Il Monte San Primo tra rilancio dello sci a 1000 metri di quota e sviluppo turistico sostenibile: come stanno le cose al momento?

(Articolo pubblicato in origine su “L’AltraMontagna” il 21 luglio 2024.)

Fin da quando i primi articoli sono apparsi sulla stampa locale, la vicenda del progetto di sviluppo turistico del Monte San Primo (in comune di Bellagio, sul Lago di Como; per “L’AltraMontagna” me n’ero già occupato qui) per il quale si vorrebbero riattivare impianti di risalita, piste e innevamento artificiale a poco più di 1000 metri di quota, ha suscitato scalpore e subito innescato un dissenso sempre più ampio (il dibattito non c’è neanche stato vista l’assurdità del progetto), che ha portato la vicenda alla ribalta della stampa internazionale, peraltro mettendo a repentaglio l’immagine stessa del luogo.

Nonostante ciò, gli enti pubblici che sostengono il progetto – Comune di Bellagio e Comunità Montagna del Triangolo Lariano con Regione Lombardia – tirano dritto continuando a rifiutare qualsiasi confronto con chiunque, mentre di contro cresce sempre più la richiesta di tutelare la montagna e al contempo di rilanciarne la frequentazione turistica sostenibile, anche perché nemmeno una fantasmagorica stregoneria renderebbe fattibile e sostenibile lo sci a 1000 metri di quota!

Ho fatto il punto della situazione – senza dubbio una delle più emblematiche in corso sulle montagne italiane – con i referenti del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”.

Nella recente tornata elettorale Angelo Barindelli è stato confermato alla carica di sindaco del Comune di Bellagio, mentre nella Comunità Montana Triangolo Lariano è stata formata la Giunta in perfetta continuità con la precedente. Stiamo parlando degli Enti sostenitori del progetto “OltreLario. Triangolo Lariano meta dell’outdoor”, che di fatto hanno rilanciato la realizzazione delle infrastrutture sciistiche previste, continuando a ignorare completamente il dissenso ormai vastissimo al riguardo. Come si pone il Coordinamento “Salviano il Monte San Primo” di fronte a questa rinnovata e, se possibile, ancor più intransigente posizione del Comune di Bellagio e della Comunità Montana?
A sorprenderci non è tanto il risultato elettorale in sé – che possiamo ritenere per lo più indipendente dalla specificità del progetto San Primo – quanto l’insistenza delle Istituzioni nel riconfermare la consistenza del progetto, destinato per più della metà del finanziamento (ovvero più di 2 milioni e mezzo di euro, su un totale di 5 milioni di fondi pubblici) alle piste da sci e all’innevamento artificiale ad una quota di 1.100 metri. Stiamo parlando quindi di un progetto fuori luogo e fuori tempo, come ci hanno più volte ribadito sia gli esperti climatologi (a partire da Luca Mercalli, intervenuto direttamente sulla questione San Primo), sia la stampa internazionale, sia l’opinione pubblica che ha manifestato con noi il proprio dissenso al progetto.

Posto quanto sopra, e innanzi tutto l’irremovibilità degli enti pubblici che sostengono il progetto “Oltrelario”, come intende muoversi il Coordinamento?
Come Coordinamento intendiamo continuare a muoverci secondo le linee adottate finora, ovvero su azioni di informazione sui reali contenuti dell’assurdo progetto e sulla conseguente sensibilizzazione rivolta alla popolazione; oltre a ciò ci concentreremo nuovamente sull’elaborazione di controproposte per, anzitutto, tutelare la montagna dal punto di vista naturalistico e paesaggistico e, se possibile, del rilancio economico nel rispetto della piena sostenibilità ambientale. Lo faremo con le analoghe modalità già collaudate, come ad esempio: camminate di conoscenza del territorio, incontri con esperti dei territori montani, approfondimenti sulla geologia locale e sulla climatologia delle regioni alpine e prealpine. Oltre ad una continua azione di pressione su tutti gli attori politici coinvolti nel progetto: sindaci, amministratori locali e regionali. Nel caso in cui il progetto arrivasse ad una fase avanzata, valuteremo la possibilità di rivolgerci ad organismi sovraordinati o di controllo, come ad esempio l’Unione Europea o la Corte dei Conti.

