Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 2a puntata 2014/2015 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, sei ottobre duemilaquattordici, ore 21.00, live su RCI Radio in FM, in streaming QUI, QUI, QUI e con l’APP scaricabile da Google Play, appuntamento con la puntata #2 dell’anno XI di RADIO THULE. Titolo della puntata, “Nobel & IgNobel”: nelle scorse settimane sono stati assegnati i premi Nobel per l’anno corrente, appunto, ne avrete letto un po’ ovunque sui media. Già, ma come è nato il premio Nobel, e perché? Chi era Alfred Nobel, e sapete che era legato a doppio filo all’Italia? E chi fu Ernesto Teodoro Moneta, l’unico premio Nobel italiano per la pace? Infine: cos’è il premio IgNobel, e perché nessuno scienziato spera di vederselo assegnato – anche se pure quest’anno vi sono stati parecchi vincitori meritevoli? Tutte domande alle quali si cercherà di dare una buona risposta in questa puntata, dedicata – ormai l’avrete capito – alla storia (ufficiale e non) del premio Nobel!
Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Gli ultimi dati sulla lettura di libri in Italia (con traduzione in parole povere)

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Leggo sul web:

virgoletteSono stati resi i noti i dati sulla situazione del mercato librario italiano in occasione della Fiera del Libro di Francoforte.
L’evidenza maggiore dal Rapporto sullo stato dell’editoria 2014 è che continua a crescere il mercato digitale, sia in termini di titoli disponibili (le nuove uscite, nel 2013, sono 30.382 pari a 40.800 diversi formati di pubblicazione dei titoli, ulteriormente in crescita nel 2014), sia di peso sul mercato (3% nel 2013, circa il 5% la stima a fine 2014). Tanti e-book scaricati e letti, che però producono fatturati ancora modesti: non si arriva a 40 milioni di euro (nel 2013) e con un’IVA al 22% che limita di fatto le potenzialità di crescita del segmento editoriale digitale.
Questo in uno scenario di grandi trasformazioni, punteggiato di segni meno: si restringe nel 2013 del 6,1% il bacino dei lettori (leggono almeno un libro in un anno solo 43 italiani su 100), si ridimensiona il mercato totale (-4,7% se nel computo si considera anche il non book, diversamente ci si attesta sul -6,8%), si registra un andamento negativo – per la prima volta – anche nel numero di titoli pubblicati (-4,1%).
Torna a crescere invece – ed è l’altro elemento davvero significativo – il peso e il ruolo dell’editoria italiana in chiave internazionale: aumenta infatti la vendita di titoli all’estero (+7,3%) e torna a crescere l’export del libro fisico (+2,6%). Le performance si confermano negative nei primi otto mesi del 2014, secondo i dati Nielsen: scende infatti rispetto allo stesso periodo del 2013 del -7,3% il numero di libri venduti nei canali trade (sono 4,6 milioni di copie di libri venduti in meno in librerie, librerie online e grande distribuzione) e cala del – 4,7% il fatturato a prezzo di copertina (sono 36 milioni di euro in meno).

In parole povere: si fottano i librai, la gente non ha voglia di uscire di casa e si compra più libri in formato digitale – ma non troppi, che ancora costano l’iradiddio! E pace se al posto delle librerie apriranno le sale slot: tanto i lettori sono sempre meno (e dunque probabilmente sempre più sono i clienti delle suddette sale slot). Posto ciò, per far cassa agli editori non resta che andarsene a cercare lettori all’estero, che qui pure gli aspiranti scrittori disposti a svenarsi per pubblicare le loro (spesso pessime) cose stanno diminuendo – è la crisi, mica che han capito le fregature a cui erano sottoposti! E meno male, aggiungo: forse, l’unico vero dato positivo è proprio questo. (Ma prima possibile fatemi sapere i dati del self publishing! Prima d’allora non disarmerò i miei missili!)

P.S.: Come dite? Sono il solito catastrofista? No no, ribadisco: sono ben più ottimista di quanto sembri e parimenti sono assolutamente pragmatico. Ergo, resto convinto che sia meglio prevedere il peggio per prevenirlo, evitarlo e puntare di nuovo al meglio. Sempre che sia possibile e che non sia troppo tardi, ovvio.

REMINDER! “Lucerna, il cuore della Svizzera”, Historica Edizioni, collana “Cahier di Viaggio”. In tutte le librerie e sul web.

