Faggiani, Lazzati, Magrin

Non parlo spesso di libri altrui non ancora letti, ma fatemi fare una rara eccezione per tre autori che ho l’onore e il piacere di conoscere personalmente (più o meno) e che apprezzo molto, ciascuno per le proprie preziose qualità – letterarie e non solo – e per le loro ultime opere che sono uscite pressoché in contemporanea, in questi giorni.

Tutto il cielo che serve è il nuovo romanzo di Franco Faggiani, narratore di grande sensibilità capace come pochi di raccontare la natura umana quand’essa sia in relazione con la natura del mondo in cui vive, soprattutto quando sia natura montana, al punto che Franco è tra i rarissimi (io li conto sulle dita di una mano, e forse me ne avanza qualcuna) che in Italia si possano definire, con cognizione di causa, autori di autentica letteratura di montagna – la quale, più che in genere, è uno stato intellettuale se non spirituale. E infatti i libri di Franco hanno lo stesso spirito dell’orizzonte montano: vasto, intenso, vibrante, emozionante, balsamico.

Navigatori e stelle è invece il nuovo libro di Loris Lazzati, divulgatore scientifico di rara qualità e ammirevole passione, soprattutto ogni qual volta si tratti di vagare tra le stelle del cosmo – e Loris ha la capacità di far realmente “viaggiare” mentalmente chi lo legge, o lo ascolta nelle occasioni pubbliche, tra galassie lontane e misteri siderali. Non solo: ha pure il notevole pregio di saper declinare la materia astronomica, affascinante tanto quanto a volte ostica, in qualsiasi altro contesto, rendendola chiara e coinvolgente. Se poi, come in questo suo ultimo lavoro, unisce al fascino stellare l’altrettanto fascinoso tema della storia delle navigazioni – e gli esploratori di secoli fa erano un po’ come gli astronauti odierni – non si può chiedere altro di meglio, al riguardo.

Altri voli con le nuvole, infine, è l’ultimo libro di Nicola Magrin, artista e illustratore di mirabile bravura e intensa poetica, capace di raccontare con i tratti acquarellati delle sue opere paesaggi, montagne, orizzonti e storie – umane e non solo – con una forza evocativa emozionante. Per ciò questo libro, che oltre alle illustrazioni contiene le sue narrazioni autobiografiche scritte, le quali raccontano e condensano la personale relazione con la Natura che dà anche il colore essenziale ai suoi acquerelli, appare come una preziosa, forse ineluttabile, certamente affascinante quadratura di un cerchio vitale ed esistenziale che qui si compie e, al contempo qui sicuramente riparte.

Tre libri assai consigliati, insomma. Ma penso che non vi sia bisogno di rimarcarlo – be’, ormai l’ho fatto, e va bene così. Comunque, cliccate pure sulle immagini delle copertine, per saperne di più.

La saggezza dell’Asino, nel 1907!

Ecco perché i preti strillano contro la scuola laica: l’alfabeto uccide il clericalismo.

L’ Asino fu una rivista settimanale satirica fondata nel 1892 da Guido Podrecca (che scriveva con lo pseudonimo di Goliardo), giornalista, e da Gabriele Galantara (che si firmava con l’anagramma Rata Langa), disegnatore, entrambi di idee carducciane e socialiste. Il motto della rivista era “L’asino è il popolo, utile, paziente, bastonato”, ricavato da un’opera dello scrittore risorgimentale Domenico Guerrazzi.

La rivista riscosse fin da subito un enorme successo: dalla sua fondazione fino al 1901 ogni numero vendette più di 100.000 copie ed ebbe circa 300.000 lettori assidui. Celeberrime furono le campagne satiriche del giornale contro il capo del governo Giovanni Giolitti, contro gli scandali politici di quegli anni, la corruzione, le brutalità poliziesche, quindi contro il clero e il Vaticano, bersaglio di vignette in cui venivano descritte la corruzione della Chiesa nonché l’atteggiamento aggressivo e superstizioso dei preti, le quali crebbero il successo de L’Asino fra la popolazione e permisero un aumento ulteriore della tiratura.

