La sevizia glaciale del Plateau Rosa…

Intanto al Plateau Rosa, tra Cervinia e Zermatt, il ghiacciaio già in forte sofferenza continua a essere seviziato da ruspe, escavatori, battipista e altri mezzi da cantiere in vista delle gare della Coppa del Mondo di Sci che nuovamente la FIS quest’anno, tra poco più di un mese, tenta di realizzare lassù dopo il fallimento climatico (e d’immagine) dello scorso anno, quando la scarsità di neve e le temperature troppo alte ne causarono l’annullamento. Ciò nel mentre che i bollettini meteo segnalano che nei prossimi giorni sul Piccolo Cervino/Klein Matterhorn, punto culminante del comprensorio sciistico di Cervinia-Zermatt a quasi 3900 m di quota, nemmeno di notte il termometro scenderà sotto gli 0° e dunque non vi sarà rigelo ma ancora fusione della neve presente sul ghiacciaio. A ottobre inoltrato, già.

Ha senso secondo voi tutto ciò? Che bisogno c’è di organizzare una gara del genere in un contesto ambientale così delicato e sofferente? Le ricadute promozionali dell’evento valgono l’alterazione della superficie glaciale e gli scavi – anche profondi, come si vede nell’immagine di oggi (5 ottobre) alle ore 10.00 tratta da questa webcam – del manto nevoso residuo sul ghiacciaio? Si può considerare veramente sostenibile un evento di questo tipo – come ovviamente assicura il marketing che lo sta spingendo?

Città e (certe) montagne: che differenza c’è?

Francamente: tra quanto si vede nell’immagine sopra e in quella sotto, al netto di ciò che vi sta intorno – ben intuibile e assolutamente fondamentale per il valore dei luoghi, sia chiaro, ma che purtroppo molti non sanno (e a volte non vogliono) realmente osservare, apprezzare e comprendere se non in modi così superficiali, nel bene e/o nel male, da vanificarne la sostanza – che differenza c’è?

In verità di differenza ce n’è moltissima, ovvio che c’è nonostante tutto: ma, appunto, quanti sanno ancora coglierla in tutta la sua portata cioè quella che genera il senso e il valore differenti e peculiari dei due luoghi?

In altri termini: come può essere vera montagna quella che per molti versi viene costretta a imitare la città nei suoi aspetti più degradanti? E d’altro canto come può essere «green» – vocabolo come altri del tutto abusato e stravolto – la città che si professa tale in forza di qualche albero piazzato o ancora sopravvissuto tra ettari di cemento e asfalto?

Non è forse anche da questa confusione di ruoli, di paesaggi, di visioni, di elaborazioni e di conseguenti relazioni culturali con i luoghi, che nascono molti degli aspetti più negativi del turismo di massa, dalle cui manifestazioni fenomenologiche a subire le conseguenze è inesorabilmente il luogo più delicato e fragile, cioè la montagna?

P.S.: le immagini che vi propongo sono due tra le innumerevoli possibili e correlabili; tuttavia, la prima l’ho scelta in quanto nel luogo raffigurato, il Passo Sella, lo scorso 3 agosto si è tenuta una significativa manifestazione contro l’eccesivo sfruttamento turistico delle montagne sulla quale potete saperne di più qui.

Transizione ecologica e sostenibilità

A volte basta una sola immagine per raccontare più di innumerevoli parole.
In questo caso, bisogna ringraziare Michele Comi il quale, oltre a essere una delle più apprezzate guide alpine di Valtellina (nonché numerose altre cose) è pure bravissimo nel condensare in efficaci e suggestivi tratti grafici concetti tanto fondamentali quanto a volte inopinatamente ignorati. Forse perché fin troppo evidenti e dunque, nell’opinione superficiale o mendace di molti, banali.

Intanto (anche) nella suddetta Valtellina, terra “olimpica” nel 2026, pare già avviata da parte di alcuni la corsa per saltare sul treno milano-cortinese e spartirsi la “torta” servita all’affollato vagone ristorante… Be’, mi sa che se ne vedranno delle belle, al riguardo. Sperando che non siano troppo brutte, ecco.