Questa sera, ore 21.30, a Carenno (LC), vi aspetta(no) “I Tesori della DOL”!

Questa sera alle ore 21.30, a Carenno (Lecco), presso il secentesco Oratorio di San Domenico (visitabile per l’occasione), all’aperto sotto le stelle in un bellissimo prato a forma di arena circondato dai meravigliosi boschi dei monti dell’Alta Val San Martino, ai piedi della Dorsale dell’Albenza, con un lauto rinfresco e la possibilità di acquistare libri e cartine dei sentieri della zona… tutto questo per I Tesori della DOL, l’emozionante film di Carlo Limonta che di queste montagne narra tutta la bellezza e molto molto altro.
Be’, per rendere indimenticabile una serata d’inizio estate, cosa si potrebbe volere di più?

Siateci, ne vale assolutamente la pena!

Info: qui o qui.

“I Tesori della DOL”, un film imperdibile. Punto.

Potreste forse pensare che quanto state per leggere, ovvero quanto ho scritto e affermo in questo post, sia perché sono per molti aspetti parte “interessata”, ma nel caso vi dico che, fosse pure così, amen. Dacché la verità è che I Tesori della DOL, il film di Carlo Limonta – con i testi di Ruggero Meles magistralmente “recitati” da Luca Radaelli – che racconta la bellezza geografica, umana e culturale della Dorsale Orobica Lecchese narrandone il trekking de “In Viaggio sulle Orobie” che l’ha percorsa la scorsa estate, è al di là di tutto un film veramente imperdibile.

E, affermando ciò, credo sia inutile denotare perché lo sia, elencandone gli innumerevoli pregi con il necessario sfoggio di aggettivi che, pur del tutto obiettivi e significanti, resterebbero meramente tali se non correlati alla diretta visione del film che descrivono. È un film da vedere, punto. Perché – se proprio devo aggiungere dell’altro – racconta di un territorio di montagna altrettanto da vedere da conoscere ed esplorare, nel quale camminare, vagare, fermarsi poche ore o tanti giorni, dal quale lasciarsi meravigliare, stupire, emozionare, del quale restare sbalorditi constatando quanti veri e propri tesori offra.

E se volete capire perché posso dire ciò, della DOL… beh, non potete che vedere il film – venerdì prossimo alle 21.30 a Carenno. Insomma: il circolo più virtuoso che si potrebbe immaginare, per di più in una location che a sua volta vi meraviglierà e accrescerà oltre modo le emozioni. Come vedere un film stando dentro il film stesso: un qualcosa di imperdibile, appunto!

Montagna + cultura + arte = Carenno, dal 22 giugno!

Rimettere al centro e rivalorizzare il patrimonio culturale della montagna e la bellezza del suo paesaggio attraverso l’altrettanta bellezza della cultura umanistica e il valore sociale delle arti espressive. È questo lo scopo fondamentale che si è prefissa la Pro Loco di Carenno nell’allestire UNA MONTAGNA DI EVENTI, la rassegna di eventi culturali che, dal prossimo 22 giugno e nei weekend fino al 15 luglio, porterà in alcuni dei luoghi più suggestivi della montagna carennese prestigiosi artisti e letterati quali protagonisti di originali appuntamenti dedicati alle principali arti espressive, declinati al contesto montano locale (e che per conto della Pro Loco ho avuto l’onore e il piacere di curare). Il tutto, come detto, per originare un virtuoso incontro tra il prezioso e magnifico patrimonio naturale dei monti di Carenno con l’altrettanto prezioso patrimonio culturale di chi in montagna ci vive da secoli o da turista ne gode delle bellezze, al fine di riportare alla giusta e diffusa consapevolezza il valore di un territorio montano tra i più belli della Lombardia, certamente meno blasonato di altri ma in grado di offrire bellezze e tesori culturali come è raro trovarne altrove.