Alcune associazioni facenti parte del Coordinamento hanno deciso di partecipare al bando “Montagne in transizione” di Fondazione Cariplo. Perché ritenete importante questa azione nell’ottica dello sviluppo turistico sostenibile del Monte San Primo e del Triangolo Lariano?
Lo riteniamo importante anzitutto per dimostrare che, prima di arrivare ad una progettualità, occorrono studi mirati sulle reali esigenze ecologiche, economiche e sociali del territorio, e questo lo faremo anche grazie alla collaborazione con l’Università dell’Insubria che è partner del progetto insieme a due comuni del territorio del Triangolo Lariano. Questo per poi giungere all’elaborazione di linee di intervento per il possibile ‘rilancio’ turistico in chiave di sostenibilità ambientale e sociale. Vogliamo pertanto agire in un’ottica esattamente contrapposta a quella entro cui si muovono le Istituzioni che, al contrario, sono partite da un cospicuo finanziamento pubblico (di oltre 5 milioni di euro, come detto) per poi strutturare in modo totalmente raffazzonato il progetto ‘OltreLario’, assolutamente fuori luogo e fuori tempo. […]

(L’intervista continua su “L’Altra Montagna”, cliccate sull’immagine qui sopra per leggerla.)

 

La strumentalizzazione politica del Monte San Primo (pur di imporvi i nuovi impianti sciistici)

È più che evidente, nei, modi, nelle parole, negli atteggiamenti (ben spalleggiati dagli enti superiori di parte) del sindaco di Bellagio, che ormai la vicenda del folle progetto sciistico sul Monte San Primo, che per la sua dissennatezza ha fatto il giro del mondo – e ovunque è stato biasimata – il primo cittadino l’abbia trasformata in una questione personale (finanziata con soldi pubblici, però!), totalmente ideologica e propagandistica. Egli a tutti gli effetti considera il San Primo “roba sua” e dei suoi sodali, pretendendo dunque di imporgli il proprio progetto pur se palesemente irrazionale sotto ogni punto di vista (ambientale, climatico, ecologico, paesaggistico, economico, turistico, politico) e destinato al fallimento, per ciò infatti negando qualsiasi confronto e interlocuzione con chiunque non stia dalla sua parte – in primis le 38 associazioni che formano il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” – e al contempo continuando a fare di costoro il bersaglio di espressioni sprezzanti (le sue ospitate televisive lo hanno ben dimostrato, ma al riguardo si legga anche l’articolo qui sopra) e di considerazioni ideologicamente strumentali. Nelle quali peraltro da sempre non si riscontra alcuna plausibile giustificazione al progetto, che con tutta evidenza ritiene superflue. Oppure, obiettivamente, perché non ce ne possono essere.

Una posizione, quella del sindaco, che la dice lunga sulla “filosofia” alla base del progetto del San Primo ma pure sulla sensibilità e la relazione che egli vuole mantenere con la montagna locale: un luogo meraviglioso, ricco di bellezza e di infinite potenzialità per lo sviluppo di un turismo realmente in grado di valorizzare la montagna, dal sindaco e dai suoi sodali visto come uno spazio vuoto da riempire di cose prive di logica e da sfruttare il più possibile solo per averla vinta su tutti.

Tutti, sì: perché tutti sono contro tale dissennato progetto, cioè chiunque abbia a cuore il Monte San Primo, la sua bellezza, la possibilità di goderne pienamente senza inutili e irrazionali contaminazioni nonché, di rimando, chiunque abbia a cuore tutte le nostre montagne e il loro buon futuro.

Cose fondamentali ma che, evidentemente, il sindaco di Bellagio disdegna e considera insignificanti, purtroppo. Già, perché non ci si può che dispiacere nel constatare un atteggiamento di questo genere, così avverso alla realtà della montagna e alla sua più consona e equilibrata frequentazione. Ma che possano rinsavire, il sindaco e gli altri rappresentanti politici sostenitori del progetto sul San Primo, resta comunque la speranza. Che è l’ultima a morire, come si dice – con l’augurio che non “muoia” prima la bellezza del Monte San Primo!

