Robin Williams 70

Oggi avrebbe compiuto 70 anni uno degli individui più divertenti, credo, che siano mai apparsi sulla Terra (è proprio il caso di dire così): Robin Williams. Tra i tanti film di successo che lo hanno consacrato come uno dei più grandi attori di sempre, e al di là di Mork, il personaggio che per quelli della mia generazione è sinonimo di “Robin Williams”, a me è rimasta indelebilmente impressa nella memoria una delle sue formidabili stand-up comedy – credo fosse Robin Williams: Live on Broadway – vista su un canale satellitare TV in lingua originale che, nonostante la mia conoscenza buona ma non così eccelsa della lingua inglese, mi fece letteralmente sbellicare dalle risate dal primo all’ultimo minuto dello show. Un flusso ininterrotto, frenetico, debordante di battute proferite attraverso uno stile unico e irresistibile. Senza dubbio una delle cose più divertenti che abbia mai visto, da parte di un personaggio che sembrava ricolmo solamente di vitalissima energia comica.

Invece no, non era così. Come a volte accade, nell’intimo di persone così divertenti c’è un’oscurità impensabile tanto quanto infausta, ma che mai potrà nemmeno minimamente adombrare la gioiosa e imperitura luminosità che quelle persone hanno acceso e donato in chiunque le abbia pubblicamente conosciute.

P.S.: grazie a “Artribune” per avermi (indirettamente) ricordato questa ricorrenza con la sua rubrica social #fotodelgiorno, che è proprio quella – scattata a San Francisco nel 1998 da Mary Ellen Mark – da me qui ripubblicata.

Auguri a Bob Dylan, ma…

[Bob Dylan raffigurato in un graffito su un muro di Manchester, UK. Foto di hugovk @ flickr,  https://www.flickr.com/photos/hugovk/https://www.flickr.com/photos/hugovk/125953317/, CC BY-SA 2.0: fonte dell’immagine: commons.wikimedia.org.]
Oggi la gran parte del mondo della musica e milioni di fan in giro per il mondo rendono omaggio a Bob Dylan, nel giorno del suo ottantesimo compleanno. Mito assoluto della musica contemporanea, inventore della figura del “cantautore” e del folk rock, poeta vincitore d’un Nobel, anzi, “menestrello del rock”, eccetera, approfitto di questo suo così importante genetliaco per dire (così confondendomi nella massa giubilante e sperando di apparire meno irriverente) che trovo da sempre Dylan uno degli artisti musicali più noiosi, soporiferi, sovente assai poco attraenti e a volte sconcertanti che abbia mai ascoltato. Trovo che abbia scritto cose sublimi ma pure cose a dir poco mediocri, e ho letto suoi versi veramente meravigliosi come altri che paiono scritti da un alunno di terza elementare, al punto da farmi chiedere se fosse lo stesso autore ad aver scritto gli uni e gli altri. Il che me lo fanno apparire – a me medesimo, ribadisco – certo non più mirabile di altri grandi artisti della musica o della parola scritta a lui coevi o successivi, la cui produzione ritengo in generale di qualità superiore e più costante nel tempo ma di contro molto meno osannati e culturalmente emblematizzati.

Ecco.

Detto ciò, non è assolutamente mia intenzione mettere in discussione la fama, la considerazione, l’influenza e la riverenza che Dylan ha accumulato nel tempo fino a oggi, tutte così indubitabilmente meritate, e ne riconosco pienamente il valore storico e culturale come lo può riconoscere il suo più grande fan (d’altro canto difesi pure l’assegnazione del Nobel a Dylan, parecchio criticata da tanti altri): primo, perché io non sono nessuno per permettermi ciò, e secondo perché non è quello che voglio affermare qui ora. E non è nemmeno una questione di “bastiancontrariaggine” o di mostrarsi alternativi e fuori dal coro contro la voce della maggioranza. Semmai, e molto semplicemente, voglio rimarcare che si può diventare grandi anche senza ascoltare Dylan e senza per questo apparire dei poveri idioti, forse.

