…No, beh, solo per cercare di capire – che qui, con tutto ‘sto cacofonico canciare sul referendum, è un caos assoluto.
Dunque: se vince il SÌ cambia la costituzione, se vince il NO non cambia nulla ma i senatori cambiano sesso. No, un attimo: forse è che se vince il SÌ cambia tutto per non cambiare nulla e se vince il NO non cambia nulla ma torna il nucleare… Ma dunque è col SÌ o col NO che il Senato non viene abolito ma le unioni di fatto sì? O forse succede che se vince il SÌ anche la caccia viene abolita? E se di contro vince il NO, viene abolito tutto e vince la Clinton? O Trump? E il CNEL viene abolito perché nessuno sa cosa sia, o viene mantenuto perché nessuno sappia cosa sia? Oppure col SÌ il Black Friday viene esteso a tutto l’anno ma non nelle Regioni a statuto speciale, mentre l’elezione al Senato diventa tipo X Factor? E il Presidente della Repubblica è col NO che diventa Bruno Vespa? Ma i NO TAV poi, votano SÌ? E allora SI che vota NO? Per non dire dei tanti automobilisti di SIena e NOvara: che faranno? Cambieranno domicilio? E i vaccini, l’ISIS, le scie chimiche, Putin, i vegani, gli UFO, Belen? SÌ o NO?
Tag: Italia
“Alice” a Chiari: grazie!
Alice ricomincia il suo viaggio: appuntamento a Chiari, domenica 6 novembre, ore 16.30!

Alice riprende il suo viaggio!
Domenica 6 novembre, nell’ambito della 14a edizione della Rassegna della Microeditoria Italiana di Chiari – uno degli appuntamenti più importanti in ambito nazionale per il settore editoriale indipendente – alle ore 16.30 presso la “Sala del Conte” di Villa Mazzotti, storica sede dell’evento, presenterò Alice, la voce di chi non ha voce, il mio saggio sulla storia e la rivoluzione di Radio Alice, l’emittente «più libera e innovatrice di sempre» della quale, nel periodo compreso tra il febbraio 2016 e il marzo 2017, si celebra il quarantennale.
Alice, la voce di chi non ha voce, edito da Sensoinverso Edizioni, è un libro che vi racconta con dovizia di particolari la storia, l’avventura, l’entusiasmo, l’energia creativa, l’utopia e la rivoluzione della radio in modo altrettanto creativo e rivoluzionario (se così posso dire, e capirete perché lo dico leggendo il libro) oltre che, mi auguro, estremamente interessante, grazie anche a testimonianze inedite (tra cui quella di Valerio Minnella, uno dei “padri” della radio) e a un corredo fotografico ricco e alquanto rappresentativo di quel periodo così intenso e ribollente, nel bene e nel male. Un libro da non perdere, insomma, anche per capire meglio la storia recente d’Italia e, in fondo, di noi stessi che ne formiamo l’attuale società civile.
La Rassegna della Microeditoria Italiana è un weekend di cultura a tutto tondo e un’immersione nel fascino liberty di Villa Mazzotti Biancinelli, a Chiari. Anche l’edizione di quest’anno prenderà le mosse dalla produzione dei piccoli e medi editori italiani per creare dibattito con grandi nomi della cultura nazionale e presentazioni di libri intervallati da appuntamenti artistici e musicali. Il mix perfetto per un weekend d’autunno all’insegna della cultura e dell’arte, ma anche dello svago e dell’intrattenimento!
Curata dall’Associazione Culturale l’Impronta, in collaborazione con il Comune di Chiari e il patrocinio della Provincia di Brescia, della Regione Lombardia e della Consigliera provinciale di Parita’, la manifestazione ha luogo ogni Novembre a Chiari, in provincia di Brescia, presso la bellissima cornice di Villa Mazzotti. Le migliaia di visitatori delle passate edizioni testimoniano il successo crescente di un evento che, di anno in anno, incuriosisce sempre di più il pubblico grazie alle proposte particolari, raffinate e di nicchia, che vengono offerte durante la tre giorni.
Cliccate sull’immagine in testa al post per conoscere ogni cosa su Alice, la voce di chi non ha voce, oppure cliccate qui per visitare il sito web della Rassegna della Microeditoria con tutte le informazioni utili sull’evento.
Vi aspetto con Alice, dunque, domenica 6 novembre alle 16.30 a Chiari!
Alta Vita
Alta+Vita: come la vita sulle/delle “Terre Alte” di montagna, “alta” in senso altimetrico, alta ovvero nobile, civilmente elevata, culturalmente profonda, e alta ovvero elevata sopra il mondo così da poterlo osservare meglio, e meglio comprendere.