N.B.: cliccate sull’immagine dell’articolo de “La Provincia” per leggerlo direttamente nel sito del giornale.

N.B.#2: per seguire l’evoluzione del “caso San Primo” e difendere la montagna dai folli progetti di infrastrutturazione turistica previsti, avete a disposizione il sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”  del quale potete sostenere le attività e parteciparvi. Invece qui trovate tutti gli articoli da me dedicati al Monte San Primo fino a oggi.

Domenica sul San Primo, un monte bellissimo fuori e… dentro!

[Vista sul Pian del Tivano dall’Alpe Spessola, sulle pendici meridionali del Monte San Primo.]
Il Monte San Primo è una montagna bellissima non solo perché lo è fuori, con il suo paesaggio montano tanto speciale, ma lo è pure dentro, dove conserva un paesaggio ipogeo non meno speciale essendo tra i più vasti e affascinanti d’Italia. Per questo il San Primo merita, per così dire, una doppia considerazione e quindi una duplice attenzione, al fine di salvaguardare la sua bellezza e un valore naturalistico così grandi.

[L’Abisso dei Giganti, una delle numerose grotte del Pian del Tivano, sul Monte San Primo.]
La manifestazione di domenica prossima 5 maggio punta anche a questo, e lo fa riferendosi inevitabilmente a chi invece il Monte San Primo lo vorrebbe banalizzare e degradare attraverso un progetto di lunaparkizzazione turistica tanto impattante quanto assurdo, quello sostenuto dal Comune di Bellagio e dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano con il supporto di Regione Lombardia, che vorrebbe riportare lo sci a poco più di 1000 metri di quota, dove in forza dei cambiamenti climatici non nevica più e nemmeno vi saranno le condizioni sufficienti per mantenere la neve artificiale al suolo. Cinque milioni di Euro di soldi pubblici per una follia che avrà facilmente ripercussioni non solo sopra il San Primo ma pure sotto, dentro la montagna, come già dettagliatamente spiegato dalla Federazione Speleologica Lombarda che guiderà l’escursione di domenica alle grotte del Pian del Tivano, epicentro della bellezza ipogea del San Primo.

Parteciparvi, dunque, non è solo una bellissima occasione per accrescere la conoscenza e la considerazione nei riguardi della bellezza e delle peculiarità naturali del Monte San Primo, ma è pure un modo per rimarcare il sostegno alla sua difesa e la contrarietà a quel progetto turistico così insensato e pericoloso. Ci sarà pure bel tempo, domenica lassù, dunque non c’è che da partecipare.

Trovate tutte le informazioni utili, e i modi per averne di altre, nella locandina qui sopra riprodotta.

E, come sempre, VIVA IL MONTE SAN PRIMO!

[Alcune immagini invernali del Monte San Primo e di una delle tante manifestazioni a difesa della montagna contro il progetto sciistico.]
N.B.: per seguire l’evoluzione del “caso San Primo” e difendere la montagna dai folli progetti di infrastrutturazione turistica previsti, avete a disposizione il sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”  del quale potete sostenere le attività e parteciparvi. Invece qui trovate tutti gli articoli da me dedicati al Monte San Primo fino a oggi.

Sciare a tutti i costi dove ormai non nevica più: l’assurdo caso del Monte San Primo su “L’AltraMontagna”

(Articolo originale pubblicato su “L’Altra Montagna” il 27 marzo 2024; cliccate sull’immagine qui sotto per leggerlo.)

Sono passati all’incirca due anni da quando, su alcuni organi di informazione locali, comparve la notizia di un progetto con il quale si prospettava il ritorno dello sci sul Monte San Primo, nel Triangolo Lariano in comune di Bellagio, provincia di Como. Nuovi impianti di risalita, innevamento programmato, nuove strade e parcheggi nonché l’ipotesi di una nuova seggiovia, il tutto finanziato con 5 milioni di Euro di soldi pubblici. A 1100 metri di quota, in una località che, stante le caratteristiche geografiche e la realtà climatica in divenire, non può più garantire le condizioni atte alla permanenza della neve al suolo (sul San Primo, la cui quota massima è 1682 metri, non nevica più seriamente da anni ormai) e peraltro ha conosciuto in passato diverse traversie nella gestione degli impianti sciistici, aperti, chiusi e riaperti più volte fino alla chiusura definitiva nel 2013.

