Quelli che la lettura dei libri li annoia

Leggo l’ennesima indagine statistica sullo stato della lettura in Italia (qui ne trovate un ottimo report) e, una volta ancora, tra le note riguardanti l’ampia parte di popolazione che dei libri se ne frega beatamente (più di un terzo del totale: dato estremamente significativo, vista poi la situazione culturale e sociale del paese!) leggo dei tanti che non leggono perché i libri danno loro noia.

La lettura li annoia. Già.

Be’, per quanto mi riguarda, questo è un chiaro segno di infermità mentale. Sì, perché puoi dire che leggere non ti piace, che preferisci svagarti con altro, che oggi non ti va di farlo perché hai la mente impegnata in altri pensieri ma tra un po’ ti andrà, che non hai tempo di farlo (ma, questa, è una scusa totalmente falsa nella gran parte dei casi per cui viene citata)… Ma se mi dici che la lettura ti annoia, dunque che non ti suscita nessuna emozione, nessuna immagine mentale, nessuna suggestione, mi stai dicendo che il tuo cervello non funziona, che è fermo, scollegato, inerte se non per controllare le funzioni vitali basilari. Punto.

D’altro canto – leggo più avanti nell’articolo linkato lì sopra – in base all’opinione degli stessi editori nostrani, tra i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura nel nostro Paese c’è «il basso livello culturale della popolazione.» Cosa apparentemente paradossale, viste le infinite possibilità di accrescere il proprio bagaglio culturale grazie alle nuove tecnologie e al web – a meno che non si sia in presenza di menomati mentali in sembianze di “persone normali”.

Ecco, appunto, cerchio chiuso.

Lino Banfi, l’Unesco, l’ItaGlia

«Credo che le commissioni fino adesso si siano fatte con persone che sono plurilaureate in questo, in quell’altro […] io voglio solo portare un sorriso dovunque.»

In effetti la notizia della nomina di Lino Banfi nella Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco sta facendo sorridere mezzo mondo.

D’altro canto Lino Banfi è uno dei più divertenti attori comici italiani, dunque sta reggendo benissimo il proprio ruolo nonostante la concorrenza degli altri, che stanno facendo ben più “ridere” seppur non si presentino come comici. Già.

(Nell’immagine: uno degli argomenti CUL-turali del quale Banfi potrebbe ben farsi garante, nell’ambito della suddetta Commissione Unesco.)

Le Poste ItaGliane

Nell’ultimo paio di giorni l’esimio servizio postale nazionale mi ha fatto trovare, nella personale cassetta della posta, alcune cose che so spedite almeno un mese fa, comunque prima delle festività natalizie.
Al solito, non so se incazzarmi per quanto tempo le Poste ItaGliane abbiano impiegato a recapitarmele, o se felicitarmi del fatto che le Poste ItaGliane me le abbiano recapitate, e non le abbiano perse o consegnate ad altri.

Al cospetto di tale “eccellenza nazionale”*, parafrasando (chiedo venia per la profanazione!) il buon Ungaretti, mi vien da dire che la nostra corrispondenza sempre

sta come d’estate | sotto al Sole i gelati.

Ecco.

*: che gli dei, esistenti o meno, la maledicano in eterno!

Evviva, è lunedì!

(Ieva Baklane, “Palm Springs Monday”, 2018.)

Comunque, mi permetto di osservare, ‘sto luogo comune del “Oddio-che-schifo-è-lunedì!”, con tanto di consuete frasi fatte sparse ovunque sui social, io non l’ho mai capito – ivi inclusa la giornata di oggi che sarebbe il “famigerato” blue monday, il giorno più triste dell’anno (se se, come no!). Anzi, lo “capisco” attraverso una chiave di lettura assai emblematica del “distorto” vivere contemporaneo. È lunedì, già, ieri era domenica e domani è martedì, embè? È finito il weekend, si torna a lavorare ma tra cinque giorni ce n’è un altro, dunque? E se ci volete arrivare, al prossimo weekend, dovete passare pure dal lunedì, no? Quindi? Che poi, a ben vedere, ciò che di bello si può fare nei giorni non lavorativi lo si fa e lo si gode proprio grazie a quei giorni lavorativi, lunedì incluso. So bene che possa essere ben più gradevole starsene a casa, o andarsene a zonzo, piuttosto che “subire” la consueta vita lavorativa feriale, ma forse proprio perché (non sempre, ma di frequente) non sappiamo non subire la consueta vita lavorativa feriale e lasciamo che ci soggioghi, incapaci di ricavarne almeno un qualche piccolo nobile* tornaconto morale o mentale – emolumenti a parte: fosse solo la soddisfazione di fare un lavoro utile o il piacere del metterci impegno per far sì che lo sia – percepiamo così negativamente il lunedì. E magari per lo stesso motivo il weekend, quando arriva, passa così veloce che nemmeno ce lo godiamo come potremmo.

Eppoi – scusate il generalizzato e cinico sarcasmo – quelli che si lamentano di quanto siano deprimenti i lunedì, che hanno fatto di così grandioso nel weekend? Sono andati su Marte?
Ecco.
Con tutto il rispetto del caso, sia chiaro.

*: posto che ormai non sia più il lavoro che nobilita l’uomo, come recita(va) quel vecchio adagio, semmai il contrario.