UNA MONTAGNA DI EVENTI debutterà – in modo assolutamente suggestivo – venerdì 22 giugno alle 21.30, presso il secentesco Oratorio di San Domenico a Carenno, con la proiezione all’aperto e in notturna de I Tesori della DOL, il film di Carlo Limonta, con testi di Ruggero Meles, che racconta la grande bellezza della Dorsale Orobica Lecchese (della quale i monti di Carenno rappresentano una parte importante) a seguito dell’edizione 2017 di “In Viaggio sulle Orobie”, il trekking organizzato dalla rivista OROBIE che ha fatto da motore al rilancio dell’itinerario e dei suoi tanti “tesori”. Nella serata, condotta da Meles e con la partecipazione del direttore della rivista, Paolo Confalonieri, vi sarà anche la possibilità di visitare il vicino cantiere presso il quale l’Associazione Gruppo Muratori e Amici del Museo Ca’ Martì svolgerà proprio in quei giorni il corso di formazione sulla costruzione di muri a secco (altro evento di grande valore culturale in realizzazione a Carenno) con spiegazioni e dimostrazioni dal vivo delle relative tecniche, nonché la possibilità di visitare lo stesso Oratorio di San Domenico; saranno inoltre presenti alcuni stand delle associazioni locali con vendita di materiale informativo sul territorio, libri e cartine dei sentieri.

Domenica 1 luglio, alle ore 17.00, “teatro” del secondo appuntamento sarà il bel nucleo rurale di Forcella Bassa, a 1.200 m di quota, e termine migliore a definire per l’occasione il luogo non potrebbe esserci, grazie ad Arie antiche e da camera nella corte di Forcella Bassa, un concerto per voce e piano di celebri e bellissime arie “da salotto” nel solco della più nobile tradizione musicale italiana del sette-ottocento. Una tradizione che tocca il culmine del successo negli ultimi decenni del XIX secolo impegnando gli interpreti vocali e accompagnatori negli ardui cimenti artistici di arie che saranno eseguite nel bellissimo “salotto rurale” della corte di Forcella Bassa, all’ombra del Monte Tesoro, in una fusione di musica e paesaggio di straordinario fascino. Protagonista del concerto sarà il celebre baritono Giuseppe Capoferri, con l’accompagnamento del pianista Samuele Pala e la guida all’ascolto del professor Valerio Lopane.

Alle 17.00 di domenica 8 luglio sarà invece Colle di Sogno, uno dei più bei borghi delle Prealpi lombarde, a fare da luogo ideale e assolutamente consono alla presenza di uno dei personaggi fondamentali della cultura alpina italiana: Roberto Mantovani. Lo scrittore e giornalista piemontese, direttore della rivista Camminare, storico dell’alpinismo con all’attivo più di venticinque libri e profondo conoscitore delle cose di montagna, accompagnerà i presenti in La (possibile) rivincita della Montagna, un viaggio letterario ed esperienziale sulle Alpi e nei luoghi in quota come Colle di Sogno che, nel Novecento, hanno subìto fenomeni di spopolamento e di decadenza socioeconomica, sovente finendo per essere abbandonati. Tuttavia oggi da tali luoghi può invece scaturire un processo di “resilienza montana” in grado non solo di farli rinascere ma pure di renderli, anche più delle grandi città, dei veri e propri “laboratori di futuro” socioeconomici e culturali, facendo della montagna la potenziale nuova forza trainante per uno sviluppo virtuoso di essa e dell’intero paese.

L’ultimo appuntamento della rassegna, ma non certo ultimo in tema di fascino (e di sicuro divertimento), si svolgerà domenica 15 luglio, sempre alle ore 17.00, presso lo storico ex Albergo del Pertusino, posto a quasi 1200 m di quota a pochi passi dal crinale dell’Albenza. Qui Luca Radaelli, mirabile attore, regista, sceneggiatore, direttore artistico di Teatro Invito, metterà in scena Ma mi voeuri cuntà, un concerto/spettacolo in stile “one man show” sul filo tra canzonetta e letteratura, tra teatro e divertissement, tra satira e nostalgia, che rievoca l’eccitante atmosfera della Milano negli anni ’60/’70: la Milano di Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Dario Fo, Nanni Svampa, Giorgio Strehler, Alda Merini, la Milano dei milanesi che cantavano le gesta di personaggi come la Rita, el commissari, la Nineta, il Cerutti, l’Armando anche (se non soprattutto) durante le loro gite domenicali sulle nostre montagne.