Alta Vita: quando la montagna è autentica scuola di vita anche, se non soprattutto, per la pianura e la città.
Alta Vita è, al momento*, una community sul web, un contenitore di realtà, esperienze, eventi, riflessioni, idee, progetti, aspirazioni (nel bene e, al caso, anche nel male) sulla vita nelle “Terre Alte” di montagna e sulla loro facoltà di essere potenziale modello di “modus vivendi” virtuoso anche per le genti di quelle pianure spesso ormai profondamente trasformate in zone prive di identità e ricolme di “non luoghi”, le quali nella cultura di montagna (ovvero in quel che resta da salvaguardare e (ri)valorizzare di essa) potrebbero trovare la via per una rinascita sociale, civica, culturale, etica.
L’idea di fondo di Alta Vita trova le sue basi in questo articolo-manifesto, del quale uno dei passaggi “basilari” al proposito è il seguente:
“La montagna e la sua Natura (in senso generale) ancora “brada” possono concedere all’uomo quello spazio di azione civica che la città – ovvero l’ambito industrializzato, superantropizzato, ipermediatizzato, socialmente degradato e soggiogato alle più basse strategie consumistiche – forse non può più offrire, a causa dell’imminente autosoffocamento sociale. Bisogna salire, per ritrovare noi stessi e il mondo “nostro” – quello che dovremmo desiderare per vivere bene: all’apparenza quasi un anelito spirituale (come lo interpretò Henry Wadsworth Longfellow quasi due secoli fa nel suo celebre componimento “Excelsior!”, letteralmente “più in alto”, in un’epoca nella quale la montagna era ancora totalmente viva) che tuttavia c’è da augurarsi possa essere un concretissimo invito a riscoprire la migliore “via sociale” da seguire, per non ritrovarsi sempre più ridotti a numeri uguali a tanti altri, dunque formalmente inutili, in una società simile a un arido e sterile deserto etico.”
Alta Vita è qui, su facebook, e qui, nel sito/blog. Seguiteli, e buona vita sulle Terre Alte!
*: al momento, in quanto l’aspirazione di Alta Vita è quella di divenire col tempo una comunità non solo virtuale, sul web, ma anche assolutamente reale, in forme associative da definirsi ma senza dubbio attive e propositive nei e per i territori d’elezione. Sarà il tempo, appunto, nonché l’interesse e i contatti nel mentre raccolti, a stabilire tali sviluppi: è un percorso verso l’alto, e come tale mirante non solo ad una vetta da raggiungere ma, soprattutto, ad una proficua elevazione. Se nel viaggio la meta è il viaggio stesso, nella salita la vetta è l’ascendere sempre più, arrivando più in alto possibile. Ogni pur piccolo passo in più è, a suo modo, una vetta raggiunta.
Walden. Un nuovo magazine
Sta per nascere una nuova pubblicazione periodica – un magazine, appunto – semestrale che, dalle premesse, pare assolutamente affascinante. Si chiama Walden – come intuirete subito, il nome richiama direttamente il celeberrimo lago di Thoreau, e l’altrettanto celebre opera – e personalmente questo a me già basterebbe ma, in aggiunta, non posso non notare che tra i tanti contributors c’è gente come Davide Sapienza il che accresce le aspettative…
In ogni caso, Walden (o, nella forma estesa e compiutamente significativa, Walden. Wilderness / Awareness / Life / Development / Environment / Nature) sarà presentato al pubblico venerdì 21 ottobre alle ore 21.00 al Teatro Tempio di Modena. Nell’attesa – anche dello scrivente – c’è un sito web (con una mail per chiedere ulteriori infos) e una pagina facebook; c’è inoltre una bellissima copertina, quella del numero 0 lì sotto riprodotta (con una foto di Martin Rak) e, nel sito, c’è anche una presentazione di ciò che sarà Walden, che vi riproduco di seguito nella speranza che possa anche in voi nascere la curiosità e l’interesse per questa nuova avventura editoriale.

