Un politico perfetto (Viktor Šklovskij dixit)

Parla con voce da soprano, giudiziosamente, con timbro che persuade. Ha il labbro superiore corto. È insomma un tipo ottuso, tagliato per la politica. Non sa parlare; è capace di vederti con una donna e chiedere se è la tua innamorata, ma senza vivacità, con un che di burocratico.

(Viktor Borisovič Šklovskij, Viaggio sentimentale: ricordi 1917-1922, 1a ed.1923, traduzione di Maria Olsoufieva.)

sklovskyBeh, quasi cent’anni fa, ai tempi in cui scriveva i suoi ricordi Šklovskij, e ancora prima così come oggi, la politica è quella. O meglio: la politica è ricettacolo di quella gente, con ben poche eccezioni. A volte in peggio – e ci sono state dittature e guerre, quantunque non che certi dittatori non fossero pure ottusi, a loro tragico modo – rarissime altre volte in meglio. Ma proprio rarissime, ahinoi.

P.S.: grazie a Paolo Nori per la “segnalazione”.

Merda

P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto al momento ancora inedito che tuttavia farà parte di una raccolta mooooolto particolare (a cominciare dalla brevità dei testi contenuti, come noterete), di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e presto potrete saperne di più…

N.B.: ogni riferimento a fatti, cose e persone inerenti la situazione dell’Italia contemporanea è puramente… beh, fate voi.

nella-merdaMerda

Non si capì perché tutto cominciò, perché, tutto ad un tratto, senza nulla che lo facesse presagire, come se il terreno fosse una pelle ricolma di pori che emettesse sudore nell’afa canicolare dell’Estate, all’improvviso dalla Terra cominciò ad effluire merda – sì, niente di più e niente di meno, copiosamente, fluidamente, in tutta la propria disgustosa essenza materiale e odorosa. Sulla questione col tempo vi si scervellarono in molti: autorevoli luminari di scienze varie, eminenze politiche, editorialisti di prestigiosi media, finanche opinionisti d’oscura carriera; innumerevoli ipotesi vennero formulate, e parimenti innumerevoli soluzioni, ma se tutte queste accreditate parole fluivano con notevole facilità, ancor più facilmente – e cospicuamente – continuava l’emanazione della rivoltante sostanza dal terreno, ovunque. Soltanto l’intensità variava: se certe zone – intere città, zone industriali, aree turistiche, ma il fenomeno non era categorizzabile per luoghi – ne erano state già del tutto sommerse, in altre dello strato escrementizio se ne quantificava meno, anche solo qualche decimetro.
La situazione peggiorava ora dopo ora. Forse anche per l’immediatezza e la rapidità del fenomeno, per la sua apparente illogicità, e per lo stupore e la tensione che provocava in chiunque, le discussioni in merito si allargavano sempre più senza tuttavia giungere a nulla di concreto, arrotandosi su sé stesse, innescando i soliti alterchi tra i sostenitori di opinioni opposte, come se si potesse pensare, per assurdo, che fosse proprio lo sproloquio più ampio possibile la migliore soluzione al letale problema.
Pochi ritennero invece di agire in altro modo e, almeno per il momento, conclusero che l’unica difesa fosse l’elevarsi sopra il liquame spaventosamente puzzolente, fare in modo di starsene al di fuori, insomma, e più in alto possibile da esso: soluzione banale forse, ma più efficace di ogni altra cosa ipotizzata e soprattutto di quella incredibile opinione che si stava diffondendo sempre più tra la gente, peraltro sostenuta dai soliti organi di informazione rassicurante – per missione conferita -, gente la quale si sentiva dichiarare con crescente, bizzarra disinvoltura: “Oh, la cosa peggiore di tutto ciò è la puzza, ma ormai la si sente già meno, ci si sta abituando velocemente… Anzi!”

Cultura e politica – Cultura È politica

14494119_mlPiù passa il tempo e più qualsiasi azione di matrice culturale diventa – e deve diventare – anche un’azione politica, mentre qualsiasi azione di matrice politica diventa sempre meno un’azione culturale.
È forse (anche) per tale motivo se la politica appare sempre più ostile alla cultura.

