Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 3a puntata della stagione 2015/2016 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, 2 novembre duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #3 dell’anno XII di RADIO THULE. Una puntata inevitabile, questa sera, intitolata: “Pasolini, 40 anni”.
Il 2 novembre di 40 anni fa, infatti, veniva ucciso a Roma Pier Paolo Pasolini. Non c’è bisogno di affermare ancora una volta chi e cosa sia stato Pasolini per la cultura italiana, di contro c’è ancora assoluto bisogno di mantenere forte e vivido il messaggio illuminante e sovente premonitore, se non profetico, che ha lasciato ai posteri, ovvero a tutti noi. Perché le parole di Pasolini, pur se hanno 40 e più anni, restano totalmente valide ancora oggi, e assolutamente didattiche. Sarà dunque una puntata, questa, non tanto biografica o di mera commemorazione ma soprattutto di rinnovamento e rigenerazione del valore del messaggio pasoliniano, fatto attraverso la voce stessa di Pasolini in alcuni preziosi documenti d’epoca. Documenti che fanno capire come questi 40 anni forse non sono mai realmente trascorsi, nel bene e nel male.

zildaDunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Se il medico è anche un drammaturgo, e viceversa (Oliver Sacks dixit)

Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse sono anche insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia.

(Oliver Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Milano, Adelphi, 2008, p.11)

0,,18682009_303,00Ribaltando quanto scritto dal grande neurologo e scrittore britannico, scomparso la scorsa domenica, nella prefazione della sua opera più celebre, mi viene da pensare che pure il drammaturgo – e mi si passi l’accostamento di tale figura a quella del narratore letterario, ovvero dello scrittore – è e deve essere pure una sorta di medico dei personaggi di cui scrive, analizzandone la condizione umana con uno sguardo inevitabilmente clinico, se vuole veramente costruire e conseguire una narrazione completa e approfondita – in tutti i sensi. E se la malattia è la condizione umana per eccellenza – essendo “malattia” un termine derivante dal latino male habĭtus, “che sta male” – di frequente chi scrive storie letterarie narra di persone che stanno male, ovvero che non vivono nella loro migliore (o più ordinaria, tranquilla, agevole) condizione possibile – per colpa di amori lotte passioni sfortune coincidenze catastrofi sortilegi punizioni eccetera eccetera – capirete il perché, appunto, mi sia venuto da pensare tutto ciò leggendo quel passo sopra riportato.

L’insopportabile rumore di fondo della TV contemporanea

fileTrovo che vi sia un sistema tanto semplice quanto efficace per dimostrare come la gran parte della TV contemporanea trasmetta e diffonda scempiaggine: togliere l’audio.
Provateci e guardatela, così muta. Forse, come è accaduto a me, senza il parlato televisivo affabulatorio che inevitabilmente ci distrae e ci condiziona – non solo mentalmente ma anche nella percezione di quanto stiamo osservando sullo schermo – potrete rendervi conto di come quei personaggi di tante trasmissioni TV odierne appaiono in tutto ciò che fanno – azioni, movenze, gestualità, espressioni facciali, sguardi, e con loro tutto ciò che hanno intorno – dei perfetti idioti. Quantunque bravissimi, in tale loro idiozia, così funzionale a passarvi (inculcarvi) i messaggi che si vuole far passare, ovvero degli ottimi attori dell’insopportabile (ma non per tutti, ahinoi) pantomima messa in atto per gli scopi di cui sopra, e che molto si basa sulle parole, sui testi recitati, sulle allocuzioni imposte all’attenzione (o a ciò che ne è sostituto) del telespettatore.
Se invece togliete l’audio, da subito e inesorabilmente vi parrà di stare osservando dei burattini, dei buffoni dalle movenze artificiose, pacchiane e palesemente stolte, dei guitti che sul palco televisivo recitano (malissimo, peraltro) la loro farsa. Passino le immagini di eventi sportivi o certi documentari, nei quali ovviamente l’audio conta relativamente, e non si contino quelle rarissime trasmissioni di divulgazione culturale per le quali l’audio è necessario ben più delle immagini. In ogni altra produzione televisiva – telegiornali, talk show, spettacoli da prima/seconda/ventesima serata, reality, programmi di intrattenimento – toglietelo, l’audio, e vedrete quanto cretine si riveleranno, dimostrando inoltre come, appunto, la TV contemporanea ci affabuli con le sue ciance continue, un rumore di fondo vocale che ha il solo scopo di renderci suadente ciò che, in tutto e per tutto, sarebbe da considerare supremamente stupido.
In questo modo forse, anche voi come me, dopo aver tolto l’audio converrete decisamente che sarà buona cosa togliere pure il video, levandovi di mezzo una volta per tutte la sua spaventosa e intollerabile miseria mediatica.

