Questa sì che è un’iniziativa innovativa per i libri in Italia!

13680590_10208734809302081_8395601331140729813_nBeh, considerando che – a quanto si rileva dalle statistiche sul temagli italiani preferiscono nutrire la panza piuttosto che la mente…
E chissà che in tal modo vengano salvati da polverosi oblii su scaffali altrimenti ricolmi di demenziali soprammobili tanti libri di gran pregio il cui valore letterario i loro ex lettori – o più probabilmente non lettori – comprendono assai meno che (forse) la  la fragranza di una patatina fritta, così da rimettere a disposizione quel valore a chi invece lo possa capire e ne possa godere, per di più con un indice di colesterolo nel sangue assolutamente nella norma!

P.S.: comunque, al di là di tutto, sì, è proprio vero, il futuro dei libri e della lettura in Italia è veramente roseo. Già, come la pelle d’un maiale in attesa nel recinto d’un macello.

P.S. #2: e, ovviamente, stendiamo il classico velo pietoso sul brand autore (seppur indirettamente) di tale iniziativa.

 

La morte della (nostra) comunicazione (Pasolini dixit)

La morte non è nel | non potere più comunicare, | ma nel non potere più essere compresi.

(Pier Paolo Pasolini, Una disperata vitalità)

La-Pietà-di-pasolini-secondo-Ernest-Pignon-ErnestCredo non ci sia nulla da dire, ancora, sulle peculiarità profetiche del pensiero di PPP. Ma certamente oggi, nell’epoca dell’informazione e della comunicazione a 360°, della connessione in rete 24/7 e, di contro, pure del sempre più diffuso analfabetismo funzionale, non è difficile riferire la morte citata da Pasolini a questa nostra società, al suo essere ingolfata di innumerevoli voci parlanti che sempre meno gente sa ascoltare e dunque comprendere, in uno stato di effettiva cacofonia nel quale svaniscono anche quelle poche parole di valore che ci farebbe bene sentire ma che appunto, nel rumore generale, non comprendiamo più. Non manca comunicazione, al tempo d’oggi, manca comunicabilità ovvero, per dirla in altro modo, manca la volontà di comunicare e di recepire comunicazione: al punto che, in una deriva inquietante tanto quanto pericolosa per tutti, molti ormai (da certo potere politico, e non solo, in giù) rinunciano totalmente a comunicare, arroccandosi e rinchiudendosi nella propria – più o meno consapevole, più o meno dissennata – alienazione, ovvero in uno stato totalmente anti-sociale. Che, se le cose non cambiano, potrebbe finire per uccidere la “società” in quanto tale, per causarne la morte. Appunto.

Senza tragedie, senza i cattivi non c’è storia (Paolo Poli dixit)

Senza tragedie, senza i cattivi non c’è storia. Prendi Tolstoi con Anna Karenina, una stupida, una puttana, lascia il bambino, lascia marito… Ma ti ci affezioni, la adori. Lo sapeva anche il padre eterno: quando si accorse che Adamo si annoiava gli creò la moglie, una rompicogliona, che però ha fatto andare avanti la storia. Nei romanzi ci vogliono i cattivi. La bisbetica quando è domata finisce la commedia.

(Paolo Poli, citato in Anna Benedettini, Teniamoci i cattivi movimentano la vita parola di Paolo Poli, La Repubblica, 27 novembre 2010.)

paolo-poli-654x404Così raccontava Paolo Poli, mancato pochi giorni fa, con quel suo inimitabile e illuminante stile fatto di ironia, sagacia, sarcastica franchezza e un meraviglioso tocco di cinismo. Purtroppo, anche senza personaggi come lui la storia non c’è, non la si fa. Qualcuno sul web, in occasione del suo decesso, ha scritto che è morta “la madre della Patria, il maestro Poli”. E’ vero, purtroppo: la nostra cultura è sempre un poco più sola, un po’ più debole e tutti noi più orfani di tali sublimi genitori. Ma la storia, che Poli e quelli come lui hanno fatto e hanno saputo così impreziosire della loro presenza e con la loro arte, li ha già resi immortali.
E non è nemmeno una magra consolazione, questa, se piuttosto di ignorare – come si viene portati a fare – sappiamo e sapremo ricordare tale immortalità culturale. Perché, appunto, è storia e cultura. Roba nostra, insomma.

Umberto Eco, 1932-2016

Si può essere colti sia avendo letto dieci libri che dieci volte lo stesso libro. Dovrebbero preoccuparsi solo coloro che di libri non ne leggono mai. Ma proprio per questa ragione essi sono gli unici che non avranno mai preoccupazioni di questo genere.

(Quanti libri non abbiamo letto?, 1997, poi in La Bustina di Minerva, Bompiani, Milano, 2000.)

umberto-ecoUmberto Eco, 1932-2016.
Se mi è concesso il gioco di parole: che almeno ci resti la sua eco, professore. E il più a lungo possibile.

David Bowie (1947-2016)

Vi sono personaggi che, per le grandi cose che hanno saputo fare nella loro vita e per l’aura di prestigio che da ciò è scaturita e li avvolge, ci viene da ritenere virtualmente immortali.
Così, quando anche ad essi inesorabilmente tocca la sorte che spetta a qualsiasi essere umano – pure se parrebbero tanto distanti da una tale “ordinaria” definizione – lo sconcerto che ci coglie è grande e quasi scioccante. Forse perché, pur sapendo che l’immortalità non esiste, di fronte a tali grandi persone la speranza più o meno inconscia è che la loro presenza a questo mondo, e i benefici che ne derivano, siano interrotti il più lontano possibile nel tempo: una sorta di rimozione dell’inevitabile che è segno inequivocabile di quella loro grandezza.
Poi, appunto, l’inevitabile accade. Ed è in questo momento, paradossalmente, che ci si può rendere conto di come quei grandi personaggi abbiano veramente acquisito uno status di immortalità, di trascendenza temporale, di presenza permanente che nessuna fine, biologica o che altro, può realmente annullare. Ciò accade quando le “cose grandi” che essi hanno saputo fare nella loro vita sono risultate talmente grandi da diventare ben più che mere e pur importanti azioni: sono diventate cultura. Cultura preziosa, riconosciuta, condivisa, disponibile per i posteri in modo imperituro. Cultura immortale, appunto.

Proprio ciò che è stato – ciò che è David Bowie.

1035x1452-db-Jimmy-King__Giusto un anno fa, in occasione del suo 68° compleanno, dedicavo la puntata di lunedì 12 gennaio 2015 di RADIO THULE proprio a David Bowie. Un piccolo (ma sentito) omaggio personale a uno dei più grandi artisti dell’epoca moderna e contemporanea, che potrete riascoltare cliccando sull’immagine qui sopra. Un omaggio che, mi auguro, possa divenire a sua volta – per quanto possibile – imperituro.