Troppe parole vuote al vento…

bla-bla-bla-blaMolti uomini pubblici dimostrano di saper ben parlare: spesso essi fanno i politici, gli ecclesiastici, gli uomini di spettacolo, gli imbonitori di vario genere, e diffondono quanto più possibile tutta quella loro eloquenza dai media. basta che si ritrovino davanti un microfono nel quale parlare, ed è come avessero indiscutibile carta bianca per farlo senza limite alcuno. Altrettanto spesso essi posseggono la dote di dare bella e allettante forma parlata a pensieri che meriterebbero mooooolto minore impegno: è un esercizio al quale evidentemente si applicano parecchio… Ma quanti di essi, che parlano così bene a pubblici più o meno vasti, sanno parlare a sé stessi? Quanti di essi, fieri di saper fornire suadenti tanto quanto vacue risposte alle domande della gente, sanno rispondere a sé stessi e a domande autenticamente importanti? E quanto sanno domandare a sé stessi? Quanto sanno chiedersi di sé stessi?
Temo che a questo nostro mondo troppa gente pretenda di parlare, ovvero si arroghi il diritto di parlare a piacimento ma senza dire veramente nulla di che, senza rispondere a domande legittime, senza che le loro parole servano a qualcosa. Non so, sembra quasi una mirata strategia di saturazione verbale dell’aria, fatta in modo che chi veramente ha qualcosa di importante da esprimere non lo possa dire.
Troppe parole al vento e sproloqui a vanvera, troppa cacofonia orale, troppo rumore nelle nostre orecchie. Forse, se quei personaggi suddetti imparassero a parlare prima a sé stessi e ad ascoltare veramente quanto dicono così da rendersene ben conto, di parole inutili nell’aria ce ne sarebbero molte meno; tuttavia temo che questa circostanza richieda necessariamente una buona connessione tra mente e bocca, il che me la fa credere piuttosto ardua – e ciò a prescindere che si debba ritenere valida l’idea sulla strategia di saturazione sopra esposta: “chi molto dice, pensa poco”, scrisse Carlo Dossi
Ma mi torna in mente pure un altro buon adagio popolare: è spesso meglio stare zitti e far ritenere di essere idioti piuttosto che aprir bocca e dimostrare di esserlo veramente… (Uh! Ecco perché, a ben vedere, quegli stessi personaggi mi sembrano tali, quando mi tocca di doverli ascoltare!)

10+1 cose che oggi, 21/12/12, dovrebbero veramente finire, a questo mondo…

Maya_1_300SORPRESA! Oggi, 21 Dicembre 2012, non c’è stata nessuna fine del mondo! Ma tu guarda!!!
E questo non perché i Maya fossero degli idioti, semmai perché parecchi autentici idioti (ma furbi) al giorno d’oggi, pur di far parlare di sé, sono stati capaci (e continuano ad esserlo) di far credere ad altri pari idioti (e ingenui) le più gigantesche e allucinate stronzate.
Tuttavia, nell’attesa che, non essendoci stata del mondo alcuna fine, venga quanto meno messa fine alla carriera di Roberto Giacobbo in qualità (meritatissima) di capro espiatorio generale, il quale per mesi interi ha sproloquiato dalle TV (pubbliche, dunque spendendo soldi nostri!) e scritto libri sull’argomento, guadagnandoci chissà quanto denaro e facendosi credere uno “scienziato” da tanti dei suddetti ingenui idioti, mi piacerebbe parecchio che alcune cose finissero, oggi o da oggi… Inutile dirlo, la lista potrebbero essere chilometrica; diciamo che mi sono affidato all’istinto del momento, mettendo per iscritto (in ordine assolutamente sparso) le prime dieci cose che mi sono balzate in mente…:

10. La fertilità della madre dei cretini.
9. La presunzione e l’arroganza dell’uomo di considerarsi il padrone del mondo, a discapito di ogni altro essere vivente e dello stesso pianeta.
8. Lo stato di catalessi mentale nella quale versa buona parte della (nostra) società.
7. Le banche, la finanza deviata che hanno creato e il loro ingannare la gente comune.
6. La benzina, e intendo proprio che non ce ne sia più, nemmeno una goccia, così forse si capirà che le auto dovrebbero finalmente consumare carburanti il cui scopo principale sia quello di muoverle inquinando il meno possibile, e non quello di fare ricchi e potenti pochi oligarchi.
5. Le stragi di persone innocenti, e in particolare di bambini.
4. La fame nel mondo (e quelli che su di essa ci speculano).
3. La violenza sulle donne, e il maschiocentrismo in generale.
2. I politici (il che non significa la “politica”, sia chiaro!) italiani, e che finiscano dove non è proprio elegante dire.
1. L’ipocrisia e la falsità delle gerarchie religiose, e i danni che provocano nelle società.
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10+1 cose, scrivevo, e infatti vedete pure un numero O (zero): c’è per far che voi siate liberi di pensare cos’altro dovrebbe finire, e anche perché, ahinoi, potrebbe esserci altro di peggiore rispetto alle cose sopra indicate, e che per un motivo o per l’altro non conosciamo ancora…
Ribadisco: è un elenco istintivo, superficiale quanto si vuole, ma a suo modo indicativo – soprattutto di una chiarissima evidenza: il mondo non è finito oggi e dunque, cara razza umana, vedi di non fare che finisca domani o dopo ovvero non per via della tua sovente inopinata stoltezza! Ecco. Vediamo di evolverci veramente e di rendere questo nostro pianeta, in tutto, per tutto e dappertutto, un bel posto in cui vivere. Altrimenti ci sarà da pensare che questo 21/12/12 sia stata soltanto un’occasione persa