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E costa solo 5 Euro, eh!
Cliccate sulle immagini per saperne di più…

MIA – Milan Image Art Fair 2014: la MIA impressione…

MIA Fair, la fiera internazionale della fotografia di Milano, chiude i battenti di una edizione 2014 senza dubbio soddisfacente, anche più di quella dello scorso anno che avevo trovato artisticamente un po’ moscia… Sempre ospitata in maniera impeccabile dai padiglioni del SuperStudioPiù di Via Tortona, location ormai classica, ripropone la sua formula originale “una galleria-un artista”, quest’anno rinfrescata dalla diffusione dei relativi cataloghi non in formato cartaceo ma attraverso QR Code – cosa che fa molto “figo”, certo, ma che indubbiamente risulta molto comoda e fruibile (e abbatte di parecchio i costi di stampa dei cataloghi cartacei presenti fino allo scorso anno, aspetto certamente non trascurabile!), una formula che pure questa volta mi è sembrata assolutamente intrigante e proficua per meglio focalizzare l’attenzione del visitatore sulle proposte negli stand e sui loro autori.
Ma veniamo a lei, la protagonista della MIA: beh, dunque, di fotografia interessante ne ho vista una buona quantità, di sconvolgente poco, di banale abbastanza. Mi pare che i “filoni” nei quali si sta condensando la produzione fotografica contemporanea siano sostanzialmente tre: i (diciamo così) classicisti, che continuano un percorso legato alla storia del media, con proposte spesso alquanto suggestive ma che in tema di novità apportano poco o nulla all’evoluzione del media stesso; i (diciamo così #2) minimalisti, che producono immagini sovente molto interessanti, a volte parecchio originali, e che propugnano un’idea di ricerca in qualche modo opposta al senso stesso della fotografia: ove questa nasce per riprendere tutto ciò che c’è di fronte all’obiettivo, essi invece fanno in modo che l’obiettivo catturi il meno possibile, lasciando il resto della costruzione dell’immagine allo sguardo e alla mente del suo fruitore. Filone che mi appassiona molto (anche per come intendo la fotografia quando mi ritrovo in mano la mia macchina) il cui maggior rischio, a mio modo di vedere, è il superamento del limite (sottile) tra minimalismo visivo e vuotezza (ovvero banalità) di senso. Si deve togliere dall’immagine senza togliere dal senso di essa, insomma, altrimenti si rischia appunto di non trasmettere nulla a chi l’immagine se la trova di fronte. Infine vi sono i (diciamo così #3) photoshoppatori, che possono essere tranquilli, atletici o estremisti: non serve sottolineare quanto oggi la post-produzione digitale sia utilizzata da tanti fotografi, e come con essa si possano creare immagini incredibili da scatti di partenza ordinari, e riguardo la MIA di quest’anno ho già letto sul web qualche critica per l’eccessivo utilizzo di tali tecnologie in certe opere esposte, che snaturerebbero l’essenza primaria del media fotografico trasformandolo in tutt’altro – un tutt’altro spesso fin troppo kitsch. Qui, in effetti il rischio è opposto rispetto a quello corso dai minimalisti: è di strafare, di aggiungere troppo, di sovraccaricare così tanto uno scatto di effetti speciali e colori ultravivaci (cit.!) da renderlo veramente pacchiano, allontanandolo dalla matrice artistica che comunque resta basilare.

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Per ciò che ho potuto appurare, ribadisco, ho visto cose interessanti in tutti e tre i filoni, e la mia valutazione sulla fotografia contemporanea – ovvero su ciò che può e deve essere – concorda parecchio con quanto ha sostenuto al proposito Pio Tarantini: la fotografia, con tutto l’infinito potenziale creativo che la tecnologia digitale le conferisce, non può limitarsi a rifare, pur con modi e sguardi contemporanei, ciò che gli altri media artistici (la pittura in primis) hanno già fatto in passato. Deve cercare di creare qualcosa di nuovo, ovvero di apportare un linguaggio nuovo – o quanto meno non solito – alla ricerca artistica contemporanea. Ciò per dotarsi sempre più di una propria anima, di una propria identità di genere, per così dire, e tutto sommato pure per giustificare il fatto di essere stata accettata come espressione artistica primaria dal mondo dell’arte contemporanea – oltre che per propria filosofia, ovvio.
Ecco, in tal senso, lo ripeto ancora, ho visto in effetti così interessanti, seppur a volte un poco troppo simili le une alle altre. Ma certo è mi parso di vedere pure la costante e frizzante vivacità del settore, che resta comunque in incessante divenire, una sorta di (art)work in progress che si muove di continuo verso il futuro, sia tecnologicamente che “spiritualmente”, il quale offre già molto di interessante e che potrà risultare ancora più intrigante se (parere personale) saprà mantenere quella sua vivacità un po’ sbarazzina, quasi giocosa, che altre arti hanno (non di rado) perso, spesso anche per colpa di un’essenza artistica più legata al fare show più che al creare qualità autentica, nonché di un mercato divenuto troppo perversamente simile a quello finanziario.
In ogni caso un bell’evento, di certo uno dei migliori tra quelli in Italia dedicati all’arte contemporanea. Se non l’avete mai fatto visitatelo, l’edizione prossima: merita senza dubbio.