Perchè Walden
In questi tempi di crisi, smarrimento e incertezza, non di rado si sente ripetere che solo un nuovo impulso all’economia, le ricette del libero mercato e il sostegno ai consumi potranno traghettarci in acque più sicure. Crediamo si tratti di una pericolosa illusione. Continuiamo imperterriti a ragionare secondo schemi superati, anestetizzati da continue informazioni che, anziché fornirci strumenti utili per decifrare il mondo, spesso finiscono per renderci apatici e ciechi di fronte alle contraddizioni del nostro tempo. “Produci, consuma, crepa”, recitava il testo di una canzone: alzi la mano chi non si riconosce, almeno in parte, in questa immagine. E allora proviamo a chiederci: siamo proprio certi che il modello che abbiamo seguito fino ad oggi sia ancora adatto alle sfide della contemporaneità? Siamo davvero convinti che potremo replicarlo indefinitamente, incuranti delle crescenti sperequazioni del mondo e dei danni che continuiamo ad arrecare alla Natura? Sempre di corsa, sovraesposti, iperconnessi e continuamente aggiornati, più aumentano le possibilità di comunicare e più diventiamo incapaci di dialogare. Forse vale la pena fermarsi e riflettere sul mondo che abbiamo costruito, sul rapporto che abbiamo con gli altri, sulle conseguenze delle nostre azioni sull’ambiente.
Un vecchio adagio recita “è meglio un passo nella direzione giusta che dieci in quella sbagliata”. In tempi frenetici come questi dovrebbe essere il nostro mantra. Quale strada seguire, allora? è una domanda complessa, che merita la nostra attenzione. Regaliamoci il lusso della lentezza. Abbiamo bisogno di ritrovare un senso di splendore, meraviglia e incantamento per il mondo. Di recuperare la nostra umanità. Discutere di modelli alternativi di sviluppo, ragionare sulle prospettive e gli scenari che ci attendono non deve ridursi a un vuoto esercizio intellettuale. La posta in gioco non è “solo” la tutela dell’ambiente o la “salvezza” dai cambiamenti climatici ma, per così dire, la nostra anima. Siamo convinti che urga una onesta, radicale messa in discussione di ciò che fino ad oggi abbiamo dato per scontato, per riappropriarci di ciò che un malinteso concetto di progresso ha tolto a noi e alla Natura. Da queste premesse nasce Walden. Abbiamo voluto realizzare un magazine dedicato ai temi dell’ecologia, della sostenibilità dello sviluppo, del pensiero ambientale. Una rivista immaginata prima e realizzata poi con l’intento di aiutare il lettore a “fermarsi”, riflettere, porre e porsi domande e interrogativi, generare dubbi. Come il lago che dà il nome al capolavoro di Thoreau, speriamo che queste pagine possano costituire un luogo della mente, ancor prima che uno spazio editoriale, in cui cercare ognuno per proprio conto coordinate e direttrici. Con l’aspirazione di contribuire a una “ecologia della mente” (per dirla con Gregory Bateson), oggi più che mai necessaria. Per farlo, abbiamo cercato linguaggi il più possibile trasversali e universali, affrontando temi apparentemente distanti: ecologia, filosofia, letteratura, cinematografia, economia, e molti altri. Abbiamo fatto del nostro meglio e ci auguriamo che troverete queste pagine interessanti e stimolanti. Siamo convinti che serva una visione d’insieme, un modo diverso e più consapevole di affrontare la complessità del mondo per poter essere ancora “capaci di futuro”. E Walden, nel suo piccolo, ha l’ambizione di evocare queste riflessioni e offrire spunti di approfondimento. Proprio per questo motivo parla al lettore curioso, stimolato da punti di vista alternativi, disposto a mettersi in discussione e in gioco.
Walden, in definitiva, nasce con lo scopo di comunicare in una maniera diversa e, speriamo, originale, la bellezza e la complessità del mondo, di parlare all’“anima” (al di là di ogni personale convinzione religiosa) delle persone, di toccarne le corde più profonde. Vuole essere un luogo di scambio, un’agorà virtuale in cui discutere, parlarsi, cercare di capire. Ci piace definirla una “rivista da meditazione”, come certi whisky invecchiati che invitano alla quiete e alla riflessione. L’obiettivo, ambizioso, è quello di contribuire a innescare un vero cambiamento di Gestalt, che ridefinisca il modo in cui percepiamo il mondo e ad esso ci rapportiamo. Non ci servono “altri beni”, ma un altro concetto di “bene”. Non serve perseguire un aumento del “benessere”, ma riappropriarci del significato del “ben essere”. Questa è la sfida che si pone Walden, nella piena consapevolezza che non vi sono compiti messianici da svolgere e che da sola una piccola rivista non potrà mai cambiare il mondo. Ma i tanti piccoli cambiamenti che possono innescarsi in ogni individuo sono senza dubbio il primo punto da cui partire per inventarci un mondo diverso. Più giusto e, ci auguriamo, anche più bello.
