Fare cose belle e buone in montagna: a Teglio (Valtellina), con Orto Tellinum

Non di solo turismo può e deve vivere la montagna. La monocultura turistico-sciistica imposta ai territori montani negli ultimi decenni, sempre più in crisi – se non già fallita: sono ben 249 le stazioni sciistiche un tempo attive e oggi chiuse – ma ancora spinta dalla politica locale per propri interessi e in base a motivazioni spesso infondate oltre che avulse dalla realtà storica in corso – finisce per assoggettare e soffocare qualsiasi altra filiera economica. Fare imprenditoria in montagna è invece fondamentale proprio per sostenere l’economia locale in maniera del tutto contestuale al territorio e alle sue peculiarità culturali (così valorizzate ben più che in altri modi), e su questo tessuto attivo il turismo può certamente rappresentare un prezioso valore aggiunto ma senza alcuna pericolosa deriva monoculturale, non solo degradante ma pure socialmente, economicamente e ambientalmente distruttiva.

In tal senso il settore enogastronomico è tra i più importanti, ma pure qui non mancano i pericoli di una decontestualizzazione culturale e di una conseguente economia “distorta” e deviante, ad esempio quando vengono proposti prodotti venduti per “tradizionali” e “autoctoni” quando in realtà non lo sono ovvero riproducono modelli produttivi industriali sostanzialmente slegati dal territorio, nascosti dietro scaltre campagne di marketing.

Invece, tra le eccellenze del settore nel contesto della Valtellina, e modello imprenditoriale emblematico sicuramente da portare ad esempio per qualsiasi territorio montano, c’è l’Azienda Agricola Orto Tellinum, con sede a San Giacomo di Teglio, una piccola ma peculiare realtà vitivinicola e agricola fondata nel 2015 da Jonatan Fendoni.

Dopo aver completato gli studi in Scienze Naturali a Milano, Jonni (come è abitualmente conosciuto) è tornato in Valtellina lavorando da subito alla creazione di una rete di amici, piccoli agricoltori e operatori culturali con l’obiettivo di promuovere un’agricoltura sostenibile e adattata alle caratteristiche uniche dell’ambiente montano che unisse i saperi antichi, rappresentati dal ricco patrimonio immateriale dell’agroecologia di montagna, con le nuove conoscenze maturate nel settore.

Con Orto Tellinum Fendoni porta avanti un’idea di agricoltura “eroica” che riconosce le sfide e le difficoltà ma senza abbracciare il culto della fatica, diffuso in quelle aree dove per secoli ogni metro di terreno è stato conquistato con grandi sacrifici: la vita e l’agricoltura in montagna non devono essere solo sostenibili ma anche piacevoli. In questo senso, l’attività della sua rete si configura come un laboratorio di buone pratiche, a partire dalla ricerca di piante e colture autoctone considerandole un patrimonio genetico da tutelare, muovendosi come custodi di piante, semi e antichi saperi per ottenere raccolti di altissima qualità, evitando un eccessivo e dannoso impatto antropico. A tal proposito sono state introdotte tecnologie di nuova concezione, ad esempio piccole macchine capaci di muoversi nei terreni parcellizzati senza così dover trasformare la morfologia del territorio. Per quanto riguarda la cura delle coltivazioni, Orto Tellinum sceglie tecniche mutuate dall’agroecologia: il bosco è il punto di riferimento, per Fendoni bisogna portare l’agricoltura il più possibile vicino all’equilibrio del bosco.

Posto tutto ciò, il primo passo concreto e rivoluzionario di Fendoni con Orto Tellinum è stato il recupero dei terrazzamenti abbandonati dal nonno, dove crescevano antichi vitigni di Chiavennasca rimasti allo stato selvatico per lungo tempo, con piante che avevano oltre 70 anni di vita. Progressivamente, tali terrazzamenti sono stati recuperati e Jonni ha esteso la sua attenzione ai terreni di amici e conoscenti a loro volta incolti da tempo. Il numero di vitigni è cresciuto gradualmente, principalmente con piante di Chiavennasca ma anche con altre rare varietà autoctone della Valtellina come TraunascaBrugnolaRossolaPignola e Merlina.

