Tranne forse gli animali delle favole di La Fontaine, nessuno è mai stato bravo come gl’italiani nell’arte d’inventare nobili pretesti per eludere i propri doveri e fare i propri comodi.
Cinque “mostri” in poche righe – il quinto è, ovviamente, il fenomenale romanzo di Morselli, a mio parere tra i più affascinanti della narrativa italiana del Novecento.
Ora: non per fare mera e banale retorica, ma pensare oggi a un tale simile incrocio di personaggi e personalità mi viene francamente difficile. Non impossibile, sia chiaro, ma difficile sì.
(Gogol’ ritratto da Dmitriev Mamonov, 1840 circa.)
Una sera di luglio del 1845, Dostoevskij, che ha 23 anni, va a trovare un suo amico e si mettono a leggere Gogol’ e lo leggono fino alle 4 del mattino.
«Allora succedeva così, tra i giovani: si riunivano in due, tre e: “Se leggessimo Gogol’, signori?”, e si sedevano e leggevano», ricorda Dostoevskij.
Come se dei ragazzi italiani, ventitreenni, si trovassero e si dicessero, «E se leggessimo Foscolo, cosa dite?».
E tirassero fuori I sepolcri e facessero mattino a leggere e rileggere I sepolcri.
(È un articolo dell’1 novembre nel sito/blog di Paolo Nori, che trovo sempre fenomenale da leggere – il sito e lui come autore pure, certo, infatti lo cito spesso, qui. Leggetelo pure voi, vi delizierà parecchio.)
I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti.
E, mi viene da aggiungere, nessun lettore può definirsi veramente tale se non ha letto un’adeguata quantità di classici, avesse di contro letto pure l’intera produzione contemporanea. Già