P.S.: trovate altre immagini della MIA 2014 sulla pagina facebook dell’evento, dalla quale ho tratto quelle qui sopra pubblicate.

Bentornato, Signor Conte! Mario Cresci in mostra a Bergamo, fino al 21/06

Mario Cresci è senza dubbio uno dei più importanti fotografi contemporanei italiani, da sempre impegnato in un costante studio dell’espressività fotografica nelle sue forme più esplorative, quelle che vanno oltre la mera realtà che l’obiettivo ordinariamente coglie per indagare non solo la visione ma anche la percezione, ovvero la possibilità di cogliere anche ciò che non è direttamente visibile, o che non viene “normalmente” visto. In questo modo la capacità espressiva del mezzo fotografico si amplia a dismisura, diventa per così dire pluridimensionale, trasforma la realtà fisica in una porta verso il metafisico, verso ambiti che non penseremmo propri delle possibilità fotografiche e che invece lo diventano e pienamente, cogliendo di essi forma, sostanza ed essenza, e rivelandoli allo sguardo di chi interagisce con le sue opere.

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Fino al 21 Giugno prossimo è possibile conoscere (se già non lo si conosce) Mario Cresci nella personale Welcome back, Signor Conte! presso la Galleria d’Arte Elleni di Bergamo. Un evento realizzato nell’ambito di ARTDATE 2014 – “Dialogo nel Tempo”, manifestazione promossa da THE BLANK BERGAMO CONTEMPORARY ART che dal 2010 ha riunito in un unico network gli operatori dell’arte sia pubblici sia privati attivi sul territorio bergamasco, promuovendo manifestazioni ed eventi culturali per diffondere la passione per l’arte contemporanea.
Leggo dalla presentazione della mostra:
Dalla fine degli anni Sessanta ha sviluppato un complesso corpo di lavoro che varia dal disegno, alla fotografia, all’installazione. Il suo lavoro si è sempre rivolto ad una continua investigazione sulla natura del linguaggio visivo usando il mezzo fotografico come pretesto opposto al concetto di veridicità del reale.
Particolarmente suggestivi sono i lavori che documentano la Pinacoteca Carrara vuota durante i lavori di ristrutturazione iniziati nel 2008 in relazione all’imminente riapertura.
Gia’ presentati per la Mostra e la monografia Sottotraccia edizioni Galleria Elleni del 2009, curati da Luca Panaro.
La selezione dei lavori si apre con il progetto della serie Bye bye Signor Conte (2008) che mostra le tracce lasciate dai dipinti sulle pareti della Pinacoteca dell’Accademia Carrara. Approfittando dei lavori di ristrutturazione dell’edificio, Cresci documenta una quadreria inedita, colta in assenza di quelle opere che normalmente caratterizzano il luogo. I rettangoli bianchi lasciati dai quadri alterano la percezione dello spazio, creando geometrie variabili, tracce di una presenza che è indicata soltanto dai riferimenti didascalici. A seguire una serie di nove ritratti (Fuori tempo, 2008), ottenuti dall’artista avvicinando il proprio mezzo fotografico ad alcuni dipinti realizzati da maestri del passato. Una sorta di ritratto nel ritratto che provoca un interessante cortocircuito fra l’opera dipinta, l’autore che la fotografa e coloro che osservano il personaggio dopo questo mutamento visivo. E’ così che l’Autoritratto (1732) di Fra Galgario, oppure il Ritratto di gentildonna (1570) di Giovan Battista Moroni, si animano di una nuova vita assumendo un dinamismo espressivo inaspettato. A conclusione verranno presentati i lavori della serie Opus Gypsicum, un lavoro legato alla riflessione sull’Accademia. Nel 1996 a Bergamo, Cresci, allora direttore dell’Accademia Carrara, sposta una serie di calchi dalle stanze dell’Accademia al Teatro Sociale nel cuore di Bergamo Alta, li dipinge con tempera luminescente e segna il grande spazio nero con fili bianchi. La luce di Wood conferisce particolare risalto a questa installazione: bianchissimi corpi che emergono da un fondo buio con linee di forza che li uniscono, 13 fotografie ci restituiscono questo cortocircuito tra passato, classicità e contemporaneità, dialogando nel tempo.

Una mostra estremamente interessante, inutile rimarcarlo.
Cliccate sull’immagine dell’allestimento per saperne di più e per visitare il sito web della Galleria Elleni, oppure cliccate QUI per visitare la pagina facebook della galleria stessa, nella quale peraltro troverete molte altre immagini della mostra.