Si usa spesso citare quel noto adagio che dice “Il viaggio è la meta”; meno si cita il pur altrettanto noto Pessoa che in tema, ne Il libro dell’inquietudine, scrisse “I viaggi sono i viaggiatori”. Tuttavia, se il “vero” viaggio si ha non tanto quando è il viaggiatore a visitare un luogo ma viceversa quando è il luogo a “visitare” il viaggiatore – a entrarvi dentro, a penetrare a fondo nel suo animo esattamente come egli s’addentra per le sue vie o nel suo paesaggio – dunque quando la simbiosi tra luogo e viaggiatore è intensa e vibrante (il che a mio modo di vedere significa realmente visitare un luogo, nel modo più completo), allora come Pessoa, più di Pessoa, mi viene da dire che il viaggiatore è il viaggio. Perché non c’è viaggio “vero” la cui meta non sia dentro di chi lo compie, e in tal modo continui oltre l’ambito geografico, senza limiti effettivi e, per giunta, chiudendo idealmente il solco circolare tracciato in principio dal grande poeta portoghese in un moto, anzi, in un viaggio perpetuo d’un viaggiatore che, altrettanto idealmente, tale è sempre.
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Il vero viaggio
Il vero viaggio non è quello che ci porta a visitare i luoghi, ma quello grazie a cui sono i luoghi a visitare noi. Solo così possiamo dire di essere stati realmente in un luogo: quando il luogo è in noi, quando a “essere stato” è il luogo dentro di noi, essenza e presenza allo stesso tempo.
In tal modo, non si parte e non si arriva per un viaggio: siamo sempre in viaggio. E questa è una delle più grandi e belle fortune di cui si possa godere, nella nostra vita. Gratis, peraltro!