Stati Uniti d’America.
È inevitabile, per quanto mi riguarda, visti gli accadimenti degli ultimi tempi messi in atto dalla sua attuale reggenza politica, ennesimi d’altro canto di una lunga sequenza storica pur mitigata, ma non a sufficienza, da numerosi episodi positivi.
Dunque, la lista personale viene aggiornata così:
Ci sarebbe pure la Città del Vaticano, ma lì temo che la situazione politica e morale sia pressoché irrimediabile, sfortunatamente, fino alla sua rovinosa conclusione.
Ve ne potrebbero essere anche altri di paesi da aggiungere ma, ripeto, mi riferisco a quelli che mi piacerebbe visitare – per la prima volta o tornandoci.
Non sono così ingenuo o borioso da credere che questa mia scelta, assolutamente meditata e razionale tanto quanto per nulla ideologica e strumentale, possa portare a qualche cambiamento nei paesi elencati (a meno che non sia manifestata e adottata da tanti); ma quanto meno, al riguardo, cambia il mio animo e vi dona un po’ di pace nonché l’impressione, spero giammai sprezzante, di una personale e desiderata coerenza. Ecco.