Forse, eh, lo ripeto.

Dunque mi auguro di essere la classica eccezione che conferma la regola (ben felice di passare per un povero idiota, nel caso), e auguro a Bob Dylan di non farsi ascoltare da me per ancora moltissimi dischi e altrettanti innumerevoli anni.

Bowie, 2016-2021

Sebbene ho attraversato centomila miglia
mi sento molto tranquillo
e penso che la mia navicella spaziale sappia dove andare.

[Da Space Oddity, 1969. Testo originale: «Though I’m past one hundred thousand miles | I’m feeling very still | and I think my spaceship knows which way to go». Immagine tratta da “Critica Impura“, fonte qui.]

Tanti auguri, Pippi!

“Non voglio diventare mai grande” disse con decisione.
“Nemmeno io” fece eco Annika.
“Davvero, non c’è da augurarselo” approvò Pippi: “le persone grandi non si divertono mai. Hanno solo molto da lavorare, abiti buffi, i calli e le tasse cumunali”.
“Tasse comunali, si dice” corresse Annika.
“Fa lo stesso, tanto s’intende sempre la stessa robaccia” disse Pippi. “E poi sono pieni di superstizioni e di fisime: credono per esempio che succeda chissà cosa, magari tagliarsi, se ci si infila il coltello in bocca, e così via”.
“Non sanno nemmeno giocare” disse Annika. “Che noia, dover diventar grandi!”

(Pag.266)

Ecco, per dire che quest’anno Pippi Calzelunghe compie 75 anni: la prima edizione del libro di Astrid Lindgren venne infatti pubblicata nel 1945 per Rabén & Sjögren, casa editrice svedese di libri per bambini e ragazzi che infatti la sta festeggiando come necessario sul proprio sito web. E anche per dire che, secondo me (che non ho mancato di visitare Vimmerby, la cittadina nella quale Astrid Lindgren nacque, nel mio ultimo viaggio in Svezia), e per ribadire ciò che ho detto/scritto più volte, io a Pippi darei l’incarico di formare un nuovo governo (del pianeta, magari, ma va bene anche solo di qui, che peraltro ne abbiamo bisogno certamente ben più che gli svedesi), dacché se fossimo tutti un po’ più Pippi Calzelunghe nell’animo e nelle azioni quotidiane, vivremmo in un mondo molto migliore di quello che abbiamo. Ecco.

“Il giorno in cui mi capiterà di sentire un bambino che si rattrista all’idea di arrangiarsi da solo, senza l’intrusione dei grandi, giuro che imparerò l’intera tavola piragotica all’inverso!”

(pag.230)

8 anni di blog!

Ohibò!
Mi sono appena reso conto che oggi il blog – questo blog, intendo – compie 8 anni! Infatti il primo articolo – originale al mio solito – lo pubblicavo proprio il 21 giugno del 2011.

Nel frattempo ne è passata parecchia di acqua sotto i po…st ma, ancor più (ho dato un occhio alle statistiche), sono passati dal blog 279.948 visitatori. Che non so se siano pochi o tanti (a me sembrano tantissimi), semmai ciò che conta è, per quanto mi riguarda, la gratitudine che rivolgo a tutti, a chi lo frequenti spesso, a chi vi è iscritto e pure a chi sia passato una sola volta. Non sono così sbruffone da credere di aver offerto sempre dei contenuti interessanti, certamente ci ho provato (ma, sapete, tra il dire e il.. postare c’è di mezzo il mare – del web, nel quale tutti “navighiamo” con o senza una meta) e, comunque, un blog vive di sicuro dei propri contenuti ma, ancor più, di chi li fruisce e lo frequenta.
Quindi, per tutto ciò: doppiamente, triplamente, molteplicemente grazie!

Ok, ora basta coi festeggiamenti folli. Torniamo sobri come bottiglie di acqua distillata!