[Foto di Ryan McGuire da Pixabay ]E poi ho sentito – con le mie povere orecchie, sì – alcuni lagnarsi per il fatto di dover stare chiusi in casa per almeno quindici giorni, dicendo che «ah, io, a stare chiuso in casa due settimane sclero!»
“Sclero”, sì, voce del verbo transitivo gergale sclerare.
Il che mi fa pensare che a casa loro non abbiamo nulla di interessante da poter fare, buoni libri da leggere, hobby da praticare o che i rapporti interfamiliari non siano esattamente i migliori, ecco.
Be’, mi viene da dire che «andrà tutto bene» anche per loro, me lo auguro, ma in loro qualcosa è andato tutto male o quasi, già.
Sia chiaro, io di dubbi non ne voglio sollevare nel senso che posso capire e ben accettare qualsiasi motivazione emergenziale: certo, le librerie non sono un servizio “essenziale” – non lo sarebbero, in un paese nel quale la maggior parte delle persone e delle famiglie avessero in casa una buona dotazione di libri da leggere. Ma, inutile dirlo, in Italia non è così, anzi. Per cui, in queste ore di forzate permanenze domestiche chissà quanto prolungate, il libro, media culturale per eccellenza, io lo vedrei come qualcosa di più che essenziale oltre che di piacevole e confortante (per la mente tanto quanto per il cuore e l’animo) da avere a disposizione, in modi che ovviamente siano consentiti dai suddetti provvedimenti.
Lo ammetto, sono di parte: ma se c’è da fare di necessità virtù, come dice il noto adagio popolare, questa sarebbe (stata) una buona occasione per cercare di recuperare quel gap culturale che rende i lettori italiani tra i meno numerosi e assidui del mondo avanzato. Invece, evidentemente, si preferisce che restino i canali TV a rappresentare i “media culturali” per eccellenza, in Italia.
Eh già, la TV, “con la sua vasta offerta di cultura di gran qualità” (tutto virgolettato, sì).
Ecco, capite perché mi permetto di essere perplesso, no?
[Foto di Alexnewworld + tony241969 da Pixabay.]Altre volte poi la vita è un po’ come adesso, che di colpo mi sono reso conto che oggi è già venerdì ma stavolta, a differenza di altre, non riesco a stabilire se sia una cosa bella oppure no.
Alberto Moravia non ha certo bisogno d’alcuna presentazione, forse invece non tutti conoscono un luogo assolutamente affascinante legato al grande scrittore e alla sua vita: la Casa Museo di Roma, un appartamento all’ultimo piano di Lungotevere della Vittoria 1, dove lo scrittore, nato nella capitale italiana nel 1907, abitò dal 1963 fino al 1990, anno della morte.
L’intimità domestica, che il luogo conserva inalterata, offre al pubblico l’opportunità di avvicinarsi con uno sguardo privo di soggezione ad una delle figure più importanti del Novecento europeo; uno scrittore dalla personalità complessa, intellettuale engagé, sostenuto da una profonda passione civile a da una curiosità culturale che hanno trovato espressione in molteplici forme e linguaggi. Nei diversi ambienti dell’appartamento, caratterizzato dalla semplicità degli arredi, moderni ma senza ostentazione, visitatori e studiosi possono ammirare le opere d’arte e gli oggetti della collezione in mostra sulle pareti delle stanze e dei corridoi dove si alternano agli scaffali ricchi di importanti volumi. Un luogo “museale” ma quanto mai vivo e attivo, di grande fascino e suggestione, che ospita inoltre le attività e le iniziative culturali promosse dall’Associazione Fondo Alberto Moravia: incontri, mostre, convegni internazionali, dibattiti, progetti editoriali e filmici che mantengono vivo l’interesse per lo scrittore e il suo lavoro.
Per saperne di più potete cliccare sulle immagini e visitare il sito web della Casa Museo, ove troverete ogni informazione utile per la visita.