[Uno dei primi articoli usciti sulla stampa locale nel 2022 che annunciava il progetto sul Monte San Primo.]
Posta la vicinanza della data del 1° di aprile, non pochi alla lettura di quelle notizie che davano conto di un progetto così assurdo – la cui denominazione ufficiale è “OltreLario: Triangolo Lariano meta dell’outdoor” – pensarono a uno scherzo, anche piuttosto ben fatto e divertente per come vi fossero citati enti e amministratori locali aventi effettivamente competenza sul Monte. Invece, malgrado l’assurdità palese, non si trattava di uno scherzo: era – ed è – tutto vero.

La mobilitazione della società civile contro un progetto così scriteriato e avulso dalla realtà del territorio in questione e dalle sue effettive potenzialità riguardo una frequentazione turistica dolce e sostenibile, è stata immediata e imponente, radunando tanto associazioni di varia specie, non solo di tutela ambientale e non soltanto locali, quanto soggetti privati e singoli cittadini, che ben presto si sono riuniti in un collettivo a difesa del monte, il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”. Al contempo è cominciata l’attività di denuncia e di sensibilizzazione sulla questione, incessante e sempre più partecipata, con appelli, comunicati stampa, una raccolta firme di tipo tradizionale, dunque in forma cartacea e non come petizione online, allo scopo di radicare l’iniziativa sul territorio e di farne una manifestazione autentica e consapevole di protesta e diniego nei confronti del progetto, eventi sul monte e incontri pubblici (il più recente ha avuto come ospite Marco Albino Ferrari), la realizzazione del sito web https://bellagiosanprimo.com/ che testimonia tali attività e l’impegno condiviso da tutte le associazioni, ben trentacinque, che oggi fanno parte del Coordinamento, nonché la frequente sottoposizione agli enti pubblici che sostengono il progetto – in primis il Comune di Bellagio e la Comunità Montana del Triangolo Lariano, spalleggiati da Regione Lombardia – della richiesta di un confronto su quanto proposto, di un incontro, un dibattito che innanzi tutto rendesse noti alla comunità locale in maniera chiara e non solo approssimativa tutti gli interventi proposti nel progetto, oltre che, per quanto necessario, una discussione sulla qualità degli stessi e sulle conseguenze, positive e negative, sul territorio e i suoi abitanti. Confronto sempre ostinatamente negato dalle suddette istituzioni, da allora e fino a oggi.

[Alcune immagini invernali del Monte San Primo e di una delle tante manifestazioni a difesa della montagna contro il progetto sciistico.]
Viceversa, la stampa nazionale e internazionale non poteva restare insensibile alla sconcertante assurdità del progetto previsto sul Monte San Primo: decine e decine di articoli giornalistici e radiotelevisivi, tutti documentati nel sito del Coordinamento, hanno reso il “caso San Primo” uno dei più significativi e emblematici di quell’assalto alle Alpi, per citare il noto libro di Marco Albino Ferrari, da più parti e in numerose località perpetrato ma che nel caso del territorio lariano assume inevitabilmente caratteri parossistici. Diversi di quegli articoli hanno utilizzato il termine “follia”: come d’altronde definire un progetto che pensa di riportare lo sci a poco più di 1000 metri di quota, dove non nevica più e se pur nevicasse non ci sono le temperature adatte a mantenere la neve al suolo oppure per produrla artificialmente? Inoltre: il Monte San Primo è una delle zone carsiche più famose d’Italia, con complessi ipogei tra i più vasti del sud Europa: dove si penserebbe di prendere l’acqua necessaria ad alimentare i cannoni sparaneve? D’altro canto “folle” è anche non vedere e comprendere le innumerevoli potenzialità del San Primo dal punto di vista ecoturistico: un monte a un’ora d’auto da Milano e ancora meno dal suo iper antropizzato hinterland settentrionale, dotato di una bellezza paesaggistica unica che diventa manifesta in alcuni dei panorami che offre, celeberrimi in tutto il mondo, di una rete sentieristica di pregevole valore seppur a volte carente di manutenzione, di angoli che paiono fatti apposta per svilupparvi attività di educazione ambientale e didattiche sulla realtà montana e prealpina nonché di un vastissimo pubblico che ama e frequenta il Monte San Primo proprio per tutte queste sue peculiarità, e che il ritorno a una infrastrutturazione sciistica probabilmente allontanerebbe, stante la banalizzazione del luogo imposta da quel modello di frequentazione turistica. Senza contare, in caso di realizzazione delle opere del progetto, il notevole danno ambientale inferto al territorio, nel quale ancora si possono ritrovare i resti ridotti a rottami dei passati tentativi di “valorizzazione” – gli impianti di risalita dismessi, le opere ad essi accessorie, piste e strutture per le mtb e il downhill, addirittura un vecchio battipista…