Per tutti gli appuntamenti pomeridiani, sarà offerto ai presenti un lauto rinfresco a base di prodotti tipici del territorio. Da notare infine che l’intera rassegna, la quale gode del patrocinio del Comune di Carenno e del supporto delle associazioni locali, viene realizzata sotto l’egida del brand #inLOMBARDIA e grazie al concorso di risorse di Regione Lombardia.

La montagna – carennese ma non solo – e la sua preziosa cultura peculiare torna dunque protagonista, grazie alla Pro Loco Carenno: una montagna tra le più spettacolari di Lombardia, vero e proprio balcone prealpino di grande bellezza proteso sulla pianura e verso orizzonti alpini vastissimi, che merita di essere goduta per questo e, in modo anche più intenso, in senso culturale. Perché mai come oggi la cultura di montagna, adeguatamente rivalorizzata e conosciuta, può rappresentare un ambito di salubrità fisica, mentale, intellettuale e spirituale: ed è inutile denotare quanto il nostro mondo contemporaneo abbia grande bisogno di tutto ciò.

(Per scaricare le locandine degli eventi in formato pdf, cliccate qui e qui.)

L’Heimat silvestre

Salgo lungo il sentiero, supero un ponticello in legno, svolto e attraverso una radura alla quale, sulla destra, fanno da limite alcuni grossi massi. I rumori del fondovalle sono assopiti ma ancora udibili; non ci sono altri escursionisti in zona. La traccia si fa ripida, punta in direzione dell’apice del prato verso il bosco, lo contorna per qualche metro poi, con una piega a gomito verso destra, vi entra decisa.
E mi ritrovo qui:

Gli alberi altissimi, il cielo quasi invisibile, la lama di luce solare penetrante, ogni rumore ora svanito.

Nella mente, d’improvviso, come per via di qualche elucubrazione che ricava le sue giustificazioni dall’inconscio, più che da saperi acquisiti, e vi dà forma e le modella con la stessa materia dell’animo, la prima cosa che si fa intellegibile è un pensiero, una parola, un concetto ma forse anche di più: casa. Anzi, per meglio dire: oikos [1].

Poi, l’intelletto reclama il governo di questa inopinata percezione, la rimodella o la modifica, forse la storce ma, senza dubbio, crea qualcos’altro che lì, in quel momento, non mi sembra affatto fuori luogo: “heimat”, concetto da me studiato per tanto tempo, sostanzialmente indefinibile (chi lo ha definito sovente lo ha parimenti traviato) e dunque definibile in mille personali modi, magari pure antitetici tra di loro ma, in verità, necessariamente da cogliere e contestualizzare in determinati spazi e determinati momenti temporali, nonché in determinati stati d’animo. Ecco, non so bene perché ma credo che me lo potrei pure spiegare, se lo volessi, solo che penso che non sia così importante – insomma, lì, nel bosco, quella domenica mattina, lo stare lì con negli occhi esattamente quello che ho cercato di fissare nell’immagine che vedete, ho pensato prima a “casa” e poi a “heimat”.

Forse soltanto una particolare sensazione del momento, forse no, qualcosa di più profondo e articolato. Tuttavia, appunto, non trovo di dover forzare alcuna elucubrazione che non sia piuttosto un prodotto spontaneo e “naturale” del mio essere lì – nel senso duale del termine: in quanto essenza (io sono) e in quanto presenza (io sto). Il senso autentico delle cose e degli eventi quasi sempre scaturisce da sé, serve solo la facoltà di saperlo cogliere e comprendere nella sua autenticità, senza aggiungervi nessun’altra sovrascrittura. E il bosco – come pochi altri ambiti, io credo – è uno spazio, un ambiente, un luogo dentro il quale ciò avviene nel modo più evidente. Un luogo nel quale qualsiasi sovrascrittura umana, anche quando presente, diventa secondaria.

[1] Dal quale peraltro deriva il nostro prefisso eco-, quello ad esempio di “ecologia”.

Tanti piccoli frammenti di cielo

Le montagne si elevano verso l’alto e con le loro vette permettono alla Terra di toccare il cielo, così che a volte capita che tanti piccoli frammenti di cielo cadano sui monti e ne facciano un unico, fantastico paesaggio fatto di eterea, luminosa, delicata bellezza. Che prima o poi svanisce, ma solo per mantenere il più vivo possibile il desiderio che nuovamente si manifesti.