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e un periodo di interruzione delle pubblicazioni, nel 1921 il giornale riaprì guidato dal solo Galantara perché Podrecca nel frattempo aveva aderito al Partito Fascista e si disse non più interessato a scrivere contro il potere.
L’Asino divenne dunque un coraggioso baluardo dell’antifascismo, opponendosi apertamente al regime e a Mussolini. Dopo numerose minacce, nel 1925 un gruppo di squadristi in camicia nera assaltò e distrusse la redazione del giornale, che fu costretto a chiudere definitivamente. Galantara finì agli arresti domiciliari; dopo la sua scarcerazione continuò a collaborare in forma anonima con altre riviste satiriche e, di conseguenza, a subire diffide, minacce e incarcerazioni.

Oggi L’Asino, nonostante ben pochi ricordino la sua esperienza editoriale e letteraria, rappresenta una fonte storica assai importante per ricostruire il sentore popolare diffuso in ampia parte della società italiana nei primi venti anni del Novecento nonché l’atmosfera sociopolitica del periodo precedente e coevo all’ascesa egemonica del Fascismo al potere.

Tuttavia, mi viene inesorabilmente da pensare, sarebbe una pubblicazione assai saggia e proficua anche oggi, a più di un secolo dalla copertina lì sopra raffigurata!

La sciatte(dito)ria #2

…E ci può essere qualcosa di peggio per certa (“grande”) editoria contemporanea dello scopiazzarsi spudoratamente le copertine a vicenda, dimostrando di non avere nemmeno la volontà di sbattersi (lavorando, mica altro!) per cercarne qualcuna originale?
Beh, ad esempio si può formalmente dimostrare di non sapere il nome dei propri autori editi:

16864860_10206591074893906_147524062168749140_nÈ Amos Oz, per la cronaca, non AmoZ Oz.

Ovviamente, se ora cercate il libro nel sito dell’editore o nei canali di vendita on line, non lo trovate più – guarda un po’ che strano, eh?! Peccato (per loro) che, come ormai sanno tutti, nel bene e nel male, sul web resta traccia di ogni cosa – qui, ad esempio…

P.S.: in questo caso grazie a Francesca Casùla, grande animatrice culturale e co-fondatrice di Liberos.

La sciatte(dito)ria #1

Se ci fosse ancora bisogno di qualche buona prova che dimostri la profonda sciatteria con la quale certa (“grande”) editoria italiana fa (!) il suo mestiere – come se non bastassero le innumerevoli letterarie e commerciali degli ultimi anni – eccone qui una notevole:

17021890_10212284735941502_7199788153883156568_nNeanche più si sbattono per cercare e trovare 1) belle copertine; 2) copertine consone al testo edito e soprattutto 3) copertine che qualcun altro non abbia già utilizzato.
D’altro canto, considerando i libroidi di infima qualità che da qualche tempo a questa parte invadono (e distruggono) il mercato, è del tutto ovvio che quei testi editi nemmeno li leggano. Figurarsi se balza loro in testa di darsi da fare (sapessi quanto, poi) per le copertine.

P.S.: immagine tratta dalla pagina facebook di Eliselle, mirabile scrittrice – lei sì (qui il suo sito web).

Sui libri nelle case degli italiani (Giuseppe Culicchia dixit)

LIBRI: complemento d’arredo. In soggiorno stanno molto bene gli Adelphi con quelle tinte pastello e gli Einaudi, che col bianco si sposano con tutto. I Sellerio invece con quel blu sono perfetti per la camera da letto.

(Giuseppe Culicchia, Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità, Einaudi 2016, pag.128, voce “Libri”.)

maxresdefaultBeh, sempre che ve ne siano, di quei libri, nelle case degli italiani. In ogni caso anche tra i miei libri – quelli di mia produzione, intendo – vi sono copertine d’ogni sorta cromatica: nere, bianche, colorate… scrivetemi pure, per eventuali consulenze d’arredo!

(Cliccate qui per leggere la personale “recensione” di Mi sono perso in un luogo comune.)