[⇒⇒⇒ continua su “L’Altra Montagna”, qui.]

Basta poco per capire il “pensiero” di chi vorrebbe riportare lo sci sul Monte San Primo

A volte basta veramente poco per capire “molto”. Bastano poche parole, ad esempio, per comprendere tutto un atteggiamento, un modo di pensiero, un contegno, un comportamento del tutto significativi e emblematici.

Bastano ad esempio poche parole – proferite ad un giornale locale qualche giorno fa (“Giornale di Erba”, edizione del 9 marzo 2024, pagina 26) – del sindaco di Bellagio, il cui comune è capofila dello scriteriato progetto di sviluppo sciistico-turistico sul Monte San Primo messo ormai alla berlina dalla stampa di mezzo mondo, per capire il pensiero che vi sta alla base nei riguardi della montagna, la sensibilità verso la sua realtà, la “cultura” (virgolette inevitabili) che guida le proposte del progetto paventato, al quale chiunque si è ormai detto contrario con la sola eccezione dei pochi amministratori locali che lo sostengono.

Dunque, il sindaco di Bellagio sostiene che le iniziative a difesa del San Primo sarebbero «l’ennesima riedizione del solito mito, che non propone nulla di costruttivo. È un’opposizione ideologica, abbiamo sempre mantenuto la più ampia disponibilità al dialogo con tutti, però per dialogare bisogna essere in due.» Una sfilza di falsità: a parte che non si capisce di quale “mito” si stia parlando (forse intende che lo sia il cambiamento climatico?), è falso che non si proponga nulla di costruttivo, visto che solo pochi giorni fa il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” ha presentato pubblicamente un lungo elenco di proposte assolutamente costruttive per lo sviluppo sostenibile della zona, che peraltro ne compendia molte altre più volte suggerite nei mesi scorsi. È falso che sia un’opposizione ideologica, visto che il Coordinamento riunisce decine di associazioni della più varia natura senza avere alcuna connotazione ideologico-politica, e poi il sindaco dovrebbe spiegare come possa essere “ideologico” opporsi a delle infrastrutture sciistiche a 1100 metri di quota: semmai “ideologico” è proprio il pretendere di imporle senza accettare alcun confronto con la società civile. È oltre modo falso, appunto, che il sindaco, il suo Comune e gli altri enti locali che sostengono il progetto siano rimasti sempre aperti e disponibili al dialogo: l’hanno sempre rifiutato, è attestato dalle numerose richieste d’ogni tipo – verbali, cartacee, email, PEC – inviate a quegli enti alle quali mai è stato risposto. Mai.

Ecco qui palesemente manifestato, grazie a quelle poche parole che rivelano moltissimo, il reale atteggiamento dei politici coinvolti nel progetto: verso il Monte San Primo, il suo ambiente e il suo paesaggio, verso la comunità che lo abita, verso chi lo frequenta, verso il più ordinario buon senso, verso l’onestà intellettuale e morale, verso il valore civico e culturale della pratica amministrativa di un territorio prezioso come il Monte San Primo. Non c’è da aggiungere altro.