[Photo credit: Deedee86 da Pixabay]Il tizio che guidava l’auto davanti alla mia, poco fa, giunge all’incrocio, getta in terra dal finestrino il mozzicone della sigaretta che stava fumando, poi si sposta a destra per svoltare senza mettere la freccia. Io, che dovevo svoltare a sinistra, mi affianco, abbasso il finestrino e a piena voce gli dico che «la prossima volta il mozzicone glielo spengo in fronte!».
La mia buona azione quotidiana, già.
Dandogli pure del “lei”, per evitare di cadere in maleducazioni per me inaccettabili.
Non so se abbia capito, in certe teste vuote le parole rimbalzano in mille eco e diventano incomprensibili, per i proprietari di quelle teste. Forse hanno ragione quelli che sostengono che contano ben più i fatti, delle parole. Ecco.
Viaggio in auto, faccio zapping radiofonico e a volte mi capita di intercettare, su qualche emittente nazionale, dei programmi nei quali si dibatte di cose politiche e all’uopo vengono fatti intervenire dei politici, esponenti più o meno noti dei vari partiti, li ascolto per un po’ e passa solo qualche istante perché la solita domanda, nell’ascoltare i tizi intervistati e ciò che dicono, mi sorga spontanea: ma come diavolo si fa a dare credito a individui del genere e, persino, a eleggerli propri rappresentanti in Parlamento?
(Photo credit: tim striker da Pixabay)Così, ogni volta l’occasione mi è propizia per riselezionare «MEDIA» e tornare ad ascoltare qualche buon album musicale, lasciando quelli e le loro scempiaggini politichesi all’ineluttabile oblio della modulazione di frequenza radiofonica mentre guido l’auto verso la mia destinazione. Ecco.
N.B.: per quanto riguarda la TV, invece, il problema non si pone. Non la guardo, e amen.
Sera, verso il tramonto, torno a casa, strada di montagna tutta a curve. Vedo che l’auto davanti a me, rallenta, poi accelera, poi rallenta, sbanda un poco, si sposta in mezzo alla carreggiata, fa le curve “a pezzi”, nei tornanti finisce sull’altra corsia, intanto dietro alla mia si sono accodate altre due auto. Lì per lì penso a qualcuno che non sia troppo abituato alla guida su strade di montagna, poi noto nitidamente riflesso sia sul parabrezza che nello specchietto retrovisore il brillio dello schermo di uno smartphone – dai colori che intravedo suppongo una pagina di Facebook.
Be’, credo che la mia esplosione di imprecazioni susseguente al più incazzato colpo di clacson che abbia mai generato sia stata da primato del mondo, o comunque papabile a un tale titolo.
Peccato non avessi in auto con me un giudice del Guinness World Record, maledizione! Di quell’eventuale titolo ne sarei andato f-i-e-r-i-s-s-i-m-o.
Ecco.
P.S.: ovviamente mi sono appuntato la targa dell’auto. Se mi capiterà di riscontrare di nuovo un tale comportamento, non esiterò a cagionare a chi la guida tutte le conseguenze possibili, chiunque ella/egli sia. Certa gente se lo merita, senza alcuna attenuante (sempre che le conseguenze non se le cagioni da sola, come ci vorrebbe). Questione di senso civico: o lo si difende ogni volta che è in pericolo, da parte di noi comuni cittadini, o non se ne esce più dal dominio della maleducazione e dell’inciviltà. Già.
Uno aveva chiesto l’intervento di una pattuglia della polizia per togliere tutti gli Arbre Magic dalle macchine perché quando camminava per strada a lui l’odore che usciva dai finestrini aperti gli dava fastidio, aveva detto.
(Dal sito di Paolo Nori, citazione tratta dal Repertorio dei matti del Canton Ticino, che uscirà in libreria il prossimo 2 ottobre. Per dire che in effetti pure a me, in tutta sincerità, l’odore di Arbre Magique nelle macchine mi dà parecchio fastidio, anche perché mi fa subito pensare che chi se lo metta in auto, quel gadget odoroso, lo faccia per coprire puzze ancor più moleste, ecco. Ah, be’, e poi per (riba)dire che Paolo Nori è un grande, e che quel libro potrebbe essere uno dei più interessanti della serie dei Matti.)
E se il “piacere” dell’attesa fosse esso stesso attesa?
(Ecco. Provate a essere in coda da diverse mezz’ore su una strada normalmente percorribile in pochi minuti e verrà anche a voi, una domanda del genere. Retorica, ovvio.)