Sui libri nelle case degli italiani (Giuseppe Culicchia dixit)

LIBRI: complemento d’arredo. In soggiorno stanno molto bene gli Adelphi con quelle tinte pastello e gli Einaudi, che col bianco si sposano con tutto. I Sellerio invece con quel blu sono perfetti per la camera da letto.

(Giuseppe Culicchia, Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità, Einaudi 2016, pag.128, voce “Libri”.)

maxresdefaultBeh, sempre che ve ne siano, di quei libri, nelle case degli italiani. In ogni caso anche tra i miei libri – quelli di mia produzione, intendo – vi sono copertine d’ogni sorta cromatica: nere, bianche, colorate… scrivetemi pure, per eventuali consulenze d’arredo!

(Cliccate qui per leggere la personale “recensione” di Mi sono perso in un luogo comune.)

INTERVALLO – Roma, Biblioteca Hertziana

hertziana00001Un edificio a due facce – settecentesca fuori, post-contemporanea dentro – per una delle biblioteche più colte d’Italia, a Roma: la Biblioteca Hertziana, istituto di ricerca della Società Max Planck dedicato alla storia dell’arte, originata nel 1913 dal lascito di Henriette Hertz, mecenate d’altri tempi, che offrì alla collettività un patrimonio di circa 200mila volumi (oggi accresciuto a più di 300mila, oltre a ben 800mila fotografie), configurandosi oggi come uno dei centri di documentazione più importanti al mondo sull’arte italiana.
Il rinnovamento dello storico Palazzo Zuccari è stato progettato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg e si struttura in un cono rovesciato di vetro e acciaio in forma di imbuto, così da essere al contempo contenuto (è collocato all’interno del complesso architettonico, rimasto doverosamente intatto all’esterno) ma anche contenitore, poiché accoglie il nucleo della collezione. La struttura poggia inoltre su una palafitta che preserva la sottostante villa romana di Lucullo, di epoca repubblicana.

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web della Biblioteca e conoscerne meglio la storia nonché la realtà attuale.

INTERVALLO – Roma, Bibliotheca Angelica

Biblioteca-Angelica-RomaConosciuta anche come Biblioteca Vanvitelliana, a ricordare il celebre architetto Luigi Vanvitelli che nel 1765 risistemò il bellissimo salone monumentale – luogo che ha poco da invidiare ad altre similari e osannate sale bibliotecarie in giro per il mondo – la Bibliotheca Angelica di Roma è considerata nel contesto europeo, assieme alla Biblioteca Ambrosiana di Milano e alla Biblioteca Bodleiana di Oxford, come uno dei primi e più chiari esempi di biblioteca “pubblica”, ovvero di un’istituzione creata con il chiaro intento di fornire accesso ai libri ad una comunità di lettori quanto più ampia possibile.

Fondata nel 1604 dal vescovo agostiniano Angelo Rocca, possiede un fondo antico stimato in circa 120.000 volumi relativi prevalentemente al pensiero agostiniano e alla storia della riforma e controriforma, oltre a un cospicuo fondo di volumi moderni e contemporanei; inoltre il patrimonio è composto da circa 2.700 manoscritti tra latini, greci ed orientali, 24.000 documenti sciolti, oltre 1.100 incunaboli e circa 20.000 cinquecentine; 10.000 circa sono le incisioni e le carte geografiche conservate dall’istituzione.
Dal 1940 è sede dell’Accademia Letteraria dell’ Arcadia.
Dal 1975 fa parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

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AntifascETTismo militante

Basta-fascetteVolete fare del gran bene alla letteratura con un pur piccolo e semplice gesto?
Bene: non comprate libri dotati di fascette promozionali – sì, le fascette che avvolgono i tomi e riportano spesso affermazioni tanto roboanti e megalomani quanto sovente millantatrici e francamente idiote, nel senso e nella sostanza – manco avessero da imporre un nuovo prodotto dimagrante o altra facezia simile!
O se proprio un libro dotato di fascetta promozionale lo volete comprare, fatelo pure, ma quando andata alla cassa a pagare, consegnatela nelle mani del libraio e dite che non vi interessa quella cosa e cosa ci sia scritto sopra. Fategli capire, insomma (ma se poi è un buon libraio, lo sa bene pure lui!) che un libro ha valore nel suo contenuto, nella sua qualità letteraria, nell’offrire buon cibo culturale per la mente e per l’animo, mica nelle frasi fatte (per nulla comperata, poi, come no!) di chissà chi su quanto sia “una lettura sensazionale” o su quante migliaia di copie abbia venduto negli USA o su Saturno!
Le fascette promozionali sono uno degli esempi più lampanti della corruzione commercial-consumistica che la grande editoria ha imposto e cagionato alla produzione letteraria, con strategie da ipermercato che ignorano ovvero spregiano la valenza culturale dei libri in quanto tali. Non è un caso, d’altronde, che più il libro pubblicato sia un prodotto di scarsissimo livello – un non libro, mi viene da definirlo – e più sarà ben fornito di roboante fascetta promozionale. Insomma, per vendere l’oro non c’è bisogno di metterci una scritta sopra facendo notare quanto brilla, per il fango (e dico fango, non voglio essere scurrile!) inevitabilmente sì, invece.
Ecco, siate antifascettisti militanti. La buona letteratura ve ne sarà grata.

P.S.: la foto in testa all’articolo (da me rielaborata) è tratta dal sito web della Libreria la Casa sull’Albero, che come lo scrivente condivide una simile opinione sul tema disquisito – si veda l’articolo relativo dal quale l’ho tratta. Preciso peraltro che questo post l’ho pensato e scritto prima di leggere il suddetto articolo; d’altro canto so perfettamente di non essere stato il primo né l’unico a rimarcare tali osservazioni, anzi, spero assolutamente di essere uno tra i tanti e giammai l’ultimo a darne pubblica manifestazione.