Sempre i migliori che se ne vanno, sempre meno “bellezza umana” per chi resta…

Avrete certamente saputo, dai social in primis e poi grazie a tutti gli altri media, della morte di Virna Lisi, una delle più brave, celebrate e affascinanti attrici italiane.
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Non apprezzo il consueto rincorrersi di tanti, sul web, in occasione della dipartita di qualche personaggio famoso, nel postare foto e citazioni varie dello stesso: mi pare espressione di un compianto assai artificioso, figlio ennesimo del costume diffuso nella vanesia opinione pubblica contemporanea per la quale, peraltro, quello pseudo-compianto trova forza soprattutto nel numero di “mi piace” raccolto, più che in una autentica comprensione e considerazione dell’evento, o nella conoscenza effettiva del personaggio.
Ma non è questo il punto. Voglio infatti qui esprimere una riflessione di diversa specie che mi sono ritrovato a elaborare dopo quest’ennesima partenza verso altri lidi di un bel personaggio, e intendo bello non solo dal punto di vista estetico quanto sociale e culturale, per aver rappresentato, lei come tanti altri che non ci sono più, un’epoca novecentesca sicuramente controversa per certe cose, ma capace di valorizzare la grandezza di alcuni personaggi – grandezza artistica, intellettuale, scientifica eccetera ma anche, e soprattutto, umana. Penso a quei tanti immensi personaggi che nei decenni scorsi, nel pieno dell’evoluzione e dell’espansione delle arti e dei media contemporanei, hanno reso celebre e celebrata la cultura italiana di ogni genere, in modo alto ma pure popolare; uomini e donne dal notevole carisma e dallo spessore personale incomparabile, la cui morte non ha solo privato il nostro paese della loro presenza, ma ha pure indebolito l’intera struttura socio-culturale nazionale, anche per come poi il loro posto è stato preso da altri – i “personaggi” VIP di oggi – sovente dal discutibile talento, dallo spessore umano risibile e dalla capacità di lasciare qualcosa di buono nella storia della cultura e del costume italiani quasi nullo.
E’ cambiato tutto, senza dubbio, nel giro di soli pochi anni. Tutto si adegua, inevitabilmente, al presente e alle sue realtà, e la riflessione che vi sto sottoponendo non vuole certamente essere indiscutibile – anzi, sono io il primo a sperare di stare solo esagerando; tuttavia veramente, di fronte alla scomparsa di personaggi come la Lisi ovvero tanti altri, mi chiedo: dove sono oggi altre Virna Lisi, altre donne di simile fascino (non artefatto) e relativa eleganza nonché bravura artistica? Dove sono altri Sordi, De Sica, Visconti, Fellini, Calvino, Buzzati, De Chirico, Fontana…? – inutile dirlo, l’elenco potrebbe continuare a lungo e toccare qualsiasi disciplina di interesse popolare, ho solo messo in fila i primi nomi che mi sono balzati in mente.

Nel 1965 il pittore americano Mel Ramos ritrasse Virna Lisi anche come regina pop, nell’opera “Virnaburger”.
Nel 1965 il pittore americano Mel Ramos ritrasse Virna Lisi anche come regina pop, nell’opera “Virnaburger”.

Ribadisco: certamente alcuni grandi personaggi ci sono anche oggi, magari anche più grandi di tanti del passato, tuttavia l’impressione personale – o il timore, fate voi – è che non ci sia più la dimensione giusta affinché ne nascano come un tempo e, d’altro canto, ancor meno vi sia la capacità e la volontà diffuse di comprenderne il valore. Temo appunto che ci si stia terribilmente impoverendo, che nella situazione socio-culturale attuale, per le cause che voi stessi conoscete bene – certi grandi personaggi che se ne vanno lascino vuoti sostanzialmente incolmabili, i quali per inesorabile effetto collaterale non facciano che abbruttire sempre più la società nella quale viviamo. D’altronde, molto banalmente, basta vedere – magari su qualche canale satellitare che ritrasmette vecchi programmi – gli show televisivi RAI di un tempo e i personaggi che li presentavano e animavano, e fare un rapido confronto con gli epigoni attuali. “Sono sempre i migliori che se ne vanno”, recita quel noto motteggio: beh, grazie, fatto sta che così ci ritroviamo in mezzo a quelli peggiori, la cui specie non se ne va affatto, anzi, pare in costante e irrefrenabile aumento! E la lotta tra diffusione culturale di valore, anche quando popolare (ad esempio gli show televisivi di un tempo, appunto) e l’incultura imposta anche strategicamente dal sistema (quello i cui massimi esponenti dichiarano pubblicamente che “con la cultura non si mangia”, per capirci) pare sempre più appannaggio di questa seconda, con i risultati sopra esposti.
Insomma: la scomparsa di tali grandi personaggi non sta solo facendo svanire un’intera epoca recente e fondamentale della nostra storia dentro le fumose spire del tempo, tra le quali ormai abbiamo perso la capacità di vedere, noi popolo cronicamente senza memoria, ma sta privandoci di una bellezza umana autentica e piena che oggi, ripeto, personalmente faccio fatica a ritrovare. A meno di fermarsi a considerare la mera esteriorità di quanto abbiamo a disposizione: ma sarebbe come credersi lettori soltanto ammirando le copertine dei libri.