Jonni ha sviluppato una propria tecnica per il recupero di queste piante e il risultato è stato la produzione del primo vino, inizialmente per uso personale; nel tempo, il vino ha conquistato sempre più persone facendosi conoscere anche al di fuori dei confini valtellinesi, creando dunque le basi per la nascita della realtà imprenditoriale di Orto Tellinum. Attualmente, l’azienda produce lo TZERB, un vino estremo e naturale che sta guadagnando popolarità tra gli estimatori provenienti da diverse parti del mondo. Oltre al vino, Orto Tellinum coltiva anche patate blu di Valtellina e produce farine di Grano Saraceno (il formentù), frumento e segale. Inoltre, l’attività di Fendoni ha suscitato un crescente interesse tra i giovani e gli adulti, portando Orto Tellinum a organizzare corsi di viticoltura ed agroecologia ormai da diversi anni. L’obiettivo è insegnare ad altri agricoltori o aspiranti agricoltori le tecniche per il recupero sostenibile degli antichi vitigni valtellinesi, in questo modo dando vigore al circolo virtuoso economico locale per il quale ormai l’azienda di San Giacomo di Teglio rappresenta un volano consolidato e ampiamente apprezzato, un modello – come ribadisco – assolutamente significativo e esemplare per qualsiasi altro territorio montano che voglia sviluppare un’offerta enogastronomica non standardizzata e omologata soltanto ai diktat turistici ma realmente autoctona, identitaria e socioeconomicamente virtuosa.

P.S.: molte delle informazioni che avete letto sono tratte da “Il cibo delle Alpi” (altra realtà della quale vi parlerò prossimamente), così come alcune delle immagini, mentre le altre sono tratte dalle pagine Facebook di Orto Tellinum e di Jonni Fendi. Altre informazioni sull’attività e sulle produzioni di Orto Tellinum le trovate qui.

N.B.: altre cose belle e buone fatte in montagna delle quali ho scritto qui sul blog:

“Vita da gregge”: come aiutare l’Azienda Agricola Stefano Villani (e le sue pecore)

A seguito dell’articolo dello scorso 17 novembre nel quale ho raccontato – rapidamente – la storia di Stefano Villani e delle sue pecore disperse tra i monti della Val Masino, e invitato ad aiutarlo nel far fronte alle ingenti spese sostenute per i numerosi tentativi di recupero effettuati al fine di salvare più pecore possibile, molti stanno scrivendo a me per chiedere informazioni dettagliate al riguardo, su come partecipare alla raccolta fondi “Vita da gregge” o addirittura i dati con i quali inviare contributi in denaro.

A chiunque rimarco che è necessario (oltre che giusto) contattare direttamente Stefano Villani e Lucia Giacomelli presso l’azienda agricola scrivendo una mail a giacomelli.lucia@alice.it o un messaggio al numero Whatsapp 340.7077315.

Abbiate pazienza se non vi rispondono subito: non è un call center e hanno un’azienda agricola e degli animali – oltre a tutto il resto di ordinariamente quotidiano – a cui star dietro!

Ulteriori informazioni sulle modalità di partecipazione alla raccolta di aiuti le trovate sulle pagine Facebook dell’Azienda Agricola Villani, https://www.facebook.com/groups/217165815855431 e su quella di Lucia Giacomelli https://www.facebook.com/lucia.alpeboron/posts/2468092996686180.

Ricordo infine che un bel resoconto di quanto accaduto nelle scorse settimane al gregge di Stefano e delle numerose missioni di salvataggio in quota, tra i picchi e i precipizi vertiginosi dei monti del Masino tra i quali le pecore si sono incrodate – al netto dei media che, numerosi, se ne sono occupati in questo periodo vista la storia incredibile accaduta – lo trovate sulla pagina Facebook di Luca Maspes, celebre guida alpina che da subito ha offerto il proprio aiuto a Stefano e a chiunque abbia partecipato ai salvataggi, qui: https://www.facebook.com/profile.php?id=1532171155. Da leggere, per saperne di più.

Stefano Villani e le sue pecore, una straordinaria storia di montagna contemporanea

Avrete probabilmente letto da qualche parte, o sentito e visto alla radio o in TV, della storia di Stefano Villani, delle sue pecore disperse tra le cime, le pareti e i precipizi della sua Val Masino e dei reiterati tentativi, attuati con tutti i mezzi possibili, di riportarle a casa ovvero nelle stalle della sua azienda agricola alle porte della celeberrima Val di Mello, gestita insieme alla fidanzata Lucia Giacomelli.

