Internet, promesse e delusioni (Brian Eno dixit)

La grande promessa di Internet era che più informazioni avrebbero portato a decisioni migliori. La grande delusione è che in realtà più informazioni comportano maggiori possibilità di confermare le credenze di ciascuno. È una trappola cognitiva detta “pregiudizio di conferma”. Cambiare idea è una fatica mentale che, istintivamente, cerchiamo di evitare. Tra migliaia di fonti, selezioniamo quelle che confermano i nostri preconcetti. Tra due versioni, ricordiamo meglio quella che ci dà ragione.

(Brian Eno)

brian-enoSono sempre di più le voci culturalmente autorevoli e prestigiose (e Brian Eno è tale senza alcun dubbio) che si levano contro la rete, o meglio contro l’uso di essa e l’effetto di tale utilizzo palesemente improprio su troppe persone. Certo, la libertà “assoluta” (invero apparentemente tale) di cui si può godere sul web in tema di informazione (e dis-) inevitabilmente contempla – fosse solo per mera statistica – la presenza di imbecilli (Eco docet): di sicuro, sempre più la potenza della rete appare come quella di una potentissima fuoriserie il cui volante, in molti casi, sia nelle mani di chi prima “guidava” tutt’al più una bicicletta e faceva spostamenti di pochi metri, mentre ora si creda di poter girare il mondo andando però a sbattere contro ogni pur minimo ostacolo. E, naturalmente, senza ritenere che sia il caso né di fermarsi da un carrozziere a sistemare i danni, né tanto meno di fare un buon corso di guida – anzi, pretendendo di dare lezioni persino a chi è pilota professionista.

In fondo, a mio modo di vedere, la grande delusione non è nei confronti di internet – ovvero non direttamente ed esclusivamente, ma nei confronti di certa (sempre più) ampia parte del genere umano. Ennesima delusione.

Zygmunt Bauman (1925 – 2017)

baumanScrivevo giusto qualche giorno fa, in merito alla scomparsa di Tullio De Mauro, di come la mancanza di intellettuali e pensatori del genere, già grave di per sé, lo diventi ancora di più in una società sempre più culturalmente sbandata come è la nostra, e intendo non solo quella italiana – senza contare che di intellettuali veri, nel senso più alto e autentico del termine, ce ne sono sempre meno.

Oggi, ahinoi, è venuto a mancare Zygmunt Bauman. Ed ecco che quanto asserito per De Mauro vale ancora di più, posta l’importanza fondamentale del grande sociologo polacco e del suo pensiero, assolutamente imprescindibile per tracciare la realtà del mondo contemporaneo e del tutto illuminante per comprendere a fondo la sua (ovvero nostra) società postmoderna – soprattutto in tema di omologazione sociale, culturale, antropologica e conseguente perdita di identità, dissonanza cognitiva, spersonalizzazione: effetti inevitabili e deleteri di quella società liquida postulata proprio da Bauman i cui continui processi di decomposizione e ricomposizione strutturale stanno sempre più smontando il concetto stesso di comunità sociale.

Pochi pensatori come Bauman hanno saputo, con forza e determinazione paragonabili, costruire l’immagine migliore, più vivida e rivelatrice del mondo in cui oggi viviamo. Le sue parole sono state, per così dire, un argine ultimo per il fluire sempre più irruento e vorticoso della società liquida contemporanea: come raramente è accaduto nei tempi recenti, sono divenute rapidamente nozione culturale, il che ne segnala inequivocabilmente l’importanza e il valore nonché, purtroppo, da subito ci rivela quanto ci mancheranno. Sperando che nuovi argini possano nel frattempo contenere e, se possibile, tornare a regimentare al meglio il fluire ora troppo tempestoso di questo mondo, tale perché:

(…) Il vero problema dell’attuale stato della nostra civiltà è che abbiamo smesso di farci delle domande.

(Introduzione a Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza 2015, p.8.)

Coi Dead Kennedys alle origini dell’hardcore punk – questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio!

radio-radio-thuleQuesta sera, 9 gennaio duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 7a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE!
Una puntata intitolata Hardcore punk über alles, nella quale RADIO THULE torna alle origini del media da cui trasmette ovvero ridiventando un programma di musica – quella musica che ha riscritto la storia facendo dei suoi protagonisti una pietra miliare del rock: i fenomenali Dead Kennedys del giullaresco (e coltissimo) leader Jello Biafra. Rivoluzionari, anarchici, geniali, irriverenti, musicalmente sublimi, socio-politicamente impegnati, padri fondatori dell’hardcore-punk americano – ovvero di quell’evoluzione del punk rock che ne ha garantito il successo in America, a differenza dell’Europa – ma non solo: una band talmente innovativa che nel 1980 stava già facendo quello che altri gruppi avrebbero fatto ancora 15 o 20 anni dopo spacciandolo per “novità”… No, l’avevano già fatto loro, i DK, con brani che oggi sono la storia della musica alternativa e che hanno fatto della Bay Area di San Francisco e della California (il titolo della puntata ricorda infatti quello di uno dei brani più famosi dei DK, California über alles) una delle zone fondamentali per la musica degli ultimi 40 anni. Una storia che merita di essere conosciuta, e RADIO THULE in questa puntata ve ne darà l’occasione.
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Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Il ceto medio, per così dire (N.V.Gogol Dixit)

A Pietroburgo ci sono ufficiali che costituiscono per così dire il ceto medio. Troverete sempre uno di loro a pranzo o a cena con un consigliere di Stato o un consigliere effettivo che si è meritato questo grado dopo quarant’anni di fatiche. Alcune figlie smunte, assolutamente incolori come lo è Pietroburgo, alcune già troppo mature, un tavolino da tè, un pianoforte, balli casalinghi: questo è lo sfondo su cui brilla, sotto il lampadario, la mostrina dell’ufficiale, fra una biondina per bene e il nero frac del fratello o di un amico di famiglia. (…) Molti di loro, insegnando in istituti statali o preparando i giovani per questi istituti, alla fine riescono a farsi un calesse e un paio di cavalli. La loro cerchia di conoscenze allora comincia a crescere: finalmente riescono a sposare la figlia di un mercante che sa suonare il pianoforte, ha per dote un centinaio di rubli in contanti e un mucchio di parenti barbuti. Non possono ottenere tuttavia questo onore prima di avere prestato servizio almeno fino al grado di colonnello. Perché i barbuti russi, sebbene puzzino ancora di cavolo, non vogliono vedere le loro figlie se non sposate con dei generali o almeno dei colonnelli.

(Nikolaj Vasil’evič Gogol’, I racconti di Pietroburgo, edizione Baldini Castoldi Dalai Editore, 2012, traduzione di Federico Pizzi, pagg.50-51.)

ceto-medioSostituite le cose tipiche dell’Ottocento con altre contemporanee, togliete “Pietroburgo” e mettete il nome di qualsiasi nostra città, al posto degli ufficiali metteteci – ad esempio – i laureati precari, o altre figure simili, e vi renderete conto che poco è cambiato, dalla Pietroburgo ottocentesca di Gogol ad oggi. A parte che per la puzza di cavolo: non la si sentirà più, di questo passo, ma non perché sia stata eliminata (sia di cavolo o che altro), semmai perché non vi sarà più chi la emani.

P.S.: cliccate qui per leggere la personale “recensione” dei Racconti di Pietroburgo.