È una storia straordinaria nel bene – per la dedizione con la quale Stefano, insieme a numerosi amici sovente giunti appositamente per aiutarlo, sta cercando di ritrovare e salvare più capi possibile – e nel male, per la perdita di una ventina di pecore purtroppo precipitate da quei ripidissimi versanti. Ma pure al netto della cronaca dei salvataggi – dei quali ne sta scrivendo in modi assolutamente avvincenti sulla propria pagina Facebook Luca Maspes, guida alpina valmasinese – autore anche delle foto che vedete qui, il quale fin da subito si è posto al fianco di Stefano per aiutarlo nelle ricerche e nelle operazioni di recupero in quota – trovo che la storia vissuta suo malgrado da Stefano rappresenti un’emblematica e potente dimostrazione di attaccamento e di passione per le proprie montagne e per la vita tra di esse in piena armonia non solo con il territorio ma pure con la sua storia, con le tradizioni e con un loro possibile e virtuoso futuro.

Ciò in quanto Stefano, abbandonando la precedente occupazione come muratore e aprendo la propria azienda agricola, alleva insieme a mucche, capre e suini neri alpini anche 50 capi di pecora ciuta, una razza ovina autoctona originaria della Valtellina e dell’Alto Lario (la vedete nella foto qui sopra) conosciuta per essere la più piccola delle Alpi e tra le pochissime dotata di corna simili a quelle delle capre la quale, dopo aver seriamente rischiato l’estinzione (solo 10 anni fa se ne contavano appena tre dozzine di capi ragionevolmente “puri”) è stata salvata all’ultimo minuto grazie a un progetto di recupero della Rete alpina Pro Patrimonio Montano (PatriMont) insieme a un gruppo di allevatori locali. Oggi se ne contano circa 400 capi e quello di Stefano Villani è l’unico allevamento della specie in Val Masino, cosa che rende il suo lavoro encomiabile al punto da essere riconosciuto da una menzione speciale agli “Oscar Green” 2023 di Coldiretti, e parimenti dimostra che il suo sforzo per salvare gli animali dispersi in quota ancora più importante.

Per tutto ciò vorrei contribuire nel mio piccolo a far conoscere e sostenere “Vita da greggeun’adozione a distanza, simbolica, della piccola Sion, trovata in compagnia della sua mamma e di altre pecore smarrite in quota, recuperata da Stefano in una notte buia nella Valle dei Sione e salvata dalle rocce impervie e traditrici, portata a valle, in braccio, da Marco, nipotino di Stefano e dal fratello Mauro. È un’adozione simbolica nel senso che attraverso Sion si avrà la possibilità di adottare tutto il gregge coprendo per quanto possibile le ingenti spese sostenute da Stefano per le missioni di recupero – spesso anche con elicotteri, immaginatevi con che costi! – delle sue pecore.

Come funziona lo spiega Lucia in un post sulla sua pagina Facebook, che qui riporto nei punti essenziali:

  1. Ogni singola adozione ha un valore di € 50 o € 100 (bonifico bancario da concordare insieme, l’Iban vi verrà mandato tramite Whatsapp o mail perché al bonifico effettuato corrisponde la data scontrino elettronico).
  2. Avete diritto al ritiro di un corrispettivo in prodotti dell’azienda agricola Villani Stefano.
  3. Ogni singola adozione andrà interamente nelle spese che abbiamo affrontato e stiamo affrontando per il recupero delle pecore in quota con l’elicottero.
  4. Una volta effettuato il pagamento, vi verrà spedito a casa tutto il necessario per l’adozione (abbiamo così bisogno del vostro nome, cognome, indirizzo, via, cap e numero di telefono).
  5. Nella busta troverete la carta di identità con i dati anagrafici dell’agnellina Sion, una lettera di ringraziamento con annessa poesia, lo scontrino elettronico).
  6. Il ritiro dei prodotti potrà essere effettuato passando direttamente in azienda in Val Masino già  dai prossimi giorni fino ai primi di maggio. Non sono previste spedizioni dei prodotti.

Per maggiori informazioni e per aderire alla raccolta fondi potete scrivere alla mail giacomelli.lucia@alice.it o al numero Whatsapp 340.7077315.

Lucia aggiunge che in programma c’è anche una lotteria per la quale come primo premio ci sarà un quadro donato da un artista riconosciuto a livello nazionale; ugualmente il ricavato andrà totalmente a favore del gregge.

Questo è quanto. Purtroppo all’appello mancano ancora una trentina di pecore, la cui ricerca è ora resa oltre modo difficile dalla neve caduta in quota che cancella le tracce, rende l’avvistamento quasi impossibile e l’eventuale recupero parecchio pericoloso. Tuttavia Stefano e i suoi amici non disperano di ritrovare tutti i rimanenti capi dispersi – l’ultimo volo di perlustrazione, come ne ha scritto Luca Maspes, è di qualche giorno fa, infruttuoso – e per tutto questo, mi auguro che pur solo da lontano ma, come visto, comunque in modo estremamente importante, tanti altri amici possano sostenerlo fino all’ultimo in questa incredibile tanto quanto emblematica storia.

P.S.: ringrazio di cuore Luca Maspes per avermi concesso la pubblicazione delle sue fotografie; sulla sua pagina Facebook ne trovate molte altre insieme a numerosi e impressionanti video.

Le meraviglie di Bricconi

Nel frattempo che in alta Val Seriana, nel comune di Valbondione, pensano di “valorizzare” il loro meraviglioso territorio di montagna mettendo in atto delle emerite puttanate (scusate, ma quando ci vuole ci vuole!) per giunta definendole «turismo 2.0» (!?), delle quali ho scritto in questo articolo, più a valle, dove evidentemente l’aria più pura dacché non ammorbata dai gas di scarico dei mezzi volanti dona maggior limpidezza di idee alle menti, si sta realizzando un progetto di recupero di un antico borgo rurale a dir poco sublime, per concezione, per realizzazione e per bontà delle ricadute sia economiche che culturali. È il progetto di recupero di Contrada Bricconi, nel territorio del comune di Oltressenda Alta, veramente notevole sotto ogni punto di vista ed emblematico di come si possa, e si debba, intervenire nella costruzione di un buon futuro per le terre di montagna non solo salvaguardando bellezze, valori e identità ma se possibile accrescendole.

Del progetto di Contrada Bricconi ne ha parlato l’amico architetto Luciano Bolzoni su “Domus”, in un articolo del gennaio 2019, nel quale così esordisce al riguardo:

Il territorio è il territorio, il paesaggio è il paesaggio, una mappa è una mappa. Questo possiamo dire su Contrada Bricconi: un’invenzione progettuale nata intorno a un vecchio borgo in pietra che diventa futuro, uno sguardo attuale su ciò che accade oggi in montagna, una fotografia che riflette un momento irripetibile per il paesaggio alpino, che sarebbe errato ridurre al concetto di ritorno alla terra o di ripopolamento di un luogo.
Contrada Bricconi porta con sé un’avventura che va chiarita prima di tutto con i suoi attuali gestori, un duo di cittadini che ha scelto un luogo di montagna come ambito per ritrovare una nuova esistenza professionale. Qui, un ambizioso programma di vita si accompagna a un progetto di architettura che recupera l’anima della contrada, la fa sua e la trasforma in un pezzo di futuro. Il disegno di architettura fa così traslare il passato di un vecchio villaggio – scelto non a caso per ospitare le imminenti aree di ricettività (ristorazione e ospitalità) – al suo domani, che coincide con lo spazio dove si lavora.

Leggetene il seguito cliccando qui o sull’immagine in testa al post.

Per far conoscere ancora meglio il progetto di Contrada Bricconi e, ancor più, per vivere il luogo (il modo migliore per comprenderlo il più possibile, inutile dirlo) l’Officina Culturale Alpes organizza per il prossimo 12 luglio una giornata in visita al borgo, primo appuntamento del calendario della propria iniziativa #RestArt che rappresenta il terzo step del progetto speciale dedicato ai “Luoghi in Attesa”. Per saperne di più sulla giornata e su come parteciparvi, cliccate sull’immagine qui accanto: ma state certi che Bricconi è un luogo che merita una visita oltre che tutta la vostra considerazione.
Molto più dell’alta Val Seriana, senza dubbio, dove sarà meglio tornare quando saranno rinsaviti – innanzi tutto verso loro stessi. Ecco.

(Le immagini fotografiche nell’articolo sono © Roberto Macagnino.)